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Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n. 649004 Copia € 1,00 Copia arretrata € 2,00 L’OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLX n. 178 (48.502) Città del Vaticano giovedì 6 agosto 2020 . y(7HA3J1*QSSKKM( +z!"!:!z!.! Cento morti e oltre quattromila feriti a causa di una devastante esplosione nel porto Beirut in ginocchio Papa Francesco esprime solidarietà al Libano e chiede l’aiuto della comunità internazionale L’allarme dell’Onu per l’emergenza covid-19 Scuole chiuse, si rischia una catastrofe generazionale All’udienza generale il Pontefice inaugura un nuovo ciclo di catechesi sull’attualità della pandemia Serve uno spirito creativo per guarire il mondo L’Onu a sei anni dal massacro perpetrato dall’Is Ricostruire un futuro per gli yazidi PAGINA 3 È morto Sergio Zavoli Un uomo capace di scompigliare le carte PIERO CODA A PAGINA 4 «Non superare le dosi consigliate» di Costanza Rizzacasa d’Orsogna L’arte di trasformare la fragilità in forza GIULIA GALEOTTI A PAGINA 5 Ricordo del vescovo Lorenzo Chiarinelli Maestro di amicizia e di libertà LUIGI ACCATTOLI A PAGINA 6 ALLINTERNO Il 6 agosto 1978 moriva Paolo VI BEIRUT, 5. «Ieri a Beirut, nella zona del porto, delle fortissime esplosioni hanno causato decine di morti e mi- gliaia di feriti, e molte gravi distru- zioni. Preghiamo per le vittime e per i loro familiari; e preghiamo per il Libano, perché, con l’impegno di tutte le sue componenti sociali, poli- tiche e religiose, possa affrontare questo momento così tragico e dolo- roso e, con l’aiuto della comunità in- ternazionale, superare la grave crisi che sta attraversando». Con queste parole, oggi all’udienza generale, Pa- pa Francesco ha espresso solidarietà e vicinanza alla popolazione di Bei- rut dopo la terribile esplosione avve- nuta ieri nel porto e che ha devasta- to in particolare il centro storico del- la capitale libanese causando la mor- te di almeno cento persone e il feri- mento di altre quattromila; centinaia sarebbero i dispersi. Le immagini di alcuni video mo- strano alcune esplosioni ravvicinate seguite da una più violenta e deva- stante, il cui boato è stato sentito anche a Cipro. Secondo per il gover- no libanese a provocare le esplosioni sarebbe stato un incendio in un de- posito nel porto dove erano imma- gazzinate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, sequestrate diversi anni fa da una nave. Il presidente libanese Michel Aoun, che ha parlato con la stampa subito dopo una riunione d’emer- genza del supremo consiglio della difesa nel palazzo presidenziale di Baabda, in un tweet ha affermato: «È inaccettabile che 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio fossero tenute immagazzinate in condizioni non si- cure. Un’inchiesta è in corso per ap- purare cosa abbia provocato l’esplo- sione». Il primo ministro Hassan Diab ha dichiarato che «i responsa- bili della catastrofe ne pagheranno il prezzo», senza sbilanciarsi in alcuna ipotesi. Voci riprese da alcune televi- sioni avevano inizialmente parlato di un attacco israeliano a un deposito di armi di Hezbollah. Ma sia Hez- bollah sia Israele hanno smentito. Il ministro della salute libanese, Hamad Hasan, ha consigliato a chiunque possa di andare via da Beirut a causa dell’aria tossica. Oggi è stata proclamata una giornata di lutto nazionale; lo stato di emergen- za durerà invece per due settimane. L’esplosione ha letteralmente sconvolto la città. «Beirut è una città distrutta: le esplosioni di oggi sem- bravano Hiroshima» ha detto il go- vernatore della capitale, Marwan Aboud, definendo quanto accaduto «un disastro nazionale senza prece- denti». Aboud si è subito recato sul luogo dell’esplosione rivelando che «tra i dispersi vi sarebbero numerosi vigili del fuoco accorsi sul posto per spegnere l’incendio conseguente alla prima esplosione». Un testimone che vive sulle colli- ne a est della capitale, alcuni chilo- metri dal porto, ha detto — citato dall’Ansa che lo spostamento d’aria è stato talmente potente «da far saltare tutte le placche delle pre- se di corrente» nella sua abitazione. In interi quartieri praticamente nes- sun edificio è rimasto con i vetri in- tatti. Fonti riferiscono che nella zona di Mar Mikhael nell’alto edificio di Electricité du Liban, l’ente elettrico nazionale, sono rimasti intrappolati molti dipendenti e che si è lavorato a lungo per portarli in salvo. Sull’autostrada costiera che va verso nord e che passa vicino al porto, per un lungo tratto si vedono auto di- strutte, mentre la carreggiata è co- perta di detriti. Anche all’aeroporto internazionale Rafiq Hariri, distante diversi chilometri, i danni sono evi- denti. «Beirut è una città devastata» ha dichiarato il cardinale Béchara Bou- tros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti. La Chiesa «che ha dispo- sto una rete di soccorso in tutto il territorio libanese — si legge in un comunicato — si trova oggi di fronte a un nuovo grande dovere che non può assumersi da sola, pur essendo totalmente solidale con coloro che sono stati colpiti dalla tragedia, i fa- miliari delle vittime, i feriti e gli sfol- lati, che è pronta ad accogliere nelle sue istituzioni». A nome della Chie- sa del Libano, «ringrazio tutti gli stati che hanno espresso la loro di- sponibilità ad aiutare Beirut, città devastata, e mi rivolgo a tutti i Paesi fratelli e amici, così come alle Nazio- ni Unite per mobilitarsi per dare un aiuto immediato allo scopo di salva- re la città di Beirut, senza alcuna considerazione politica, poiché quel che è accaduto va al di là della poli- tica e dei conflitti». Il patriarca ha fatto appello «alle organizzazioni ca- ritative nei diversi Paesi per aiutare le famiglie libanesi, di Beirut in par- ticolare, affinché possano curare le loro ferite e riparare le loro case». L’Assemblea degli Ordinari catto- lici di Terra Santa ha espresso in un comunicato «solidarietà a tutti i cit- tadini del Libano in questo tempo difficile». «Abbiamo seguito — ag- giungono — e continuiamo a seguire con grande preoccupazione e dolore l’esplosione che ha colpito Beirut e il suo porto ieri sera, specialmente per le notizie di decine di morti e centinaia di feriti dovuti alla defla- grazione». Per questo «alziamo le nostre preghiere per le anime dei morti e per la guarigione dei feriti. E preghiamo per la stabilità e la prosperità del Libano». Sul piano internazionale, si molti- plicano le espressioni di vicinanza e le offerte di aiuto. Gli Stati Uniti hanno detto di essere pronti ad «aiutare in ogni modo» il Libano. «Estendiamo le nostre più profonde condoglianze a tutte le persone col- pite e restiamo pronti ad offrire tutta l’assistenza possibile» ha dichiarato un portavoce del dipartimento di Stato americano. Anche il presidente Donald Trump ha espresso solidarie- tà, sottolineando però che secondo i militari Usa non si sarebbe trattato di un incidente. «Ho incontrato i nostri generali e sembra che non sia un incidente industriale. Sembra, se- condo loro, che sia un attentato, una bomba di qualche tipo» ha detto il presidente. Anche Israele si è detto pronto ad aiutare il Libano. Il presidente israe- liano Reuven Rivlin ha detto che il suo Paese condivide «il dolore del popolo libanese e offre sinceramente il suo aiuto un questo momento dif- ficile» per il Paese. La Francia ha annunciato che in- vierà un distaccamento di sicurezza civile e «diverse tonnellate di mate- riale sanitario» a Beirut. «Medici di emergenza raggiungeranno inoltre Beirut il prima possibile per raffor- zare gli ospedali. La Francia è già impegnata» ha detto il presidente Emmanuel Macron. Solidarietà e aiuti anche dalla Germania: «Offri- remo al Libano il nostro sostegno» ha detto il cancelliere tedesco Ange- la Merkel, secondo quanto ha reso noto via Twitter il portavoce del go- verno, Ulrike Demmer. «I nostri pensieri sono per coloro che hanno perso i loro congiunti. Ai feriti au- guriamo una pronta guarigione». Anche la Turchia si è detta pronta a inviare al Libano «qualsiasi aiuto che sia in grado di fornire» ha detto il presidente Tayyip Erdoğan in una telefonata di condoglianze ad Aoun. «Tutte le nostre agenzie governative sono pronte a intervenire» ha sotto- lineato la presidenza turca. Secondo il ministero degli Esteri di Ankara, tra i feriti «ci sono almeno due citta- dini turchi». Anche il presidente della Repub- blica italiana ha inviato un messag- gio ad Aoun. «In questa dolorosa circostanza — scrive Sergio Mattarel- la — ci stringiamo con affetto al- l’amico popolo Libanese. Il nostro pensiero va alle numerosissime vitti- me della tragedia e alle loro fami- glie, mentre con viva speranza augu- riamo ai feriti una pronta e completa guarigione». NEW YORK, 5. «Una catastrofe ge- nerazionale» a livello globale. È l’allarme lanciato ieri dal segretario generale delle Nazioni Unite, An- tónio Guterres, nel presentare un rapporto sull’impatto della chiusu- ra di scuole, istituti e università per oltre un miliardo di studenti in al- meno 160 paesi e per oltre 40 mi- lioni di bambini che hanno perso la possibilità di frequentare le scuole dell’infanzia. Il numero uno dell’Onu ha invitato i responsabili politici di tutti i paesi a dare prio- rità alla riapertura delle loro scuole non appena avranno controllato la trasmissione locale del coronavirus, avvertendo sulle gravi ripercussioni di chiusure prolungate sulle giova- ni generazioni. «Viviamo in un mo- mento decisivo per bambini e gio- vani in tutto il mondo. Le decisio- ni che i governi e i partner prendo- no ora avranno un effetto duraturo su centinaia di milioni di ragazzi, nonché sulle prospettive di svilup- po dei paesi per decenni», ha di- chiarato Guterres in un video mes- saggio pubblicato su twitter. Secondo l’analisi dell’Onu, il mondo stava già vivendo una «crisi educativa» prima della pandemia, con oltre 250 milioni di bambini in età scolare nei paesi in via di svi- luppo che non frequentavano le le- zioni e con solo un quarto degli studenti delle scuole secondarie che portavano a termine gli studi. «Ora stiamo affrontando una cata- strofe generazionale che potrebbe sprecare un incalcolabile potenziale umano, minare decenni di progres- si e aggravare disuguaglianze radi- cate», ha avvertito Guterres. Serve «un nuovo incontro col Van- gelo della fede, della speranza e dell’amore» che «invita ad assume- re uno spirito creativo» per «tra- sformare le radici delle nostre infer- mità fisiche, spirituali e sociali». Con questo auspicio Papa France- sco ha inaugurato stamane — mer- coledì 5 agosto — un nuovo ciclo di catechesi sul tema «Guarire il mon- do». Riprendendo le udienze gene- rali, dopo la pausa estiva del mese di luglio, il Pontefice si è voluto soffermare sull’attualità della pan- demia da covid-19, accantonando momentaneamente le precedenti ri- flessioni dedicate alla preghiera. E proprio nel rispetto delle misu- re volte a contenere la diffusione del contagio, il Papa ha continuato a tenere l’udienza generale nella Bi- blioteca privata del Palazzo aposto- lico vaticano, senza la presenza di fedeli. Nel farlo ha commentato il brano evangelico tratto da Marco 2, 1-5.10-11, calandolo nella realtà odierna in cui il coronavirus causa «ferite profonde, smascherando le nostre vulnerabilità. Molti — ha os- servato in proposito — sono i de- funti, moltissimi i malati, in tutti i continenti. Tante persone e tante famiglie vivono un tempo di incer- tezza, a causa dei problemi so- cio-economici, che colpiscono spe- cialmente i più poveri». Ecco allora la necessità di do- mandarsi «in che modo possiamo aiutare a guarire il nostro mondo, oggi»; come «guarire in profondità le strutture ingiuste e le pratiche di- struttive che ci separano gli uni da- gli altri, minacciando la famiglia umana e il nostro pianeta». Anche perché, ha assicurato Francesco, le risposte ci sono: «Il ministero di Gesù offre molti esem- pi di guarigione», ha detto citando- ne alcuni; e la Chiesa — ha aggiun- to — «ha sviluppato alcuni principi sociali... che possono aiutarci». Per- ciò — ha concluso — «nelle prossi- me settimane, vi invito ad affronta- re insieme le questioni pressanti che la pandemia ha messo in rilievo... E lo faremo alla luce del Vangelo, delle virtù teologali e della dottrina sociale», esplorando «come la no- stra tradizione sociale cattolica può aiutare la famiglia umana». PAGINA 8 LEONARD O SAPIENZA, ANTONIO TARALLO E CLAUDIA CANEVA A PAGINA 7 LABORATORIO DOPO LA PANDEMIA L’appello per l’Africa di un centinaio di intellettuali Ora o mai più PAGINA 3 di GIULIO ALBANESE I l coronavirus è una sciagura per l’Africa. Non solo dal punto di vista sanitario, ma anche per i suoi drammatici effetti collaterali. I numeri confermano quello che era già facile immaginare all’inizio della pandemia. La Banca mondiale (Bm), ad esempio, prevede che l’economia continentale possa subire una con- trazione compresa all’interno di una forbice tra il -2,1 e il -5,1 per cento, precisando che si tratterebbe della «prima recessione nel corso degli ultimi 25 anni».

