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Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n. 649004 Copia € 1,50 Copia arretrata € 3,00 (diffusione e vendita 17-18 dicembre 2020) L ’O SSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO POLITICO RELIGIOSO Unicuique suum Non praevalebunt Anno CLX n. 291 (48.615) giovedì 17 dicembre 2020 Città del Vaticano y(7HA3J1*QSSKKM( +"!=!$!#!{ Il dono dei poveri per il compleanno di Papa Francesco Come girasoli Per facilitare la partecipazione dei fedeli in tempo di pandemia Per le festività natalizie i preti potranno celebrare fino a quattro messe PAGINA 7 NOSTRE INFORMAZIONI PAGINA 7 I poveri assistiti dall’Elemosi- neria apostolica hanno donato a Papa Francesco — nel giorno del suo 84º compleanno, giove- dì 17 dicembre — girasoli per adornare la cappella di Casa Santa Marta. Un gesto sempli- ce per ricordare «la necessità di orientare sempre la vita verso il Signore, presente nei più debo- li» fa sapere la Sala stampa del- la Santa Sede. Proprio con lo stile della semplicità e della gratitudine il Papa vivrà questa giornata di festa, come negli anni passati, insieme con le altre persone con cui condivide la residenza a Ca- sa Santa Marta. Mentre, a po- chi passi, ferve l’attività dei vo- lontari del Dispensario pedia- trico che ha scelto proprio que- sto giorno per iniziare a distri- buire i pacchi natalizi alle fami- glie bisognose. E a Francesco hanno donato rose bianche. Significativamente, nel gior- no del suo compleanno, Fran- cesco ha voluto inviare in Vene- zuela quattro ventilatori pol- monari, destinati in particolare ai bambini. Al Pontefice è intanto giunta la lettera del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, con «i più fervidi auguri». Con la riconoscenza per l’incoraggiamento e «la vi- cinanza partecipe e solidale» nel pieno del «dramma della pandemia». Invitando «a una “fraternità aperta” e all’amici- zia sociale» nell’enciclica Fratel- li tutti, ha scritto Mattarella, il Papa ha chiesto alla comunità internazionale di prendersi cu- ra dei più deboli. Anche dalla Conferenza epi- scopale italiana sono arrivati al Pontefice gli auguri, scanditi dalle parole della Fratelli tutti e dalla riconoscenza per «averci ricordato — scrivono i presuli — la fonte dell’amore» che «so- stiene una Chiesa che accorcia le distanze» e «s’inginocchia, fascia e cura le ferite». In Iraq il Natale giorno festivo Il Parlamento iracheno ha deciso all’una- nimità di riconoscere, in modo permanen- te, il Natale come giorno festivo in tutto il Paese. Una notizia che è fonte di «gioia e soddisfazione» e conferma l’importanza «della presenza cristiana» per tutto l’Iraq, ha commentato il patriarca di Babilonia dei Caldei, cardinale Louis Raphaël Sako. PAGINA 6 Messaggio del Pontefice per la 54 a Giornata mondiale della pace La cultura della cura come percorso di pace «La cultura della cura come percorso di pace» è il tema del messaggio di Papa Francesco — presentato nella mat- tina di giovedì 17 dicembre nella Sala stampa della San- ta Sede — per la cinquantaquattresima Giornata mon- diale della pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2021. Ne pubblichiamo di seguito il testo italiano. 1. Alle soglie del nuovo anno, desidero porgere i miei più rispettosi saluti ai Capi di Stato e di Governo, ai responsabili delle Organizzazioni internazionali, ai leader spirituali e ai fedeli del- le varie religioni, agli uomini e alle donne di buona volontà. A tutti rivolgo i miei migliori auguri, affinché quest’anno possa far progredi- re l’umanità sulla via della fraternità, della giu- stizia e della pace fra le persone, le comunità, i popoli e gli Stati. Il 2020 è stato segnato dalla grande crisi sa- nitaria del Covid-19, trasformatasi in un feno- meno multisettoriale e globale, aggravando cri- si tra loro fortemente interrelate, come quelle climatica, alimentare, economica e migratoria, e provocando pesanti sofferenze e disagi. Pen- so anzitutto a coloro che hanno perso un fami- liare o una persona cara, ma anche a quanti so- no rimasti senza lavoro. Un ricordo speciale va ai medici, agli infermieri, ai farmacisti, ai ricer- catori, ai volontari, ai cappellani e al personale di ospedali e centri sanitari, che si sono prodi- gati e continuano a farlo, con grandi fatiche e sacrifici, al punto che alcuni di loro sono morti nel tentativo di essere accanto ai malati, di al- leviarne le sofferenze o salvarne la vita. Nel rendere omaggio a queste persone, rinnovo l’appello ai responsabili politici e al settore pri- vato affinché adottino le misure adeguate a ga- rantire l’accesso ai vaccini contro il Covid-19 e alle tecnologie essenziali necessarie per assiste- re i malati e tutti coloro che sono più poveri e più fragili 1 . Duole constatare che, accanto a numerose testimonianze di carità e solidarietà, prendono purtroppo nuovo slancio diverse forme di na- zionalismo, razzismo, xenofobia e anche guerre e conflitti che seminano morte e distruzione. Questi e altri eventi, che hanno segnato il cammino dell’umanità nell’anno trascorso, ci insegnano l’importanza di prenderci cura gli uni degli altri e del creato, per costruire una so- cietà fondata su rapporti di fratellanza. Perciò ho scelto come tema di questo messaggio: La cultura della cura come percorso di pace. Cultura della cura per debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso preva- lente. 2. Dio Creatore, origine della vocazione umana alla cura In molte tradizioni religiose, vi sono narra- zioni che si riferiscono all’origine dell’uomo, al suo rapporto con il Creatore, con la natura e con i suoi simili. Nella Bibbia, il Libro della Ge- nesi rivela, fin dal principio, l’importanza della cura o del custodire nel progetto di Dio per l’u- manità, mettendo in luce il rapporto tra l’uomo (’adam) e la terra (’adamah) e tra i fratelli. Nel SEGUE ALLE PA G I N E 2 E 3
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    L’OSSERVATORE ROMANOGIORNALE QUOTIDIANO POLITICO RELIGIOSO

    Unicuique suum Non praevalebunt

    Anno CLX n. 291 (48.615) giovedì 17 dicembre 2020Città del Vaticano

    y(7HA

    3J1*QS

    SKKM(

    +"!=!$!#

    !{

    Il dono dei poveri per il compleanno di Papa Francesco

    Come girasoli

    Per facilitare la partecipazione dei fedeli in tempo di pandemia

    Per le festività natalizie i pretipotranno celebrarefino a quattro messe

    PAGINA 7NOSTREINFORMAZIONI

    PAGINA 7

    I poveri assistiti dall’Elemosi-neria apostolica hanno donatoa Papa Francesco — nel giornodel suo 84º compleanno, giove-dì 17 dicembre — girasoli peradornare la cappella di CasaSanta Marta. Un gesto sempli-ce per ricordare «la necessità diorientare sempre la vita verso ilSignore, presente nei più debo-li» fa sapere la Sala stampa del-la Santa Sede.

    Proprio con lo stile dellasemplicità e della gratitudine ilPapa vivrà questa giornata difesta, come negli anni passati,insieme con le altre persone concui condivide la residenza a Ca-sa Santa Marta. Mentre, a po-chi passi, ferve l’attività dei vo-lontari del Dispensario pedia-

    trico che ha scelto proprio que-sto giorno per iniziare a distri-buire i pacchi natalizi alle fami-glie bisognose. E a Francescohanno donato rose bianche.

    Significativamente, nel gior-no del suo compleanno, Fran-cesco ha voluto inviare in Vene-zuela quattro ventilatori pol-monari, destinati in particolareai bambini.

    Al Pontefice è intanto giuntala lettera del presidente dellaRepubblica italiana, SergioMattarella, con «i più fervidiauguri». Con la riconoscenzaper l’incoraggiamento e «la vi-cinanza partecipe e solidale»nel pieno del «dramma dellapandemia». Invitando «a una“fraternità aperta” e all’amici-

    zia sociale» nell’enciclica Fra t e l -li tutti, ha scritto Mattarella, ilPapa ha chiesto alla comunitàinternazionale di prendersi cu-ra dei più deboli.

    Anche dalla Conferenza epi-scopale italiana sono arrivati alPontefice gli auguri, scanditidalle parole della Fratelli tutti edalla riconoscenza per «averciricordato — scrivono i presuli —la fonte dell’amore» che «so-stiene una Chiesa che accorciale distanze» e «s’ingino cchia,fascia e cura le ferite».

    In Iraqil Natale giorno festivo

    Il Parlamento iracheno ha deciso all’una-nimità di riconoscere, in modo permanen-te, il Natale come giorno festivo in tutto ilPaese. Una notizia che è fonte di «gioia esoddisfazione» e conferma l’imp ortanza«della presenza cristiana» per tutto l’Iraq,ha commentato il patriarca di Babiloniadei Caldei, cardinale Louis Raphaël Sako.

    PAGINA 6

    Messaggio del Pontefice per la 54a Giornata mondiale della pace

    La cultura della curacome percorso di pace

    «La cultura della cura come percorso di pace» è il temadel messaggio di Papa Francesco — presentato nella mat-tina di giovedì 17 dicembre nella Sala stampa della San-ta Sede — per la cinquantaquattresima Giornata mon-diale della pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2021.Ne pubblichiamo di seguito il testo italiano.

    1. Alle soglie del nuovo anno, desidero porgerei miei più rispettosi saluti ai Capi di Stato e diGoverno, ai responsabili delle Organizzazioniinternazionali, ai leader spirituali e ai fedeli del-le varie religioni, agli uomini e alle donne dibuona volontà. A tutti rivolgo i miei miglioriauguri, affinché quest’anno possa far progredi-re l’umanità sulla via della fraternità, della giu-stizia e della pace fra le persone, le comunità, ipopoli e gli Stati.

    Il 2020 è stato segnato dalla grande crisi sa-nitaria del Covid-19, trasformatasi in un feno-meno multisettoriale e globale, aggravando cri-si tra loro fortemente interrelate, come quelleclimatica, alimentare, economica e migratoria,e provocando pesanti sofferenze e disagi. Pen-so anzitutto a coloro che hanno perso un fami-liare o una persona cara, ma anche a quanti so-no rimasti senza lavoro. Un ricordo speciale vaai medici, agli infermieri, ai farmacisti, ai ricer-catori, ai volontari, ai cappellani e al personaledi ospedali e centri sanitari, che si sono prodi-gati e continuano a farlo, con grandi fatiche esacrifici, al punto che alcuni di loro sono mortinel tentativo di essere accanto ai malati, di al-leviarne le sofferenze o salvarne la vita. Nelrendere omaggio a queste persone, rinnovol’appello ai responsabili politici e al settore pri-vato affinché adottino le misure adeguate a ga-rantire l’accesso ai vaccini contro il Covid-19 ealle tecnologie essenziali necessarie per assiste-re i malati e tutti coloro che sono più poveri epiù fragili1.

    Duole constatare che, accanto a numerosetestimonianze di carità e solidarietà, prendonopurtroppo nuovo slancio diverse forme di na-zionalismo, razzismo, xenofobia e anche guerree conflitti che seminano morte e distruzione.

    Questi e altri eventi, che hanno segnato ilcammino dell’umanità nell’anno trascorso, ciinsegnano l’importanza di prenderci cura gliuni degli altri e del creato, per costruire una so-cietà fondata su rapporti di fratellanza. Perciòho scelto come tema di questo messaggio: Lacultura della cura come percorso di pace. Cultura dellacura per debellare la cultura dell’i n d i f f e re n z a ,dello scarto e dello scontro, oggi spesso preva-lente.

    2. Dio Creatore, origine della vocazione umana allac u ra

    In molte tradizioni religiose, vi sono narra-zioni che si riferiscono all’origine dell’uomo, alsuo rapporto con il Creatore, con la natura econ i suoi simili. Nella Bibbia, il Libro della Ge-nesi rivela, fin dal principio, l’importanza dellac u ra o del c u s t o d i re nel progetto di Dio per l’u-manità, mettendo in luce il rapporto tra l’uomo(’adam) e la terra (’adamah) e tra i fratelli. Nel

    SEGUE ALLE PA G I N E 2 E 3

  • L’OSSERVATORE ROMANOpagina 2 giovedì 17 dicembre 2020

    Il messaggio di Papa Francesco per la cinquantaquattresima Giornata mondiale della pace che si celebra il 1° gennaio 2021

    La conferenza stampa di presentazione

    Una stradaper costruire l’«essere insieme»

    Si è svolta nella Sala stampa dellaSanta Sede, giovedì mattina, 17 di-cembre, la presentazione, in direttastreaming, del messaggio del Papaper la 54ª Giornata mondiale dellapace — che si celebra il 1° gennaio2021 — sul tema «La cultura dellacura come percorso di pace». È sta-to il cardinale Peter Kodwo AppiahTurkson, prefetto del Dicastero peril servizio dello sviluppo umano in-tegrale a introdurre la presentazio-ne, con l’intervento che viene pub-blicato nell’inserto settimanale delnumero odierno del nostro quoti-diano.

