Addio Bocce

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Addio Bocce

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  • Licenza edgt-37-156478-b1987563-9788811140658 rilasciata il 13 maggio 2015 a _

  • ANDREA VITALI

    ADDIO BOCCE

    Licenza edgt-37-156478-b1987563-9788811140658 rilasciata il 13 maggio 2015 a _

  • ISBN 978-88-11-14065-8

    2014, Garzanti Libri S.r.l., MilanoGruppo editoriale Mauri Spagnol

    Prima edizione digitale: 2014Questopera protetta dalla Legge sul diritto dautore.

    vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.

    www.garzantilibri.it

    facebook.com/Garzanti @garzantilibri

    www.illibraio.it

    Sito dellAutore: www.andreavitali.info

  • ADDIO BOCCE

  • I personaggi e le situazioni raccontati in questo romanzo sono frutto difantasia. I luoghi, invece, sono reali.

  • La moglie che aveva desiderato e avrebbe amato contenerezza, se mai lavesse avuta.

    I figli, coccolati e accuditi, ma in sogno.La Societ Sportiva Bocciofila Bellanese era tutto ci,

    carne viva, per Arabino Scist. Per lei avrebbe fatto qua-lunque sacrificio. E li aveva fatti in verit.

    Laveva presa in mano nel 1948, dopo i disastri dellaguerra. Per mano, sarebbe pi corretto dire. E, guidan-dola con pazienza e amore, laveva portata a un livello diinvidiabile perfezione organizzativa, esempio per le con-sorelle bocciofile del lago e non solo. Paziente e tetrago-no a ogni difficolt, il Scist aveva raggiunto e realizzatoil suo sogno agli inizi del 1954 quando, vincendo resi-stenze intestine, era riuscito a dividere in due la sua crea-tura: la sezione Amatori da una parte, quella Agonistidallaltra. Solo allora, solo cos, Arabino Scist si era sen-tito davvero marito e padre.

    Non faccia meraviglia tanta enfasi, tanta dedizione auna semplice societ sportiva, ancorch bocciofila, contutto ci che significava per un piccolo paese allepoca.Per il Scist lincarico di rimetterne in sesto lo scheletrodivenendone segretario era stata la prima cosa veramen-te bella che la vita gli aveva offerto, e lui laveva presa alvolo, con langoscioso sentire che certi treni passano unasola volta.

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    Licenza edgt-37-156478-b1987563-9788811140658 rilasciata il 13 maggio 2015 a _

  • Per il resto, sino ad allora, non cerano state che delu-sioni e, a volte, umiliazioni vere e proprie.

    La prima, paradigma di ci che il futuro gli preparava,laveva colpito allalba del 1910 quando, bench toccassea lui, non gli vennero attribuiti i gradi di capo dei chieri-chetti, sorta di cerimoniere in minore. Alla carica non sigiungeva per meriti particolari, va detto. Solo lanzianit,il ricambio generazionale, garantivano una democraticarotazione. Carica ambita peraltro, palestra di futuri co-mandi, poich lanziano in grado sovrintendeva alla pre-parazione dei neofiti e curava lesatta osservanza di ceri-moniali ed etichetta. Compito che dava in certo qual mo-do lesatta misura di come si esercita il potere, poich ilprescelto non compariva pi sullaltare, ma gestiva lor-ganizzazione movendosi alloscuro, dietro le tende, nel-lumido corridoio del coro che girava lungo il perimetrodellabside. Incarico e carica che, a volte, spingeva qual-cuno di costoro a scegliere il sacerdozio. Chi ne era inve-stito, per un semestre, non di pi, ne usciva in qualchemaniera arricchito.

    Il giovane Arabino era pronto a votarsi allimpegno,certo che lavrebbe svolto con cura e forse meglio di tan-ti altri che lavevano preceduto.

    Ma alcuni consiglieri del parroco avevano storto il naso.Con quel cognome, avevano detto: Scist!Che i suoi coetanei avevano utilizzato per coniare una

    corrosiva strofetta:

    Scist, Scistla tua nonna sai dov?

    dentro la quale si intravedeva lo zampino degli adulti,una malizia che stava gi avvelenando il sangue dei pigiovani. Tutto perch del padre dellArabino non si co-nosceva pi di tanto, se non che era sbucato a un certopunto, mineur proveniente dalla Bassa Italia, impiegato

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  • come tale nelle cave di Tremenico, in val Varrone, mari-to di una figlia di N.N., dalla quale aveva poi avuto lA-rabino.

    Illustri rampolli di altrettanto illustri bellanesi si pre-paravano a diventare chierichetti: quanto avrebbero gra-dito, loro, ma soprattutto i loro generosi padri, di avereper duce dei figlioli una sorta di senzapatria come loScist?

    Era il caso di correre il rischio che, senza far polemi-che, alcuni di codesti figli di tanto padre e tanta madrevenissero deviati a fare il loro apprendistato altrove? O,peggio ancora, che non lo facessero del tutto?

    Lavevano sostituito con un tal Belardi, di pari et macon minore esperienza, per motivi di ordine alfabetico,e di questa scusa lArabino sera dovuto accontentare, ri-nunciando al primato. N in casa aveva avuto modo ditrovare consolazione al suo dolore. Al padre, massacratoda un lavoro usurante, era sembrata cosa di poco conto,oltre al fatto che nemmeno sapeva bene di cosa si trat-tasse. La madre, in perenne conflitto con lopinionepubblica, ne era stata quasi contenta, sprezzando dasempre benpensanti e tirapiedi, di chiunque quei piedifossero.