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    L’OSSERVATORE ROMANOGIORNALE QUOTIDIANO

    Unicuique suum

    POLITICO RELIGIOSO

    Non praevalebunt

    Anno CLX n. 178 (48.502) Città del Vaticano giovedì 6 agosto 2020

    .

    y(7HA

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    SKKM(

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    !.!

    Cento morti e oltre quattromila feriti a causa di una devastante esplosione nel porto

    Beirut in ginocchioPapa Francesco esprime solidarietà al Libano e chiede l’aiuto della comunità internazionale

    L’allarme dell’Onu per l’emergenza covid-19

    Scuole chiuse, si rischiauna catastrofe generazionale

    All’udienza generale il Pontefice inaugura un nuovo ciclo di catechesi sull’attualità della pandemia

    Serve uno spirito creativoper guarire il mondo

    L’Onu a sei annidal massacro perpetrato dall’Is

    Ricostruire un futuroper gli yazidi

    PAGINA 3

    È morto Sergio Zavoli

    Un uomo capacedi scompigliare le carte

    PIERO CODA A PA G I N A 4

    «Non superare le dosi consigliate»di Costanza Rizzacasa d’O rs o g n a

    L’arte di trasformarela fragilità in forza

    GIULIA GALEOTTI A PA G I N A 5

    R i c o rd odel vescovo Lorenzo Chiarinelli

    Maestro di amiciziae di libertà

    LUIGI AC C AT T O L I A PA G I N A 6

    ALL’INTERNO

    Il 6 agosto 1978moriva Paolo VI

    BE I R U T, 5. «Ieri a Beirut, nella zonadel porto, delle fortissime esplosionihanno causato decine di morti e mi-gliaia di feriti, e molte gravi distru-zioni. Preghiamo per le vittime e peri loro familiari; e preghiamo per ilLibano, perché, con l’impegno ditutte le sue componenti sociali, poli-tiche e religiose, possa affrontarequesto momento così tragico e dolo-roso e, con l’aiuto della comunità in-ternazionale, superare la grave crisiche sta attraversando». Con questeparole, oggi all’udienza generale, Pa-pa Francesco ha espresso solidarietàe vicinanza alla popolazione di Bei-rut dopo la terribile esplosione avve-nuta ieri nel porto e che ha devasta-to in particolare il centro storico del-la capitale libanese causando la mor-te di almeno cento persone e il feri-mento di altre quattromila; centinaiasarebbero i dispersi.

    Le immagini di alcuni video mo-strano alcune esplosioni ravvicinateseguite da una più violenta e deva-stante, il cui boato è stato sentitoanche a Cipro. Secondo per il gover-no libanese a provocare le esplosionisarebbe stato un incendio in un de-posito nel porto dove erano imma-gazzinate 2.750 tonnellate di nitratodi ammonio, sequestrate diversi annifa da una nave.

    Il presidente libanese MichelAoun, che ha parlato con la stampasubito dopo una riunione d’emer-genza del supremo consiglio delladifesa nel palazzo presidenziale diBaabda, in un tweet ha affermato:«È inaccettabile che 2.750 tonnellate

    di nitrato di ammonio fossero tenuteimmagazzinate in condizioni non si-cure. Un’inchiesta è in corso per ap-purare cosa abbia provocato l’esplo-sione». Il primo ministro HassanDiab ha dichiarato che «i responsa-bili della catastrofe ne pagheranno ilprezzo», senza sbilanciarsi in alcunaipotesi. Voci riprese da alcune televi-sioni avevano inizialmente parlato diun attacco israeliano a un depositodi armi di Hezbollah. Ma sia Hez-bollah sia Israele hanno smentito.

    Il ministro della salute libanese,Hamad Hasan, ha consigliato achiunque possa di andare via daBeirut a causa dell’aria tossica. O ggiè stata proclamata una giornata dilutto nazionale; lo stato di emergen-za durerà invece per due settimane.

    L’esplosione ha letteralmentesconvolto la città. «Beirut è una cittàdistrutta: le esplosioni di oggi sem-bravano Hiroshima» ha detto il go-vernatore della capitale, MarwanAboud, definendo quanto accaduto«un disastro nazionale senza prece-denti». Aboud si è subito recato sulluogo dell’esplosione rivelando che«tra i dispersi vi sarebbero numerosivigili del fuoco accorsi sul posto perspegnere l’incendio conseguente allaprima esplosione».

    Un testimone che vive sulle colli-ne a est della capitale, alcuni chilo-metri dal porto, ha detto — citatodall’Ansa — che lo spostamentod’aria è stato talmente potente «dafar saltare tutte le placche delle pre-se di corrente» nella sua abitazione.In interi quartieri praticamente nes-

    sun edificio è rimasto con i vetri in-tatti. Fonti riferiscono che nella zonadi Mar Mikhael nell’alto edificio diElectricité du Liban, l’ente elettriconazionale, sono rimasti intrappolatimolti dipendenti e che si è lavoratoa lungo per portarli in salvo.Sull’autostrada costiera che va versonord e che passa vicino al porto, perun lungo tratto si vedono auto di-strutte, mentre la carreggiata è co-perta di detriti. Anche all’aerop ortointernazionale Rafiq Hariri, distantediversi chilometri, i danni sono evi-denti.

    «Beirut è una città devastata» hadichiarato il cardinale Béchara Bou-tros Raï, patriarca di Antiochia deiMaroniti. La Chiesa «che ha dispo-sto una rete di soccorso in tutto ilterritorio libanese — si legge in uncomunicato — si trova oggi di frontea un nuovo grande dovere che nonpuò assumersi da sola, pur essendototalmente solidale con coloro chesono stati colpiti dalla tragedia, i fa-miliari delle vittime, i feriti e gli sfol-lati, che è pronta ad accogliere nellesue istituzioni». A nome della Chie-sa del Libano, «ringrazio tutti glistati che hanno espresso la loro di-sponibilità ad aiutare Beirut, cittàdevastata, e mi rivolgo a tutti i Paesifratelli e amici, così come alle Nazio-ni Unite per mobilitarsi per dare unaiuto immediato allo scopo di salva-re la città di Beirut, senza alcunaconsiderazione politica, poiché quelche è accaduto va al di là della poli-tica e dei conflitti». Il patriarca hafatto appello «alle organizzazioni ca-ritative nei diversi Paesi per aiutarele famiglie libanesi, di Beirut in par-ticolare, affinché possano curare leloro ferite e riparare le loro case».

    L’Assemblea degli Ordinari catto-lici di Terra Santa ha espresso in uncomunicato «solidarietà a tutti i cit-tadini del Libano in questo tempodifficile». «Abbiamo seguito — ag-giungono — e continuiamo a seguirecon grande preoccupazione e dolorel’esplosione che ha colpito Beirut eil suo porto ieri sera, specialmenteper le notizie di decine di morti ecentinaia di feriti dovuti alla defla-grazione». Per questo «alziamo lenostre preghiere per le anime deimorti e per la guarigione dei feriti.E preghiamo per la stabilità e laprosperità del Libano».

    Sul piano internazionale, si molti-plicano le espressioni di vicinanza ele offerte di aiuto. Gli Stati Unitihanno detto di essere pronti ad«aiutare in ogni modo» il Libano.«Estendiamo le nostre più profondecondoglianze a tutte le persone col-pite e restiamo pronti ad offrire tuttal’assistenza possibile» ha dichiaratoun portavoce del dipartimento diStato americano. Anche il presidenteDonald Trump ha espresso solidarie-tà, sottolineando però che secondo imilitari Usa non si sarebbe trattatodi un incidente. «Ho incontrato inostri generali e sembra che non siaun incidente industriale. Sembra, se-condo loro, che sia un attentato, unabomba di qualche tipo» ha detto ilp re s i d e n t e .

    Anche Israele si è detto pronto adaiutare il Libano. Il presidente israe-liano Reuven Rivlin ha detto che ilsuo Paese condivide «il dolore delpopolo libanese e offre sinceramenteil suo aiuto un questo momento dif-ficile» per il Paese.

    La Francia ha annunciato che in-vierà un distaccamento di sicurezzacivile e «diverse tonnellate di mate-riale sanitario» a Beirut. «Medici diemergenza raggiungeranno inoltreBeirut il prima possibile per raffor-zare gli ospedali. La Francia è giàimpegnata» ha detto il presidenteEmmanuel Macron. Solidarietà eaiuti anche dalla Germania: «Offri-remo al Libano il nostro sostegno»ha detto il cancelliere tedesco Ange-la Merkel, secondo quanto ha resonoto via Twitter il portavoce del go-verno, Ulrike Demmer. «I nostripensieri sono per coloro che hannoperso i loro congiunti. Ai feriti au-guriamo una pronta guarigione».Anche la Turchia si è detta pronta ainviare al Libano «qualsiasi aiutoche sia in grado di fornire» ha dettoil presidente Tayyip Erdoğan in unatelefonata di condoglianze ad Aoun.«Tutte le nostre agenzie governativesono pronte a intervenire» ha sotto-lineato la presidenza turca. Secondo

    il ministero degli Esteri di Ankara,tra i feriti «ci sono almeno due citta-dini turchi».

    Anche il presidente della Repub-blica italiana ha inviato un messag-gio ad Aoun. «In questa dolorosacircostanza — scrive Sergio Mattarel-

    la — ci stringiamo con affetto al-l’amico popolo Libanese. Il nostropensiero va alle numerosissime vitti-me della tragedia e alle loro fami-glie, mentre con viva speranza augu-riamo ai feriti una pronta e completaguarigione».

    NEW YORK, 5. «Una catastrofe ge-nerazionale» a livello globale. Èl’allarme lanciato ieri dal segretariogenerale delle Nazioni Unite, An-tónio Guterres, nel presentare unrapporto sull’impatto della chiusu-ra di scuole, istituti e università peroltre un miliardo di studenti in al-meno 160 paesi e per oltre 40 mi-lioni di bambini che hanno persola possibilità di frequentare lescuole dell’infanzia. Il numero unodell’Onu ha invitato i responsabilipolitici di tutti i paesi a dare prio-rità alla riapertura delle loro scuolenon appena avranno controllato latrasmissione locale del coronavirus,avvertendo sulle gravi ripercussionidi chiusure prolungate sulle giova-ni generazioni. «Viviamo in un mo-mento decisivo per bambini e gio-vani in tutto il mondo. Le decisio-ni che i governi e i partner prendo-no ora avranno un effetto duraturosu centinaia di milioni di ragazzi,nonché sulle prospettive di svilup-po dei paesi per decenni», ha di-chiarato Guterres in un video mes-saggio pubblicato su twitter.

    Secondo l’analisi dell’Onu, ilmondo stava già vivendo una «crisieducativa» prima della pandemia,con oltre 250 milioni di bambini inetà scolare nei paesi in via di svi-luppo che non frequentavano le le-

    zioni e con solo un quarto deglistudenti delle scuole secondarieche portavano a termine gli studi.«Ora stiamo affrontando una cata-strofe generazionale che potrebbesprecare un incalcolabile potenzialeumano, minare decenni di progres-si e aggravare disuguaglianze radi-cate», ha avvertito Guterres.

    Serve «un nuovo incontro col Van-gelo della fede, della speranza edell’amore» che «invita ad assume-re uno spirito creativo» per «tra-sformare le radici delle nostre infer-mità fisiche, spirituali e sociali».Con questo auspicio Papa France-sco ha inaugurato stamane — mer-coledì 5 agosto — un nuovo ciclo dicatechesi sul tema «Guarire il mon-do». Riprendendo le udienze gene-rali, dopo la pausa estiva del mesedi luglio, il Pontefice si è volutosoffermare sull’attualità della pan-demia da covid-19, accantonandomomentaneamente le precedenti ri-flessioni dedicate alla preghiera.

    E proprio nel rispetto delle misu-re volte a contenere la diffusionedel contagio, il Papa ha continuatoa tenere l’udienza generale nella Bi-blioteca privata del Palazzo aposto-lico vaticano, senza la presenza di

    fedeli. Nel farlo ha commentato ilbrano evangelico tratto da Marco 2,1-5.10-11, calandolo nella realtàodierna in cui il coronavirus causa«ferite profonde, smascherando lenostre vulnerabilità. Molti — ha os-servato in proposito — sono i de-funti, moltissimi i malati, in tutti icontinenti. Tante persone e tantefamiglie vivono un tempo di incer-tezza, a causa dei problemi so-cio-economici, che colpiscono spe-cialmente i più poveri».

    Ecco allora la necessità di do-mandarsi «in che modo possiamoaiutare a guarire il nostro mondo,oggi»; come «guarire in profonditàle strutture ingiuste e le pratiche di-struttive che ci separano gli uni da-gli altri, minacciando la famigliaumana e il nostro pianeta».

    Anche perché, ha assicuratoFrancesco, le risposte ci sono: «Il

    ministero di Gesù offre molti esem-pi di guarigione», ha detto citando-ne alcuni; e la Chiesa — ha aggiun-to — «ha sviluppato alcuni principisociali... che possono aiutarci». Per-ciò — ha concluso — «nelle prossi-me settimane, vi invito ad affronta-re insieme le questioni pressanti chela pandemia ha messo in rilievo... Elo faremo alla luce del Vangelo,delle virtù teologali e della dottrinasociale», esplorando «come la no-stra tradizione sociale cattolica puòaiutare la famiglia umana».