    Quindi ha preso la parola monsi-gnor Bruno-Marie Duffé, segreta-rio del Dicastero, che ha sottolinea-to come la terribile esperienza dellapandemia di covid-19 «ha portato ascoprire, o a riscoprire, la fragilitàdei nostri organismi fisici e psicolo-gici: il nostro corpo e la nostra salu-te». Ma anche la fragilità delle «no-

    stre istituzioni e delle nostre politi-che che hanno sostenuto uno svi-luppo di tipo “tecno cratico”», co-me dice l’enciclica Laudato si’, senzapensare «alla tutela e alla cura dellabiodiversità e delle persone». Corpie vita, ha detto, sono stati «stru-mentalizzati per il solo servizio del-la produzione e del profitto».

    Anche se la pandemia ha colpitotutte le categorie sociali, «sappia-mo che i più poveri hanno speri-mentato, e stanno sperimentando,una maggiore sofferenza». D’altraparte, le conseguenze economiche esociali della pandemia hanno avuto«un impatto catastrofico sui piùvulnerabili: i senzatetto, i disoccu-pati, i migranti, i lavoratori dell’e-conomia informale, gli anziani». Intale contesto, che «richiede unafondamentale conversione delle po-litiche sociali, dell’economia e dellerelazioni internazionali», cosa si-gnifica “cultura della cura”? La cul-

    tura, ha spiegato, è un «modo di es-sere e di costruire, un modo di pen-sare “l’essere insieme”». La “culturadella cura” richiede quindi «unacerta visione delle persone e dellecondizioni di vita». “Prendersi cu-ra” non vuol dire solo «fornire assi-stenza, anche se l’assistenza e i me-dicinali sono indispensabili»; signi-fica invece «avvicinarsi agli altri, alloro corpo e alla loro vita, e ascolta-re la loro sofferenza, come si imparaad ascoltare un cuore che batte».

    La dignità, ha detto Duffé, «ini-zia con lo sguardo e l’ascolto». Co-sì, la “cultura della cura” è insepa-rabile dalla “cultura dell'incontro”che è centrale «nell’insegnamentomorale e pastorale di Papa France-sco». Ciò che abbiamo imparatodall’“etica della cura", una riflessio-ne che «non sempre è stata piena-mente apprezzata nel recente passa-to, è che l’incontro e l’ascolto nellacura ci pongono in un rapporto dimutua ospitalità e reciprocità».Una persona malata, ha sottolinea-to, non può «mai essere ridotta aun numero, a una cartella o a unadiagnosi». Ed è insieme che «per-corriamo il cammino della fiducia edella guarigione».

    Gli ha fatto eco Christine Jean-gey, officiale del Dicastero, la qualeha fatto notare come la crisi sanita-ria dovuta alla pandemia che ha ca-ratterizzato il 2020 abbia messo inluce e, in alcuni casi, «esacerbato lenumerose difficoltà preesistenti nel-l’assicurare il pieno rispetto dei di-ritti umani, tanto nei Paesi avanzatiquanto in quelli in via di sviluppo».E in proposito ha ricordato «l’unitàe indivisibilità di tutti i diritti uma-ni», nonché «la loro profonda in-terconnessione e interdipendenza»,nella misura in cui, ad esempio,«l’esigenza del rispetto del dirittoalla vita e alla salute ha avuto con-seguenze, talora dolorose, sull’eser-cizio di numerosi altri diritti umani,come quelli al lavoro e alla libertàdi religione». Restano vive, ha fattonotare, «annose contraddizioni, al-l’interno delle Nazioni e fra di esse,che fanno sì che una parte dell’u-manità viva nell’opulenza mentreun’altra parte vede la propria digni-tà disconosciuta, disprezzata o cal-pestata e i suoi diritti fondamentaliignorati o violati». Dilagano, haaggiunto, «povertà e disoccupazio-ne e si acuiscono le diseguaglianzeso ciali».

    racconto biblico della creazione,Dio affida il giardino “piantatonell’Eden” (cfr. Gen 2, 8) alle ma-ni di Adamo con l’incarico di “col-tivarlo e custodirlo” (cfr. Gen 2, 15).Ciò significa, da una parte, ren-dere la terra produttiva e, dall’al-tra, proteggerla e farle conservarela sua capacità di sostenere la vi-ta2. I verbi “c o l t i v a re ” e “custo di-re ” descrivono il rapporto di Ada-mo con la sua casa-giardino e in-dicano pure la fiducia che Dio ri-pone in lui facendolo signore ecustode dell’intera creazione.

    La nascita di Caino e Abele ge-nera una storia di fratelli, il rap-porto tra i quali sarà interpretato— negativamente — da Caino intermini di tutela o custodia. Dopoaver ucciso suo fratello Abele,Caino risponde così alla doman-da di Dio: «Sono forse io il custodedi mio fratello?» (Gen 4, 9)3. Sì,certamente! Caino è il “custo de”di suo fratello. «In questi raccon-ti così antichi, ricchi di profondosimbolismo, era già contenutauna convinzione oggi sentita: chetutto è in relazione, e che la curaautentica della nostra stessa vita edelle nostre relazioni con la natu-ra è inseparabile dalla fraternità,dalla giustizia e dalla fedeltà neiconfronti degli altri»4.

    3. Dio Creatore, modello della curaLa Sacra Scrittura presenta

    Dio, oltre che come Creatore, co-me Colui che si prende cura dellesue creature, in particolare diAdamo, di Eva e dei loro figli. Lostesso Caino, benché su di lui ri-cada la maledizione a motivo delcrimine che ha compiuto, ricevein dono dal Creatore un segno dip ro t e z i o n e , affinché la sua vita siasalvaguardata (cfr. Gen 4, 15).Questo fatto, mentre conferma ladignità inviolabile della persona,creata ad immagine e somiglianzadi Dio, manifesta anche il pianodivino per preservare l’armoniadella creazione, perché «la pace ela violenza non possono abitarenella stessa dimora»5.

    Proprio la cura del creato è allabase dell’istituzione dello Shabbatche, oltre a regolare il culto divi-no, mirava a ristabilire l’o rd i n esociale e l’attenzione per i poveri(Gen 1, 1-3; Lv 25, 4). La celebra-zione del Giubileo, nella ricorren-za del settimo anno sabbatico,consentiva una tregua alla terra,agli schiavi e agli indebitati. Inquesto anno di grazia, ci si pren-deva cura dei più fragili, offrendoloro una nuova prospettiva di vi-ta, così che non vi fosse alcun bi-sognoso nel popolo (cfr. Dt 15,4).

    Degna di nota è anche la tradi-zione profetica, dove il verticedella comprensione biblica dellagiustizia si manifesta nel modo incui una comunità tratta i più de-boli al proprio interno. È perquesto che Amos (2, 6-8; 8) eIsaia (58), in particolare, alzanocontinuamente la loro voce a fa-vore della giustizia per i poveri, iquali, per la loro vulnerabilità emancanza di potere, sono ascolta-ti solo da Dio, che si prende curadi loro (cfr. Sal 34, 7; 113, 7-8).

    4. La cura nel ministero di GesùLa vita e il ministero di Gesù

    incarnano l’apice della rivelazio-ne dell’amore del Padre per l’u-manità (Gv 3, 16). Nella sinagogadi Nazaret, Gesù si è manifestatocome Colui che il Signore ha con-sacrato e «mandato a portare aipoveri il lieto annuncio, a procla-mare ai prigionieri la liberazionee ai ciechi la vista; a rimettere inlibertà gli oppressi» (Lc 4, 18).Queste azioni messianiche, tipi-

    che dei giubilei, costituiscono latestimonianza più eloquente dellamissione affidatagli dal Padre.Nella sua compassione, Cristo siavvicina ai malati nel corpo e nel-lo spirito e li guarisce; perdona ipeccatori e dona loro una vitanuova. Gesù è il Buon Pastoreche si prende cura delle pecore(cfr. Gv 10, 11-18; Ez 34, 1-31); è ilBuon Samaritano che si chinasull’uomo ferito, medica le suepiaghe e si prende cura di lui (cfr.Lc 10, 30-37).

    Al culmine della sua missione,Gesù suggella la sua cura per noioffrendosi sulla croce e liberan-doci così dalla schiavitù del pec-cato e della morte. Così, con ildono della sua vita e il suo sacri-ficio, Egli ci ha aperto la via del-l’amore e dice a ciascuno: “Segui-mi. Anche tu fa’ così” (cfr. Lc 10,37).

    5. La cultura della cura nella vita deiseguaci di Gesù

    Le opere di misericordia spiri-tuale e corporale costituiscono ilnucleo del servizio di carità dellaChiesa primitiva. I cristiani dellaprima generazione praticavano lacondivisione perché nessuno traloro fosse bisognoso (cfr. At 4, 34-35) e si sforzavano di rendere lacomunità una casa accogliente,aperta ad ogni situazione umana,disposta a farsi carico dei più fra-gili. Divenne così abituale fare of-ferte volontarie per sfamare i po-veri, seppellire i morti e nutriregli orfani, gli anziani e le vittimedi disastri, come i naufraghi. Equando, in periodi successivi, lagenerosità dei cristiani perse unp o’ di slancio, alcuni Padri dellaChiesa insistettero sul fatto che laproprietà è intesa da Dio per ilbene comune. Ambrogio sostene-va che «la natura ha riversato tut-te le cose per gli uomini per usocomune. [...] Pertanto, la naturaha prodotto un diritto comuneper tutti, ma l’avidità lo ha resoun diritto per pochi»6. Sup eratele persecuzioni dei primi secoli, laChiesa ha approfittato della liber-tà per ispirare la società e la suacultura. «La miseria dei tempi su-scitò nuove forze al servizio dellacharitas christiana. La storia ricordanumerose opere di beneficenza.[…] Furono eretti numerosi isti-

    tuti a sollievo dell’umanità soffe-rente: ospedali, ricoveri per i poveri, or-fanotrofi e brefotrofi, ospizi, ecc.»7.

    6. I principi della dottrina socialedella Chiesa come base della cultura del-la cura

    La diakonia delle origini, arric-chita dalla riflessione dei Padri eanimata, attraverso i secoli, dallacarità operosa di tanti testimoniluminosi della fede, è diventata ilcuore pulsante della dottrina so-ciale della Chiesa, offrendosi atutte le persone di buona volontàcome un prezioso patrimonio diprincipi, criteri e indicazioni, dacui attingere la “grammatica” del-la cura: la promozione della di-gnità di ogni persona umana, lasolidarietà con i poveri e gli indi-fesi, la sollecitudine per il benecomune, la salvaguardia del crea-to.

    * La cura come promozionedella dignità e dei diritti dellap ersona.

    «Il concetto di persona, nato ematurato nel cristianesimo, aiutaa perseguire uno sviluppo piena-mente umano. Perché persona di-ce sempre relazione, non indivi-dualismo, afferma l’inclusione enon l’esclusione, la dignità unicae inviolabile e non lo sfruttamen-to»8. Ogni persona umana è unfine in sé stessa, mai semplice-mente uno strumento da apprez-zare solo per la sua utilità, ed ècreata per vivere insieme nella fa-miglia, nella comunità, nella so-cietà, dove tutti i membri sonouguali in dignità. È da tale digni-tà che derivano i diritti umani,come pure i doveri, che richiama-no ad esempio la responsabilitàdi accogliere e soccorrere i poveri,

    i malati, gli emarginati, ogni no-stro «prossimo, vicino o lontanonel tempo e nello spazio»9.

