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    “E UNA GRAN QUANTITÀ DI EGIZIANI RUBA IN ESSE...”

    I FURTI NELLE TOMBE A TEBE ALLA FINE DEL NUOVO REGNO

    (XII-XI sec. a.C.)

    Presentazione generale, traduzione dei testi e commento grammaticale

    a cura di AlbertoElli

    SPECIALE

  • MEDITERRANEOANTICO.IT

    DIGITAL MAGAZINE DI EGITTOLOGIA.NET MEDITERRANEOANTICO.IT

    SPECIALE

  • ““EE UUNNAA GGRRAANN QQUUAANNTTIITTÀÀ DDII EEGGIIZZIIAANNII RRUUBBAA IINN EESSSSEE……””

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    I FURTI NELLE TOMBE A TEBE ALLA FINE DEL NUOVO REGNO

    (XII-XI sec. a.C.)

    Presentazione generale, traduzione dei testi e commento grammaticale

    a cura di

    Alberto Elli

  • Ai miei allievi

  • Ancora una volta, si tratta della raccolta di testi tradotti, alcuni direttamente dallo ieratico, nel corso degli anni con i miei affezionatissimi studenti. Ad essi infatti, sempre più appassionati, sono dedicati, al termine di quello che ormai è stato il venticinquesimo anno di “scuola”!

    Ovviamente, nessuna pretesa di “vangelo” o di completezza; si tratta solamente della messa a punto di “appunti”, e tali restano e vorrei fossero considerati; per quanto rivisti e corretti, sono sicuramente ancor pieni di errori, imperfezioni, omissioni, a me solo dovuti. L’augurio è che a qualcuno possano comunque essere di ausilio per meglio apprezzare ciò che di stupendo l’antico Egitto ci ha trasmesso: la sua incomparabilmente bella scrittura!

    Giussano, 29 maggio 2015 Alberto Elli

  • I furti nelle tombe

    1

    Alberto ELLI

    1. INTRODUZIONE

    La XX dinastia, la dinastia dei Ramessidi, è conosciuta soprattutto per le grandi opere che ha saputo realizzare; nella zona di Tebe molteplici sono i monumenti che questi sovrani hanno innalzato per la gloria dei loro dèi e per tramandare il ricordo di sé. Il tempio di Medinet Habu, costruito da Ramesse III, ancor oggi riempie di stupore quanti si aggirano attorno ad esso o entrano nelle sue sale interne più sacre, per la sua grandezza e perfezione di esecuzione, per i grandiosi riquadri storici e religiosi scolpiti sulle sue immense pareti. Nella Valle dei Re la tomba di Ramesse VI lascia attoniti, per la sua grandiosità architettonica e la complessità delle sue raffigurazioni, quanti si addentrano nel cuore della montagna, corridoio dopo corridoio, per raggiungere infine la maestosa camera tombale.

    Davanti a simili opere, e queste citate non sono che due di un numero sterminato di esempi, si potrebbe pensare, seguendo l’opinione comune, che gli antichi Egizi fossero degli uomini fuori dall’ordinario, quasi dei semidei, a loro agio con il grandioso, lontani dalle reali contingenze di una normale vita quotidiana.

    Nulla di più assurdo e irreale. Per chi sa leggere la sconfinata messe di documenti che il clima favorevole e la sorte ci hanno trasmesso, l’immagine dell’Egitto che ne esce è diversa, più umana, più a nostra misura. Accanto a realizzazioni che ancor oggi destano stupore e ammirazione, appaiono eventi che ci mostrano gli antichi Egizi nella loro più vera umanità. Intorno alla metà del XIX secolo è venuta alla luce una serie di documenti relativi ad avvenimenti risalenti agli ultimi regni della XX dinastia, sotto i sovrani Ramesse IX, Ramesse X e Ramesse XI. La lettura di questi papiri, atti giudiziari relativi ai cosiddetti “furti nelle tombe” all’Occidente di Tebe, questioni che si potrebbero a ragione definire quasi “affari di Stato” per la “delicatezza” dell’argomento e per l’ampiezza che tali fatto hanno raggiunto, veri dossier ricchi di dettagli e non di semplici e vaghe allusioni testuali, ci offre una delle pagine più vive e intriganti dell’antico Egitto, uno spaccato affascinante del mondo pittoresco della vita quotidiana, con le miserie e le grandezze di uomini che in nulla sono diversi da noi, nonostante così tanta acqua sia scorsa da allora nel pacioso letto del Nilo a Tebe. Cupidigie, gelosie, antagonismi, invidie, compromessi, connivenze, corruzioni (in particolare tra coloro, come sacerdoti, poliziotti e ufficiali giudiziari, ai quali spettava il compito di sovrintendere alla custodia delle tombe della Necropoli), amore del denaro e del potere, parzialità di giudici, ma anche desiderio di giustizia, orrore davanti alla dissacrazione di ciò che era ritenuto sacro e inviolabile, voglia di riscatto morale: nelle sue debolezze e nelle sue grandezze l’uomo di tremila anni fa era, mutatis mutandis, sostanzialmente uguale a quello di oggi (se si scrivesse un resoconto delle nostre squallide “tangentopoli” non si potrebbe fare di meglio); ed è proprio questo che ce lo rende ancor più simpatico e più vicino.