    PAGINA 8

    LEONARD O SAPIENZA, ANTONIO TARALLO E CL AU D I A CA N E VA A PA G I N A 7

    LABORATORIODOPO LA PA N D E M I A

    L’appello per l’Africa di un centinaio di intellettuali

    Ora o mai più

    PAGINA 3

    di GIULIO ALBANESE

    I l coronavirus è una sciagura perl’Africa. Non solo dal punto divista sanitario, ma anche per isuoi drammatici effetti collaterali.

    I numeri confermano quello cheera già facile immaginare all’iniziodella pandemia.

    La Banca mondiale (Bm), adesempio, prevede che l’economiacontinentale possa subire una con-trazione compresa all’interno di unaforbice tra il -2,1 e il -5,1 per cento,precisando che si tratterebbe della«prima recessione nel corso degliultimi 25 anni».

  • L’OSSERVATORE ROMANOpagina 2 giovedì 6 agosto 2020

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    Genova, aperto al trafficoil ponte San Giorgio

    BRUXELLES, 5. Il peso della pande-mia incombe ancora sui paesi euro-pei. Un po’ ovunque in Europa siconvive con l’incognita di un riacu-tizzarsi del “nemico invisibile” esull’entità di un’eventuale secondaondata che, stando ai segnali, si co-noscerà ben prima dell’autunno. Se-condo gli esperti sarà, dunque, ne-cessario non abbassare la guardia eavere la capacità di individuazionerapida dei focolai, così come impor-tante sarà continuare a rispettare lemisure di prevenzione per attenuareil rischio di una seconda ondata.

    Il primo paese europeo a dichiara-re l’arrivo della seconda ondata èstato il Belgio. «È chiaro che è arri-vata la seconda ondata di covid-19.Il numero di infezioni è in crescita enon è un piccolo aumento. Non sap-piamo quanto durerà e quanto sali-ranno le curve», ha annunciato ieriSteven Van Gucht, presidente delcomitato scientifico sul coronavirusdell’istituto di Sanità del Belgio.

    Al tempo stesso però Van Guchtha sottolineato come «questa secon-da ondata potrebbe non avere con-seguenze drammatiche» grazie allecontromisure messe in atto dal Con-siglio di sicurezza nazionale.L’esperto ha sottolineato inoltre lanecessità di «stabilizzare il numerodei ricoveri ospedalieri. Altrimenti sipotrebbe finire molto rapidamentenella direzione sbagliata». Secondogli ultimi dati diffusi dall’autorità sa-nitaria belga, il numero medio gior-naliero di nuove infezioni da corona-virus è salito a 517,1 tra il 25 e il 31luglio, con un aumento del 60 percento rispetto alla settimana prece-dente. Il dato complessivo dei con-tagi ha ora superato il tetto dellesettantamila unità, mentre i decessiper complicazioni legate al nuovocoronavirus hanno quasi raggiuntoquota diecimila.

    La Germania, con 870 nuovi casipositivi nelle ultime 24 ore, torna adavvertire il pericolo di «vanificare isuccessi finora raccolti» come affer-mato dalla presidente dell’Asso cia-zione dei medici tedeschi MarburgerBund, Susanne Johna, secondo cui«ci troviamo già in una piccola se-conda ondata», anche se la crescita

    non è paragonabile ai numeri dimarzo e aprile e gli ospedali sonopreparati ad accogliere i pazienti.

    «L’equilibrio è fragile e possiamoricadere in ogni momento» versouna ripresa incontrollata dell’epide-mia da coronavirus: questo l’avverti-mento lanciato ieri dal Consiglioscientifico di Parigi — co ordinatorein Francia della lotta alla pandemia— che nell’ultimo bollettino ha rivol-to un nuovo appello ai cittadini af-finché rispettino le misure di sicurez-za. «L’avvenire dell’epidemia sulbreve termine è in gran parte nellemani dei cittadini», è il messaggiodel Consiglio Scientifico, eviden-ziando come «altamente probabile»una seconda ondata epidemica«questo autunno o in inverno».

    Anche in Spagna la paura per unaseconda ondata è forte. Ben 1.178 so-no stati i nuovi contagi secondo l’ul-timo bollettino quotidiano, di cuimetà tra Madrid e Aragona.

    Particolarmente preoccupante lasituazione in Romania, che con 1.232nuovi casi e 48 vittime nelle ultime24 ore, è il paese con i dati peggioriin tutta Europa. Le autorità di Buca-rest hanno introdotto nuove restri-zioni: nella capitale è obbligatoriol’uso della mascherina ancheall’aperto nel centro storico della cit-tà, nei mercati, nelle fiere e nelle sta-zioni dei mezzi pubblici.Persone con mascherina in una strada del centro di Bruxelles (Ansa)

    ROMA, 5. Da ieri sera è riaperto altraffico il ponte San Giorgio diGenova, restituito finalmente aisuoi cittadini. A poco meno di dueanni dal crollo del Morandi è statocosì ricucito ponente e levante.

    Dopo gli ultimi atti formali, con-trolli e adempimenti burocratici èstato dato il via libera all’ap erturadel viadotto, dove si sono formatele prime code di automobilisti

    pronti a immortalare il momento.L’apertura è avvenuta con leggeroritardo a causa della asfaltatura inextremis di un piccolo tratto di via-dotto dopo la cerimonia di lunedìscorso.

    Il sindaco e commissario straor-dinario per la ricostruzione del via-dotto sul Polcevera, Marco Bucci,ha restituito la gestione della strut-tura ad Autostrade per l’Italia(Aspi), in attesa di capire cosa de-ciderà il governo sulla concessione.Oggi, al Ministero dei Trasporti èprevista la messa a punto di unaparte consistente della concessioneautostradale. Un passo necessario,dopo il certificato di agibilità diAnas, per far riprendere la circola-zione dei mezzi su quel nastro lun-go 1.067 metri, fondamentali nonsolo per il traffico cittadino e inter-regionale, ma per l’economia ditutta Italia. Tra dieci giorni, sottoil ponte Genova San Giorgio, i fa-miliari delle 43 vittime si ritrove-ranno per ricordare i loro cari.

    Ancora protestein Bulgaria

    contro governoe procura generale

    SOFIA, 5. Ancora tensioni in Bulga-ria, dove sono proseguite anche ieri— per il ventisettesimo giorno conse-cutivo — le proteste contro il gover-no. I manifestanti continuano achiedere le dimissioni del premierBoyko Borissov e del procuratoregenerale Ivan Ghescev e lo svolgi-mento delle elezioni anticipate. En-trambi sono accusati, dai dimostrantiantigovernativi, di fare gli interessidegli oligarchi e della mafia e nondei cittadini.

    Proteste quotidiane si tengononon solo nella capitale Sofia, ma an-che in decine di altre città bulgare.Anche all’estero le comunità bulgarecontinuano a manifestare davanti al-le loro ambasciate. Nella capitaleSofia una tendopoli è sorta nellapiazza davanti alla sede del governo,bloccando l’incrocio nevralgico diOrlov Most (Ponte delle aquile),con gravi disagi nel traffico urbano enei trasporti pubblici. Al momento,fortunatamente, non si registranoscontri tra polizia e dimostranti, macinque dei manifestanti nelle tendo-poli hanno cominciato uno scioperodella fame.

    Nelle proteste si sono schierateanche donne madri di bambini disa-bili, riunite nel movimento civile “Ilsistema ci uccide”, che nell’o t t o b re2018 organizzò proteste di massa peruna equa legislazione a tutela deibambini disabili. Le proteste nelPaese vanno avanti oramai da quasiun mese, in particolare, contro lacorruzione in politica.

    Sottoposti ai test anti-covid i 350 migranti a bordo

    La nave quarantena resta a Lampedusa

    Controlli anti-covid sui migranti a Malta (Reuters)

    Al via il voto anticipatoper le presidenziali in Bielorussia

    Celebrati a Derryi funerali di John Hume

    Si allargal’inchiesta

    sui carabinieridi Piacenza

    ROMA, 5. Si allarga l’inchiesta dellaprocura di Piacenza e della Guar-dia di finanza che ha portato all’ar-resto il 22 luglio scorso di sei cara-binieri accusati di aver messo inpiedi un sistema criminale che pre-vedeva arresti pilotati per seque-strare la droga e poi rivenderla at-traverso galoppini ai quali spettavail 10 per cento dei guadagni e poiminacce, botte e torture. Nel regi-stro degli indagati sono stati iscrittialtri militari, tutti all’interno del-l’Arma nella cittadina emiliana.

    Dalla procura non arrivano con-ferme, ma secondo alcune fonti in-vestigative le posizioni dei nuoviindagati sarebbero più lievi e mar-ginali rispetto ai gravissimi reatiche invece vengono contestati a va-rio titolo a un gruppo di carabinie-ri in servizio alla stazione Levante.

    Dopo gli interrogatori di garan-zia, e la decisione del giudice perle indagini preliminari, Luca Mila-ni di lasciare in carcere cinque ca-rabinieri e un sesto agli arresti do-miciliari, si continua dunque a sca-vare per scoprire chi potesse saperequalcosa dei metodi brutali, ma an-che dello spaccio di stupefacenti,che vengono contestati ad alcunimilitari. E decisive, in questo mo-mento delle indagini, dopo gli in-terrogatori di garanzia, sono tuttele dichiarazioni rese dalle tantepersone ascoltate in questi giornidagli inquirenti. Vi sono soprattut-to diversi presunti testimoni coin-volti, a loro dire, nelle vicende dispaccio o violenze accadute tra lequattro mura della stazione in viaCaccialupo, alcuni dei quali si so-no rivolti ai magistrati dopo avervisto le prime notizie sui giornali.

    ROMA, 5. La nave quarantena Az-zurra di Gnv con a bordo 350 mi-granti resta al largo di Lampedusae non raggiungerà, per ora, Trapanicome annunciato ieri. Tra oggi edomani, con il calare del vento, tor-nerà ad attraccare al molo per com-pletare il trasbordo, fino a capienzamassima di altri ospiti ancoraall’hotspot di Lampedusa. L’obiet-tivo dell’operazione è allentare lapressione sul centro di accoglienzadi contrada Imbriacola, che ha su-perato di dieci volte la sua reale ca-pienza.

    Ieri sera, il dipartimento Libertàcivili del ministero dell’Interno ave-va dato il via libera al trasferimentodella nave verso Trapani e non piùa Porto Empedocle — come si eraipotizzato in un primo momento —ma poi, dopo nuovi contatti fra so-cietà e dipartimento, la nave è ri-masta davanti all’isola.

    Intanto, i 350 migranti — quasitutti tunisini — imbarcati ieri sonostati sottoposti a tampone rinofa-ringeo per accertare la positività alcovid-19. I risultati dei test sono at-tesi per oggi.

    A causa delle avverse condizionimeteo marine, ieri mattina, eranostate sospese le operazioni di im-barco. Tuttavia, secondo quantoconfermato dalla Prefettura di Agri-gento, le operazioni riprenderannogiovedì fino alla capienza massimastabilita che è per 700 migranti,condizioni meteo permettendo.

    Il mare mosso e le forti rafficheche soffiano nel Canale di Siciliahanno fermato per alcune ore an-che gli sbarchi sull’isola. L’ultimoarrivo è dell’altro ieri sera quando,dalla Libia, è giunto un barconecon decine di bambini e donne.

    Proseguono, invece, gli arrivi inPuglia. Un moto-veliero di 15 metricon 84 migranti a bordo si è inca-gliato sugli scogli al largo di Galli-poli ed è stato intercettato da im-barcazioni della Guardia di finanzae della Capitaneria di porto. A bor-

    do alcune famiglie con 11 donne e 3bambini di tre anni, provenienti daIran, Iraq, Somalia, Egitto e Paki-stan. I profughi sono stati visitatidai medici dell’Ufficio di sanitàmarittima e tra loro c’era anche unadonna incinta che, colta da malore,è stata portata in ospedale per ac-certamenti. Gli altri sono stati tra-sferiti al centro di accoglienza DonTonino Bello di Otranto (Lecce),dove saranno sottoposti a tampone.Due uomini di nazionalità turca,accusati di essere stati alla guidadell’imbarcazione, sono stati arre-stati.

    Intanto, per far fronte all’emer-genza sbarchi, dal 10 agosto ripren-deranno i voli charter — i n t e r ro t t idurante il lockdown — per i rimpa-tri dei tunisini che sbarcano in Ita-lia. Lo ha fatto sapere il Viminale,sottolineando che i voli rispetteran-no gli accordi attualmente in vigorecon il governo di Tunisi: due aereia settimana ognuno con un massi-mo di 40 persone a bordo. D allaCommissione europea invece è sta-to comunicato che la lista di Paesiterzi sicuri per i rimpatri dei mi-granti, invocata ieri dal ministrodegli Esteri Di Maio, è un’opzioneche «sarà certamente valutata comeparte del nuovo pacchetto sull’Asi-lo». Intanto, il ministro dell’Inter-no italiano, Luciana Lamorgese fasapere che è «imminente» il raffor-zamento del contingente di militarigià destinato alla vigilanza dellafrontiera tra Italia e Slovenia.