    * La cura del bene comune.Ogni aspetto della vita sociale,

    politica ed economica trova il suocompimento quando si pone alservizio del bene comune, ossiadell’«insieme di quelle condizionidella vita sociale che permettonosia alle collettività sia ai singolimembri, di raggiungere la propriaperfezione più pienamente e piùcelermente»10. Pertanto, i nostripiani e sforzi devono sempre te-nere conto degli effetti sull’interafamiglia umana, ponderando leconseguenze per il momento pre-sente e per le generazioni future.Quanto ciò sia vero e attuale ce lomostra la pandemia del Covid-19,davanti alla quale «ci siamo resiconto di trovarci sulla stessa bar-

    La cultura della curacome percorso di pace

    CO N T I N UA DA PA G I N A 1

  • L’OSSERVATORE ROMANOgiovedì 17 dicembre 2020 pagina 3

    Il messaggio di Papa Francesco per la cinquantaquattresima Giornata mondiale della pace che si celebra il 1° gennaio 2021

    A livello internazionale, ha sot-tolineato, «duole constatare che lecontroversie fra Stati spesso conti-nuano a essere affrontate mediantel’uso della forza», non solo a livellopolitico ed economico, ma anche«sul piano militare, con conseguen-ze nefaste sulle popolazioni civiliche ne pagano il doloroso costo».Proseguono, infatti, in diverse re-gioni del mondo «efferati conflittiarmati mentre ne sorgono di nuovi,alimentati da oscuri interessi, con illoro corteo di violazioni della di-gnità umana». Di fronte a questerealtà e in contrapposizione allacultura oggi prevalente dell’indiffe-renza e dello scarto, Papa France-sco propone come via per la pace la“cultura della cura”. Egli, ha dettoJangey, «riafferma l’importanza direlazioni internazionali fondate sul-la fratellanza, sul rispetto recipro-co, sulla solidarietà e sull’osservan-za del diritto internazionale e riba-disce la centralità della tutela e del-la promozione dei diritti umanifondamentali».

    Anne-Julie Kerheul, della secon-da sezione della Segreteria di Stato,ha sottolineato come il messaggiopontificio ponga «l’accento su un

    aspetto fondamentale della promo-zione della pace», un aspetto legato«alla vocazione di ogni persona avivere e testimoniare la “cura”, aquell’apertura all’altro che è corol-lario della nostra interdipenden-za», se non a quel «senso di re-sponsabilità che ci lega gli uni aglialtri, alla nostra casa comune e allegenerazioni future». La cultura del-l’assistenza, ha aggiunto, «lungidall’essere estranea alla nozione digiustizia, vi contribuisce», in quan-to richiede «di porre al centro lapersona umana e la tutela dei suoidiritti, che hanno la loro fonte e illoro fondamento nella sua inaliena-bile dignità». La cura implica so-prattutto «il riconoscimento cheogni persona deve poter beneficiaredi questi diritti universali, in parti-colare sociali, che derivano dalla di-gnità umana e non possono esserenegati a nessuno».

    Inquadra il codice col tuocellulareper leggere i testi integralidella conferenza stampadi presentazione del Messaggio.

    ca, tutti fragili e disorientati, manello stesso tempo importanti enecessari, tutti chiamati a remareinsieme»11, perché «nessuno sisalva da solo»12 e nessuno Statonazionale isolato può assicurare ilbene comune della propria popo-lazione13.

    * La cura mediante la solidarie-tà.

    La solidarietà esprime concre-tamente l’amore per l’altro, noncome un sentimento vago, ma co-me «determinazione ferma e per-severante di impegnarsi per il be-ne comune: ossia per il bene ditutti e di ciascuno perché tuttisiamo veramente responsabili ditutti»14. La solidarietà ci aiuta avedere l’altro — sia come personasia, in senso lato, come popolo onazione — non come un dato sta-tistico, o un mezzo da sfruttare epoi scartare quando non più utile,ma come nostro prossimo, com-pagno di strada, chiamato a par-tecipare, alla pari di noi, al ban-chetto della vita a cui tutti sonougualmente invitati da Dio.

    * La cura e la salvaguardia delc re a t o .

    L’Enciclica Laudato si’ p re n d eatto pienamente dell’i n t e rc o n n e s -sione di tutta la realtà creata e po-ne in risalto l’esigenza di ascolta-re nello stesso tempo il grido deibisognosi e quello del creato. Daquesto ascolto attento e costantepuò nascere un’efficace cura dellaterra, nostra casa comune, e deipoveri. A questo proposito, desi-dero ribadire che «non può essereautentico un sentimento di intimaunione con gli altri esseri dellanatura, se nello stesso tempo nelcuore non c’è tenerezza, compas-sione e preoccupazione per gli es-seri umani»15. «Pace, giustizia esalvaguardia del creato sono trequestioni del tutto connesse, chenon si potranno separare in mododa essere trattate singolarmente, apena di ricadere nuovamente nelriduzionismo»16.

    7. La bussola per una rotta comuneIn un tempo dominato dalla

    cultura dello scarto, di fronte al-l’acuirsi delle disuguaglianze al-l’interno delle Nazioni e fra di es-se17, vorrei dunque invitare i re-sponsabili delle Organizzazioniinternazionali e dei Governi, del

    mondo economico e di quelloscientifico, della comunicazionesociale e delle istituzioni educati-ve a prendere in mano questa“bussola” dei principi sopra ricor-dati, per imprimere una rotta comu-ne al processo di globalizzazione,«una rotta veramente umana»18.Questa, infatti, consentirebbe diapprezzare il valore e la dignità diogni persona, di agire insieme ein solidarietà per il bene comune,sollevando quanti soffrono dallapovertà, dalla malattia, dalla

    schiavitù, dalla discriminazione edai conflitti. Mediante questabussola, incoraggio tutti a diven-tare profeti e testimoni della cul-tura della cura, per colmare tantedisuguaglianze sociali. E ciò saràpossibile soltanto con un forte ediffuso protagonismo delle don-

    ne, nella famiglia e in ogni ambi-to sociale, politico e istituziona-le.

    La bussola dei principi sociali,necessaria a promuovere la c u l t u radella cura, è indicativa anche per lerelazioni tra le Nazioni, che do-vrebbero essere ispirate alla fratel-lanza, al rispetto reciproco, allasolidarietà e all’osservanza del di-ritto internazionale. A tale propo-sito, vanno ribadite la tutela e lapromozione dei diritti umani fon-damentali, che sono inalienabili,universali e indivisibili19.

    Va richiamato anche il rispettodel diritto umanitario, soprattuttoin questa fase in cui conflitti eguerre si susseguono senza inter-ruzione. Purtroppo molte regionie comunità hanno smesso di ri-cordare un tempo in cui vivevanoin pace e sicurezza. Numerose cit-tà sono diventate come epicentridell’insicurezza: i loro abitantilottano per mantenere i loro ritminormali, perché vengono attaccatie bombardati indiscriminatamen-te da esplosivi, artiglieria e armileggere. I bambini non possonostudiare. Uomini e donne nonpossono lavorare per mantenerele famiglie. La carestia attecchiscedove un tempo era sconosciuta.Le persone sono costrette a fuggi-re, lasciando dietro di sé non solole proprie case, ma anche la storiafamiliare e le radici culturali.

    Le cause di conflitto sono tan-te, ma il risultato è sempre lo stes-so: distruzione e crisi umanitaria.Dobbiamo fermarci e chiederci:cosa ha portato alla normalizza-zione del conflitto nel mondo? E,soprattutto, come convertire ilnostro cuore e cambiare la nostramentalità per cercare veramentela pace nella solidarietà e nellafraternità?

    Quanta dispersione di risorsevi è per le armi, in particolare perquelle nucleari20. risorse che po-trebbero essere utilizzate perpriorità più significative per ga-rantire la sicurezza delle persone,quali la promozione della pace edello sviluppo umano integrale,la lotta alla povertà, la garanziadei bisogni sanitari. Anche que-sto, d’altronde, è messo in luce daproblemi globali come l’attualepandemia da Covid-19 e dai cam-biamenti climatici. Che decisionecoraggiosa sarebbe quella di «co-stituire con i soldi che s’impiega-no nelle armi e in altre spese mi-litari un “Fondo mondiale” p erpoter eliminare definitivamente lafame e contribuire allo sviluppodei Paesi più poveri»21!

    8. Per educare alla cultura della cu-ra

    La promozione della culturadella cura richiede un processo edu-cativo e la bussola dei principi so-ciali costituisce, a tale scopo, unostrumento affidabile per vari con-testi tra loro correlati. Vorrei for-nire al riguardo alcuni esempi.

    — L’educazione alla cura nascenella famiglia, nucleo naturale efondamentale della società, doves’impara a vivere in relazione enel rispetto reciproco. Tuttavia, lafamiglia ha bisogno di essere po-sta nelle condizioni per poteradempiere questo compito vitalee indispensabile.

    — Sempre in collaborazionecon la famiglia, altri soggetti pre-posti all’educazione sono la scuolae l’u n i v e rs i t à , e analogamente, percerti aspetti, i soggetti della comu-nicazione sociale22. Essi sono chiama-ti a veicolare un sistema di valorifondato sul riconoscimento delladignità di ogni persona, di ognicomunità linguistica, etnica e reli-giosa, di ogni popolo e dei dirittifondamentali che ne derivano.

    L’educazione costituisce uno deipilastri di società più giuste e so-lidali.

    — Le re l i g i o n i in generale, e i lea-der religiosi in particolare, posso-no svolgere un ruolo insostituibi-le nel trasmettere ai fedeli e allasocietà i valori della solidarietà,del rispetto delle differenze, del-l’accoglienza e della cura dei fra-telli più fragili. Ricordo, a taleproposito, le parole del Papa Pao-lo VI rivolte al Parlamento ugan-dese nel 1969: «Non temete laChiesa; essa vi onora, vi educacittadini onesti e leali, non fo-menta rivalità e divisioni, cerca dipromuovere la sana libertà, lagiustizia sociale, la pace; se essaha qualche preferenza, questa èper i poveri, per l’educazione deipiccoli e del popolo, per la curadei sofferenti e dei derelitti»23.

    — A quanti sono impegnati alservizio delle popolazioni, nelleorganizzazioni internazionali, go-vernative e non governative,aventi una missione educativa, e atutti coloro che, a vario titolo,operano nel campo dell’educazio-ne e della ricerca, rinnovo il mioincoraggiamento, affinché si pos-sa giungere al traguardo di un’e-ducazione «più aperta ed inclusi-va, capace di ascolto paziente, didialogo costruttivo e di mutuac o m p re n s i o n e » 24. Mi auguro chequesto invito, rivolto nell’ambitodel Patto educativo globale, possa tro-vare ampia e variegata adesione.

    9. Non c’è pace senza la cultura dellac u ra

    La cultura della cura, quale impe-gno comune, solidale e partecipa-tivo per proteggere e promuoverela dignità e il bene di tutti, quale

    disposizione ad interessarsi, aprestare attenzione, alla compas-sione, alla riconciliazione e allaguarigione, al rispetto mutuo eall’accoglienza reciproca, costitui-sce una via privilegiata per la co-struzione della pace. «In molteparti del mondo occorrono per-corsi di pace che conducano a ri-marginare le ferite, c’è bisogno diartigiani di pace disposti ad av-viare processi di guarigione e dirinnovato incontro con ingegno eaudacia»25.

    In questo tempo, nel quale labarca dell’umanità, scossa dallatempesta della crisi, procede fati-cosamente in cerca di un orizzon-te più calmo e sereno, il timonedella dignità della persona umanae la “bussola” dei principi socialifondamentali ci possono permet-tere di navigare con una rotta si-cura e comune. Come cristiani,teniamo lo sguardo rivolto allaVergine Maria, Stella del mare eMadre della speranza. Tutti insie-me collaboriamo per avanzareverso un nuovo orizzonte di amo-re e di pace, di fraternità e di so-lidarietà, di sostegno vicendevolee di accoglienza reciproca. Noncediamo alla tentazione di disin-teressarci degli altri, specialmentedei più deboli, non abituiamoci avoltare lo sguardo26, ma impe-gniamoci ogni giorno concreta-mente per «formare una comuni-tà composta da fratelli che si ac-colgono reciprocamente, pren-dendosi cura gli uni degli al-tri»2 7.

    Dal Vaticano, 8 dicembre 2020

    1 Cfr. Videomessaggio in occasionedella 75ª Sessione dell’AssembleaGenerale delle Nazioni Unite, 25settembre 2020.

    2 Cfr. Lett. enc. Laudato si’ (24maggio 2015), 67.

    3 Cfr. «Fraternità, fondamento evia per la pace», Messaggio per lacelebrazione della 47ª GiornataMondiale della Pace 1° gennaio2014 (8 dicembre 2013), 2.

