La collina più alta

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di Sara Mafficini, sentimentale storico

Transcript of La collina più alta

  • Sara Aldegheri

    LA COLLINA PI ALTA

    www.0111edizioni.com

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    www.ilclubdeilettori.com

    LA COLLINA PI ALTA Copyright 2011 Zerounoundici Edizioni

    Copyright 2011 Sara Mafficini ISBN: 978-88-6307-008-8

    In copertina: Immagine Shutterstock.com

    Finito di stampare nel mese di Marzo 2011 da Logo srl

    Borgoricco - Padova

  • A Te, che ci hai creduto

    fino in fondo

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    CAPITOLO UNO Isherwood, 14 agosto 1768 At lovers perjuries, They say, Jove laughs. Cos diceva il genio innato di Shakespeare, ma non il caso di Elaine. Lei veramente innamorata. Ieri stato celebrato il suo matrimonio con il signor Thomas Gainsbo-rough e nella tarda serata gli sposi sono partiti per Parigi, dove hanno deciso di stabilirsi. Non ho mai visto coppia pi felice, e credo proprio che non ne vedr altre simili. Non lo dico solo perch lei mia sorella. Il giuramento che si sono scambiati stato vero: Giove non rider di loro. Chi oserebbe mettere in dubbio un sentimento come quello? Non lunica cosa che invidio a Elaine, comunque. Non lamore in s, o almeno non solo. Lei ha la possibilit, ora, di allontanarsi per sempre dalla snervante quotidianit di Isherwood. Tu lo sai bene, diario: ci non affatto poco Jane! Jane! La voce della signora Leighton si spandeva per la casa portando con s una forte nota dimpazienza. Jane chiuse il quaderno, riassett la gonna e si alz velocemente dallo scrittoio per scendere subito. Regola fondamentale di casa Leighton: mai fare aspettare la mamma. Poteva rivelarsi distruttivo per tutti i membri della famiglia. Arrivo! le url dalla botola della soffitta, ma prima di incunearsi per scendere diede una veloce occhiata allo specchio di fronte a lei, quello con bordatura in ottone che era stato di sua nonna, e che ora chiss per-ch si trovava l sopra a ricoprirsi di polvere. Eccola di nuovo faccia a faccia con se stessa. Jane Leighton: un insigni-ficante esemplare della giovent del Kent. Altro che grandi dame, conti, marchesi o altro. Lei era figlia di un borghese, e nessuno per strada si

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    sarebbe mai voltato a guardarla. Altro che sua sorella Elaine, con quei riccioli biondi che avrebbero fatto invidia alla regina in persona. No, il buon Dio laveva fornita soltanto di comunissimi capelli castani, di cui non sapeva che fare a parte lasciarli crescere come qualsiasi ragazza as-sennata avrebbe fatto, di due altrettanto comunissimi occhi castani, che trovavano posto in un viso assolutamente ordinario, senza grandi prete-se di originalit. Unico piccolo vanto: una carnagione sufficientemente chiara da non richiedere sotterfugi. Ma neanche quello, alla fin fine, le impediva di giungere a un'unica, innegabile conclusione: nulla di tutto ci poteva essere oggetto di un bench minimo interesse. Lei era nor-male. Come qualche milione di ragazze inglesi sue coetanee. Possibilit di distinguersi da loro: nessuna. Perlomeno, non dal punto di vista fisi-co, ovvero lunico che contasse realmente per ottenere qualcosa di buo-no dalla vita, visto che la Sorte non le aveva concesso il privilegio di nascere maschio. Le possibilit che aveva, a quel punto, erano due: numero uno, sposarsi con un essere insipido di sesso opposto al suo che con tutta probabilit non lavrebbe mai considerata degna di attenzione, fuorch per preoc-cuparsi di eventuali eredi. Ovvero, quello che sua madre chiamava un buon matrimonio. Numero due: non accontentarsi della mediocrit e ricercare qualcuno che destasse il suo interesse. Ovvero, rimanere da sola per tutta la vita. Decise che avrebbe scelto la seconda. Per scrupolo, pass in rassegna mentalmente tutte le sue conoscenze per capire se mai di qualcuno avrebbe potuto innamorarsi. Ma le aveva gi scartate tutte quando arriv al cospetto di sua madre. Eccomi. Buon Dio, dove ti eri cacciata? Guarda come mi hai ridotta. Per chia-marti, ho messo a dura prova la mia povera gola. Jane sorrise di sottecchi mentre osservava la madre sistemarsi il bustino con aria stravolta. Perdonatemi. Chin il capo. Non avevo sentito. Se tua abitudine non prestare attenzione alle parole di tua madre, sei pregata di migliorare questa tua mancanza. A ogni modo, nel salone c Primrose che ti attende. Temo che vogliate andare a cavalcare, e la cosa mi infastidisce, ma so che hai il permesso di tuo padre. Per cui va, io sono stanca e credo che andr a sdraiarmi un po. Non angustiatevi, mamma. Staremo attente. Riposate serena. La madre la guard ancora per qualche secondo con una forte disappro-vazione negli occhi, poi sospir e si ritir nella sua stanza.