    DU B L I N O, 5. «Un’anima nobile» lacui fede cristiana «ha ispirato in-stancabili sforzi per promuovere ildialogo, la riconciliazione e la pa-ce tra il popolo dell’Irlanda delNord»: così, in un messaggio afirma del cardinale Pietro Parolin,segretario di Stato, Papa France-sco esprime il suo cordoglio per lascomparsa, avvenuta il 3 agosto, di John Hume, politico nordirlande-se e protagonista del processo dipace. Nel messaggio, letto durantei funerali di Hume, celebrati ogginella cattedrale di Sant’Eugenio di

    Derry, il Papa si dice «rattristato»per la morte di Hume, vincitoredel Premio Nobel per la pace nel1998, e esprime vicinanza e pre-ghiera alla sua famiglia.

    A presiedere la celebrazione l’ar-civescovo di Armagh e Primated’Irlanda, Eamon Martin, e il ve-scovo locale Donal McKeown.Quest’ultimo ha detto: «La voca-zione di Hume era quella di essereun operatore di pace per il benedegli altri. Grazie al suo passatopossiamo affrontare il futuro».

    MINSK, 5. In piena campagna elet-torale, è iniziata ieri in Bielorussiala votazione anticipata delle elezio-ni presidenziali, in programma il 9agosto. In tutto vi sono 5.767 seggielettorali, di cui 231 presso centri dicura, strutture sanitarie e altri luo-ghi e 13 seggi elettorali in unità mi-litari. Lo riporta l’agenzia di stam-pa russa Interfax. Anche i cittadiniresidenti all’estero potranno votare.

    Mentre il presidente in caricaAlexander Lukashenko si candidaal suo sesto mandato, la speranzadell’opposizione si concentra su

    Svetlana Tikhanovskaja, al suoesordio in politica. La 37enne è di-ventata la principale candidata asfidare Lukashenko dopo che ilmarito Sergei Tikhanovskij, un no-to blogger, è stato arrestato.

    Il presidente in carica, l’ex parla-mentare Anna Kanopatskaya, ilpresidente del Partito socialdemo-cratico bielorusso, il copresidentedell’associazione Tell the Truth An-drei Dmitriyev, e Svetlana Tikha-novskaya, sono stati registrati dallaCommissione centrale bielorussaper le elezioni il 14 luglio.

  • L’OSSERVATORE ROMANOgiovedì 6 agosto 2020 pagina 3

    L’Onu a sei anni dal massacro perpetrato dall’Is

    Ricostruire un futuroper gli yazidi L’appello per l’Africa di un centinaio di intellettuali

    Ora o mai più

    NEW YORK, 5. Ai primi di agosto disei anni fa gli uomini del sedicentestato islamico (Is) devastavano Sin-jar, una piccola città nell’Iraq nord-occidentale, vicina al confine con laSiria, uccidendo circa cinquemilapersone, tra cui donne e bambini.Secondo le Nazioni Unite, si è trat-tato di «una campagna sistematicadi distruzione della comunità yazi-da». Ieri, a sei anni dal massacro, ilrappresentante speciale delle Nazio-ni Unite per l’Iraq, Jeanine Hennis-Plasschaert, ha ricordato quella tra-

    gedia e lanciato un appello alla co-munità internazionale.

    Gli yazidi sono una piccola mino-ranza religiosa perseguitata dall’Ische vive tra l’Iraq, la Siria e la Tur-chia. In quell’agosto del 2014 oltrealle cinquemila vittime altre migliaiadi persone furono rapite, schiavizza-te e violentate. Ma nonostante que-ste atrocità commesse dall’Is, hasottolineato la Rappresentante Onu,«questa piccola comunità ha cercatodi preservare la sua cultura e la suaterra e difendere i propri diritti mal-grado le difficoltà». Gli yazidi «os-

    sessionati dall’ombra di queste atro-cità, e scossi dalle attuali sfide poli-tiche, di sicurezza ed economiche,rimangono determinati a costruireun futuro migliore» ha aggiunto.Per questi motivi, la rappresentantespeciale ha esortato Baghdad ed Er-bil a raggiungere «senza indugio unaccordo per fornire a questa comu-nità assediata gli strumenti e l’am-biente giusto per ricostruire le lorovite». «La governance stabile e lestrutture di sicurezza sono basi es-senziali per la ricostruzione e la pro-sperità della comunità», ha dichia-rato. «Lo dobbiamo alle vittime. Lodobbiamo ai sopravvissuti. Lo dob-biamo al nostro comune senso diumanità», ha concluso.

    Oggi sono circa 100.000 gli yaziditornati a Sinjar, nel nord dell’Iraq,ma non mancano le difficoltà perl’assistenza sanitaria e l’i s t ru z i o n e .Non ci sono più state notizie di cir-ca 3.000 donne e bambine rapite seianni fa.

    Gli yazidi hanno fatto appello al-la Corte penale internazionale. Unodei volti più noti di questa loro bat-taglia è quello di Nadia Murad, 21anni, rapita dai miliziani e vittimadi stupri. Nadia è riuscita a scappa-re. Ha vinto il premio Nobel per lapace ed è ambasciatrice Onu per ladignità dei sopravvissuti alla trattadi esseri umani.

    Deciso dal governo di New Delhi a seguito della crescente tensione

    Coprifuo conella regione del Kashmir

    Gli Stati Unitiinvieranno

    una delegazionea Taiwan

    WASHINGTON, 5. Gli Stati Uniti hannoannunciato ieri che invieranno una dele-gazione ufficiale a Taiwan, per la primavolta dal 2014, quando l'ex presidenteBarack Obama inviò la presidente del-l'agenzia per la Protezione Ambientale.L’ufficio statunitense responsabile dellerelazioni commerciali con Taiwan haconfermato che il segretario alla Saluteamericano Alex Azar guiderà la delega-zione. Nessun membro del governo Usadi così alto rango ha mai visitato l’isolada quando nel 1979 Washington ruppele relazioni diplomatiche con Taiwan(per stabilirle con la Repubblica Popo-lare Cinese), secondo quanto affermal’American Institute a Taipei. Non siconosce ancora la data precisa dell’inviodella delegazione. Non è stata neancheprecisata la natura dei colloqui.

    La soddisfazione del Fondo monetario internazionale

    «Un passo molto significativo» l’accordo sul debito in Argentina

    Militari indiani a Srinagar (Epa)

    Il direttore del Fmi Kristalina Georgieva con il ministro dell’economia argentino Martín Guzmán

    LABORATORIOD OPO LA PA N D E M I A

    «Per chi è responsabile la domanda ultima non è: come me lacavo eroicamente in quest’affare, ma: quale potrà essere la vitadella generazione che viene» (D. Bonhoeffer)

    di GIULIO ALBANESE

    I l coronavirus è una sciagura perl’Africa. Non solo dal punto divista sanitario, ma anche per isuoi drammatici effetti collaterali. Inumeri confermano quello che eragià facile immaginare all’inizio dellapandemia. La Banca mondiale(Bm), ad esempio, prevede chel’economia continentale possa subireuna contrazione compresa all’inter-no di una forbice tra il -2,1 e il -5,1per cento, precisando che si tratte-rebbe della «prima recessione nelcorso degli ultimi 25 anni». Sempresecondo la Bm, la recessione del2020 aumenterà con ogni probabili-tà il tasso di povertà dell’Africa sub-sahariana di almeno due punti per-centuali, riportando il continente ailivelli di povertà del 2015 e cancel-lando cinque anni di progressi. Co-me se non bastasse, il famigeratocovid-19 sta mettendo a repentagliola sicurezza alimentare: le previsioniinfatti indicano che la produzioneagricola potrebbe contrarsi tra il 2,6per cento in uno scenario ottimisti-co e fino al 7 qualora fossero pro-crastinati i blocchi commerciali. Di

    fronte a queste sfideche interpellano il con-sesso delle nazioni, nonè lecito stare alla fine-stra a guardare. A pen-sarla così è un centinaiodi intellettuali e accade-mici africani che hannopreso, per così dire,penna e calamaio perredigere una letteraaperta, indirizzata ai lo-ro capi di Stato eall’opinione pubblica ingenerale. Fin dalle pri-me battute il testo dellamissiva è diretto edesplicito. «La situazioneè critica. Non si trattadi fermare un’altra crisiumanitaria “africana”,ma di contenere gli ef-fetti di un virus che stascuotendo l’ordine delmondo, mettendo in di-scussione le basi dellavita comune». Ciò che sorprende,leggendo la missiva — che ha comeprimo firmatario il premio NobelWole Soyinka e altre eccellenze afri-cane tra cui lo scrittore senegaleseBoubacar Boris Diop e la poetessaivoriana Véronique Tadjo — non èsolo la grande lucidità nell’i n t e r p re -tare i segni dei tempi, ma anche esoprattutto la capacità di indirizzarealle classi dirigenti africane e allasocietà civile nelle sue molteplici ar-ticolazioni un messaggio straordina-riamente profetico. Leggendo il te-sto da cima a fondo si ha la nettaimpressione che s’intenda richiamarechiunque ad una decisa assunzionedi responsabilità nei confronti dellaCasa comune di cui ha scritto am-piamente Papa Francesco nell’enci-clica Laudato si’. D’altronde il coro-navirus ha messo a nudo i limitidell’attuale modello di sviluppo,evidenziando le distorsioni di unacrescita non sostenibile, di un mon-do pesantemente segnato dall’esclu-sione sociale e dunque diviso trauna minoranza che vive nel benesse-re e le masse impoverite nelle peri-ferie geografiche ed esistenziali delnostro tempo. Ecco il motivo percui il messaggio degli intellettuali edegli accademici africani va ben aldi là dell’urgenza sanitaria impostadalla pandemia che peraltro, inAfrica, è l’ultima di una lunga serie.A parte le tre “big ones” che sonoaids, malaria e tubercolosi, il conti-nente in questi anni ha visto di tut-to: dalle malattie tropicali neglettealla piaga di ebola. La convinzionedei firmatari è che «L’Africa devesvegliarsi e riprendere in mano ilproprio destino, alla luce delle enor-mi risorse materiali e umane di cuidispone. Le diverse forme di resi-lienza e creatività messe in campoin questi giorni da tanti giovaniscienziati e ricercatori africani sonola prova delle enormi potenzialitàdel nostro continente». Ma questonon basta: bisognerebbe concentrar-si, si legge nel documento «sullareale urgenza, che è quella di rifor-mare le politiche pubbliche, di farlelavorare a favore delle popolazioniafricane e secondo le priorità africa-

    ne. In breve: è imperativo eviden-ziare il valore di ogni essere umano,indipendentemente dal suo status,andando oltre logiche di profitto,dominio o presa di potere». Proprioper questo motivo gli intellettuali eaccademici africani invocano uncambio di paradigma, nella consa-pevolezza che occorre guardare allacrisi causata dalla pandemia del co-ronavirus come un’opportunità perstimolare un «cambiamento radica-le». «La sfida con cui siamo chia-mati a misurarci — si legge nel pas-saggio conclusivo della missiva —non è altro che il ripristino della li-bertà intellettuale e della creativitàdel continente: in assenza di queste,qualsiasi discorso sulla sovranità sirivela inconcepibile. La sfida è rom-pere con l’outsourcing delle nostreprerogative sovrane, riconnettercicon configurazioni locali, abbando-nare l’imitazione sterile, adattare lascienza, la tecnologia e la ricerca alnostro contesto, ridisegnando le isti-tuzioni sulla base delle nostre speci-ficità e delle nostre risorse, adottan-do un quadro di governance inclusi-vo e uno sviluppo endogeno, percreare valore qui, al fine di ridurrela nostra dipendenza sistemica». Pa-role cariche di significati che invoca-no l’agognato cambiamento, met-tendo in evidenza la distanza che sipercepisce tra le classi dirigenti alpotere e i cittadini i quali vengonospesso penalizzati nel contesto dipolitiche predatorie, finalizzate allospoglio delle risorse naturali da par-te di multinazionali e gruppi finan-ziari. In questa prospettiva «i leaderafricani — si legge ancora nella lette-ra aperta — possono e devono pro-porre alle loro società una nuovaidea politica dell’Africa: è una que-stione di sopravvivenza e non di“prosperità retorica”. Sono necessa-rie serie riflessioni sul funzionamen-to delle istituzioni statali, sulla fun-zione stessa dello Stato e sulle nor-me giuridiche che distribuiscono ipoteri e definiscono il loro equili-brio. Possiamo ottenere di più separtiamo da idee rispondenti allerealtà in tutto il continente. La rea-lizzazione della seconda ondata del-la nostra indipendenza politica di-penderà dalla creatività politica edalla nostra capacità di assumerci laresponsabilità del nostro destino co-mune». La professoressa AmyNiang, una delle promotrici dell’ini-ziativa epistolare, docente presso ilDipartimento di relazioni interna-zionali dell’Università di Witwater-srand a Johannesburg, in Sud Afri-ca, in un’intervista all’emittente tele-visiva Al Jazeera, ha dichiarato:«Nell’appello, esortiamo i leaderafricani a pensare anche al di làdell’attuale crisi come sintomo diprofondi problemi strutturali chel’Africa deve affrontare per diventa-re un giorno sovrana e attore checontribuisce al nuovo ordine globa-le». Il messaggio è chiaro e ben mo-tivato perché l’Africa, per chi davve-ro la conosce e l’ama, da meridionea settentrione, da oriente ad occi-dente, dispone di straordinarie risor-se umane e materiali in grado dipromuovere un benessere condivisosu base egualitaria e nel rispettodella dignità personale. La missivasi conclude con un imperativo a dirpoco eloquente: «Non abbiamo piùscelta: abbiamo bisogno di un radi-cale cambio di direzione. Ora è ilmomento!».