    4 Lett. enc. Laudato si’ (24 mag-gio 2015), 70.

    5 PONTIFICIO CONSIGLIO DELLAGIUSTIZIA E DELLA PACE Compendiodella Dottrina Sociale della Chiesa, n.488.

    6 De officiis, 1, 28, 132: PL 16, 67.7 K. BIHLMEYER - H. TÜCHLE,

    Storia della Chiesa, vol. I L’antichitàcristiana, Morcelliana, Brescia 1994,4 4 7. 4 4 8 .

    8 Discorso ai partecipanti alConvegno promosso dal Dicaste-ro per il Servizio dello SviluppoUmano Integrale nel 50° anniver-sario della Populorum progressio (4aprile 2017).

    9 Messaggio alla 22ª sessionedella Conferenza degli Stati Partealla Convenzione-Quadro delleNazioni Unite sui CambiamentiClimatici (COP22), 10 novembre2016. Cfr. TAV O L O INTERDICASTE-RIALE DELLA SA N TA SEDE SULL’E-COLO GIA INTEGRALE, In camminoper la cura della casa comune. A cinqueanni dalla Laudato si’, L E V, 31 maggio2020.

    10 CONC. ECUM. VA T. II, Cost.past. Gaudium et spes, 26.

    11 Momento straordinario dipreghiera in tempo di epidemia, 27marzo 2020.

    12 Ibid.13 Cfr. Lett. enc. Fratelli tutti (3 ot-

    tobre 2020), 8; 153.14 S. GI O VA N N I PAOLO II, Lett.

    enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicem-bre 1987), 38.

    15 Lett. enc. Laudato si’ (24 mag-gio 2015), 91.

    16 CONFERENZA DELL’EP I S C O PA -TO DO M I N I C A N O, Lett. past. S o b rela relación del hombre con la naturaleza(21 gennaio 1987); cfr. Lett. enc.Laudato si’ (24 maggio 2015), 92.

    17 Cfr. Lett. enc. Fratelli tutti (3 ot-tobre 2020), 125.

    18 Ibid., 29.19 Cfr. Messaggio ai partecipanti

    alla Conferenza internazionale «Idiritti umani nel mondo contem-poraneo: conquiste, omissioni, ne-gazioni», Roma, 10-11 dicembre2018.

    20 Cfr. Messaggio alla Confe-renza dell’ONU finalizzata a ne-goziare uno strumento giuridica-mente vincolante sulla proibizionedelle armi nucleari, che conducaalla loro totale eliminazione, 23marzo 2017.

    21 Videomessaggio in occasionedella Giornata Mondiale dell’Ali-mentazione 2020, 16 ottobre 2020.

    22 Cfr. BENEDETTO XVI, «Educa-re i giovani alla giustizia e alla pa-ce», Messaggio per la 45ª GiornataMondiale della Pace, 1° gennaio2012 (8 dicembre 2011), 2; «Vincil’indifferenza e conquista la pace»,Messaggio per la 49ª GiornataMondiale della Pace, 1° gennaio2016 (8 dicembre 2015), 6.

    23 Discorso ai Deputati e ai Se-natori dell’Uganda, Kampala, 1°agosto 1969.

    24 Messaggio per il lancio delPatto Educativo, 12 settembre2019: «L’Osservatore Romano»,13 settembre 2019, p. 8.

    25 Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre2020), 225.

    26 Cfr. ibid., 64.27 Ibid., 96; cfr. «Fraternità, fon-

    damento e via per la pace». Mes-saggio per la celebrazione della 47ªGiornata Mondiale della Pace 1°gennaio 2014 (8 dicembre 2013), 1.

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    L’OSSERVATORE ROMANOpagina 4 giovedì 17 dicembre 2020

    TRIPOLI, 17. I corpi senza vitadi quattro bambini, di etàcompresa tra i cinque e i diecianni, sono stati recuperati ierisulla costa libica all’altezza diZawiya, città a circa 45 chilo-metri a ovest della capitaleTripoli. Lo ha reso noto sutwitter la Mezzaluna Rossa li-bica scrivendo che i soccorri-tori hanno scoperto uno deicorpi vicino alla raffineria diZawiya e gli altri tre pochi chi-lometri più a ovest, nei pressidi Mutrud. La nazionalità del-le piccole vittime non è ancoranota, ha fatto sapere l’o rg a n i z -zazione, precisando che lequattro salme sono state tra-sferite in un ospedale cittadi-no per le procedure legali e lasuccessiva sepoltura.

    Secondo Hassan Mokhtar

    al-Bey, funzionario della Mez-zaluna Rossa, potrebbe trat-tarsi di alcune delle probabilivittime del naufragio di un’im-barcazione con trenta migrantia bordo avvenuta al largo diMutrud, ad ovest di Zawiya,di cui l’organizzazione stessaera stata informata ieri matti-na. Al momento stanno prose-guendo le ricerche degli altrinaufraghi con pochissime spe-ranze di poter recuperare su-p erstiti.

    La Libia, dunque, nono-stante le ininterrotte tensioniinterne dalla caduta del regi-me di Muammar Gheddafi nel2011, continua a essere il puntocardine per il transito dei mi-granti — persone provenientida altre regioni dell’Africa edel Medio Oriente e che fug-

    gono dall’instabilità e dalleemergenze umanitarie dei Pae-si di appartenenza — versol’Europa, attraversando il Me-diterraneo.

    Intanto questa mattinal’Organizzazione internazio-nale per le migrazioni (Oim),sul proprio account twitter, haannunciato che «oltre 120 mi-granti, tra i quali 8 donne e 28bambini, sono stati riportati inLibia la scorsa notte dallaGuardia costiera», ribadendoal tempo stesso che «la Libianon è un porto sicuro». Inquesti casi i migranti finiscononei centri di detenzione delPaese nordafricano dove lecondizioni di vita sono nellamaggior parte disumane espesso sono vittime di violen-za.

    Probabili vittime del naufragio di un’imbarcazione con 30 migranti a bordo

    I corpi di 4 bambiniritrovati sulla costa libica

    Storico verdetto della giustizia britannica

    Morta a nove anni per smog

    Non garantita la sicurezza degli operatori

    L’Ue sospendegli aiuti all’Etiopia

    ADDIS ABEBA, 17. L’Unioneeuropea ha sospeso l’e ro g a -zione di quasi 90 milioni dieuro di aiuti all’Etiopia perla crisi nello Stato regionaledel Tigray, a nord del Paesedel Corno d’Africa. Le mo-tivazioni sono principal-mente legate a questioni ri-guardanti la sicurezza deglioperatori umanitari.

    La portavoce della Com-missione europea, Ana Piso-nero-Hernandez, ha dettoalla Bbc che per sbloccarequesto budget ci sono cin-que condizioni da soddisfa-re: garantire il pieno accessoagli operatori umanitari insoccorso delle persone biso-gnose in tutte le aree colpi-te; consentire ai civili di cer-care rifugio nei Paesi vicini;cessare le misure etnicamen-te mirate e l’incitamento al-l’odio; promuovere mecca-nismi per monitorare e in-dagare sulle accuse di viola-zioni dei diritti umani; ri-pristinare le linee di comu-nicazione e l’accesso deimedia nel Tigray.

    La portavoce ha specifi-cato che la decisione «noninfluisce sui programmiumanitari dell’Ue sul cam-po o su altre azioni di svi-lupp o».

    Intanto, tweet urgenti diAl Arabiya in arabo segna-lano tensioni fra Khartum eAddis Abeba. «Il Sudan:rinforzi dell’esercito verso lefrontiere con l’Etiopia dopol'uccisione di diversi soldati.Abbiamo contatti con Addis

    Abeba per far cessare le ag-gressioni da parte di miliziee forze etiopiche», scrivel’'emittente panaraba. «Fa-remo fronte in maniera for-te a qualsiasi tentativo mili-tare di violare le nostrefrontiere» sostengono fontisudanesi.

    DAL MOND O

    Brexit: per Johnson l’accordo commercialecon Bruxelles è ancora possibile

    Per Boris Johnson un accordo commerciale con l’Ue post-Bre-xit è ancora possibile. «Tutto quello che occorre — ha precisatoil premier — è che comprendano che il Regno Unito ha lo stes-so diritto naturale di ogni altro Paese di essere in grado di con-trollare le proprie leggi e le proprie acque di pesca». Toni mol-ti diversi, quelli di Johnson, che la scorsa settimana, aveva sot-tolineato una «fortissima possibilità» che la trattativa con Bru-xelles si concludesse con un no deal.

    Approvata la risoluzione dell’O nusulla moratoria universale della pena di morte

    La risoluzione sulla moratoria universale della pena di morte èstata approvata dall’Assemblea generale dell’Onu con 123 votia favore (superiori ai 121 sì del 2018), 38 contrari e 24 astenuti.Il documento è promosso ogni due anni da un gruppo di Paesifra i quali l’Italia. Roma è sempre stata in prima linea a partiredal 2007, quando, proprio su spinta dell’Italia, l’Unione euro-pea portò alle Nazioni Unite per la prima volta l’iniziativa.

    Nuova strategia europeaper la cybersecurity

    L’Ue ha lanciato una nuova strategia per la sicurezza informa-tica, istituendo un nuovo "scudo informatico paneuropeo". Loscudo sarà costituito, in pratica, da centri operativi per la sicu-rezza che utilizzeranno l’intelligenza artificiale e il MachineLearning, l’apprendimento delle macchine, per rilevare in an-ticipo segnali di attacchi informatici imminenti. Sono previstiinvestimenti per 2 miliardi di euro.

    Nigeria:rilasciato

    il prete rapitoABUJA, 17. «Posso confer-marvi che padre ValentineOluchukwu Ezeagu è statorilasciato illeso dai suoi ra-pitori, nella sera del 16 di-cembre». Lo ha riferito unufficiale di polizia delloStato di Imo, confermandola liberazione del sacerdoterapito il 15 dicembre, men-tre si stava recando ai fune-rali del padre nello stato diAnambra. In base alla testi-monianza di p. Ezeagu,della congregazione deiSons of Mary Mother ofMercy, la polizia ha potutorecuperare nella foresta vi-cino a Okigwe la sua auto-mobile. L’Arcivescovo diAbuja ha espresso preoccu-pazione per i molteplici ca-si di rapimenti. Quello dip. Ezeagu è solo l’ultimo diuna serie di sequestri di re-ligiosi e religiose.

    Condanne per le stragidi Parigi del 2015

    PARIGI, 17. Due ergastoli e condanne dai 30 ai 4 anni di re-clusione. È l’esito del maxiprocesso di ieri a Parigi ai com-plici dei tre attentatori che, nel gennaio del 2015, fecerostrage nella capitale francese nella redazione del settima-nale satirico «Charlie Hebdo» e nel supermercato HyperC a c h e r.

    Il franco-turco Ali Riza Polat, principale imputato pre-sente in aula al processo, è stato condannato all’e rg a s t o l o .Carcere a vita anche per Mohamed Belhoucine, strettocollaboratore di Amédy Coulibaly, il terrorista del super-mercato di prodotti kosher, ma in aula non c’era. È latitan-te, probabilmente in Siria, anche Hayat Boumeddiene, lacompagna di Coulibaly. È stata condannata a 30 anni.

    Lib eratii pescatori

    italiani detenutia Bengasi

    ROMA, 17. Sono stati liberati i pe-scatori di Mazara del Vallo, do-po 107 giorni di prigionia in Li-bia. A dare la notizia oggi sonostati il presidente del Consiglioitaliano, Giuseppe Conte, e ilministro degli Esteri, Luigi DiMaio, che si sono recati in a Ben-gasi.

    «È un grande giorno per tuttinoi. Abbiamo ricevuto comuni-cazioni su una liberazione immi-nente, aspettiamo adesso ulte-riori notizie e la conclusione diquesta vicenda» ha detto il sin-daco di Mazara del Vallo, Salva-tore Quinci. «Siamo felicissimidi questa notizia, tanto più bellaquanto inaspettata. Tre mesi vis-suti insieme ai familiari ci aveva-no resi scettici ma ora l’incubo èfinito. Aspettiamo di trascorrerequeste ore di attesa per riabbrac-ciarli. Questo è il più bel regalodi Natale per le famiglie. Lagioia è tutta loro ma è anche no-stra» ha detto Domenico Moga-vero, vescovo di Mazara del Val-lo. Era il primo settembre, quan-do diciotto pescatori (otto tuni-sini, sei italiani, due indonesianie due senegalesi) venivano fattiprigionieri in Libia. Erano a bor-do di due pescherecci di Mazaradel Vallo, “Antartide” e “Medi -nea”, sequestrati dalle motove-dette libiche e portati a Bengasi.L'accusa avanzata dalle autoritàdella Libia, era quella di avereviolato le acque territoriali, pe-scando all'interno di quella cheritengono essere un'area di loropertinenza, in base a una con-venzione che prevede l'estensio-ne della Zee (zona economicaesclusiva) da 12 a 74 miglia.

