L'Apocalisse di Giovanni

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    homolaicus.com

    L'inferno, Mosaico della cupola del Battistero di San Giovanni a Firenze (XIII sec.)

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    Prima edizione 2013

    Il contenuto della presente opera e la sua veste graficasono rilasciati con una licenza Common ReaderAttribuzione non commerciale - non opere derivate 2.5 Italia.

    Il fruitore libero di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico,rappresentare, eseguire e recitare la presente operaalle seguenti condizioni:- dovr attribuire sempre la paternit dellopera allautore- non potr in alcun modo usare la riproduzione di questopera per fini commerciali- non pu alterare o trasformare lopera, n usarla per crearne unaltraPer maggiori informazioni:creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/

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    ENRICO GALAVOTTI

    L'APOCALISSE DI GIOVANNI

    le origini del cristianesimo tradito

    Esistono due classi di uomini: i giusti e gli ingiusti.

    La divisione viene fatta dai giusti.

    Oscar Wilde

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    Nato a Milano nel 1954, laureatosi a Bologna in Filosofia nel 1977,docente di storia e filosofia, Enrico Galavotti webmaster del sito

    www.homolaicus.com il cui motto Umanesimo Laico e SocialismoDemocratico. Per contattarlo [email protected] pubblicazioni: lulu.com/spotlight/galarico

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    Premessa

    Che Giovanni e non Pietro dovesse essere il principale pro-secutore del messaggio politico-rivoluzionario del Cristo, ben atte-stato non solo nel IV vangelo (ogniqualvolta p. es. si parla di disce-

    polo prediletto [sulla cui identit la censura della tradizione petro-paolina ha posto il veto], o quando viene scritto che Pietro non sa-rebbe stato pi in grado di cingersi la veste da solo e che sarebbe sta-

    to condotto dove non voleva [leggi: da Paolo], o quando viene detto,nello stesso episodio suddetto, che la testimonianza di Giovanni sa-rebbe durata pi a lungo di quella di Pietro, oppure quando di frontealla sindone Giovanni diede un'interpretazione diversa [corpo strana-mente scomparso] da quella di Pietro [corpo risorto]), ma ben atte-stato anche nell'Apocalisse.

    Sin dall'esordio infatti, diversamente da come agir nel van-gelo, l'apostolo cita subito se stesso per nome, senza neppure aver

    bisogno di specificare di chi era figlio o da dove proveniva: gli suf-

    ficiente dire che si trovava nell'isola chiamata Patmos, a causa dellaparola di Dio e della testimonianza resa a Ges (1,9), cio era statoesiliato in un'isola del gruppo delle Sporadi a seguito di una persecu-zione anticristiana. La parola di Dio la stessa di Ges.

    Ora, poich gli esegeti ritengono l'Apocalisse uno dei testipi antichi del Nuovo Testamento, giocoforza pensare che il ruoloda protagonista esercitato da Pietro nel vangelo di Marco e nella pri-ma parte degli Atti degli apostoli, va considerato come un fatto o po-

    steriore o parallelo a quello che volle esercitare Giovanni, e anchecome un fatto che solo a partire da un certo momento risult mag-giormente condiviso dalla comunit cristiana.

    Stando infatti agli Atti, Giovanni, appena Pietro inizia a pre-dicare, o non appare quasi per niente (nel senso che la sua presenza

    poco significativa, soprattutto perch non lo si sente parlare), oppure presente in racconti di tipo mitologici, quello in cui p. es. va a pre-gare con Pietro nel Tempio o quello in cui Pietro compie azioni mi-

    racolose. quindi evidente che Giovanni scompare di scena proprio5

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    nel momento in cui Pietro inizia a parlare di morte necessaria delCristo, cio di rinuncia a qualunque insurrezione nazionale. Il suc-

    cessore di Pietro infatti sar Giacomo tra gli ebrei e Paolo tra i paga-ni.Certo, con l'Apocalisse non abbiamo a che fare con un testo

    intonso, originario, privo di rimaneggiamenti e manipolazioni reda-zionali aventi come punto di riferimento il revisionismo petro-paoli-no (probabilmente dei 22 capitoli una prima redazione, del 68-69, ne

    prevedeva solo 18, mentre la seconda, rappresentata dai primi tre ca-pitoli e dall'ultimo, fu aggiunta nel 95-96).

    Da questo punto di vista curioso come mentre per tutti i te-sti del Nuovo Testamento gli esegeti cattolici si sforzino di anticipa-re il pi possibile la loro stesura, nel tentativo di dimostrare come,sin dall'inizio, il Cristo non abbia mai cercato di porsi in maniera po-litica, con l'Apocalisse invece si fa di tutto per posticiparne l'edizio-ne, che in nessun caso - si dice - potrebbe essere inferiore a 30 annidalla morte del Cristo (si parte dalla data della morte di Nerone, 68d.C., per i primi undici capitoli, alla data della morte dell'imperatoreDomiziano, 96, per i restanti). Tuttavia non pochi autori tendono ad

    anticiparne la stesura al periodo dell'imperatore Claudio, morto nel54.

