RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO - cap_07

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Rapporto su lo stato dell’ambiente nel territorio mantovano Introduzione L’agricoltura in provincia di Mantova: caratteri generali Le coltivazioni Cereali Foraggere Colture industriali: soia e barbabietola da zucchero Anguria, melone, colture orticole e da tubero Frutticoltura e viticoltura Pioppeti Florovivaismo Patrimonio zootecnico Le aziende zootecniche Gli “allevamenti fantasma” Il fabbisogno di azoto delle colture Il carico zootecnico in provincia di Mantova Il carico di azoto I piani di utilizzazione agronomica Irrigazione e consumo irriguo Nuovi orientamenti comunitari in materia di agricoltura Utilizzo di pesticidi di sintesi Sfruttamento del suolo e perdita della fertilità naturale Semplificazione del paesaggio e degli agroecosistemi L’agricoltura biologica Il regolamento CEE 2078/92 Il regolamento CEE 2080/92 Agricoltura Provincia di Mantova

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Rapporto Ambientale del territorio della provincia di Mantova

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Rapporto sulo stato dell’ambientenel territorio mantovano

Introduzione

L’agricoltura in provincia di Mantova:caratteri generaliLe coltivazioni

CerealiForaggereColture industriali: soia e barbabietola da zuccheroAnguria, melone, colture orticole e da tuberoFrutticoltura e viticolturaPioppetiFlorovivaismo

Patrimonio zootecnicoLe aziende zootecnicheGli “allevamenti fantasma”

Il fabbisogno di azoto delle coltureIl carico zootecnico in provincia di MantovaIl carico di azotoI piani di utilizzazione agronomica

Irrigazione e consumo irriguoNuovi orientamenti comunitariin materia di agricolturaUtilizzo di pesticidi di sintesiSfruttamento del suolo e perditadella fertilità naturaleSemplificazione del paesaggio edegli agroecosistemiL’agricoltura biologicaIl regolamento CEE 2078/92Il regolamento CEE 2080/92

Agr

icol

tura

Provincia di Mantova

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AGRICOLTURA

IntroduzioneNell’ultimo secolo l’agricoltura si è profondamente trasformata.Gli sviluppi della chimica, della meccanica, delle tecnologiehanno consentito l’introduzione di sistemi di coltivazione e diausili in grado di ridurre i tempi di lavoro e di ottenere rese ele-vate. Tali cambiamenti hanno portato ad indubbi vantaggi dalpunto di vista della produzione, tuttavia, come verrà più ampia-mente discusso nel paragrafo dedicato all’agricoltura biologica,questo modo di intendere e fare agricoltura non è stato privo diimpatti sull’ambiente e sulla salubrità dei prodotti stessi. Negli ultimi anni si sono sperimentate e acquisite diverse tecni-che innovative in agricoltura che mirano a mantenere una buo-na produttività conciliandola con le esigenze di tutela dell’am-biente e qualità del paesaggio, di mantenimento delle risorse na-turali (suolo, acqua), di salubrità e qualità dei prodotti. In Euro-pa questi interventi sono stati ufficialmente introdotti e incenti-vati da alcuni regolamenti europei dei primi anni novanta e so-no tuttora previsti da Agenda 2000, strumento per lo sviluppodell’agricoltura e delle aree rurali per il periodo 2000-2006. Nel proporre interventi per ridurre gli impatti negativi dell’agri-coltura sull’ambiente occorre tuttavia tener conto che essa è at-tività economica e pertanto deve poter essere competitiva e ga-rantire un reddito. Un’agricoltura eco-compatibile deve quindimantenere una certa produttività oltre che consentire un mag-giore rispetto dell’ambiente, e deve individuare il suo principalefattore competitivo nella qualità, dei prodotti e dell’ambiente,piuttosto che nella quantità delle produzioni. Anche a seguito deirecenti scandali che hanno coinvolto il settore agroalimentare, lerichieste dei consumatori sembrano orientarsi sempre più versoprodotti “sicuri”, di provenienza e qualità garantite.

Oltre che un prodotto salubre e di qualità agli agricoltori si chie-de di assumere un ruolo sempre più importante nella tutela delterritorio e del paesaggio e di fornire altri servizi alla collettività,compresa la possibilità di visitare l’azienda a scopi turistici, ri-creativi e didattici. Le coltivazioni e i prodotti agricoli diventa-no elemento di identità e caratterizzazione del territorio e, inte-grandosi con le risorse paesaggistiche, le emergenze naturalisti-che, il patrimonio delle architetture rurali e delle tradizioni cul-turali, contribuiscono alla sua valorizzazione. L’agricoltura delfuturo non avrà il solo fine di produrre beni alimentari, ma as-sumerà nuove e molteplici funzioni e come tale andrà valorizza-ta e considerata settore strategico non solo per lo sviluppo eco-nomico ma anche per la gestione, la tutela e la promozione delterritorio. È prevedibile che la qualità “ambientale” dei prodottie dei processi produttivi dell’attività agricola, insieme alla carat-terizzazione della stessa in relazione al territorio, costituirà intutte queste nuove funzioni un valore aggiunto per l’azienda. Nel settore agricolo il numero delle aziende aderenti ai regola-menti CEE 2078/92 (relativo all’introduzione e al mantenimentodi misure agroambientali) è in aumento in tutta Italia. L’area inte-ressata dal regolamento è aumentata dal 1995 al 1999 del 128%,da 706.000 ettari (ISTAT 1998) a 1.600.000 ettari (INEA 1999). Nel periodo 1996-1997 si rilevano i seguenti aumenti delle su-perfici interessate dalle diverse misure del regolamento (ANPA):- sensibile riduzione dell’utilizzo di fertilizzanti chimici e fito-

farmaci: +55% (593.000 ettari nel 1997)- introduzione o mantenimento dell’agricoltura biologica: +118%- aumento o mantenimento della produzione estensiva: +118%- cura dello spazio rurale e del paesaggio: +14%- cura dei terreni agricoli e forestali abbandonati: +87%