    Una foto di Ella sul cellulare della madre Rosamund Adoo-Kissi-Debrah (Afp)

    Ue: vaccinazioni anti covidal via il 27 dicembre

    BRUXELLES, 17. La presidente della Commissione europea,Ursula von der Leyen ha annunciato, con un tweet che inEuropa le vaccinazioni contro il covid-19 cominceranno ilprossimo 27 dicembre. Una notizia importante propriomentre un report dell’Ufficio europeo dell’Oms sottolineacome sia ancora alto il rischio di un’ulteriore recrudescenzadel virus in Europa. «Nonostante alcuni fragili progressi —si spiega — la trasmissione di covid-19 nella regione europearimane diffusa e intensa».

    Intanto questa mattina si è appreso che il presidente fran-cese Emmanuel Macron è risultato positivo al covid-19.

    LONDRA, 17. L’inquinamento at-mosferico è stato riconosciuto perla prima volta dalla giustizia bri-tannica come un fattore chiave nel-la morte di una bambina: Ella Kis-si-Debrah, uccisa nel 2013 a solinove anni di età dall’asma in undormitorio per poveri alla periferiadi Londra.

    Il verdetto è stato pronunciatodi fronte alla corte londinese diSouthwark. Ella, figlia di una fami-

    glia di radici africane, morì primaancora di compiere 10 anni dopoessere stata ricoverata ben 27 voltein ospedale, a partire dal 2010. Uc-cisa anche dallo smog, come moltisospettavano da tempo malgrado ifamiliari — a quanto dichiarato intribunale — non fossero mai statimessi a conoscenza della minacciarappresentata dall’aria malsana diquella zona sui polmoni già tantocagionevoli della figlia.

  • L’OSSERVATORE ROMANOgiovedì 17 dicembre 2020 pagina I

    L A S E T T I M A N A D I P A P A F R A N C E S C O

    Bussolaper la rotta

    comune

    Per una “grammatica”della cura

    Nel messaggio per la Giornatamondiale della pace il Papa invitaa contrastare la culturadell’indifferenza per costruireuna società fondata sulla fratellanza

    In questo tempo, nel quale la barca dell’umanità, scossa dalla tempesta della crisi,

    procede faticosamente... tutti insieme collaboriamo per avanzare verso un nuovo orizzonte di amore

    e di pace, di fraternità e di solidarietà, di sostegno vicendevole e di accoglienza reciproca

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    di PETER KODWO APPIAH TU R KS O N

    «La cultura della cura come percorso di pa-ce» è il tema del messaggio in vista dellaGiornata mondiale della pace 2021. Lascelta è spiegata dallo stesso Papa France-sco, che parla degli «eventi che hanno se-gnato il cammino dell’umanità nell’annotrascorso» — «la grande crisi sanitaria delcovid-19, trasformatasi in un fenomenomultisettoriale e globale, e quelle crisi cli-matica, alimentare, economica e migrato-ria, la morte e forme di nazionalismo, raz-zismo, xenofobia e anche guerre e conflit-ti» — ricordando che essi «ci insegnanol’importanza di prenderci cura gli uni de-gli altri e del creato, per costruire una so-cietà fondata su rapporti di fratellanza».Del resto, la promozione della cura è pro-prio la promozione integrale della persona,missione del nostro Dicastero.

    È stato Benedetto XVI a dire che: «L’a-more, come luce, è stato il primo atto crea-to da Dio», intendendo che, se la creazio-ne esprime la manifestazione di Dio fuoridi sé, la motivazione di questa manifesta-zione o azione si trova nel suo amore. L’a-more di Dio, elargito verso di noi, creanon soltanto il nostro essere, la nostra vita,ma anche la custodia, prendendosene cu-ra.

    Nel suo amore Dio ci genera, ci crea; cidà la vita e la protegge. Per tale motivo lapresentazione della cultura della cura partedal primo libro della Bibbia, che raccontala creazione della vita, con le sue prime mi-nacce e gli interventi di Dio per protegger-la, e assicurarle una continuazione. Insom-ma la cura divina garantisce la dignità del-la persona e la realizzazione del diritto-do-no d’e s s e re / e s i s t e re .

    Ma nello stesso racconto biblico, anchela persona umana, creata a immagine e so-miglianza di Dio, è chiamata, da parte sua,a prendersi cura dei suoi simili (Caino eAbele) e della terra (giardino da coltivare ecusto dire).

    La cura divina diventa pertanto unesempio, un modello di cura per la perso-na umana e la terra, soprattutto nel sensoche la cura divina conserva l’armonia dellacreazione, perché «la pace e la violenzanon possono abitare nella stessa dimora» eanche perché il vertice della comprensionebiblica della giustizia si manifesta nel mo-do in cui una comunità tratta i più debolial proprio interno.

    La stessa cura si trova poi nel ministerodi Gesù e nella Chiesa nascente.

    Infatti nei suoi gesti e miracoli, nelle sueopere, Cristo offre definizioni di curare:come volgere lo sguardo verso l’altro, ten-dere la mano verso chi ha bisogno: perso-ne (poveri, bisognosi, malati, detenuti),ma anche verso la natura, l’ambiente. Cisono poi quelle situazioni di fragilità a cuicorrisponde fermarsi e inchinarsi per aiuta-re, non in forma passeggera, ma portandoi pesi gli uni degli altri. Come facevano lediverse diakonie con cui la Chiesa delle ori-gini si prendeva cura dei suoi membri (pa-ro i k o i ), vivendo e testimoniando la carità diCristo. Le stesse diakonie diventate col tem-po le diverse opere di misericordia spiri-tuali e corporali. Lo storico Karl Bihlme-yer ha scritto in proposito: «Lo spirito dicarità cristiana e di abnegazione che avevatanto impressionato il mondo pagano nonera certo scomparso. Le esigenze del tem-po imponevano infatti nuovi impegni alservizio della carità cristiana. Le cronachestoriche riportano innumerevoli esempi dipratiche opere di misericordia. La Chiesaera un potere sociale nella cultura in decli-no del tempo. I vescovi dovevano prende-

    re il posto di un’amministrazione corrottae decrepita: assumere i compiti dei respon-sabili dell’assistenza pubblica; fornire cibo,vestiario e riparo alle persone sofferenti eindigenti. L’aiuto ai poveri, agli schiavi, aiprigionieri e ai viaggiatori è diventato laloro preoccupazione. Una parte delle en-trate della Chiesa era riservata all’assisten-za ai poveri. In grandi città come Costan-tinopoli e Antiochia, il lavoro della Chiesacon i poveri era in gran parte altamente or-ganizzato. Da questi sforzi concertati sonoemersi numerosi orfanotrofi, ospizi perbambini, rifugi per passanti ecc., scono-sciuti prima dell’era cristiana; istituzioniper il sollievo di tutti i bisogni umani:ospedali, alloggi per i poveri».

    Ecco allora che la cultura della cura haimpregnato di sé i principi della dottrinasociale della Chiesa. Per questo motivo, inun tempo in cui invece sembrano prevalerela cultura dello scarto e le diseguaglianze,curare significa saper valorizzare, cioè: ri-conoscere l’individuo come persona, dota-

    ta di dignità, avente il diritto di accesso albene comune, perché i beni del creato so-no destinati a tutti. Quindi la cura comepromozione della dignità e dei diritti dellapersona e del bene comune. Una cura chesi realizza mediante la solidarietà (multila-teralismo) e l’azione in comune, senza tra-scurare il creato, la Terra, l’ambiente. Solocosì la cultura della cura consente all’uma-nità di rialzarsi in piedi e camminare versouna società più giusta e pacifica.

    Così intesa la cultura della cura è quindila bussola per una rotta comune nel pro-cesso di globalizzazione — attraverso prin-cipi per l’umanizzazione dei sistemi e delleistituzioni sociali, politiche e economiche— ed espressione ideale di rapporti fra na-zioni caratterizzati da giustizia, rispetto efratellanza. Solo così i governi vanno versoi popoli, i politici verso i civili; e la cura di-viene l’anima di tutti rapporti ispirati davalori autentici, e non da quelli opposti co-me l’indifferenza e il disinteresse di chi os-serva dal balcone.

    Da qui la necessità di educare alla cura.Anzitutto riscoprendo il senso etimologicodel termine indogermanico kuel che ne è al-la radice, il quale rimanda allo sforzarsi, alsacrificarsi. E in proposito va rimarcatoche l’educazione alla cultura della cura na-sce nella famiglia, come agente privilegiatadi formazione, seguita dal mondo dellascuola, dell’università, della comunicazio-ne sociale e digitale. E in quest’ultimocampo si ravvisa la necessità di veicolareun sistema di valori basati sulla dignità e lapromozione dei diritti umani fondamenta-li.

    Un ruolo in quest’opera spetta inoltrealle religioni che trasmettono valori comela dignità, il rispetto e la solidarietà. Per-ché, in definitiva, non c’è pace senza cura,intesa — quest’ultima — come processo diriconciliazione, di accettazione reciproca,di mutuo rispetto.

    Infine il messaggio del Papa ci dice chela cultura della cura è fonte di ispirazioneper ristabilire la giustizia.

  • L’OSSERVATORE ROMANOpagina II giovedì 17 dicembre 2020 giovedì 17 dicembre 2020 pagina III

    La settimana di Papa Francesco La settimana di Papa Francesco

    GIOVEDÌ 10

    Mattoniper costruire

    una societàgiusta

    accoglientee pacifica

    Ogni sforzo — piccolo ogrande — fatto per favorire ilprocesso di pace, è come met-tere un mattone nella costru-zione di una società giusta, chesi apra all’accoglienza, e dovetutti possano trovare un luogoper dimorare in pace.

    Il mio pensiero va alle per-sone che hanno dovuto lascia-re le case per sfuggire agli or-rori della guerra, alla ricerca dicondizioni di vita migliore.

    Ricordo i cristiani costrettiad abbandonare i luoghi dovesono nati e cresciuti, dove si èsviluppata la loro fede.

    Fare in modo che la presen-za cristiana, in queste terre,continui a essere un segno diprogresso e riconciliazione.

    [Per i] rifugiati che voglionorientrare nel loro paese. Rivol-go un appello alla comunitàinternazionale: si faccia ognisforzo per favorire il rientrogarantendo sicurezza e le con-dizioni economiche necessarie.

    Un incoraggiamento alleagenzie cattoliche che sonoimpegnate negli aiuti umanita-ri. Sull’esempio del Buon Sa-maritano, vi adoperate senzariserve per accogliere, curare,accompagnare i migranti e glisfollati, senza distinzione dicredo e di appartenenza.

    La nostra azione caritatevoledev’essere ispirata dal e al Van-gelo... segno tangibile di unaChiesa locale che aiuta un’altraChiesa che sta soffrendo.

    In questi luoghi, non sietesoli! Tutta la Chiesa si fa uno,per andare incontro all’uomoferito incappato nei brigantilungo il cammino da Gerusa-lemme a Gerico.

    (Videomessaggio all’Incontro onlinesulla crisi umanitaria siriana

    e irachena organizzato dal Dicasteroper il servizio dello sviluppo

    umano integrale)

    Venerdì 11

    Da Sloveniae Abruzzo

    Saluto la delegazione dellaRepubblica di Slovenia, [che]ha donato il maestoso abeterosso, scelto nei boschi diKočevje... E la delegazionedella Diocesi di Teramo-Atri:dalla vostra terra, da Castelli,proviene il presepe monumen-tale in ceramica.

    Segnidi speranza

    nel Nataledel covid-19

    Oggi l’inaugurazione diqueste “icone” del Natale. Maicome quest’anno, esse sono se-gno di speranza.

    Nel presepio, tutto parladella povertà “buona”, povertàevangelica, che ci fa beati.

    Contemplando la santa Fa-miglia e i vari personaggi, sia-mo attratti dalla loro disar-mante umiltà.

    La Madonna e san Giusep-pe sono venuti da Nazaret aBetlemme. Per loro non c’ènemmeno una stanzetta.

