Umanesimo e Cristianesimo

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Mensile della Chiesa di Nola XXX - 6 - Maggio 2015

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    015

    Umanesimo e Cristianesimo

    Semi di cultura: mons. Andrea Ruggiero

    di S. Feola

    Il linguaggio delliconadi C. Giordano

    Una passeggiata tra i gigli di Noladi L. Panagrosso

    Tra il 9 e il 13 novembre 2015 si terr a Firenze il 5 Convegno Ecclesiale Nazionale.In Ges Cristo il nuovo umanesimo il tema scelto dai vescovi italiani

    per questo importante momento di discernimento e comunione per le diocesi del nostro Paese.

    Ma in che termini oggi la Chiesa pu parlare di umanesimo?E soprattutto: ha ancora senso che ne parli?

  • giugno 201502

    mensile della Chiesa di Nola

    in Dialogo mensile della Chiesa di NolaRedazione: via San Felice n.29 - 80035 Nola (Na)Autorizzazione del tribunale di Napoli n. 3393 del 7 marzo 1985Direttore responsabile: Marco IasevoliCondirettore: Luigi MucerinoIn redazione:Alfonso Lanzieri [333 20 42 148 alfonso.lanzieri@libero.it], Mariangela Parisi [333 38 57 085 indialogo.parisi@gmail.com], Mariano Messinese, Antonio Averaimo, Vincenzo FormisanoStampa: Giannini Presservice via San Felice, 27 - 80035 Nola (Na)Chiuso in redazione il 24 giugno 2015

    La nuova enciclica di Papa Francesco: spunti per la lettura in vista del convegno di Firenze

    IL VANGELO DELLA CREAZIONEdi Francesco Iannone

    Ormai lo sappiamo: Papa France-sco un genio della comunica-zione, dellimmagine a effetto, del linguaggio che tocca le corde del sentimento e dellimmaginazione. Nemmeno un genere letterario cos consolidato e solenne come quello di una Enciclica lo intimidisce. E cos non ha avuto timore di aprire con un paragone ardito la sua Enciclica Laudato si sulla cura della casa comune, pubblicata lo scorso 18 giu-gno ma firmata gi a Pentecoste. Per lui la crisi ecologica che attanaglia il nostro pianeta paragonabile alla crisi dei missili di Cuba che nellot-tobre 1962 rischi di portare il mon-do sullorlo dellabisso di una guerra nucleare. E come Papa Giovanni al-lora, per la prima volta, indirizz l Enciclica Pacem in terris non solo ai cattolici ma a tutti gli uomini di buo-na volont, adesso Papa Francesco si rivolge a ogni persona che abita questo pianeta (n. 3).

    Nomen est omen: il Papa questa volta ripete con s. Francesco dAssi-si il Cantico delle Creature per edu-care tutti e ciascuno a quello stesso sguardo sul mondo che poi quello innamorato e grato di Ges. Lauda-to si infatti non semplicemente lennesimo manifesto ambientali-sta, tanto verde e di moda a parole quanto disimpegnato nei fatti. Non si limita alla denuncia degli effetti disumanizzanti di certa globalizza-zione del paradigma tecnocratico e della debolezza della reazione poli-tica internazionale che non sa anda-re oltre un certo ecologismo superfi-ciale e apparente (c anche quella, impietosa, senza sconti, nei Capitoli I e III). LEnciclica innanzitutto un rinnovato ascolto del Vangelo del-la Creazione (Cap. II) e un invito a

    quella ecologia integrale ( Cap. IV) che, insieme ai gemiti di sorel-la Terra, sa ascoltare anche quelli dei fratelli poveri. Per la tradizione giudeo-cristiana, infatti, dire crea-zione pi che dire natura o am-biente, perch ha a che vedere con un progetto dellamore di Dio: La natura viene spesso intesa come un sistema che si analizza, si compren-de e si gestisce, ma la creazione pu essere compresa solo come un dono che scaturisce dalla mano aperta del Padre di tutti, come una realt illu-minata dallamore che ci convoca ad una comunione universale (n. 76).

    Il testo lungo e pu apparire com-plesso (196 pagine e 246 paragrafi). Il pensiero del Papa del resto ama pi il poliedro dalle varie sfaccetta-ture che la perfezione della sfera ( cfr EG, 236). E cos ci troviamo da-vanti a tutte le questioni cruciali del nostro tempo, quali, ad esempio l intima relazione tra i poveri e la fra-gilit del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo intimamente con-nesso; la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; l invito a cercare altri modi di intendere l economia e il progresso; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell ecolo-

    gia; la necessit di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilit della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita (n. 16). In realt esso attraversato da un unico, forte convincimento: che un cambiamento possibile ma perch sia reale occorre una conversione e una spiritualit ecologica (capp. V e VI), capace di ripensare il rapporto con la Terra e mettere in discussio-ne la logica soggiacente alla cultura attuale per aprirsi alla bella notizia della Creazione e abbracciare nuovi stili di vita, sobri, umili e respon-sabili. Qualsiasi soluzione tecnico-scientifica infatti sar impotente a risolvere i gravi problemi del mondo se lumanit perde la sua rotta, se si dimenticano le grandi motivazio-ni che rendono possibile il vivere insieme, il sacrificio, la bont (n. 200). E cos le parole antiche di un Papa risuonano oggi come una delle pi forti voci critiche rispetto agli esiti globali del capitalismo fi-nanziario vincente. Questa Enciclica perci un dono provvidenziale, so-prattutto per noi Chiesa italiana. Il nuovo umanesimo che vorremmo rilanciare con il prossimo Convegno ecclesiale di Firenze la necessaria premessa e la possibile promessa di una nuova ecologia, costruita sul primato del dono e sul senso del li-mite contro ogni eccesso antropo-centrico e ogni predominio tecno-cratico e finanziario poich, avverte Francesco, non ci sar una nuova relazione con la natura senza un es-sere umano nuovo. Non c ecologia senza unadeguata antropologia (n. 118).