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    Primrose Cobbet era la sua migliore amica. Nonch unica. Abitava nella tenuta vicino alla loro, a Harewood. Fin dallinfanzia le due ragazze erano state abituate a giocare insieme e crescendo, per il naturale corso degli eventi, avevano stretto un forte ed esclusivo legame di amicizia che, pur unendole, metteva spesso in risalto i loro differenti caratteri. Primrose rimproverava a Jane di essere troppo viziosa nelle sue abitu-dini, di non pensare abbastanza alla felicit della propria famiglia e di non tenere mai in considerazione il parere delle persone care quando doveva prendere una decisione. Jane rimproverava a Primrose di preoccuparsi troppo di quello che di-cevano i suoi genitori, di non ascoltarla abbastanza e di non darle mai ragione. Nessuna novit da raccontarmi, Rose? Niente di nuovo. La vita qui una noia mortale. A parte il nuovo rice-vimento che mamma ha deciso di fissare per la settimana prossima. Jane rote gli occhi. Unaltra cosa che rimproverava allamica era quel-la di non imporsi mai abbastanza con sua madre, la signora Cobbet, per impedirle di ostentare la propria ricchezza con continui ricevimenti. Impugn pi saldamente le redini di Bianca, la sua puledra, per svoltare verso il fiume. Qual il pretesto, questa volta? Il ritorno di Dunstan dal college. Ha gi finito? Lamica la guard perplessa. Sono passati sei lunghi anni da quando ha lasciato casa nostra per trasferirsi a Cambridge. Era ora che si laure-asse. Cos tanto? Se invece di pensare solo alle tue faccende ti preoccupassi, qualche volta, di sapere come va il mondo, te ne saresti accorta. Giuro che non credevo fosse passato tutto questo tempo. Non giurare. Primrose si fece il segno della croce. Il Signore lha proibito. Jane tacque. Se cera una cosa che aveva imparato, era che non biso-gnava mai contraddire Primrose in ambito di fede. Poteva offendersi moltissimo. Mamma ha invitato un sacco di gente continu lamica. Tutti quelli della contea, praticamente. Molte persone le conosciamo solo di vista. Ti confesso che anchio, per certi versi, ritengo uno spreco questa sua

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    mania delle feste, ma perlomeno questa volta il motivo valido. Il suo cuore di madre ha Ma Jane, mi stai ascoltando? Lamica aveva preso a fissare con ostinazione lorizzonte, schermando-si gli occhi con una mano per proteggerli dal sole. Jane? Che cosa che cosa vedi laggi, Rose? Entrambe fissarono il loro sguardo pi avanti, sulla riva del fiume, dove due cani guaivano con ostinazione ai piedi di un albero, rivolti verso le sue fronde, forse per non perdere di vista una preda. Cercavano anche di arrampicarsi, continuando ad abbaiare. Primrose non aveva ancora capito cosa stesse succedendo, quando lamica spron il suo cavallo per andare a controllare. Subito tent di seguirla, offesa per non essere stata attesa, ma dopo un centinaio di me-tri cap che non ci teneva a scompigliarsi tutti i capelli nel tentativo di raggiungerla: prosegu quindi al trotto, limitandosi a tenerla docchio. La vide fermarsi sotto lalbero e cacciare i cani, per poi scendere da ca-vallo e iniziare larrampicata. Quando arriv allalbero, Jane era gi in cima. Tutto bene? chiam Primrose avvicinandosi. S, non temere! La testa della ragazza sbuc dallalto di una fronda, e vicino alla sua unaltra testa pi piccola fece capolino. Meg stata spaventata dai cani e si rifugiata quass. Ora scendiamo. Primrose era senza parole. Osserv lamica scendere piano con una bambina che non doveva avere pi di dieci anni, e scrut con premuro-sa attenzione il suo viso arrossato e la sua acconciatura distrutta. Sei un disastro le disse in tono di rimprovero, senza badare pi di tanto alla piccola. Se non fossimo intervenute sarebbe rimasta lass per chiss quanto tempo continu Jane. Fossimo? ripet incredula laltra. Per lamor del Cielo, Jane, non tentare di coinvolgermi. Non mi sono arrampicata con te su quellalbero, e questa la versione che dovrai ripetere quando ti chiede-ranno come hai fatto a conciarti in questo modo. Spero solo che tu non abbia strappato anche il vestito. La prese per le spalle e la volt. Fammi controllare. No, tranquilla, sono stata attenta. Guard la bambina. Dov la tua casa, Meg? Non penserai di prenderti cura di una sconosciuta? Guarda com ri-dotta, deve essere una vagabonda. La bambina fece una smorfia al di l del ciuffo rossiccio che le ricadeva

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    sul viso. Non sono una vagabonda. Abito nella tenuta del signor Hench. Jane guard Primrose, che in queste cose era molto pi ferrata di lei. Highmore Hill chiar lei con aria esperta. una tenuta al di l di queste colline, il proprietario un conoscente di mio fratello, un tipo piuttosto scorbutico a quanto ne so. Lho visto una sola volta. Fai parte della famiglia del signor Hench? chiese Jane alla piccola, guadagnandosi uno sguardo di rimprovero da parte di Primrose. La mia mamma lavora per lui spieg Meg. Jane, mi fai preoccupare. Non riconosci nemmeno una serva la rim-becc sottovoce lamica, prima di rivolgersi apertamente alla bambina. Ora, Meg, puoi tornare a casa. Immagino che tu conosca la strada. Aspetta, Rose. Non credi che dovremmo riportarla noi alla tenuta? No, perch se arrivata fin qui sapr di certo come tornare indietro. La successiva risposta di Jane fu coperta da un altro rumore. Alcu