    I pastori vivono all’ap erto.Ve g l i a n o .

    L’annuncio degli Angeli èper loro, ed essi vanno subito acercare il Salvatore.

    Natale ricorda che Gesù è lapace, la gioia, la forza, il no-stro conforto.

    Ma, per accogliere questidoni, occorre sentirci poveri eumili come i personaggi delp re s e p i o .

    Anche in questo Natale, inmezzo alle sofferenze dellapandemia, Gesù, piccolo einerme, è il “Segno” che Diodona al mondo.

    Segno mirabile, come inizia laLettera sul presepe che ho fir-mato un anno fa a Greccio. Cifarà bene rileggerla.

    (Alle delegazioni di donatoridell’albero e del presepio in piazza

    San Pietro)

    SA B AT O 12

    I tremovimenti

    della creazione

    Quest’anno le luci un po’sommesse del Natale sono mo-tivo di preghiera e ricordo del-le persone che soffrono a causadella pandemia.

    Qualche pensiero sull’arte esul suo ruolo in un momentostorico così critico.

    Nella creazione artisticapossiamo riconoscere tre movi-menti. Un primo movimento èquello dei sensi, che sono coltida stupore e da meraviglia.

    Il secondo tocca l’interiori-tà. Una composizione di colo-ri, di parole, di suoni ha la for-za di toccare l’animo. Si risve-gliano memorie, immagini,sentimenti.

    Terzo aspetto: la percezionee la contemplazione del bellogenerano un senso di speran-za, che si irradia anche sulmondo circostante.

    Il movimento esteriore equello interiore si fondono eincidono sulle relazioni sociali:generano l’empatia capace dicomprendere l’a l t ro .

    Questo triplice movimentodi meraviglia, di scoperta per-sonale e di condivisione pro-duce un senso di pace, la quale— come testimonia san France-sco d’Assisi — libera da ognidesiderio di dominio, fa com-prendere le difficoltà degli ulti-mi e spinge a vivere in armo-nia. Un’armonia che è legataalla bellezza e alla bontà.

    La Genesi sottolinea che difronte alle creature «Dio videche era cosa buona».

    L’aggettivo “buono” si puòtradurre anche con “armonio-so”. Il creato stupisce persplendore e varietà e fa com-prendere quale sia il nostroruolo nel mondo.

    Gli artisti ne sono coscientie — come scrisse san GiovanniPaolo II — avvertono «in séquesta sorta di scintilla divina,che è la vocazione artistica».

    Nel messaggio dell’8 di-cembre 1965, a conclusionedel Concilio, san Paolo VI sirivolgeva agli artisti definen-doli «innamorati della bellez-za». E diceva: il mondo «habisogno della bellezza pernon sprofondare nella dispera-zione».

    La lucedella bellezza

    nell’oscuritàdella crisi

    Anche nello smarrimentoprovocato dalla pandemia, lavostra creatività può generareluce.

    La crisi rende più fitte «leombre» e sembra oscurare laluce del divino, dell’eterno.Non cediamo a quest’ingan-no.

    Cerchiamo la luce della Na-tività: essa squarcia l’oscuritàdel dolore e delle tenebre.

    Vi ringrazio per la solidarie-tà. La vostra è una vocazionealta e impegnativa: trasmettereverità e bellezza. Entrambe in-fondono gioia.

    Esprimo apprezzamento alleMissioni Don Bosco e a Scho-las Occurrentes per l’imp egnoe lo spirito di servizio con cuirispondono all’emergenza edu-cativa e sanitaria, attraversoprogetti ispirati al GlobalCompact on Education.

    (Udienza agli artisti del concertodi Natale in Vaticano)

    B e n e d i reè lo stile

    di Dio

    Nella Liturgia oggi risaltanotre parole, tre idee: abbondan-za, benedizione e dono. Guar-dando l’immagine della Vergi-ne di Guadalupe, abbiamo ilriflesso di queste tre realtà.

    L’abbondanza, perché Dionon conosce le dosi. Si lascia“d o s a re ” dalla sua pazienza.Siamo noi che — per la nostranatura, per i nostri limiti — co-nosciamo la necessità delle co-mode rate.

    Lui invece si dà in abbon-danza, completamente. E dovec’è Dio, c’è abbondanza.

    Pensando al mistero del Na-tale, la liturgia di Avventoprende dal profeta Isaia questaidea dell’abbondanza. Dio sidà tutto, totalmente.

    La generosità può essere — ame piace pensare così — un “li-mite” di Dio: l’impossibilità didarsi in modo diverso che nonsia in abbondanza.

    La seconda parola è benedi-zione. L’incontro di Maria conElisabetta è una benedizione.Dio, fin dalla prima paginadella Genesi, ci ha abituato aquesto stile.

    La seconda parola che pro-nuncia è: “Ed era buono”, “èbuono”, “era molto buono”.

    Lo stile di Dio è sempre didire bene, per questo la male-dizione è lo stile del diavolo,del nemico; lo stile della me-schinità, dell’incapacità di do-narsi totalmente, “dire male”.

    Dio sempre dice bene. E lodice con piacere, lo dice do-nandosi.

    La terza parola è dono. Equesta abbondanza, questo di-re bene, è un regalo... che civiene dato in Colui che è tuttagrazia, che è tutto divinità: nelBenedetto.

    Un dono che ci viene datoin Colei che è “piena di gra-zia”, la “Benedetta”.

    Il Benedetto per natura e laBenedetta per grazia: sono idue riferimenti che la Scritturaindica.

    E guardando l’immagine dinostra Madre che aspetta il Be-nedetto, comprendiamo questaabbondanza, del “b enedire”.

    C o n t e m p l a reMaria

    E comprendiamo questo do-no di Dio che si è presentato anoi nell’abbondanza del suoFiglio, per natura, [e] nell’ab-bondanza di sua Madre, pergrazia.

    Che, contemplando l’imma-gine di “Nostra Madre”, pos-siamo “ru b a re ” a Dio un po’ diquesto stile: la generosità, l’ab-

    @PontifexO Signore Dio, per la maternaintercessione della Beata Verginedi Loreto, fa’ che il nostro spiritosi elevi in altocon le ali della fede, della speranzae della carità, e proteggi tutticoloro che la invocano come Celeste

    Patrona. #M a d o n n a d i L o re t o#j u b i l a e u m l a u re t a n u m

    (10 dicembre)

    Accompagnati dalla Madre di Gesùnel cammino verso il Natale,in questi tempi difficili per molti,sforziamoci di riscoprire la grande speranzae la gioia che ci dona la venutadel Figlio di Dio nel mondo. #Avvento

    (11 dicembre)

    Il m

    agis

    tero

  • L’OSSERVATORE ROMANOpagina II giovedì 17 dicembre 2020 giovedì 17 dicembre 2020 pagina III

    La settimana di Papa Francesco La settimana di Papa Francesco

    bondanza, il “b ene-dire”, maimaledire, e trasformare la vitain un dono.

    (Messa nella Festa Liturgicadella Beata Vergine Maria

    di Guadalupe)

    DOMENICA 13

    Invitoalla gioia

    L’invito alla gioia è caratte-ristico del tempo di Avvento:l’attesa che viviamo è gioiosa,un po’ come quando aspettia-mo la visita di una persona cheamiamo, ad esempio un gran-de amico che non vediamo datempo, un parente.

    Questa dimensione dellagioia emerge specialmente og-gi, terza domenica, che si aprecon l’esortazione di San Paolo«Rallegratevi nel Signore».

    Qual è il motivo di questagioia? Che «il Signore è vici-no» a noi.

    Cristianicon la faccia

    da vegliaf u n e b re

    Una volta un filosofo dice-va: “Io non capisco come sipuò credere oggi, perché colo-ro che dicono di credere hannouna faccia da veglia funebre.Non danno testimonianza del-la gioia della risurrezione diGesù”.

    Tanti cristiani con quellafaccia di tristezza.

    Ma Cristo è risorto! Cristo tiama! E tu non hai gioia?

    Il Vangelo ci presenta il per-sonaggio biblico che — eccet-tuando la Madonna e SanGiuseppe — per primo e mag-giormente ha vissuto l’attesadel Messia e la gioia di vederloarrivare: Giovanni il Battista.

    È il primo testimone di Ge-sù, con la parola e con il donodella vita.

    Tutti i Vangeli concordanonel mostrare come lui abbiarealizzato la sua missione indi-cando Gesù come l’Inviato diDio promesso dai profeti.

    Giovanni era un leader delsuo tempo. La sua fama si eradiffusa. Ma lui non cedettenemmeno per un istante allatentazione di attirare l’atten-zione su di sé: sempre orienta-va a Colui che doveva venire.

    Sempre il Signore al centro.I Santi intorno, segnalando ilSignore. E chi non segnala ilSignore, non è santo!

    D ecentrarsida sé e mettereal centro Gesù

    Ecco la prima condizionedella gioia cristiana: decentrar-si da sé e mettere al centro Ge-sù. Questa non è alienazione,perché Gesù è la luce che dàsenso pieno alla vita.

    È lo stesso dinamismo del-l’amore, che mi porta a uscireda me stesso per ritrovarmimentre mentre cerco il benedell’a l t ro .

    Il cammino della gioia nonè una passeggiata. Ci vuole la-voro. Giovanni ha lasciato tut-to, fin da giovane, per mettereal primo posto Dio.

    Si è ritirato nel deserto spo-gliandosi di ogni cosa super-flua, per essere più libero di se-guire il vento dello Spirito.

    Certo, alcuni tratti della suapersonalità sono unici, irripeti-bili. Ma la sua testimonianza èparadigmatica per chiunquevoglia trovare la vera gioia.

    Il Battista è modello perquanti nella Chiesa sono chia-mati ad annunciare Cristo:possono farlo solo nel distaccoda sé stessi e dalla mondani-tà.

    La gioia deve essere la carat-teristica della nostra fede.

    Anche nei momenti bui, sa-pere che il Signore è con noi.

    Pensate: come mi comportoio? Sono una persona gioiosache sa trasmettere gioia?

    Se io non ho la gioia dellamia fede, non potrò dare testi-monianza e gli altri diranno:“Ma se la fede è così triste, me-glio non averla”.

    Noi vediamo questo realiz-zato pienamente nella VergineMaria: lei ha atteso nel silenziola Parola di salvezza di Dio;l’ha ascoltata, l’ha accolta, l’haconcepita.

    Benedizionedei Bambinelli

    Saluto il gruppo che è venu-to in rappresentanza delle fa-miglie e dei bambini di Roma,in occasione della benedizionedei “Bambinelli”, appunta-mento organizzato dal CentroOratori Romani.

    Quest’anno siete qui in po-chi a causa della pandemia, maso che tanti bambini e ragazzisono negli oratori e nelle case eci seguono attraverso i mezzidi comunicazione.

    Benedico le statuine di Ge-sù, che verranno collocate nelpresep e.

    Quando pregherete a casa,davanti al presepe con i fami-liari, lasciatevi attirare dalla te-nerezza di Gesù Bambino, na-to povero e fragile, per darci ilsuo amore.

    (Angelus in piazza San Pietro)

    MERCOLEDÌ 16

    P re g h i e r ad’i n t e rc e s s i o n e

    Chi prega non lascia mai ilmondo alle sue spalle.

    Se la preghiera non racco-glie gioie e dolori, speranze eangosce, diventa attività “de-corativa”, superficiale, da tea-tro, atteggiamento intimistico.

    Tutti abbiamo bisogno diinteriorità: di ritirarci in unospazio e in un tempo dedicatoal rapporto con Dio.

    Questo non vuol dire evade-re dalla realtà.

    Ogni cristiano è chiamato adiventare, nelle mani di Dio,pane spezzato e condiviso.

    Gli uomini e le donne dipreghiera cercano la solitudinee il silenzio, non per non essereinfastiditi, ma per ascoltaremeglio Dio.

    A volte si ritirano dal mon-do, ma, ovunque siano, tengo-no sempre spalancata la portadel cuore: per quelli che prega-no senza sapere di pregare; perquelli che non pregano maportano dentro un grido soffo-cato; per quelli che hanno sba-gliato e hanno smarrito la via.

    La preghiera è il nostro cuo-re e la nostra voce, e si fa cuoree voce di tanta gente.

    Antennadi Dio

    L’orante prega per il mondointero, portando sulle sue spal-le dolori e peccati.

    Prega per tutti e per ciascu-no: è come se fosse un’“anten-na” di Dio.

