Adelano di Zeri, 18 dicembre 2017 Eremo Santa Maria Maddalena ?· sovrapposte e dimenticate. Una...

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Adelano di Zeri, 18 dicembre 2017 Eremo Santa Maria Maddalena

Sono nato nudo, perch tu sappia spogliarti di te

stesso. Sono nato povero perch tu possa considerarmi

lunica ricchezza. Sono nato in una stalla perch tu impari

a santificare ogni luogo. Sono nato debole perch tu non

abbia paura di me. Sono nato per amore perch tu non

dubiti mai del mio amore. Sono nato di notte perch tu

creda che possa illuminare ogni realt. Sono nato uomo

perch tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso.

Sono nato perseguitato perch tu sappia accettare le

difficolt della vita. Sono nato nella semplicit perch tu

smetta di essere complicato. Sono nato nella tua vita per

portare tutti alla casa del Padre.

Lambert Noben

Carissimi amici,

Il Signore vi dia pace!.

Non so se succede anche a voi di mettere da parte articoli, testi e quantaltro, con lidea di andare in un

secondo tempo a riprenderli e rileggerli con pi attenzione. A me succede e, sovente, quelle pagine, rimangono

sovrapposte e dimenticate. Una di queste lavevo messa da parte anni fa: una descrizione del Natale di oggi,

libero dalle credenze religiose considerate ormai passate, un Natale fatto di luci e regali, una parentesi laica di

pace e serenit, di buoni sentimenti e calde emozioni e nulla

pi. Il testo citava un brano di Gilbert Keith Chesterton,

scrittore e giornalista inglese cattolico, dal titolo Il Natale

deve andarsene!, pubblicato nel 1933.

Lautore parte dicendo: Il Natale assolutamente inadatto

al mondo moderno e conclude cos: eppure, il Natale,

continua a ergersi dritto, integro e spiazzante: per noi

rappresenta una cosa ben precisa, per gli altri un marasma

dincongruenze. Il Natale giudica il mondo moderno, lo mette

a repentaglio, ne scombina le credenze:

perci vogliono che se

ne vada!.

Scrivervi una lettera in questo tempo che ci

separa dal Natale, vuol dire per me parlarvi del

Natale di Ges, quello che ci ostiniamo,

piccolo resto, a definire Santo e non

magico; vuol dire parlarvi di Betlemme di

Giuda, dei pastori, di ci che accadde in quei

giorni che paiono lontani. Gli ultimi decenni

hanno svuotato completamente di senso

questa data cos cara alla nostra tradizione,

tanto che alcuni parlano di scippo delle

festivit cristiane, preda del consumismo

eccessivo, di una frenetica corsa al regalo, di

una trasformazione che le priva del loro contenuto per metterne altri, pi gestibili, indirizzabili, pi commerciali.

Ieri, domenica 17 dicembre, alla preghiera dellAngelus, rivolgendosi ai bambini raccolti in Piazza San Pietro per

la tradizionale benedizione dei bambinelli, papa

Francesco ha detto: Quando pregherete a

casa, davanti al presepe, con i vostri familiari,

lasciatevi attirare dalla tenerezza di Ges

Bambino, nato povero e fragile in mezzo a noi,

per darci il suo amore. Questo il vero Natale!

Se togliamo Ges, che cosa rimane del Natale?

Una festa vuota. Non togliere Ges dal Natale!

Ges il centro del Natale, Ges il vero

Natale!.

Ora, mentre Giuseppe e Maria si trovavano

a Betlemme, si compirono per lei i giorni del

parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perch non cera

posto per loro. Questo bambino qualunque, povero, debole e fragile, che nasce in questo modo e in queste

condizioni, non molto commercializzabile. Forse lo possono capire i poveri un Dio che si fa umile, la persona

che si sente fragile un Dio che assume la debolezza: ma noi, di un Dio cos, ne sentiamo ancora bisogno?

Potremmo chiederci, cari amici: se dovessero

cancellare il Natale dai nostri calendari, che

cosa verrebbe a mancarci: la magia del Natale,

o la santit del Natale?

In questo periodo mi capitato pi volte di

incontrare persone che mi hanno consegnato

le loro fatiche. Mi ha stupito che in tanti mi

confidassero la fatica dellimminente arrivo del

Natale con le consuetudini che comporta, i

regali da fare, gli obblighi sociali da rispettare, il

caos delle citt, i ritmi frenetici che precedono

il 25 dicembre e le feste che seguono. Quando

tutto questo non dovesse bastare, nelle nostre

vite si aggiungono situazioni con cui

si costretti, ancor di pi che in

altri tempi, a confrontarsi: legami

familiari non sempre facili, la

malattia, la solitudine, il lutto. Il

Natale rischia di diventare una

grande congiura. qui che bisogna

avere la forza di recuperare il senso

vero di questo evento, di questa

festa, il senso pi profondo del

Natale di un Dio che, per amore,

sceglie di condividere la nostra

umanit, sceglie di venire ad

Vorrei condividere con voi, per riscoprire insieme

il senso cristiano del Natale, un testo di Enzo

Bianchi, priore del Monastero di Bose, dal titolo:

Alla ricerca del Natale perduto (articolo apparso su

La Stampa 24/12/2010).

aaabbbiiitttaaarrreee iiinnn

mmmeeezzzzzzooo

aaa nnnoooiii ...