    Ovviamente pi la data vicina alla morte di Cristo, e piimportanza ha l'Apocalisse e quindi Giovanni rispetto a Pietro e so-

    prattutto rispetto a Paolo e alle sue Lettere. P. es. se si accetta la datadel 54, Efeso sarebbe stata evangelizzata prima da Giovanni, poi daPaolo.

    In effetti abbastanza difficile credere che Giovanni potesse

    rivolgersi alle comunit di Efeso e di Laodicea, con toni cos duri(della seconda scriver addirittura che il Cristo stava per vomitarla acausa della sua indifferenza), se non fossero state fondate da lui stes-so. A meno che non si voglia pensare che in realt le comunit cri-stiane fondate dagli apostoli fossero due: una di Giovanni, pi vici-na ai giudei, e l'altra di Paolo, decisamente filopagana. Il che spie-gherebbe il motivo per cui Giovanni elogi la comunit di Efeso pernon essersi lasciata sedurre da apostoli bugiardi e per detestare lasetta dei Nicolaiti (probabilmente degli ellenici che avevano accetta-

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    to le tesi di Paolo, applicandole secondo una libert non apprezzatain ambienti ebraici).

    La cosa che pi fa pensare che il testo sia davvero antico,forse il pi antico di tutto il Nuovo Testamento, che il suo autoreresta pi che mai convinto che l'insurrezione antiromana non solo imminente ma addirittura destinata alla vittoria. forse credibile chel'apostolo Giovanni nutrisse questa speranza dopo ancora 30 annidalla morte del Cristo? Non lo sappiamo. per verosimile ch'egliabbia scritto qualcosa di molto importante alla vigilia della grandeguerra antiromana scoppiata nel 66 d.C. e conclusasi tragicamentenel 70.

    La persecuzione ch'egli ha sofferto, in questo periodo, nonpoteva certo essere quella di Domiziano (81-96), come in genere gliesegeti cattolici sostengono, ma probabilmente quella di Nerone, ameno che il testo non vada collocato nel periodo della guerra giudai-ca immediatamente successivo alla catastrofe del 70: in tal caso la

    persecuzione potrebbe essere stata quella di Tito (79-81).

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    INTRODUZIONE POLITICA

    Stando alla cronologia del Nuovo Testamento la prima gene-razione di cristiani seguaci del Cristo scomparve entro il 70 d.C. L'u-nico dei grandi che riusc a sopravvivere a questa carneficina fuGiovanni Zebedeo, ma ormai il suo potere era diventato ben pocacosa: i suoi due testi (Apocalisse e Vangelo), a noi pervenuti, sonostati infatti ampiamente interpolati. Molto probabilmente il falsifica-tore del vangelo dell'apostolo quello stesso che ha scritto le cosid-dette tre epistole di Giovanni.

    Per quanto riguarda invece la manipolazione dell'Apocalisse,bisogna andare a cercare i suoi redattori negli ambienti cristiani pro-venienti dall'essenismo o comunque dal giudaismo militante, dive-nuto s cristiano, ma non ancora particolarmente influenzato dall'i-deologia petro-paolina. Appare infatti abbastanza evidente che conl'Apocalisse Giovanni ancora convinto che la tomba vuota, scoper-ta nei pressi del Golghota, non vada interpretata secondo la tesi pe-

    trina della morte necessaria, voluta da dio, che induce a rassegna-zione, ma, al contrario, come occasione di riscatto imminente di tuttala nazione, in aperta opposizione all'aristocrazia clericale, ai ceticonservatori e collaborazionisti e persino ai farisei, pur essendo pre-senti, tra quest'ultimi, degli elementi favorevoli al movimento naza-reno. Probabilmente Giovanni vedeva proprio nei progressisti fari-sei, gi duramente perseguitati dai Romani e avversari dei collabora-zionisti sadducei, i principali responsabili della morte del Cristo.

    Cio nonostante che il testo sia stato scritto una trentinad'anni dopo la crocifissione del Cristo, Giovanni ancora convintoche la parusia sia imminente. Questa certezza scomparir completa-mente nel IV vangelo, che vuole essere un testo pi storico che poli-tico. tuttavia da escludere che l'apostolo intendesse la parusianei termini petrini, proprio perch, mentre Pietro ne aveva fatto il

    pretesto per non fare la rivoluzione, lui invece doveva essersi con-vinto ch'essa andava preparata. Di qui il forte impegno politico.

    probabile che in questo riscatto nazionale abbia creduto lo

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    stesso Paolo di Tarso, prima della crisi di sfiducia sulla strada di Da-masco, in cui smette di comportarsi come un fariseo contestatore, ri-

    gidamente nazionalista, per diventare cristiano politicamente rasse-gnato, aperto a soluzioni mistiche, in cui la concezione etico-religio-sa della vita ha un respiro filosofico cosmopolita. Paolo, infatti, nellafase iniziale della