    In ogni povero che bussa al-la porta, in ogni persona cheha perso il senso delle cose, chiprega vede il volto di Cristo.

    Quando preghiamo siamoin sintonia con la misericordiadi Dio.

    Perché Cristo davanti al Pa-dre è intercessore, e prega fa-cendo vedere le piaghe dellesue mani; pregare è intercederein Gesù al Padre, per gli altri.

    Alla preghiera sta a cuorel’uomo. Chi non ama il fratellonon prega seriamente.

    In spirito di odio non si puòpregare; in spirito di indiffe-renza non si può pregare. Lapreghiera soltanto si dà in spi-rito di amore.

    Chi non ama fa finta di pre-gare, o crede di pregare, manon prega, manca l’a m o re .

    Chi conosce la tristezza o lagioia dell’altro va più in pro-fondità di chi indaga i “massi-mi sistemi”.

    C’è un’esperienza dell’uma-no in ogni preghiera, perché lepersone, per quanto possanocommettere errori, non vannomai rifiutate o scartate.

    Quando un credente pregaper i peccatori, non fa selezio-ni, non emette giudizi di con-danna. Prega per tutti.

    E prega anche per sé. Inquel momento sa di non esserediverso dalle persone per cuiprega: si sente peccatore.

    Noi non siamo migliori dinessuno, siamo tutti fratelli inuna comunanza di fragilità, dis o f f e re n z e .

    Il mondo va avanti grazie aquesta catena di oranti che in-tercedono, e che sono per lo piùsconosciuti… ma non a Dio!

    Ci sono tanti cristiani ignotiche, in tempo di persecuzione,hanno saputo ripetere le paroledi nostro Signore.

    La Chiesa, in tutte le suemembra, ha la missione di pra-ticare la preghiera di interces-sione. Si tratta di pregare contenerezza per gli altri.

    Un Natalepurificato dal

    consumismo

    Vorrei esortare ad “a f f re t t a reil passo” verso il Natale, quellovero, cioè la nascita di Gesù.

    Quest’anno ci attendono re-strizioni e disagi; ma pensiamoal Natale della Vergine Maria edi San Giuseppe: non furonorose e fiori! Quante difficoltàhanno avuto! Quante preoccu-pazioni! Eppure la fede, lasperanza e l’amore li hanno so-stenuti. Sia così anche pernoi!

    Ci aiuti anche — questa dif-ficoltà — a purificare un po’ ilmodo di vivere il Natale, di fe-steggiare, uscendo dal consu-mismo: che sia più religioso,più autentico, più vero.

    (Udienza generale nella bibliotecaprivata del Palazzo apostolico

    vaticano)

    L’educazioneè un atto

    di speranza

    L’educazione è sempre unatto di speranza che, dal pre-sente, guarda al futuro.

    Questo è stato un annostraordinario di sofferenza, d’i-solamento obbligato ed esclu-sione, di angoscia e crisi spiri-tuali e di non poche morti.

    Più di un miliardo di bam-bini hanno affrontato interru-zioni nella educazione. Centi-naia di milioni sono rimasti in-dietro nelle opportunità di svi-luppo sociale e cognitivo.

    Le crisi biologica, psichicaed economica sono state moltoaggravate dalle crisi politiche eso ciali.

    Le Nazioni Unite offronoun’opportunità unica affinchéi governi e la società civile delmondo si uniscano sia nellasperanza sia nell’azione peruna nuova educazione.

    Nel nostro tempo, in cui ilpatto educativo mondiale si èinfranto, vedo con soddisfa-zione che i governi si sono im-pegnati mediante l’adozionedell’Agenda 2030 e degliObiettivi di Sviluppo Sosteni-bile dell’O N U, in sinergia conil Global compact on educa-tion.

    L’obiettivo 4 impegna tutti igoverni a «garantire un’i s t ru -zione di qualità inclusiva e pa-ritaria e di promuovere oppor-tunità di apprendimento per-manente e questo per tutti».

    Il Global compact on edu-cation e la Missione 4.7 lavore-ranno insieme per la civiltàdell’amore, la bellezza e l’uni-tà. Spero che siate i poeti diuna nuova bellezza fraterna eamichevole, come pure dellasalvaguardia della terra.

    Non vi dimenticate deglianziani e dei nonni portatoridei valori umani più decisivi.

    (Videomessaggio in occasionedel lancio della “Missione 4.7”

    in sinergia con il Global Compact onEducation)

    @Pontifexpermette a Dio di starci vicino, perciòlibera dalla solitudine e dà speranza.(15 dicembre)

    Chiedo a Dio di suscitare nei cuoridi tutti il rispetto per la vitadei nostri fratelli, specialmentedei più fragili e indifesi,e di dare forza a coloro che la accolgonoe se ne prendono cura, anche quandociò richiede un amore eroico.

    (16 dicembre)

    Ciascuno è chiamato a contribuirecon coraggio e determinazione al rispettodei #DirittiUmani fondamentali di ognipersona, specialmente di quelle “invisibili”:di tanti che hanno fame e sete, che sono nudi,malati, stranieri o detenuti (Mt 25, 35-36)

    (10 dicembre)

    L’#Avvento è il tempo che ci è datoper accogliere il Signoreche ci viene incontro, per verificareil nostro desiderio di Dio,per guardare avanti e prepararcial ritorno di Cristo.

    (14 dicembre)

    Pregare è accendere una luce nella notte.La #preghiera ridesta dalla tiepidezzadi una vita orizzontale, innalza lo sguardoverso l’alto, ci sintonizza con il Signore;

  • L’OSSERVATORE ROMANOpagina IV giovedì 17 dicembre 2020

    La settimana di Papa Francesco

    A colloquio con il direttore delle Infrastrutture e servizi del Governatorato

    Obiettivo green per il 2050

    Lo Stato della Città del Vaticano s’impegna a ridurre a zero

    le emissioni nette prima del 2050, intensificando gli sforzi di gestione

    ambientale che rendano possibile l’uso razionale di risorse naturali

    come l’acqua e l’energia, l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile,

    la riforestazione, e l’economia circolare (12 dicembre)

    R i t o r n a rebambini

    25 DICEMBRE

    Natale del SignorePrima lettura: Isaia 9, 1-6Salmo: 95Seconda lettura: Ti t o 2, 11-14Va n g e l o : Luca 2, 1-14

    IL VANGELO IN TASCA

    Non si amaabbastanza

    DOMENICA 27

    Santa FamigliaPrima lettura: Genesi 15, 1-6; 21, 1-3Salmo: 104Seconda lettura: E b re i 11, 8.11-12.17-19Va n g e l o : Luca 2, 22-40

    di NICOLA GORI

    I l raggiungimento di “emissioni ze-ro ” nel 2050 per lo Stato della Cit-tà del Vaticano è un traguardo a por-tata di mano e non un semplice au-spicio. Concretamente il Governato-rato sta portando avanti progetti einiziative volte a ridurre l’impattoambientale, gli sprechi e il dispendiodi energia, utilizzando sempre piùfonti rinnovabili. Ne parla in questaintervista a «L’Osservatore Roma-no» il direttore della Direzione delleInfrastrutture e servizi, padre RafaelGarcía de la Serrana Villalobos.

    Quali saranno gli interventi principali cherealizzerete in vista di questo obiettivo?

    La neutralità climatica potrà esse-re conseguita dallo Stato della Cittàdel Vaticano anzitutto attraversol’impiego di pozzi di assorbimentonaturali, come suolo e foreste, e lacompensazione delle emissioni pro-dotte in un settore attraverso la lororiduzione in un altro. Ovviamente siprocede investendo nelle energie rin-novabili, nell’efficienza energetica oin altre tecnologie pulite come la mo-bilità elettrica. E si promuovono po-litiche di green economy, cioè di eco-nomia circolare, come per esempio latrasformazione dei rifiuti organici e

    degli scarti delle potature in terricciodi qualità, e una politica di gestionedei rifiuti incentrata sul concetto dinon considerarli come scarti ma co-me risorsa.

    Quali settori saranno coinvolti in modo par-t i c o l a re ?

    Molti sono i settori coinvolti, a co-minciare dall’ingegneria energetica,con la riqualificazione degli impiantitecnologici, cioè delle centrali termi-che e degli impianti di climatizzazio-ne. Per quanto riguarda l’acqua, si èprovveduto all’ottimizzazione dell’u-tilizzo della risorsa idrica, con circui-ti chiusi nelle fontane, con il raffred-damento dei gruppi frigoriferi e convasche di prima pioggia per usi irri-gui. Importante è poi l’uso razionaledell’energia elettrica, tramite lampa-de a led e l’import da fonti rinnova-bili. Ma anche la riduzione deglisprechi comuni, attraverso la digita-lizzazione informatica dei documen-ti, l’impiego di autovetture di servi-zio a trazione elettrica, i distributoridi acqua potabile. Senza dimenticareil programma di riforestazione inaree appartenenti allo Stato che com-pensino al massimo le emissioni pro-dotte. Sono allo studio progetti divalorizzazione dei rifiuti urbani checonsentano una trasformazione degli

    stessi in risorsa, sia termica sia elettri-ca, così come la trasformazione deirifiuti ospedalieri in combustibile,evitando così la gestione come rifiutopericoloso. Vi sarà una graduale so-stituzione del parco automobilisticocon autovetture a trazione elettrica oibrida e la manutenzione regolare delparco veicolare in modo da ridurre iconsumi e, in generale, l’impatto sul-l’ambiente attraverso operazioni dismaltimento, recupero e rottamazio-ne validate e certificate.

    A che punto siamo adesso con le riduzionidelle emissioni? Quali sono gli impianti chegià hanno raggiunto l’obiettivo?

    La Direzione delle Infrastrutture eservizi del Governatorato nel corsodegli ultimi anni ha intrapreso unaserie di iniziative di adeguamentonormativo e di riqualificazione ener-getica degli impianti tecnologici. Apartire dalla ratifica del Protocollo diMontreal del 2008, con la progressi-va sostituzione — dal 2012 al 2020 —dei vecchi gruppi frigoriferi che uti-lizzavano gas non ecologici con nuo-ve unità maggiormente performantidal punto di vista dell’efficienzaenergetica. Ma anche con altre signi-ficative iniziative: la realizzazione nel2008 di un impianto fotovoltaico sul-la copertura dell’Aula Paolo VI , l’in-

    stallazione nel 2009 di un impiantodi solar-cooling a servizio della men-sa del centro industriale e, nel 2010,di una nuova centrale di teleriscalda-mento con unità di generazione adalto rendimento e ottimizzazione deisistemi di produzione e di scambiodel calore. Dal 2012 al 2020 sono sta-te anche riqualificate le centrali e lesottostazioni termiche e i relativi si-stemi di termoregolazione, in mododa ottenere migliori performance intermini di efficientamento energeti-co, con riduzione dei consumi di gasmetano e di energia elettrica e diemissioni inquinanti in atmosfera. Siè provveduto poi al retrofit e alla so-stituzione degli impianti di condizio-namento ad espansione diretta consistemi a minore impatto ambientalee meno energivori. Si sono installatianche sistemi di ventilazione con re-cupero di calore. L’obiettivo dell’im-port di energia elettrica completa-mente prodotta da fonti rinnovabili èstato raggiunto già nell’anno 2019.Ed è stata anche eliminata la venditadi prodotti in plastica monouso.

    E per quanto riguarda, in particolare, la tu-tela e la cura dell’ambiente naturale?