EEEttt vvveeerrrbbbuuummm

cccaaarrrooo

fffaaaccctttuuummm

eeesssttt...

Natale ritorna. Ritorna con la sua luce anche in questi

giorni che sono segnati dalle notti pi lunghe dellanno.

Ritorna annunciato da milioni di piccole luci che sembrano

voler ornare le nostre citt e le nostre case. Ritorna nei giorni

pi freddi e questo suo ritorno annuale, questa ripetizione

pu anche generare noia e fastidio se ci che si ripete manca

di senso, non accende un certo stupore, non apre alla

speranza.

Da qualche anno, interrogativi inediti hanno comunque

iniziato ad aleggiare sul Natale e sul modo di celebrarlo. Da

un lato si accentuata sempre di pi la dimensione

commerciale delle festivit di fine anno, che non a caso hanno assunto anche nella terminologia una

dimensione slegata dallevento della nascita di Ges: ormai pochi, anche tra i cristiani, rammentano e

testimoniano nei fatti che il mese precedente il Natale il tempo dellAvvento, cio dellattesa del ritorno del

Signore, e si interrogano sulla coerenza di certi comportamenti con il messaggio cristiano. Daltro canto,

assistiamo a curiose e a volte aspre polemiche circa lopportunit o meno di celebrare in spazi laici e pubblici in

primis nelle scuole materne ed elementari cerimonie natalizie: recite, canzoni, mostre di disegni, feste

rievocative vengono improvvidamente cancellate per un malinteso senso di rispetto delle altre tradizioni religiose

oppure enfatizzate e promosse per brandire unidentit contro laltro.

Verrebbe da chiedersi se queste tensioni e contraddizioni non possano essere colte come opportunit per un

serio ripensamento della propria fede o non fede e del suo modo di esprimersi anche pubblicamente in una

societ ormai multiculturale: il fatto che determinate tradizioni natalizie non siano pi accolte come scontate da

tutti potrebbe essere unottima occasione per una purificazione del modo che i cristiani hanno di vivere la propria

fede e di testimoniarla nella compagnia degli uomini. Siamo cos sicuri che gli aspetti ritenuti pi ovvi e

caratteristici delle festivit natalizie abbiano davvero a che fare con la fede in Ges, nato da Maria, venuto nel

mondo per narrare a tutti il volto misericordioso di Dio? Pensiamo realmente che la presenza di giovanotti bardati

da vecchi bonaccioni nei centri commerciali rimandi al mistero della notte di Betlemme? O che dei buffi pupazzi

che si arrampicano sui nostri balconi o si calano dai camini in concorrenza con streghe a cavallo di una scopa

rievochino lannuncio di una grande gioia per tutto il popolo o la pace in terra per gli uomini di buona

volont? E che coerenza mostra chi difende accanitamente la recita scolastica con melodiosi canti natalizi

facendone un evento irrinunciabile per il proprio figlio e poi non si pone nemmeno il problema di una sua

partecipazione alla messa di mezzanotte o del giorno di Natale?

In questo tempo ritrovato che le feste ci offrono, potremmo ripensare a come molte tradizioni si sono formate

nel corso della storia, in un intreccio fecondo tra fede e cultura. Cos, per esempio, i cristiani delle primissime

generazioni seppero unire la loro fede in Ges, luce del mondo, alla celebrazione del sole invitto nel solstizio

invernale; cos san Francesco riusc a calare nella realt contadina dellItalia medievale latmosfera del presepe

che richiamava quanto accaduto nella campagna di Betlemme milleduecento anni prima; cos, per venire a tempi

pi vicini a noi, la figura di san Nicola trapiantata da Mira ai paesi nordici scesa di nuovo fino in riva al

Mediterraneo per affiancarsi a Ges bambino nel colorare con la gioia del dono fatto e ricevuto la notte di

Natale. E che dire dellalbero adorno di luci e addobbi, un tempo sconosciuto nei paesi della cattolicit latina? E a

quando risale la lieta tradizione del pasto di festa che riunisce le persone che si amano e che vogliono vivere per

una volta in una dimensione dilatata e gioiosa le