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  • TAVOLA ROTONDA

    IL MAGMATISMO POTASSICO NELL'AREA TIRRENICA

  • RENDICONTI Socier, dice Di Girolamo che mi ha chia- mato moderatore; ciò presume che ci si aspetti, nella Tavola Rotonda, delle di- scussioni molto vivaci e io mi auguro che queste ci siano effettivamente. Il nostro Presidente P rof. Galli ha già accennalO, nel presentare l'argomento di oggi, all'im- portanza del tema che dobbiamo dibattere; quindi credo che a me rimanga solo il compito di introdurlo rapidamente, per dare poi la parola ai partecipanti.

    Effettivamente il magmatismo potassico nell'area tirrenica, questo è l'argomento della Tavola Rotonda, è uno dei più grossi problemi geologico-vulcanologici ancora aperti e tale da investire aspetti estremameilte differenti . Innanzitutto l'importanza del problema viene dall'ampiezza del fenomeno vulcanico porassico recente quater- nario che interessa delle zone vastissime, che vanno dal confine fra Lazio e Toscana fino alla zona dci Vesuvio, nell:! qu:!1c O r;) ci troviamo. Comprende degli appa rati

  • • T'" VQL" ROTONDA eruttivi recenti fino ad attivi, come tutti quelli della Campania, da Ischia ai C1mpi Flegrei al Vesuvio. Comprende associazioni di rocce abbast:mza diverse come ca- ratteri petrografici e geochimici; fra queste le principali che possiamo distinguere, o che si sono andate distinguendo in questi anni , sono le rocce leucitiche e rocce non leucitiche, cnlrambe pot3ssiche e per le quali sono entrati in uso, recentemente, i nomi di c: serie alta in potassio ,. e c: bassa in fXltassio lo , È molto opportuno chia- marle piuttosto. come per es. fa Di Girolamo, c serie potassica ,. e c serie alta in potassio t , dato che sono tutte rocce molto potassiche. Queste rocce mostrano una varietà notevole di caratteri petrologici e geochimici, pur mantenendo un ceppo comune di caratteristiche chimiche; per es. si SçlllO osservate delle variazioni geo- chimiche e petrologiche graduali anche in senso geografico, anda ndo dalle rocce degli apparati vulcanici più meridionali verso nord, fino alla Toscana. È da osser- vare tuttavia che, nonostante l'importanza della gran massa di studi fatti sia nel passato che negli ultimi anni, rimangono ancora aperti un gran numero di problemi e noi ci auguriamo che questa Tavola Rotonda serva, anche se non a risolverli, per lo meno a menerli a punto, a focalizzarli, a dibatterli bene.

    Possiamo cominciare a ricordare per es. il grossissimo problema della genesI di queste vulcaniti; è sinlOmatico osservare che, se passiamo in rassegna i lavori che sono st;u i fatt i nell'arco degli ultimi 20 anni, vediamo che non esiste ipotesi possibi le, fra tutti i meccanismi genetici delle rocce magmatiche, che non sia stata, da questo o da quell'aUlore, proposta per queste rocce. Sono state avanzate varie ipotesi di origine subcrustale per fusione parziale di materiali del manteUo di na- tura estremamente diversificata, cioè da lle vecchie ipotesi in cui si immagi navano fusion i parziali in un mantello con caratterist iche geochimiche un po' particolari (oggi diremmo un mantello ricco di elementi incompatibi li, allora si parlava, per es. nell'ipotesi di Burri, di un mantello semplicemente anoma lo in potassio), si è passati ad ipotesi un po' più sofisticate, che prevedono la fusione a partire da piros- seniti a Aogopite e poi ancora a modelli più complessi in cui l'origine, sempre sub- crustale, del magma primario, sarebbe anche legata a tutta una serie di fenomeni di conta minazione nel corso della risalita, con interazione di vario grado con rocce della crosta continentale; per es. Voll mer, che è qui presente, ha presentato ipotesi di questo t ipo e lo stesso ha fatto anche Locardi.

    F ra le ipotesi di origi ne subcrustale ed interazione con rocce crustali nel corso della risalita, dobbiamo evidentemente ricordare quella ben famosa di Rittmann che prevedeva fenomeni di sintessi carbonatica accoppiati a complessi fenomeni di frazionamento solido-liquido e di differenziazione in fase gassosa.

    Poi c'è un secondo pacchetto di ipotesi che sposta verso l'alto la sorgente di questi magmi, facendola migrare dal mantello alla crosta. Anche qui possiamo distinguere tutto un ventaglio di possibilità diverse, perchè abbiamo ipotesi di origine per anatessi della crosta continentale superiore con fenomeni complessi di c filtrazione », q uale quella presentata una quindicina di anni fa da Mari nelli e Mittempergher, che mi sembra però sia oggi abbandonata da tutti e due. Inolt re

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    abbiamo l'ipotesi di origine per fusione pa rziale della crosta continentale profonda, avanzata, per esempio, da Capaldi, Gasparini ed altri ricercatOri di Napoli, sulla base della distribuzione di Terre Rare in alcune rocce potassiche napoletane; in questa categoria di ipotesi di origine crustale, complicata da fenomeni di intera- zioni nel corso della risalit:!, è anche quella che Di Sabatino ci presenterà neUa Tavola Rotonda.