    SRINAGAR, 5. La tensione, già pal-pabile nei giorni scorsi, sta montan-do in queste ore in Kashmir dopo lanuova imposizione del coprifuocototale per oggi e domani: militari euomini delle forze di sicurezza pre-sidiano nuovamente le strade dellacapitale Srinagar con posti di bloc-co, filo spinato, transenne d’acciaio,con lo scopo dichiarato di impedireche il giorno dell’anniversario dellacancellazione dell’autonomia delJammu e Kashmir da parte del go-verno di New Delhi si trasformi inuna carneficina.

    Un anno fa, il 5 agosto del 2019,il governo centrale indiano cancellò,con un decreto, l’autonomia dellostato himalayano, conteso da decen-ni tra l’India e il Pakistan, (che necontrolla una parte ma rivendica lasovranità su tutto il territorio), eabrogò la clausola della Costituzio-ne che garantiva alla regione unostatuto speciale. Da quel 5 agosto,gli otto milioni di abitanti del Kash-mir hanno vissuto il coprifuoco piùlungo della loro storia, 300 giorni,totalmente isolati dal resto del Paesee dal mondo, con il blocco di tuttele comunicazioni telefoniche, fisse emobili, e la sospensione di Internet;migliaia di persone sono state incarcere per mesi, e tra loro variecentinaia di attivisti ed esponentip olitici.

    Alcuni, come Mehbooba Mufti,governatrice fino al 2018, si trovanoancora agli arresti domiciliari.

    Quando la vita in Kashmir avreb-be potuto riavvicinarsi alla normali-tà, è arrivata la pandemia a rinchiu-dere tutti in casa.

    Il coronavirus e il conseguentelockdown non hanno però riportatola pace in Kashmir: nonostante lapresenza massiccia di forze di sicu-rezza indiane, (sul territorio si con-tano ottocentomila tra agenti e mili-tari), i militanti separatisti hanno in-crementato la loro presenza, conscontri armati all’ordine del giorno;lo stesso governo di Delhi ha am-messo davanti alla Corte Supremache la violenza è in aumento:dall’inizio dell’anno a oggi 197 mili-tanti separatisti sono rimasti uccisi,oltre a 32 civili.

    La decisione di Delhi di cancella-re l’autonomia dello Stato, un annofa, era stata accompagnata dallapromessa di nuove prospettive distabilità e sviluppo economico: mail Global Investment Summit, even-to annunciato dal governatore SatyaPal Malik per lo scorso ottobre, nonsi è mai tenuto; mentre, secondo laCamera di commercio e industria diSrinagar, già alla fine di dicembredel 2019 erano spariti più di mezzomilione di posti di lavoro.

    BUENOS AIRES, 5. Il direttore delFondo monetario internazionale(Fmi), Kristalina Georgieva, si ècongratulata con il presidente ar-gentino Alberto Fernández e con icreditori privati internazionali peril raggiungimento dell’accordo sul-la ristrutturazione di oltre 66 mi-liardi di debito estero. Georgievaha definito l’intesa, raggiunta do-po estenuanti trattative duratequasi 4 mesi, «un passo molto si-gnificativo», aggiungendo di «at-tendere con ansia una conclusionepositiva nell’interesse di tutti».

    Sin dall’inizio delle trattativel’Fmi ha affiancato il governo ar-gentino avallando principalmenteil criterio del ripristino della «so-stenibilità del debito» come prin-cipio guida dell’accordo. A questopunto il governo di Buenos Airesdovrà trattare proprio con l’Fm iper ridiscutere il prestito da 54 mi-

    liardi di dollari concesso nel 2018al governo dell’ex presidente Mau-ricio Macri. Di questi sono stati ri-cevuti solo 44 miliardi di dollaridopo che Fernández, una volta as-sunto l’incarico, ha deciso di rifiu-tare i restanti 10 miliardi.

    Il governo argentino «ha risoltoun negoziato impossibile nel mez-zo della peggior crisi economicache si ricordi e nel mezzo di unapandemia». Così ieri Fernándezha voluto commentare l’imp ortan-

    te accordo che ha evitato al paesel’ennesimo default, sottolineandocome questo «permetta all’A rg e n -tina un risparmio di 33 miliardi didollari nei prossimi dieci anni». Ilpresidente argentino si è compli-mentato con il ministro dell’eco-nomia, Martín Guzmán, che haavuto il merito di «elaborare unastrategia corretta che ci permettedi rispettare l’obiettivo della soste-nibilità». Fernández si è poi rivol-to agli imprenditori, che «si trova-no adesso in uno scenario miglioreper pianificare i loro affari», conun appello a «costruire un capita-lismo all’insegna di un maggioreimpegno sociale».

    Il Fondo monetario internazio-nale ha previsto per l’economia ar-gentina un ulteriore calo del 10per cento entro la fine del 2020,sia a causa della pandemia da co-ronavirus che dell’alta inflazione.

  • L’OSSERVATORE ROMANOpagina 4 giovedì 6 agosto 2020

    Ennio Morricone e il Pontificio Consiglio della cultura

    Musica, passionee missione

    Nel giugno 2011 nell’atrio dell’Aula Paolo VIè stata allestita una mostra in omaggio a Benedetto XVIper il sessantesimo anniversariodella sua ordinazione sacerdotaleMorricone ha contribuitocon la prima pagina del suo spartito «Una croce»Sulla pagina il suono lascia una croce verticalevisiva, uditiva e cromatica

    Professionalità e rispetto per l’etica

    Un uomo capacedi scompigliare le carte

    È morto Sergio Zavoli

    di GABRIELE NICOLÒ

    Univa cultura, passione, rigore eun’impeccabile professionalità. È morto,mercoledì 5 agosto a Roma, Sergio Zavoli,giornalista, cronista, scrittore e politico. Aveva 96anni. Una carriera, la sua, quanto mai prestigiosa,costellata di ruoli e incarichi di elevataresponsabilità. Direttore del Gr, presidente dellaRai (dal 1980 al 1986), presidente della VigilanzaRai (dal 2009 al 2013): sono queste alcune delle“missioni” da lui svolte sempre con un profondosenso di responsabilità e spirito di servizio. Virtùsuggellate da un rispetto per l’eticadell’informazione, tratto qualificantedel suo operato.Concepiva la televisione pubblica come «unostraordinario mezzo di promozione della crescitaculturale e civile della società». E soleva rimarcareche «far conoscere i fatti è già un modo dirisvegliare le coscienze». Durante la sua presidenzaRai ebbero luogo la fine del monopolio televisivo ela nascita dell’emittente privata. Riguardo a taletemperie, dichiarò: «Fu un’occasione mancata». Asuo avviso la Rai avrebbe dovuto accettare la sfidae «distinguersi» per qualità e impegno.Nella lectio magistralis per la laurea honoris causaricevuta nel 2007 all’Università di Tor Vergata diRoma, Zavoli affermò: «Come trasmettere il sensodelle cose comunicate se, per garantirsi il consensodel pubblico, si è fatto largo il costume diprivilegiare l’effimero e l’inusuale, il suggestivo e ilviolento strumentalizzando e banalizzando persinola sacralità della vita e della morte?». Valutazione,questa, dettata dalla sua fiera avversione perl’informazione «enfatica, ammiccante, strumentale».Alla firma di Zavoli si legano inchieste e reportagetelevisivi di grande spessore umano e culturale.Basti pensare a Viaggio intorno all’uomo, a Nascita di

    una dittatura e, in particolare, a La notte dellaRepubblica. Il programma andò in onda dal 12dicembre 1989 all’11 aprile 1990. Articolato indiciotto puntate, per una durata di 45 ore, furealizzato nell’arco di due anni. L’inchiesta siimpose quale puntuale ricostruzione dell’Italia delleeversioni, delle contestazioni e del terrorismo. Unnumero impressionante di esperti, testimoni eprotagonisti furono interpellati e sollecitati peraiutare a decifrare fenomeni complessi e tragiciquali le Br, i tentati golpe, le stragi compiute,insomma la strategia della tensione.Merita una menzione particolare Processo allatappa, storica trasmissione di commento, negli anniSessanta, al Giro d’Italia. L’obiettivo consisteva nelcompiere un viaggio «nel ventre della corsa»(queste le sue parole) in modo da scoprire e quindiraccontare con sobrietà le ordinarie, ma non perquesto meno significative, storie umane e socialidei gregari dell’Italia di allora. A raccontare talivicende furono coinvolti anche importantiintellettuali e scrittori, tra i quali figurano PierPaolo Pasolini e Alberto Moravia. Un giorno,nell’ambito di questo viaggio all’interno dell’Italiaumile e laboriosa, ebbe a dire: «Il mondo non èfatto di primi, vincitori e vincenti, ma di secondi,terzi, ultimi, di gente che arriva fuori tempomassimo pur sputando sangue».Nato il 21 settembre 1923 a Ravenna, il giovaneSergio era però cresciuto a Rimini, città cui rimasemolto legato. Tra i suoi amici più cari c’eraFederico Fellini: anche a lui sarebbe rimasto moltolegato. Proprio a Rimini, Zavoli aveva svolto ilproprio apprendistato di cronista con il “giornaleparlato”, una sorta di notiziario che, subito dopo laguerra, veniva trasmesso al megafono con l’ausiliodi un paio di amici. Fu questo il primo passo di uncammino giornalistico che si sarebbe rivelato neltempo di rara eccellenza.

    di PIERO CODA

    La notizia della morte improvvisa di Ser-gio Zavoli ci ha colti tutti di sorpresa,nonostante la sua età ormai avanzata.Perché, pur con gli inevitabili acciacchidell’età, guardava sempre avanti, con in-teresse, curiosità, voglia di darsi da fare con entu-siasmo e fantasia per il bene dell’umanità. La suaamicizia — intensa, sincera, aperta — mi ha accom-pagnato negli ultimi 25 anni: da quando, ospite diuna fortunata trasmissione televisiva in Rai, C re d e renon credere, s’erano stabiliti una frequentazione e undialogo condotti sempre più in profondità e chehanno finito con l’abbracciare gli orizzonti più vastie impegnativi. Come testimonia il libro intervista SeDio c’è. Le grandi domande (2000), intorno al qualea lungo ci siamo affaticati.

    Dire chi è stato Sergio Zavoli rischia il troppo oil troppo poco. Il troppo perché non amava i di-scorsi sopra le righe. Il troppo poco perché la suaavventura umana e culturale è stata immensa. Tantoda farlo diventare un testimone privilegiato di quel«viaggio intorno all’uomo» — come l’ha definito —documentato nell’instancabile impegno di dare laparola a uomini e donne che vivono in prima per-sona la questione e la profezia dell’oggi e di sem-pre. Un viaggio testimoniale, il suo, alla ricerca del-le «espressioni più gravi della “questione”, ma an-che dei minimi e più sottesi segnali del cambiamen-to». «Nel trascorrere degli anni — confessava — hoavuto, come tutti, anche delusioni e stanchezze;non, consapevolmente, la tentazione di aggirare larealtà nascondendola con le parole». No davvero.La penna, la regia, l’insegnamento di Zavoli nonl’hanno mai aggirata la realtà. Ma hanno costante-mente cercato e saputo trovare le parole giuste perdirla alla nostra coscienza. Segnando da apripista levie di un giornalismo e di una saggistica che nonindulgono alla moda, ma scompigliano le carte do-cumentando, al di là delle apparenze, la storia chein verità accade e i significati, presenti e ultimi,ch’essa implica e trascina con sé. Tutto, per lui, sta-va nel guardare “laicamente” a Gesù. Quante voltequesto tema tornava nelle nostre lunghe e appassio-nate conversazioni. Nel figlio dell’uomo ch’è Figliodi Dio la questione dell’uomo e la questione di Dio— diceva — s’incontravano definitivamente tanto dadiventare indissolubili.

    Era troppo accorto e prudente per accontentarsidi facili ma alla fine maldestre, inutili e persinodannose risposte alla “questione”. Registrava invececon puntiglio i segnali di maturazione, di presa dicoscienza, di crescita. E riprendendo l’invito di Ma-rio Luzi richiamava alla reciprocità tra il Creatore ela creatura, e delle creature tutte tra loro: non solodegli umani. Perché — argomentava — a partire dal-le scelte e dagli stili di vita della quotidianità, sipuò stipulare «un trattato di pace con il pianeta»,ricominciando «da capo, dai fondamenti, ora checrollano gli edifici di cartapesta». Utopia la «civiltàdel meno», che in verità esige però un supplementod’anima, che egli intravedeva all’orizzonte come viaal cambiamento? No. Profezia: realistica e sofferta.Non per nulla amava citare Ernst Bloch: «La ragio-ne non può fiorire senza la speranza, la speranza

    non può parlare senza la ragione». Per questo, ne-gli ultimi anni, la sua empatia e solidarietà di visio-ne nei confronti di Papa Francesco erano piene egioiose.