    Sono proprio questi documenti che vogliamo qui presentare: nella trascrizione geroglifica (i papiri originali sono, ovviamente, scritti in ieratico), correlata di traslitterazione, traduzione italiana e un breve commento grammaticale. Lo scopo è quello di condurre il lettore alla scoperta di un mondo quasi sconosciuto ma interessantissimo, dove l’anima vera dell’uomo egizio traspare in ogni parola.

    Ancora una volta, si tratta della raccolta di testi tradotti, alcuni direttamente dallo ieratico, nel corso degli anni con i miei appassionatissimi studenti, rivisti e corretti e offerti a tutti quanti amano l’Egitto.

    “(Poi) ricominciai con questa abitudine di rubare nelle tombe dei nobili e degli Egiziani che riposano nell’Ovest di Tebe, fino ad oggi, insieme con gli altri ladri che sono con me. E una gran quantità di Egiziani ruba in esse ugualmente, essendo nostri compagni”

    (Papiro Leopold II - Amherst 3.5-7)

  • I furti nelle tombe

    2

    Alberto ELLI

    2. LE FONTI

    Le vicende di cui qui si parla sono ricostruibili grazie al fortunato ritrovamento di una serie di papiri datati alla fine della XX dinastia. Alcuni di essi sono stati utilizzati più volte, anche in periodi differenti. Tutti, comunque, contengono testi relativi a furti avvenuti nelle tombe oppure in qualche altro luogo sacro, come i grandi e piccoli templi della Necropoli tebana. Con diversi gradi di chiarezza e di dettagli, ma comunque con una vividezza difficilmente raggiungibile in altre occasioni, essi non solo ci danno informazioni di estremo valore sulle tombe, ma anche, soprattutto, ci trasmettono una storia ricca di risvolti umani e ci permettono di gettare uno sguardo sulle pratiche giudiziarie dell’antico Egitto: le indagini, le interrogazioni dei sospetti, la ricerca delle prove, l’emissione dei verdetti.

    In linea generale, questi papiri riguardano due serie di processi, la prima nell’anno 16 e nell’anno 17 di Ramesse IX (circa 1124-1123 a.C.) e la seconda a partire dall’anno 19 di Ramesse XI, in corrispondenza dell’anno 1° dell’era wHm mswt “Ripetizione delle Nascite” (circa 1084 a.C.).

    Nell’accurato e dettagliato studio che a questi papiri ha dedicato Thomas Eric Peet (1882-1934)1, studio che rimane ancor oggi fondamentale, a più di 80 anni dal suo apparire, essi possono essere suddivisi in sette gruppi:

    GRUPPO I : Comprende due papiri:

    1. Papiro BM 10221 Rt, più noto come Papiro Abbott; datato all’anno XVI di Neferkara Setepenra Ramesse IX, esso tratta di un’ispezione condotta presso alcune tombe, regali e non, per le quali si era detto che erano state depredate. Conservato al British Museum fin dal 1857, era stato acquistato al Cairo dal Dr. Henry Abbott (1812-1859) alcuni anni prima.

    2. Papiro Leopold II - Amherst2; datato anch’esso all’anno XVI di Ramesse IX, tratta di avvenimenti connessi con l’ispezione citata nel Papiro Abbott. Il Papiro Leopold II fu scoperto, grazie a un felice concorso di circostanze, da Jean Capart (1877-1947), padre dell’egittologia belga, il 5 febbraio 1935 in una

    statuetta funeraria lignea, di fattura grossolana, a nome di un certo Khay, sovrintendente dei lavori e scriba reale nel tempio del re. La statuetta apparteneva agli oggetti comprati in Egitto nel corso dei suoi viaggi nel 1854 e 1862-1863 dal Duca di Brabante, futuro re Leopoldo II del Belgio (1835-1909, re dal 1865 alla morte) e conservati ai Musées Royaux d’Art et d’Histoire du Cinquantenaire a Bruxelles. Esso costituisce la parte superiore di un papiro la cui parte inferiore è invece il Papiro Amherst; il papiro era stato probabilmente tagliato in due parti dal suo anonimo scopritore, che così pensava di venderle separatamente. Dopo più di sessant’anni – il Papiro Amherst era stato pubblicato da Samuel Birch (1813-1885) e da François Chabas (1817-1882) già nel 18733 – il testo di un importantissimo documento degli archivi egiziani della XX dinastia poteva essere ristabilito nella sua integrità. Il Papiro Amherst, acquistato in Egitto intorno alla metà degli anni 1850 da William Amhurst Tyssen-Amherst, 1° Barone Amherst di Hackney (1835-1909) - è conservato dal 1913 alla John Pierpont Morgan Library di New York.

    1 T.E. PEET, GTR. 2 Il Peet parla solo del Papiro Amherst in quanto il Papiro Leopold II, parte integrante del precedente, ancora non era stato scoperto. 3 S. BIRCH, F. CHABAS, Le Papyrus Judiciaire Amhurst, Mélanges Égyptologiques I, 1870, pp. 52-142; II, 1873, pp. 1- 26.

  • I furti nelle tombe

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    Alberto ELLI

    GRUPPO II :

    È costituito dal papiro:

    3. Papiro BM 10054; contiene testi di different