    Tutti i possibili meccanismi genetici sono quindi stati proposti e già questo testimonia se non di una certa confusione certamente della difficoltà del problema. Accanto a quello dell'origine del magma, dobbiamo ricordare che c'è un altro grossissimo problema tutt'ora aperto: quello relativo al significato strutturale, geo- tettonico, di questo magmatismo. Qui in pratica oggi abbiamo due ipotesi alter- native, senza però che nessuna delle due sia stata sufficientemente approfondita.

    C'è chi ha sostenuto, o preferisce, un modello nel quale q uesto magmatismo sia collegato a fenomeni distensivi recenti di tipo rift ing di crosta continentale e c'è chi, come ad esempio Di Girolamo, in base anche a rinvenimenti recenti di rocce con affinità diverse, in particolare anclesitica cale-alcalina, ipotizza che questo magma- tismo potassico abbia invece un'affinità di tipo shoshonitico e qui ndi sia da ricon- durre a un insieme di processi del tipo cli quelli che si svi luppano in zone di mar- gini di placche convergenti. Anche questo aspetto, evidentemente, è di estrema im- portanza per la geologia italiana perchè si tratta di interpretare un vulcanismo molto diffuso e molto recente; quindi capire bene il significato strutturale-geo- dinamico di questo vuleanismo è essenziale anche per le implicazioni relative all'evoluzione geodina mica recente di tutta l'area italiana, particolarmente di quella tirrenica .

    Prima di concludere questa introduzione, vorrei ricordare che ci sono anche molti aspetti puramente vulcanologici connessi alla problematica di questo magma- tismo; vi troviamo infatti rappresentati tutti, o q uasi, i tipi di eruzione con asso- ciazioni di prodotti che non sono sempre le stesse, con comparsa di tipi di rocce che tendono a ripetersi nei vari vulcani ma non con lo stesso orcline.

    TantO per rimanere in Campania possia mo per es. ricordare che fra le rocce leucitiche e quelle non leucitiche troviamo associazioni temporali e spaziali abba- stanza diverse nelle varie aree. Abbiamo per es. i Campi Flegrei dove prevalgono, all'affioramento, rocce appartenenti quasi tutte all 'associazione non leucitica; però sappiamo che nel substrato sono presenti anche rocce Ieucitiche che infatti si trovano in blocchi nelle piroclastiti recenti; un'associazione temporale praticamente opposta è quella del Vesuvio dove, in affioramento e tra gli episodi più recenti, troviamo solo rocce leucitiche, mentre le rocce non leucitiche sono presenti nel substrato e si rinvengono come blocchi. Quindi esiste anche il problema di capire il perchè di questa diversa evoluzione temporale del magmatismo anche in zone molto vicine. Quello che dibattiamo oggi è senza dubbio il problema italiano di maggiore im- portanza per quanto riguarda il settore della magmatologia, del vulcanismo e delle sue implicazioni st rutturali.

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    Il nostro ohiettivo, nella Tavola Rotonda, è quello di dibattere c, se possibile, di far luce su tutti questi aspetti. I partecipanti a questa T avola Rotonda sono stati scelti in modo da coprire praticamente tutti i vari aspetti del problema ; ab· biamo geologi come Paolo Scandane che tratterà essenzialmente degli aspetti riguar- danti l'inquadramento geologico del vukanismo; geofisici come Luongo e Rapolla che ci da ranno notizie sugli aspetti strutturali e geodinamici, esaminati soprattutto dal punto di vista geofisico. Abbiamo Di Girolamo, Turi, Di Sabat ino, Vollmer che tratteranno i vari aspetti di carattere petrologico o geochimico.

    A nome della S.LM.P. ringrazio il dotto Vollmer di aver accettato l'invito a par- tecipare a questa riunione. Egli lavora da vari ann i sul vulcanismo recente potas- sico itali:lIlo ed è molto noto certamente per i suoi studi di geochimica isotopica su questo magmatismo.

    Detto questo, credo che possiamo cominciare gli interventi specifici. Alla fine di ogni imervemo ci sarà un breve spazio per chiarimenti. lntervemi di carattere generale invece li riserviamo a conclusione del giro delle esposizioni dei reialOri; avremo allora una discussione generale, alla quale tutti i presenti so no invitati a p;lrlecipare.

    Cominciamo con Di Girola mo il quale presenterà una prohlematica di tipo geotettonico basata soprattutto sulla composizione chimica degli elementi maggiori di queste vulcaniti.

    DI GIROLAMO - Indicazioni geotettoniche dedotte dalla geochimica degli ele- menti maggiori delle fili/canili del bordo orientale tirrenico.

    Presenterò alcune ind icazioni, ricavate dagli elementi maggiori elaborati in un modo particolare, riguardanti i possibili ambienti tettonici origi nari nei q uali po- trehhero eMersi generati i magmi delle vulcaniti potassiche e alto pot