    D all’amicizia personale con lui — che mi ha enor-memente arricchito — ne sono fiorite altre due. Laprima con Chiara Lubich, che incontrammo insie-me nel 1997, un’amicizia che si è espressa lungo glianni oltre che in una regolare corrispondenza epi-stolare, in eventi come l’intervista pubblica al Tea-tro Quirino di Roma il 3 dicembre 2001. Sino aquando, solo qualche mese or sono, scriveva unmagnifico pezzo per il Catalogo della mostra alle-stita a Trento per il Centenario della nascita diChiara. La seconda con la comunità accademicadell’Istituto universitario Sophia, di cui sono statopreside dal 2008 a quest’anno. Zavoli ne ha seguitonon solo con intima partecipazione ma direi comefosse uno di noi la nascita e le tappe di sviluppo.Fu a lui affidato il primo appuntamento delle«Cattedre di Sophia», poi pubblicato: R o v e s c i a rel’anima del mondo. Questione e profezia (2010). Maaveva già partecipato all’inaugurazione, il 1° dicem-bre 2008, consegnandoci questo testamento: «L’uo-mo è essenzialmente la sua relazione, dal momentoche nascendo ha già dentro la contestualità dell’al-tro, cioè di colui dal quale promana la sua stessaidentità, essendo tutti nati — seppure “a sembianzad’un solo”, come dice Manzoni — “da altri per glialtri”. L’altro, come memoria e come premessa diquella “tela apparentemente senza significato che èla storia”, per dirla con Goethe. Nella quale, inve-ce, ciascuno vale tutta l’umanità e deve risponderneper intero. Essendo ciascuno il liberatore di se stes-so anche nell’altro. E l’altro in ciascuno di noi».

    Pubblichiamo l’articolo in uscita suln.3/2020 di «Culture e Fede», rivistaquadrimestrale del Pontificio Consigliodella cultura.

    di RICHARD ROUSE

    Gli anni Ottanta delloscorso secolo hannovisto il produttore ci-nematografico Fernan-do Ghia convincereEnnio Morricone a scrivere la co-lonna sonora per il film di RolandJoffè Mission (1986). Quello stessodecennio ha visto Papa GiovanniPaolo II istituire il Pontificio Consi-glio della cultura, al fine «di dare(...) un impulso (...) nell’i n c o n t ro ,continuamente rinnovato, del mes-saggio salvifico del Vangelo con lapluralità delle culture, nella diversi-tà dei popoli, ai quali deve portare isuoi frutti di grazia». Il Consigliodedica la propria attenzione al rap-porto tra la fede cristiana e leespressioni più importanti della cul-tura, come l’economia, la scienza, losport, le comunicazioni e le arti,compresi il cinema e la musica; im-pegnandosi con i protagonisti dellecorrenti culturali contemporanee, laChiesa cerca di rendere presente ilmessaggio del Vangelo nel tessutoculturale della società.

    È stata questa la riflessione allabase dell’incontro di Benedetto XVIcon gli artisti nella Cappella Sistinail 21 novembre 2009, che ha segnatoil decimo anniversario della L e t t e raagli artisti (4 aprile 1999) di Giovan-ni Paolo II e il quarantacinquesimoanniversario dell’incontro di PaoloVI con gli artisti (7 maggio 1964). Ilfine era quello di confermare l’ami-cizia con gli artisti e la loro capacitàdi rinnovare l’entusiasmo e la spe-ranza e di ispirare il sogno di undestino nella dignità, di attingere al-la capacità artistica di comunicare laricerca della bellezza autentica,dell’Altro, con l’invito ad andare ol-tre a ciò che è familiare e incontroagli altri.

    Ennio Morricone, uno degli arti-sti invitati, non ha bisogno di tantepresentazioni: più di 400 colonnesonore per la televisione e il cinema,tra cui quelle per i film Per un pu-gno di dollari (1964), Il buono, ilbrutto e il cattivo (1966), Nuovo Cine-ma Paradiso (1988), C’era una voltain America (1984) e The Hateful Ei-

    ght (2015). Quest’ultima nel 2016 gliè valsa un Academy Award, che èandato ad aggiungersi a quattroGrammy e sei Bafta, un Leoned’oro, altre cinque nomination agliOscar e un premio onorariodell’Academy (Oscar alla carriera)«per i suoi straordinari e sfaccettaticontributi all’arte della musica perfilm». Oltre alle colonne sonore, trale sue composizioni figurano ancheun centinaio di brani da concerto,che vanno dalla musica sperimenta-le d’avanguardia con il Gruppo Im-provvisazione di Nuova Consonan-za, brani sinfonici e concerti per or-chestra e tromba, cantate come le

    Di fatto, il dialogo tra Morriconee il Pontificio Consiglio, si è svoltoper molti anni e attraverso una seriedi iniziative. È stato invitato a inter-venire a una assemblea plenaria incui i nostri membri e consultori sisono incontrati per riflettere su«Cultura della comunicazione enuovi linguaggi» (10-13 novembre2010), dove ha parlato della suaesperienza di lavoro su Mission nelcorso di una sessione intitolata «Ildialogo con un artista».

    Ha raccontato l’«avventura discrivere» e la sua «sofferenza nelcreare e comunicare» prima di de-scrivere come tre temi musicali sisiano sviluppati in modo indipen-dente, ciascuno nell’isolamento delleproprie condizioni storiche, cosache ha conferito loro una forza radi-cata: Gabriel’s Oboe nella foresta,con un gesuita europeo trapiantatoche a fatica tira fuori un’identità euna melodia con abbellimenti ba-rocchi (mordenti, acciaccature e no-te di abbellimento); l’Ave MariaG u a ra n i composta in stile postcon-ciliare (tridentino) come motettonello stile di Palestrina o Montever-di, ma eseguito fuori dai canoni oc-cidentali classici dell’intonazione,del tempo e della vocalità; e la bar-carola ritmica, etnica, degli indioscon grida latine di sic clamant!.

    Tutte e tre hanno in comune latonalità e la sensibilità del cantogregoriano e nel grande finale delfilm confluiscono in un’unità defini-ta dallo stesso Morricone come unarduo tentativo tecnico di triplicecontrappunto e una combinazionemiracolosa non cercata — quindiispirata — che gli è parsa comel’unità nella diversità delle tre per-sone della Trinità. Una tale ispira-zione profetica nasce dal realismo edall’esperienza e produce dialogoi n t e rc u l t u r a l e .

    Il dialogo di Morricone con il di-castero è proseguito in altri modi. Èstato presidente di giuria della se-conda edizione del concorso inter-nazionale di composizione France-sco Siciliani, ormai giunto alla quin-ta edizione, e ha visto il Sanctus ag-giungersi alle opere precedenti (C re -do, 2012; Pater Noster, 2014; Kyrie2016; Gloria, 2018). E nel 2012 gli èstata conferita la medaglia del Pon-tificio Consiglio della cultura PerArtem ad Deum, che viene conse-gnata nell’ambito di una fiera inter-nazionale a Kielce, in Polonia.

    9/11 Voci dal silenzio e la cantataVuoto d’anima piena (2008). Le suecomposizioni uniscono la sperimen-tazione e il neorealismo alla straor-dinaria capacità di coinvolgere ilpubblico attraverso la varietà e lamelo dia.

    Una risposta all’incontro nellaCappella Sistina è giunta dagli arti-sti sotto forma di un Omaggio aBenedetto XVI per il sessantesimoanniversario della sua ordinazionesacerdotale nel giugno 2011.Nell’atrio dell’Aula Paolo VI è stataallestita una mostra con sessantaopere. Morricone ha contribuitocon la prima pagina del suo spartitoUna croce, che inizia con un tempodi adagio molto degli ottoni (dopo-tutto Morricone ha iniziato cometrombettista!) in una fragorosa con-fusione babelica prima che tuttal’orchestra li sovrasti per sole duebattute con un grido disarmonicostraziante. Poi la scialba fanfaracontinua la sua sospensione, sebbe-ne un po’ purificata. Sulla pagina ilsuono lascia una croce verticale —visiva, uditiva e cromatica.

    Un’iniziativa che ha ricevuto ilsostegno del Dicastero è stata la pri-ma, il 10 giugno 2015 a Roma, dellaMissa Papae Francisci di Morricone,composta per il bicentenario dellaricostituzione dei gesuiti (1814) surichiesta dell’allora rettore del Gesù,Daniele Libanori (ora vescovo ausi-liare di Roma).

    Tra gli altri eventi collegati aMorricone e patrocinati dal Dicaste-ro c’è stato un ciclo di lezioni con-certo all’Auditorium Conciliazione,che ha incluso una lezione su «Lamusica per il cinema dinanzi allarealtà storica: problemi della com-posizione nel nostro tempo». I su-periori hanno ricevuto numerosi in-viti a concerti, come quello organiz-zato dalla Provincia di Roma nel2007 per celebrare il suo Oscar allacarriera, con l’esecuzione della can-tata sinfonica in quattro parti Cantodel Dio nascosto, basata sulle operedi Papa Giovanni Paolo II. Ci sonostati anche un dramma musicalesulla figura di Paolo VI e numerosiconcerti locali con la sua musica, oda lui diretti, in grandi occasioniculturali, per esempio i cento annidel Comitato olimpico nazionaleitaliano o il concerto di Natale del2012 da Assisi, un evento televisivonazionale trasmesso ogni anno.

    Infine, il 15 aprile 2019, nellachiesa di Sant’Agnese in Agone, du-rante un concerto della Passione se-condo Giovanni di Bach, il CardinaleGianfranco Ravasi ha consegnatosolennemente al Maestro la Meda-glia d’oro del Pontificato di PapaFrancesco «in riconoscimento delsuo straordinario e fecondo impe-gno artistico nell’ambito della musi-ca, linguaggio universale di pace,solidarietà e spiritualità». Il 6 luglio2020 il compositore Ennio Morrico-ne è venuto a mancare all’età di 91anni.

  • L’OSSERVATORE ROMANOgiovedì 6 agosto 2020 pagina 5

    «Non superare le dosi consigliate» di Costanza Rizzacasa d’O rsogna

    L’arte di trasformarela fragilità in forza

    Un romanzo durissimo, coraggioso, necessario

    zato, tanto è vero che molti cristiani acqui-starono i libelli (libellatici), si nascosero nellecampagne e, dopo le persecuzioni, tentaronodi rientrare nelle comunità cristiane (lapsi).

    Le vittime, comunque, furono numerosee alcune anche celebri, come Fabiano di

    Quella terribile estate del 258Quando sotto Valeriano subirono il martirio Sisto II vescovo di Roma e Cipriano presule di Cartagine

    Sono pagine che invitanoa guardare in faccia il bullismo quotidianoora strisciante, ora macroscopico ma comunque sempre violentoÈ il bullismo dei bambinima è anche e soprattutto il bullismo degli adultiRicordando che senza il secondo non ci sarebbe il primo

    Particolare dalla copertina

    Un secondo edittosancì poi la pena di morteper chi rifiutava il sacrificioE la confisca dei beninon solo alla gerarchia ecclesiasticama anche a cavalieri e senatori

    Callisto, dove il pontefice martire è sepoltonella cosiddetta “cripta dei papi”, imprezio-sita da un carme damasiano, ora perdutoche, nei solenni esametri eroici, ricorda la fi-ne cruenta del “papa buono”.

    Insieme a Sisto furono trucidati i quattrodiaconi Gennaro, Vincenzo, Magno e Stefa-no, a cui si aggiunsero Felicissimo ed Agapi-to sepolti nelle catacombe di Pretestato sullavia Appia Pignatelli, nella cosiddetta Spelun-ca Magna, laddove si conserva un altro pre-zioso carme fatto incidere da papa Damaso

    Richard de Montbaston e collaboratori. Vite dei Santi. Martyre de saint Sixte II et de ses diacres (Fol. 96v, XIV secolo)

    di FABRIZIO BISCONTI

    Le grandi persecuzioni nei confron-ti dei cristiani si snodano durantetutto il III secolo e si arrestanoagli esordi del I V, con il celebreeditto di tolleranza emanato aMilano da Costantino nel 313. Nel cuore delIII secolo Decio, proprio nel 250, diffuse uneditto che intimava a tutti i cittadini dell’im-pero romano di offrire un sacrificio agli deie allo stesso imperatore. Questa pratica do-veva essere certificata da documenti scritti, icosiddetti libelli, alcuni esemplari dei qualisono stati recuperati in Egitto. Il rifiuto delsacrificio comporta l’arresto, la tortura e lacondanna a morte, ma il fine di questo prov-vedimento non mirava tanto al martirio, maall’apostasia, che comportava il sacrificio for-

    Roma, Babila di Antiochia e Alessandro diG e ru s a l e m m e .

    Al tempo di Valeriano, già nel 257, fuemesso un primo terribile editto che impo-neva il sacrificio ai vescovi, ai presbiteri e ai

    (366-384) dal raffinatissimo calligrafo FurioDionisio Filocalo.

    Dopo qualche giorno, il 10 agosto, fu uc-ciso anche l’arcidiacono Lorenzo, sepolto

    nelle catacombe di Ciriaca sulla viaTiburtina, laddove fu costruita

    una maestosa basilica già al tem-po di Costantino, a cui si af-

    fiancò lo splendido edificio diculto commissionato da pa-pa Pelagio II (579-590), resoancora più solenne daOnorio III (1216-1227), cheinvertì l’orientamento delcomplesso monumentale.