  • 03giugno 2015

    si esprime la fede nellumano (Bellet). Si tratta del primato di un modo di stare con gli altri che mette in causa il nostro modo di vivere e, nello stesso tempo, ci consente di allargare al massimo la nostra relazione con laltro, in un atteggiamento di comprensione e accettazione, nonch di riconoscimento dei nostri limiti (Bellet). In fondo, accogliere il primato della relazione presuppone il riconoscimento di qualcosa che unisce gli umani, prima delle loro convinzioni e dottrine. questa, in realt la fede nellumano. Questa fede nellumano non consiste nel pensare, ingenuamente, che tutti siano brave e fantastiche persone. Piuttosto essa si fonda sulla convinzione (che per i seguaci di Ges dovrebbe essere quasi naturale!) che, nellessere umano, esiste qualcosa che gli consente, quando vuole, di vivere in modo pienamente e veramente umano.E allora, se esiste unurgenza, per il cristianesimo, essa non passa per la ricerca di qualche nuovo approccio di tipo polemico o apologetico, per dimostrare la sua compatibilit con lumanesimo, e neppure passa per la pretesa di proporre un umanesimo nuovo o pi vero; piuttosto, ci che urge oggi la necessit di saper dire una parola nuova, di saper inviare un messaggio pertinente e significativo, in grado, cio, di situarsi l dove nasce o muore, oggi, lumanit!

    Infatti, a pensarci bene, cosa dovremmo dimostrare? Di cosa dovremmo, come cristiani, rendere ragione? Cosa c di pi naturale per i cristiani? La loro non dovrebbe essere, in un modo peculiare ed essenziale, anche, una fede nellessere umano? Per giunta, non nellessere umano astratto, nellastratta umanit, bens in un essere umano concreto e storico, in cui essi scorgono la presenza, definitiva, di Dio. Essi credono in Ges Cristo che, essendo licona del Dio invisibile, applicava a s,

    Forse oggi il vero umanesimo sta nel riconoscimento del primato della relazione

    FEDE CRIStIANA E FEDE NELLuMANOdi Pino De Stefano

    non a caso, una espressione, di cui probabilmente non stato ancora pienamente esplicitato il senso, Figlio delluomo! Essi sanno che Ges il Cristo ci rivela il volto e la natura di Dio, ma sono consapevoli, altres, che la realt di cui fatto Ges siamo anche noi. In un certo senso, perci, la fede nel Dio dei cristiani fede in ci che presente nellessere umano, anche fede nellumano! Perch lumanit, non quella generica e astratta, bens quella fatta di noi, esseri umani concreti, anche la storia di Dio: non questo forse il senso del versetto del Prologo di Gv 1, il Verbo si fece carne?

    E allora, lumanesimo dei cristiani non consiste, alla fin fine, essenzialmente, in un ritorno al Vangelo di Ges il Cristo? Non lui lumanit? E quindi la garanzia e la promessa della nascita di una umanit profonda? In realt, ai cristiani, basterebbe solo possedere occhi per vedere, orecchie per ascoltare, e canti per cantare quel che gi avvenuto, come ha scritto J-L. Marion. Ma cos? O, non sar il caso di prendere atto che un atteggiamento, che renderebbe pi credibile il nostro dialogare, con luomo doggi, a proposito di umanit e umanesimo, dovrebbe cominciare proprio dall assumersi la grave responsabilit di avere, spesso, caricato di un effetto boomerang (Bellet) il bellannuncio, radicalmente umano, di Ges di Nazareth

    Poich, infatti, qualcosa devessere successo, a noi cristiani. Di cosa abbiamo parlato tante volte? E, a chi, parlavamo? Con quali linguaggi? E dove era, per noi, il sapore della vita? Dovera quel sale che d gusto a ci che ? Che ne abbiamo fatto di un messaggio che aveva a che fare, fin dalle origini palestinesi, con tutto ci che umano: le cose e la vita di ogni donna, di ogni uomo, e di ogni giorno, la terra, questa terra, il lago, le colline, lumile erba, i

    continua a pagina 6

    Chiss se, oggi, la questione fondamentale , davvero, il rapporto del cristianesimo con lumanesimo, che tra laltro, anche lui, in un mondo frammentato e postmoderno, non sta tanto bene! Chiss se poi, oggi, nel nostro mondo, il caso di definire lumanesimo solo sulla base di concezioni o teorie o dottrine contrapposte o, invece, piuttosto, in modo pi radicale, a partire dallindividuazione di atteggiamenti fondamentali,