    Era stato allora che nellanimo dellArabino aveva mes-so radici una volont di riscatto destinata a essere pi vol-te rigettata sulla linea di partenza. E le occasioni si eranopure presentate, ma erano state ogni volta una nuova tap-pa di un Calvario pi che un momento di risurrezione.

    La sua altezza, o bassezza volendo, era stata causa diuna di queste.

    Alla visita di leva, quando gi sognava una brillante car-riera militare, il Regio Esercito laveva rifiutato, ritenen-done iniqua la statura, bench avanzasse di qualche cen-timetro quella di sua maest il re Vittorio Emanuele III, eimpresentabile lo scheletro, sgangherato in virt di unascoliosi maturata negli anni giovanili. Ne aveva guada-

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  • gnato, com facile comprendere, contumelie a non fini-re da parte dei coscritti i quali, ritenendosi buoni per ilre, affermavano di esserlo anche per la regina, a diffe-renza di chi invece veniva scartato.

    E cos pure il giovanile amore per la figlia del droghie-re Stamini, una prorompente bellezza che lo sopravanza-va di cinquanta centimetri buoni, e che lo Scist si ob-blig a estinguere nel silenzio pi assoluto avendo la cer-tezza che se si fosse dichiarato ne avrebbe avuto una sor-te di feroci prese in giro, come era capitato ad altri inna-morati pi avvenenti di lui.

    Non gli fu risparmiata neppure lumiliazione subita daparte del segretario del Partito Nazionale Fascista, che loaveva scartato dagli esercizi ginnici del sabato in quantointerrompeva bruscamente la perfetta geometria del plo-tone dei ginnasti.

    Va con le figlie di Maria!Questo era stato il congedo del gerarchetto, viatico di

    altri, ingenerosi commenti.Per sua fortuna, allepoca, Arabino Scist era gi en-

    trato nelle file della pubblica amministrazione con laqualifica di scrivano aggiunto: impiegato dinfimo livelloe con stipendio di uguale sostanza, che per gli permet-teva di sostentarsi con dignit, anche perch non gli siconoscevano vizi di sorta.

    Tuttavia anche la vita dufficio era stata fonte di altridolori.

    Il messo comunale Sbercele, per esempio, laveva pre-so nel mirino, vedendo in lui un comodo bersaglio dacentrare con le sue cattiverie e falsit. Faceva circolare lavoce che lo Scist era stato visto presso la casa di tolle-ranza di Lecco sollevando commenti tuttaltro che sus-surrati entro le pareti dellufficio. Oppure lo incolpavadi piccoli furti mai commessi: una busta, una matita,qualche puntina, cose cos. Alla morte del messo, anne-gato durante una battuta notturna di pesca con la fioci-

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    Licenza edgt-37-156478-b1987563-9788811140658 rilasciata il 13 maggio 2015 a _

  • na, si era negato alla colletta dei colleghi dufficio per lasolita corona di fiori e cos sera guadagnato limmeritatafama di uomo rancoroso e taccagno.

    Ma ben altre sofferenze lo affliggevano, intime, elabo-rate il pi delle volte la sera, quando si trovava a cenarecon la sola compagnia dei suoi pensieri che ormai gira-vano sempre attorno a una questione: il tempo. Che pas-sava veloce, non aspettava nessuno, offriva occasioni achi le sapeva cogliere e degli altri non si curava.

    Fu in quel periodo che lo Scist cominci a desiderarecon ardore di avere una donna, una moglie, lunica cosache avrebbe potuto in qualche modo fermare quel tem-po che scorreva veloce e dargli un senso che intuiva sen-za comprendere in pieno.

    Stante la convinzione che solo cos avrebbe dato unasvolta alla sua vita grigia, lArabino cominci a innamo-rarsi di chiunque con una regolarit elvetica, ottenendoclamorose sconfitte e delusioni scottanti.

    Oggetto delle sue mire matrimoniali furono perlopiimpiegate, brutte e belle, spesso molto pi giovani di lui,quasi sempre avventizie. Alle quali, per inciso, non osmai dichiarare il sentimento che lo animava, col risultatoche quelle andavano e venivano, spesso a braccetto conaltri uomini, e lui restava a macerarsi nella speranza e adattendere loccasione successiva, che finiva sempre allostesso modo.

    Durante gli anni della guerra gli venne affidato il com-pito di mantenere in ordine lelenco delle famiglie cuiera necessario fornire assistenza, quelle che, avendo uo-mini al fronte, versavano in condizioni critiche e richie-devano un sostegno. Fu un momento in cui lArabinoabbandon le sue pretese amorose per dedicarsi a uncompito che da subito ritenne di altissima responsabilit,materiale e soprattutto morale. Vi si applic con impe-gno, mettendo in campo il suo discernimento, le ideematurate nel corso della sua tribolata vita. Fu quindi una

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  • fase di totale dedizione a una causa e che lo port, dal-lillusione di aver infine coronato un sogno di utilit, auna nuova, cocentissima delusione.

    Indag, infatti, cerc e scopr, preparando infine unasorta di vademecum grazie al quale catalogare bisognos