    È stato promosso un programmadi riforestazione dello Stato che haportato in tre anni alla piantumazio-

    ne di 300 alberi di diverse specie. Untraguardo importante per il rispettodell’ambiente è che lo Stato que-st’anno ha raggiunto l’obiettivo diessere libero di pesticidi. È stato an-che realizzato un nuovo impianto diinnaffiamento dei Giardini Vaticani,che consente un risparmio di circa il60% delle risorse idriche. Si è incen-tivata la raccolta differenziata dei ri-fiuti urbani, che dal 42% di differen-ziazione nel 2016 è arrivata al 65%nel 2020, con l’obiettivo entro il 2023di raggiungere quota 75%. Si è rag-giunta poi la differenziazione dei ri-fiuti speciali pari al 99%, consenten-do un invio a recupero pari al 90% edando così valore alla politica del ri-fiuto come risorsa e non più comescarto. Ad esempio, vengono effet-tuati il recupero e il riciclo della cartae del cartone, degli oli esausti di ori-gine vegetale, i quali vengono reim-piegati per la produzione di biodie-sel, delle batterie al piombo esauste,dell’olio minerale. Si recuperano an-che le bottiglie in Pet, tramite la di-stribuzione all’interno dello Stato dicompattatori dedicati, e i materiali discarto provenienti dalla manutenzio-ne del verde e dei rifiuti organicivengono trasformati in compost diqualità, impiegato nei Giardini vati-cani.

    di LEONARD O SAPIENZA

    Così scriveva un famosoteologo in una suariflessione sul Natale:«Dio è venuto. È qui. Edi conseguenza, tutto è diverso daquello che a noi appare. Noi siamochiamati a contemplare in tutto ilsuo splendore il volto stesso diDio. Proclamare che è Natale,significa affermare che Dio,attraverso il Verbo fatto carne, hadetto la sua ultima parola, la piùprofonda e la più bella di tutte.Ed ecco ciò che dice questa parola:“Mondo, ti amo! Uomo, ti amo!”»(Karl Rahner) .Ecco il messaggio del Natale! Equesta parola ci dice che fra Dio enoi deve nascere una comunione,una intimità, un faccia a faccia, uncuore a cuore come tra dueinnamorati.Non sono necessarie tante parole.

    Basta abbandonarsi silenziosamenteall’amore di Dio. Nei momenti dicrisi — come quelli che la nostrasocietà sta attraversando — quandoci sentiamo delusi o disperati, tutticerchiamo ansiosamente una facciasorridente, occhi che brillino,parole che dicano amore e serenità.Oggi è nato un Bambino che cioffre tutto questo. «Il bambino èfelice, perché solo lui vede la luceche verrà» (Giovanna Sicari).Sono i bambini a svelarci lafelicità, perché solo loro sannovedere la speranza nascosta. Perquesto abbiamo bisogno di diventare come i bambini.Non vi sembri un sentimentosdolcinato, perché è Natale! Maper sperare, per ritrovare laserenità dell’anima, dobbiamoritornare bambini. Dobbiamoritrovare la capacità di sorridere eil gusto della serenità come donidivini.Nelle piccole cose può annidarsiuna scintilla di felicità superiore aquelle gioie passeggere di cui cicontentiamo.Dio ci attende e ci ama in unBambino, ossia nella semplicità,nella purezza, nella quotidianità.Un Bambino che, indicando ivalori più alti, invita a sollevarsidalla banalità e dalla superficialità.

    Scuola elementare in provincia di Torino. Aibambini della terza la maestra dà questotema: «Chi uccideresti prima tra mamma epapà?». Bisogna dare ragione a quellostudioso che pubblica un libro dal titolo: La nostrasocietà ha ancora bisogno della famiglia? (Roberto Volpi).E non ci si deve meravigliare se le cronache di tutti igiorni sono piene di efferati delitti avvenuti infamiglia.— Uccide nel sonno la figlia dodicenne.— Uccide il figlio di sedici anni perché stavadifendendo la madre.— È successo la sera di Natale: uccide il figlio perpaura di perderlo.E gli omicidi tra le coppie?— Sputa benzina sulla moglie e appicca il fuoco: erogeloso!— Uccide la moglie, la taglia a pezzi e la rinchiude inun freezer.— A Palermo, un barbone rovistando in un cassonettodella spazzatura trova una neonata appena partoritacon ancora attaccato il cordone ombelicale.Per fortuna ci sono anche belle notizie.— Il giorno di Natale, su un bancone che trasportavanovecento migranti, è nato Salvatore!— L’amore più forte di tutto. II miracolo di unamamma: bimbo nasce da donna in morte cerebrale.— Il dono di mamma Veronica: ha fatto nascere lafiglia rimandando le cure contro la leucemia.— Francesco e Maria, insieme da ottantotto anni! Glisposi più longevi d’Italia hanno centosei ecentoquattro anni. Anziani che possiedono il segretodell’amore eterno! Dicono: «Apparteniamo a quellagenerazione in cui le cose rotte si aggiustavano, nonsi buttavano via!». Altro che l’amore “usa e getta” di

    tanti giovani d’oggi! E poi ci sono le statistiche chedicono che l’Italia è il Paese in cui non ci si sposa più.Matrimoni in calo, e quelli civili superano quellire l i g i o s i .Uno studioso afferma: «Sulla famiglia, la Chiesa haperso la sua battaglia culturale nei confronti dellasocietà laicali» (R. Volpi).Ha senso, allora, celebrare e mostrare il modello dellaSanta Famiglia? Nonostante tutto, noi continuiamo acredere nella bellezza della famiglia. Nonostante icambiamenti, le difficoltà, le nuove teorie, la famigliarimane viva e vivace.Nella famiglia impariamo che per amare bisognaanche saper soffrire. E che non si ama abbastanza,anche quando si ama troppo!Lutero affermava che «La prima forma di governo,quella da cui prendono origine tutte le altre forme digoverno, è la famiglia». Capiamo bene, allora, che sesi sfalda e degenera la vita familiare, anche il tessutosociale si deforma e si inquina. Difendiamo lafamiglia, amiamo la famiglia, preghiamo per lafamiglia!Perché solo nella famiglia si può scoprire il segno piùalto dell’amore umano e dell’amore divino! (l e o n a rd osapienza)

  • L’OSSERVATORE ROMANOgiovedì 17 dicembre 2020 pagina 5

    Il corridoio a nord del Rio Grande

    Musicadi frontiera

    Commenti a marginedi un testo implicito

    Meditazioni «in pillole» nell’ultimo libro di Enrico Nicolò

    Tra realtà e letteratura«Svegliarsi negli anni Venti» di Paolo Di Paolo

    di MA R TA D’AMBROSIO

    T ra le realtà musicali carat-terizzate da una solidaidentità locale, vi è quellapopolare del Lower RioGrande Border, nel sud-ovest delTexas, definita tex-mex perché ri-masta ancorata alle radici spagno-le, in continuità con il passato. Conil trattato di Guadalupe-Hidalgodel 1848, il confine venne definiti-vamente fissato con il corso del RioGrande, separando gli Stati Unitidal Messico e causando altresì unaferita profonda tra le due differenticulture. I Tejanos, discendenti de-gli spagnoli cattolici che coloniz-zarono il Texas all’inizio del Sette-cento, dove fondarono le prime co-munità, e che divennero poi citta-dini messicani, dovettero, dopol’annessione agli Usa, conviverecon gli angloamericani, i Texians,che immediatamente iniziarono adisprezzarli e segregarli.

    Gli stereotipi creati attorno allafigura del sudamericano rispec-chiava un atteggiamento marcata-mente ostile, il quale portò a un’e-marginazione durata almeno finoalla fine della seconda guerra mon-diale. La musica tejana è, dunque,messicana, frutto di una fusione trala tradizione folklorica spagnola equella arcaica indigena, che è riu-scita a rimanere immutata, conser-vandone le singolari peculiarità.

    Dal 1850 in poi, durante il con-flitto socio-economico tra Tejanose Texians, la musica di frontiera co-minciò a evolversi anche nei corri-dos, ballate tramandate oralmentedalla melodia semplice, la cuistruttura origina forse dalle poeti-che décimas, costituite da dieci stro-fe, che nel corso del Settecento ve-nivano utilizzate in tutta l’AmericaLatina. I lunghi testi raccontanoleggende, eroi popolari, fatti dicronaca storicamente documenta-ti, il trasferimento delle mandrie, ilmalanimo e gli avvenimenti legatialla classe meno abbiente, costitui-ta dagli indigenti braccianti agrico-li e dagli operai, vittime dei soprusiinflitti dalle autorità americane.

    Emblematico che anche i temutiRangers diventino protagonistidelle storie narrate dai corridistas.«Un pomeriggio un prigionierostava cantando/ una canzone mol-to triste: / “Se i miei genitori fosse-ro vivi, / non sarei in prigione; / miavrebbero dato la loro benedizio-

    ne, / e avrebbero intercesso per me;/ ora che sono rinchiuso qui den-tro, / posso soltanto pregare il Si-gnore; / per un prigioniero sventu-rato / non c'è cosa più grande diD io”» (da El huérfano).

    Solo però a partire dal 1926, gra-zie all'interesse commerciale dellecase discografiche per le minoran-ze etniche, la musica tex-mex, cu-stode quasi centenaria di una lette-ratura della gente più povera,espressione di un mondo umile, ru-rale, iniziò ad essere incisa da duo etrio di g u i t a r re ro s , autentici t ro v a d o re sche si esibivano nelle piazze deimercati e le cui voci in armonia ese-guivano corridos e canciones liriche,dal contenuto sentimentale ed in-trosp ettivo.

    L’epoca d’oro del corrido si puòdire immortalata grazie al minu-zioso lavoro di Chris Strachwitz,che nel 1975 produsse, per l’Arho o-lie Records, due album contenentipregevoli registrazioni di artisti ve-

    terani del genere, co-me gli Hermanos Ba-nuelos, i TrovadoresRegionales e Nacho &Giustino, selezionateaccuratamente tra letante di quell’incom-parabile periodo cheiniziò nel 1930.

    Due antiche ballatepossono essere qui ci-tate per la loro impor-tanza. Al centro della

    prima traccia di Texas-Mexican Bor-der Music Vol. 2, vi è la tragedia real-mente accaduta dell’eroe popolareGregorio Cortez che uccise per le-gittima difesa lo sceriffo W.T. Mor-ris. Amato nelle regioni di confine,in quanto simbolo della semprepiù dilagante ingiustizia razziale,la sua vita divenne un film nel 1982,dal titolo La Ballata di Gregorio Cortez,diretto da Robert M. Young. A te-stimonianza di un’ulteriore e idea-lizzata celebrazione popolare delfuorilegge temerario, la secondatraccia, nella versione degli Her-manos Sanchez Y Linares, è un cor-rido in onore di Joaquin Murrieta, ilfamoso bandito della Californiadel 1850, anche detto il RobinHood messicano, la cui storia affa-scinò persino Pablo Neruda, chegli dedicò un’opera teatrale dram-matica nel 1966. Mosso dal fuocodella vendetta per il brutale assas-sinio della sua famiglia compiutodai gringos oppressori, Murrieta sipuò definire come un uomo snatu-rato dall’impietoso giogo del so-pruso. Eppure, diviene un eroechiamato alla libertà, generoso, an-ch’egli di stampo romantico, chelotta, seppur avvalendosi di unacondotta criminosa, in difesa degliultimi, senza cedere all’i n d i f f e re n -za del suo tempo. «Non sono uncileno né uno straniero / su questosuolo che calpesto. / La Californiaappartiene al Messico, / perchéDio voleva così».

    Solo a partire dal 1926la musica tex-mex iniziò a essere incisagrazie all’interesse commercialedelle case discograficheper le minoranze etniche

    Enrico Nicolò, «Scrivere» (2010, particolare)

    di SI LV I A GUIDI

    D opo aver letto Come rotaiedi un binario di Enrico Ni-colò (Modena, PalombiEditore, pagine 151, euro14) viene in mente, per letante similitudini con la forma e con iltono, riflessivo e pacato, In margine a untesto implicito, dell’erudito colombianoNicolás Gómez Dávila. Frasi emerseda «un territorio tenuto gelosamentenella penombra» (Álvaro Mutis), ful-minanti annotazioni in margine a un«testo implicito» appunto, un testoche non c’è perché coincide con la vi-ta, che sta al lettore scoprire passo do-po passo, aforisma dopo aforisma.Schegge e frammenti di meditazioneche colpiscono come altrettante evi-denze. Ciò che le tiene insieme è, co-me scrisse una volta Nietzsche, la«lunga logica di una sensibilità filoso-fica ben definita», che però l’autore siguarda bene dall’esplicitare troppo,

    per non risultare pretenzioso, dato iltesto smisurato che commenta.

    Non a caso, il sottotitolo del librodi Enrico Nicolò è Frammenti immagina-ri; si tratta di una raccolta — si legge inquarta di copertina — di quattrocen-tottantatrè brevi estratti da opere let-terarie immaginarie, «schegge di vitache raccolgo lungo il mio viaggio —scrive l’autore nel prologo — i frantu-mi dei sogni, i cocci delle attese, ibrandelli delleaspettative, ifilamenti deidesideri (...)ma anche lelamelle di gra-titudine, lebriciole di cer-tezza».

    Tessere diun mosaico,particelle diun diario “esploso” in una miriade diparticelle, frammenti sapienziali come«Non ho più tempo per offendermi.Mi resta solo quello per voler bene»,o note fuori dal coro m a i n s t re