    La terribile estate del258 si chiude con il mar-

    tirio di Cipriano di Carta-gine. Scampato alla perse-cuzione deciana, il presuleafricano affrontò il marti-

    rio, in seguito al secondoeditto di Valeriano. La matti-

    na del 14 settembre — come ri-cordano gli Atti e il biografo Pon-

    zio — Cipriano fu processato presso ladimora di un certo Sesto, dove si era riu-

    nita una grande folla. Il vescovo si rifiutòdi sacrificare agli dei pagani. Il proconsolelesse la terribile sentenza e lo condannò amorte. Fu gettato a terra, si inginocchiò perpregare, si tolse la dalmatica e attese il car-nefice. Si bendò con l’aiuto di un presbitero

    Già nel 257 era stato emanato un primo edittoche imponeva a vescovi, presbiteri e diaconidi fare sacrifici in onore degli deie dello stesso imperatore

    «Sbrigati a trovare la tua voce», dice un professore a Matildeintroducendo la variabile tempoche nella sua storia ha un senso particolarissimoE se lei probabilmente l’ha trovatanoi lettori sicuramente l’abbiamo sentita

    la confisca dei beninon solo alla gerar-chia ecclesiastica, maanche ai cavalieri eai senatori che si fos-sero avvicinati allanuova religione.

    In questo clima diterrore si calano lefigure di Sisto II ve-scovo di Roma e diCipriano presule diCartagine. Il ponte-fice romano si eraimpegnato a far su-perare la questionedei lapsi, che divide-va la Chiesa di Ro-ma e la Chiesa afri-cana, circa l’ammis-sione al battesimo dicoloro che avendopeccato di apostasiae volevano rientrarenella comunità. Eb-bene Sisto II, ricor-dato come bonus et

    Particolare della lunetta con rappresentazione di san Lorenzo (V secolo,Mausoleo di Galla Placidia, Ravenna)

    Purtroppo nei primi giorni del 258,nell’ambito dei provvedimenti scaturiti dalsecondo editto di Valeriano, che mirava a“d e c a p i t a re ” la più alta gerarchia della chiesacristiana, Sisto II finì nel mirino della polizia

    di GIULIA GALEOTTI

    Tremendo e durissimo, co-raggioso, necessario egrondante d’amore: è tut-to questo Non superare ledosi consigliate (Milano,Guanda 2020, pagine 256, euro 18),primo romanzo di Costanza Rizza-casa d’Orsogna. Un libro difficile dad i m e n t i c a re .

    «Non c’è un problema che un far-maco non curi, mamma lo dice sem-

    È un romanzo coraggioso, Nonsuperare le dosi consigliate. Senza na-scondere nulla, Rizzacasa d’O rsognaè chirurgica nel raccontare tanti annidi disturbi alimentari, le difficoltà e itraumi causati da una malattia che ipiù ancora non riconoscono cometale. Bollandola semplicemente comeuna mancanza di volontà, gravissimovizio per la società di oggi.

    Oltre che terribile e coraggioso,Non superare le dosi consigliate è unlibro necessario. Innanzitutto perché

    malattia è una malattia, questa perònon esaurisce l’individuo. «Io nonsono la mia malattia — ci ricordaMatilde — Il mio peso non c’entranulla con il mio valore». Del resto,già con il libro per bambini Storia diMilo, il gatto che non sapeva saltare(Guanda, 2018), Rizzacasa d’O rso-gna aveva cercato di raccontare aipiccoli il valore di quello che si èben al di là dei propri limiti, e l’artedi trasformare la fragilità in forza.

    Rivolgendosi ora agli adulti, tra itanti temi che emergono dal raccon-to di Matilde vi è la questione di ri-definire l’origine del problema, perproporre una narrazione — e quindiuna storia di sé — che piaccia di piùal prossimo. Nella serie televisivastatunitense Special, il protagonistaRyan, un ventottenne con una para-lisi cerebrale dalla nascita, per farsiaccettare racconta di aver subito iltrauma a seguito di un incidente au-tomobilistico. Matilde, arrivata auno dei suoi massimi picchi di peso,

    si inventa problemi di salute. «Se di-ci che hai un problema di tiroidenon è dipeso da te, non è colpa tua,chi lo sa non ti bullizza».

    Ryan, Matilde: al di là delle diffe-renze tra le due storie, perché deve

    professionali, Matilde scivola. Ed èproprio questo suo essere ancora incammino la forza del libro. «E se vidicessi che (…) sono ancora lì? Chevuol dire normale?». Non è la storiadi una vittoria Non superare le dosi

    La sua famiglia sgangherata, proble-matica, con tantissime colpe; eppurenon c’è mai una nota di odio, di re-criminazione quando invece imputa-re tutto a chi indubbiamente di erro-ri ne ha compiuti, sarebbe stato faci-le e comodo. Ma sarebbe stata unascorciatoia. Matilde invece sta cer-cando di vivere la sua vita — tutta,con coraggio ed enormi difficoltà.

    «Sbrigati a trovare la tua voce», ledice un professore, introducendo lavariabile tempo che nella storia diMatilde ha un senso particolarissi-mo. E probabilmente, annaspandotra salite e discese, Matilde la suavoce l’ha trovata.

    Sicuramente noi lettori l’abbiamosentita. Perché se la letteratura aiutaa individuare la propria strada, aiutaanche a incrociare quella degli altri.«Perché nessuno vuole entrare nellatesta di una persona grassa, cosa te-mete di trovarci?»: questo romanzoaiuterà, e molto, a suggerire un nuo-vo sguardo.

    pre. A casa nostra non si parla, siprendono medicine. Così lei mi dà ilDulcolax ogni sera perché sono unabambina grassa. Due compresse,quattro, otto. E io non so che lega-me ci sia tra il Dulcolax e una bam-bina grassa, visto che non dimagri-sco». Matilde ha 8 anni quando laconosciamo: madre bulimica, padreimmobile, fratellino che la sorellagrande imparerà a scoprire, a scuolala bambina elemosina biscotti, a casaruba il pane tra sensi di colpa che lefanno sognare il taglio della mano.Da lì sarà sempre una lotta a salire ea scendere; a cercare la propria stra-da e la propria storia tra successi edipendenze, grande talento, sconfitteed enormi vuoti.

    invita a guardare in faccia il bulli-smo quotidiano — ora strisciante, oramacroscopico ma comunque sempreviolento. È il bullismo dei bambini,ma è anche e soprattutto il bullismodegli adulti. Ricordando che senza ilsecondo non ci sarebbe il primo, an-che se tanti grandi si scandalizzanodi quello che fanno i piccoli, laddo-ve quello che i piccoli fanno è —semplicemente — imitarli. Del resto,anche in questo la famiglia è la cel-lula di molte situazioni: del disagiodelle vittime e della violenza dei car-nefici, in una contrapposizione mol-to più intrecciata e complessa diquanto non vogliamo raccontarci.

    Quello verso le persone sovrappe-so è un bullismo riconducibile anche

    alla distorta idea chechi è obeso se lo siacercato. «Perché il bul-lismo è perdonato —scrive Rizzacasa d’O r-sogna — se a scatenarloè il tuo peso. Come sela g di grasso fosse unalettera scarlatta. E allo-ra abbozzi e dici: “Hairagione” o “Capisco”.Abbozzi, e vai a pian-gere a casa. (…) “Manon puoi dimagrire, co-sì non t’insultano più?”.Solo che non è quello ilpunto».

    Il punto è la necessi-tà di restituire alle coseil loro nome. E se una

    consigliate, e per fortuna perché sia-mo un po’ stanchi di storie di vin-centi. A 46 anni Matilde si congedadai lettori mentre è ancora in cam-mino.

    Nella storia di questa donna col-pisce anche l’amore che prova e con-tinua a provare per la sua famiglia.

    essere necessario cambiare la narra-zione di noi stessi per farsi accettarenon tanto in quello che siamo real-mente, ma in quello a cui gli altrivorrebbero inchiodarci, un poverodisabile, una ragazza obesa?

    Matilde fatica, annaspa, brancola;anche quando ottiene grandi risultati

    pacificus sacerdos da Ponzio, biografo di Ci-priano (Vita di Cipriano 14), riuscì a portarepace nelle Chiese divise escogitando un bat-tesimo particolare per i lapsi, ungendoli conil crisma, senza procedere ad un vero e pro-prio battesimo.

    Vetro doratocon Sisto II,Cipriano di Cartaginee Lorenzo (IV secolo,Museo del Bargello, Firenze)

    e un diacono. Fu ucciso ed esposto per ungiorno per soddisfare la curiosità dei paga-ni. Nella notte i fratelli lo condussero al ci-mitero di Macrobius Candidianus, illuminan-do l’oscurità con torce e lucerne e accompa-gnando verso la sepoltura il vescovo che,per primo, a Cartagine ottenne la coronadella vittoria.

    diaconi e che prevedeva il divieto di culto edi riunione e il sequestro delle chiese e deicimiteri. Nel 258, un secondo editto sancì lapena di morte per chi rifiutava il sacrificio e

    imperiale. È lo stesso Cipriano diCartagine a raccontare l’episo dio,in una lettera inviata a Successo,vescovo di Abbir Germaniciana:«Vi comunico che Sisto ha subitoil martirio con quattro diaconi il6 agosto, mentre si trovava nellaregione del cimitero» (Epistula I,30). Quest’ultimo deve essereidentificato con il cimitero di San

  • L’OSSERVATORE ROMANOpagina 6 giovedì 6 agosto 2020

    Ricordo del vescovo Lorenzo Chiarinelli

    Maestro di amiciziae di libertà

    Cattolici ed evangelici tedeschi a 75 anni da Hiroshima e Nagasaki

    Per un futurosenza armi nucleari

    Campagna della Conferenza episcopale in Germania

    Una mano a chi soffreBE R L I N O, 5. Una campagna culminante con una «Domenica di preghiera edi solidarietà» per le vittime del coronavirus è stata indetta dalla Chiesa inGermania e rivolta a tutto il mondo per il prossimo 6 settembre. L’iniziati-va è sostenuta da Conferenza episcopale tedesca, diocesi, organizzazioniumanitarie internazionali e da congregazioni religiose. Cuore della campa-gna è una raccolta speciale che sarà effettuata proprio nel corso delle cele-brazioni del 6 settembre mentre il materiale per la preparazione dell’even-to sarà inviato direttamente alle parrocchie, con le indicazioni liturgichedisponibili sul sito web dell’episcopato. Nella settimana che precede la do-menica di preghiera e solidarietà, la Chiesa tedesca svilupperà programmidi azione sul tema mettendo in luce come il coronavirus possa colpire tut-ti, in ogni parte del mondo. I proventi della raccolta saranno utilizzati perla realizzazione di progetti e opere che vedono la Chiesa impegnata in va-rie parti del mondo grazie anche all’aiuto di partner internazionali.

    BE R L I N O, 5. Una campagna mon-diale di sensibilizzazione per unpianeta in futuro privo di armi nu-cleari, che non sono «fantasmi dellastoria» e «la riapertura di dialoghidi fiducia con la volontà politica dicambiare», primi passi verso unmondo libero da guerre e distruzio-ni. È quanto hanno chiesto allaclasse politica, in una dichiarazionecongiunta in occasione del 75° anni-versario delle bombe atomiche suHiroshima e Nagasaki, il vescovo diHildesheim, Heiner Wilmer, presi-dente della commissione Iustitia ePax della Conferenza episcopale te-desca, e il pastore Renke Brahms,membro della Commissione per lapace del Consiglio della Chiesaevangelica tedesca (Ekd).

    Ricordando le devastanti defla-grazioni che il 6 e 9 agosto 1945 di-strussero le due metropoli giappo-nesi, con oltre 250 mila morti, vitti-me «di una guerra senza speranza edell’inferno del nucleare» con emis-sioni radioattive ancora presenti sulsuolo e nell’atmosfera, nella dichia-razione si ribadisce come «il primoe significativo segno dovrebbe esse-re l’accettazione e la ratifica delTrattato di non proliferazione nu-cleare delle Nazioni Unite anche daparte della Germania». Guardare alpassato, sottolineano i firmatari deldocumento, «è un avvertimento pernoi nel presente e per il futuro» eciò è particolarmente vero in unmomento in cui si sperimenta la«fatale deregolamentazione degliaccordi internazionali sulle armi nu-cleari». Una tendenza che porta ainevitabili preoccupazioni, poiché siassiste alla pratica «di modernizzarei sistemi di armi nucleari esistenti alfine di mantenerli operativi o adat-tarli ai mutevoli scenari di minac-cia»: attualmente nel mondo esisto-no ancora sedicimila testate «chestanno acquisendo un’imp ortanzastrategica sempre maggiore», si evi-denzia nella nota che sottolinea co-me ad esse si siano aggiunti anchenuovi pericoli come la guerra ciber-netica, il terrorismo e i conflittic o m m e rc i a l i .

    Il ricorso al nucleare non comeenergia sfruttabile per il progressodell’umanità ma come arma di di-struzione di massa è pertanto etica-mente ingiustificabile, immorale eun crimine contro le persone e laloro dignità, stigmatizza la dichiara-zione ricordando le parole pronun-ciate da Papa Francesco in occasio-ne della visita a Hiroshima duranteil viaggio apostolico in Giapponenel novembre scorso. Qui, in questaterra, ancora si fa fatica a riprender-si dall’altro grave disastro nucleare,quello avvenuto nella centrale diFukushima l’11 marzo 2011, il qualeha causato uno tsunami in grado di

    sommergere centinaia di chilometriquadrati di terreno, uccidendo, se-condo alcune stime, più di ventimi-la persone e costringendone cento-ventimila all’evacuazione. E anchein tale occasione le Chiese cristianenon hanno fatto mancare il loro ap-porto con forum organizzati nelPaese del Sol levante al fine di sen-sibilizzare politica e società sullanecessità di mettere al bando lecentrali nucleari. In uno di essi,svoltosi qualche mese fa, il pastoredella United Church of Christ inJapan, Naoya Kawakami, segretariogenerale della Rete di soccorsodell’Alleanza cristiana di Sendai,“Touhoku Help”, ha raccontato ledrammatiche conseguenze del-l’esplosione: «Ho fatto più di 700visite e incontrato oltre 180 madri ecirca venti padri, che hanno riscon-trato anomalie nei loro figli dal2011. A oltre 273 bambini è statodiagnosticato il cancro alla tiroide emolte madri sono in profonda an-sia. Il nostro ruolo — ha proseguitoKawakami — è testimoniare. I pa-stori che sono rimasti a Fukushimacon i sopravvissuti senza voce cistanno mostrando la Chiesa comecorpo della risurrezione di Gesù,con tante ferite e debolezza. Coloroche soffrono restano di solito inuna silenziosa agonia e la maggiorparte delle persone non li ascoltamai».

    Occorrono più di centomila anniper la scomparsa pressoché totaledelle scorie radioattive, ha spiegatoin quell’occasione un sacerdote del-la Nippon Sei Ko Kai, la Comu-nione anglicana in Giappone. «So-lo questo dovrebbe bastare — ha os-servato — per motivare l’ab olizionedelle centrali nucleari. L’insistenzasul loro riavvio sembra solo legata aottenere sempre più denaro e pro-fitti. Come cristiani, e per vivere co-me esseri umani, non possiamo pe-rò permetterci di ignorare il proble-ma ma adoperarci ogni giorno perrisolverlo».

    †La Congregazione delle Cause deiSanti partecipa al grave lutto del Rag.Giuseppe Corradini, Officiale del Di-castero, per la morte della cara mam-ma

    Signora

    LUCIANA VALENTINIed eleva preghiere di suffragio a Dio,datore della vita, affinché la accolganel suo Regno di luce, in compagniadei Santi e dei Beati.

    Città del Vaticano, 5 agosto 2020

    Il messaggiodel segretario di Stato

    di LUIGI AC C AT T O L I

    Mi piace ricordare il vescovo LorenzoChiarinelli — che è morto lunedì 3 ago-sto a 85 anni — come un maestro di ami-cizia e di libertà. Amavo la sua amicizia, dellaquale ho potuto godere per più di mezzo secolo;e sempre ho ammirato il suo modo di essere li-bero, pur nei ruoli gravosi che si è trovato a svol-g e re .

    Conoscevo don Lorenzo da molto prima chefosse vescovo, da quando eravamo giovani nellaFuci. Lettore colto e aggiornatissimo, animatoredi convegni e dibattiti, predicatore di ritiri, sve-glissimo vescovo prima di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, poi di Aversa e infine di Viterbo, at-tivo quant’altri mai nella Cei a redigere catechi-smi, a presiedere il Comitato delle settimane so-ciali. Autorevole nelle Congregazioni romane deisanti e dei vescovi. Autore di lettere pastorali, diarticoli, di poesie, di opuscoli che meritano d’es-sere riuniti e studiati. Non voglio ricordarlo, ora,per il magistero di vescovo che ha svolto ma perla figura cristiana che ha incarnato. Una figura,come dicevo, amicale e libera. A tutti amica e atutti parlante.

    In claritate liber in caritate servus (“libero nellachiarezza servo nell’a m o re ”) era il suo motto epi-scopale, giocato sul suono del cognome Chiari-nelli (interpretato come claritas, cioè “schiettez-za”) e mirato all’intento d’essere “a m o re v o l m e n t e

    schietto” con tutti, pagando se necessario il prez-zo della schiettezza. A quell’impegno egli è potu-to restare fedele nei decenni grazie anche a unapreparazione culturale e a una simpatia umananon comuni che l’hanno aiutato a navigare tra itanti scogli senza patire troppi danni, aspirandosempre a una modalità più sobria di fare Chiesa,che lasci maggiore spazio al soffio dello Spirito.

    Nel dicembre del 2010, dopo quasi trent’annidi episcopato, è sceso serenamente dalla cattedraed è tornato tra il popolo e quello che perse inveduta dall’alto mi confidò d’averlo guadagnatoin vicinanza amicale. Quando la rivista «IlRegno» gli chiese nel settembre del 2012 un con-tributo sul ruolo dei vescovi emeriti quel guada-gno gli dettò parole come «finalmente libero»che prendeva da Martin Luther King e «gioiadella libertà» che cavava dal proprio sacco e fa-ceva lievitare fino a un’altra equivalente e piùcolma che era «gioia dello Spirito». Sempre inquel testo per «Il Regno» prendeva spunto dallalibertà dell’emerito per augurare a tutti una vitaecclesiale «come relazione aperta, fiduciosa, fra-terna; come incontro con il cuore delle persone,senza diffidenze, sospetti, doppiezze». Ma erarealista nella valutazione della difficoltà dell’im-presa: «L’onda fresca della vita, che è grazia, ègioia, è Spirito Santo, trova spesso resistenze,ostacoli, ostruzioni, dove l’organismo si irrigidi-sce e l’autoreferenzialità (o anche il calcolo)trionfa».

    Il senso dell’umorismo l’ha aiutato a sviluppareuna vasta pedagogia discorsiva e relazionale chegli ho visto svolgere in presa diretta con i gruppi,le assemblee, i singoli appartenenti ai “p op oli”che gli furono successivamente affidati. Facendo-gli visita nelle tre diocesi capitava di vederlo unmomento mescolarsi alla folla della navata e unaltro momento andare all’ambone. Mi attiravaquesta sua attitudine a porsi come cristiano congli altri cristiani e non solamente come vescovo

    per loro: quando, deposti i paramenti, colloquia-va con gli uomini e le donne che aveva intorno,prendendo spunto dalla varietà della vita, dall’at-tualità, dalle parole altrui. Per questa via gli eraspontaneo trovare l’approccio giusto al cuore del-le persone e donare una parola a chi l’attende: Padre, dimmi una parola è il titolo di un suo li-bretto (Dehoniane, Bologna, 2007) che raccogliegli spunti domenicali pubblicati per anni ognidomenica sul supplemento «Lazio 7» del quoti-diano cattolico «Avvenire». Da viceassistente na-zionale della Fuci — fu lì che lo conobbi — e poida assistente nazionale dei laureati cattolici e delMovimento ecclesiale di impegno culturale(Meic) e infine da vescovo si è sempre battutoper questa “conversione pastorale” della Chiesaispirata a relazioni di fraternità. Chiarinelli era fe-lice dell’insistenza di Francesco sull’uscita, lefrontiere, le periferie: «Provocazioni che spingonoa mettere in crisi molti assetti consolidati nellavita pastorale». Amava raccordare il “buonasera”di Papa Bergoglio al “Buon giorno, buona gente”di Francesco d’Assisi a Poggio Bustone nel 1209.

    Voglio infine ricordare che il vescovo Lorenzoamava gli uccelli notturni e li raccoglieva in effi-gie. Ne aveva più di un centinaio sulle mensole,sulle scrivanie, sulle librerie delle sue successiveabitazioni, riprodotti in vetro e resine colorate,scolpiti nel legno e nella pietra, modellati in ter-recotte: civette e barbagianni, allocchi, gufi. Spie-gava ai visitatori che gli uccelli notturni «veglia-no e scrutano nella notte» e li aveva presi a para-bola dello sguardo scrutante del cristiano nellanotte del mondo. Così aveva proposto quella pa-rabola nella più bella delle sue poesie: «Signore,che ami la notte: / a me desta oscuro stupore lanotte. / Ma amo gli uccelli notturni, / perché nel-la notte sanno vedere, / hanno occhi capaci / dipenetrare la tenebra fitta. / Di questi occhi / oggic’è grande bisogno».

    Pubblichiamo il messaggio di cordoglio che il car-dinale segretario di Stato, Pietro Parolin, in data4 agosto, ha indirizzato al vescovo di Viterbo,monsignor Lino Fumagalli.

    Appresa la notizia della scomparsa di monsi-gnor Lorenzo Chiarinelli, vescovo emerito diViterbo, il Santo Padre partecipa spiritualmen-te al lutto che colpisce codesta comunità dio-cesana, come pure la diocesi di Rieti, di cui fugeneroso presbitero, e l’intera Chiesa italianache vedeva in lui una figura di eccelsa caraturaculturale, teologica e spirituale. Papa France-sco ricorda il solerte e fecondo servizio allaChiesa e alla Santa Sede del compianto presu-le, che nel corso della sua lunga vita è statopastore sollecito e, premuroso, maestro di fede,testimone di speranza e artefice di carità sem-pre accanto alla gente con umiltà e delicatezzad’animo. Sua Santità implora dal Signore perl’anima di così zelante vescovo il premio eter-no promesso ai fedeli servitori del Vangelo e dicuore imparte la confortatrice benedizioneapostolica alla sorella Anna, agli altri familiari,ai tanti estimatori del caro defunto, come pureai presenti tutti al rito funebre. Aggiungo lemie personali condoglianze, assicurando un ri-cordo nella preghiera.

    Il cardinale arciprete Ryłko per la festa della dedicazione di Santa Maria Maggiore

    Quel fazzoletto che asciuga le lacrime dei sofferenti«In questi tempi difficili di pande-mia che dilaga nel mondo» è prov-videnziale partecipare del «misteropiù profondo» custodito a SantaMaria Maggiore, quello cioè di po-tersi rivolgere con cuore fiduciosoalla madre che Gesù sulla croce haaffidato a ogni uomo. Lo ha sottoli-neato il cardinale arciprete StanisławRyłko nel giorno della memoria li-turgica della dedicazione della basi-lica liberiana. Nella mattina del 5agosto, il porporato ha infatti cele-brato la messa, durante la quale — alcanto del Gloria — con la tradiziona-le pioggia di fiori è stata ricordata la

    miracolosa nevicata del 358 che indi-cò il luogo di costruzione della chie-sa sul colle Esquilino.

    In questa antica basilica, custodedi quindici secoli di fede e di devo-zione, «Cristo — ha sottolineato ilporporato nell’omelia — continua adaffidare sua madre a ciascuno dinoi! E noi, come l’apostolo Giovan-ni, siamo chiamati a prendere Mariaa casa nostra, a farla entrare, cioènella nostra vita, a renderla parteci-pe delle nostre gioie e dei nostriproblemi, delle sfide che dobbiamoaffrontare ogni giorno».

    Nell’occasione della festa liturgi-ca, con il rimando a un evento benpreciso collocato nella storia, il car-dinale arciprete, sviluppando la suameditazione, ha puntato ad attinge-re dal passato per far emergere«l’eredità spirituale» che coinvolge eimpegna ogni cristiano. Richiamate,infatti le origini stesse della basilica,con le apparizioni mariane a PapaLiberio, a un patrizio romano e allasua consorte, con il già citato «mira-colo della neve del 5 agosto» e conla costruzione effettiva dell’edificiosotto il pontificato di Sisto III, «do-po la solenne definizione del dogmadella divina maternità di Maria nelconcilio di Efeso nel 431», il cardi-nale Ryłko ha ricordato come inquindici secoli questa chiesa abbiacontinuamente testimoniato «la fedee l’amore di generazioni di cristianiper la Vergine Maria». Sentimentiche in questo luogo sacro hanno tro-

    vato una dimora speciale, essendoesso anche custodia di «due granditesori: la reliquia della sacra culla diBetlemme, a testimonianza del mi-stero dell’incarnazione e della divinamaternità di Maria, e la sacra effigiedella Salus populi Romani, venerataqui da molti secoli».

    Ecco perché, ha detto il porpora-to, «la festa odierna costituisce an-che una sfida, poiché c’interroga cir-ca il contributo che siamo disposti adare davanti a questa grande ereditàdi fede e di amore a Cristo e a suamadre». E ha domandato: «Cosasiamo disposti a fare affinché questaeredità continui a vivere nei nostritempi e a segnare la nostra vita?».

    Rifacendosi alla prima letturatratta dall’Ap o c a l i s s e , il celebrante hainnanzitutto invitato a ricordare ilruolo del tempio cristiano, «dimoradi Dio tra gli uomini, la dimora diun Dio compassionevole, pronto adasciugare le lacrime di coloro chepiangono», e ha quindi sollecitato icredenti a cercare nella basilica, nonsolo la presenza di Dio, Padre riccodi misericordia» ma, con fiducia eaffidamento, anche quella della Ver-gine: «nella sacra icona della Saluspopuli romani, venerata nella cappel-la Paolina, possiamo contemplare latenerezza materna di Maria, che tie-ne nella mano un fazzoletto pr