Agricoltura

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- messa a riposo ventennale e per scopi di carattere ambientale:+119%

- gestione dei terreni per accesso pubblico o ricreativo: +152%In Italia il settore biologico ha uno dei trend più sviluppati d’Eu-ropa, per cui l’agricoltura biologica interessava 200.000 ettari nel1995 e ben 564.000 ettari nel 1997 (+182%) (ANPA, 1999). Leaziende controllate dagli organismi di certificazione erano31.118 nel 1997 e il loro numero continua ad aumentare grazieai regolamenti europei (2092/91 sull’agricoltura biologica e2078/92) ma anche alle sempre maggiori richieste del mercato.

L’agricoltura in provincia di Mantova: caratteri generaliNella Provincia di Mantova l’attività agricola riveste un ruoloeconomico importanteNel 1997 il settore agricoltura-foreste-pesca ha contribuito al va-lore aggiunto totale della provincia per il 9,31% (figura 7.1). Pursubendo un leggero calo rispetto al 1991 (10,06%) il contributodel settore al valore aggiunto nella provincia di Mantova si èmantenuto dal 1991 al 1997 quasi il triplo del valore per l’Italia(3,33 % nel 1997) e cinque volte più elevato di quello della re-

gione Lombardia (1,75% nel 1997) (dati Istituto Tagliacarne). Nel 1991 il numero di occupati in agricoltura nella provincia diMantova ammontava a 18.052, l’11,8% della popolazione atti-va a quell’anno. Gli addetti del settore agricoltura nel 1999 am-montano a circa 13.000, circa l’8% del totale degli occupati.Sebbene il numero sul territorio provinciale sia diminuito, lapercentuale di occupazione in agricoltura rimane molto elevatarispetto all’intera regione Lombardia (solo l’1% degli occupati ènel settore agricolo) e al totale per l’Italia (5% degli occupati). Anche i dati sull’utilizzo della superficie per l’agricoltura confer-mano l’importanza di questa attività nel territorio mantovano. Nel 1999 la Superficie Agraria Utilizzata (S.A.U.) ammonta a175.034 ettari, ben il 75% della superficie territoriale totale(223.884 ettari) (figura 7.2). La superficie forestale è appena13.200 ettari, il 6% del territorio. La superficie agraria e foresta-le (somma di Superficie Agraria Totale e superficie forestale) oc-cupa 198.551 ettari, circa l’85% della superficie totale. Per quanto riguarda le variazioni dell’estensione delle superficiagrarie, forestali e improduttiva nel periodo 1990-1999, ripor-tate nella tabella 7.1, si osserva che:

RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

Figura 7.1 Contributo del valore aggiunto di agricoltura-foreste-pesca alvalore aggiunto totale. Anno 1997

% v

alor

e ag

giun

to

0,00%

1,00%

2,00%

3,00%

4,00%

5,00%

6,00%

7,00%

8,00%

9,00%

10,00%

1997

Mantova

Lombardia

Italia

TABELLA 7.1Provincia di Mantova. Utilizzo della superficie territoriale. Anni dal 1990 al1999. Dati in ettari

anno S.A.T. S.A.U. Superficie SuperficieForestale Improduttiva

90 194.976 176.924 8.506 30.40291 194.752 175.713 8.800 30.33292 194.511 174.403 9.000 30.37393 192.740 172.490 9.600 31.54494 193.151 177.851 10.000 30.73395 193.000 179.655 10.200 30.73396 190.761 177.361 12.123 31.00097 188.368 175.168 12.650 32.86698 185.804 175.852 13.150 34.93099 185.351 175.034 13.200 35.333

Fonte: Regione Lombardia

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- La S.A.U (Superficie Agraria Utilizzata). non ha subito forti va-riazioni. Nel 1999 rispetto al 1990 la SAU risulta diminuita diun solo 1%, e nel periodo considerato ha subito solo piccoleoscillazioni intorno ai 176.000 ettari, con un minimo di172.490 ettari nel 1993 e un massimo di 179.655 nel 1995.

- La S.A.T. (Superficie Agraria Totale) è quasi costantemente di-minuita, passando da 194.976 ettari del 1990 ai 185.351 del1999 (- 5%) (figura 7.3). La Superficie Agraira Totale com-prende la SAU, le tare delle coltivazioni e altri terreni nel-l’ambito delle aziende agricole ma non coltivati.Il rapporto tra SAU e SAT è intorno a uno: le tare delle colti-vazioni e i terreni agrari non coltivati sono molto pochi. Nel1990 su 100 ettari di superficie agraria totale 91 erano colti-vati; nel 1999 il rapporto è salito a 94 ettari su 100. L’aumen-to è dovuto alla diminuzione dell’estensione della SAT, inparte destinata all’urbanizzazione e alla forestazione, cui tut-tavia non sembra essere corrisposta una diminuzione della su-perficie effettivamente coltivata.

- La superficie forestale e la superficie improduttiva sono incre-mentate pressoché della stessa quantità, circa 5.000 ha rispet-

tivamente, che corrispondono al 50% della diminuzione del-la SAT (figura 7.4);

Per confrontare le variazioni delle superfici diversamente desti-nate si anche sono calcolati i seguenti indicatori: Superficie agraria e forestale / Superficie improduttivaSAU / Superficie improduttivaSuperficie forestale / SATI rapporti esprimono quanti ettari della prima superficie ci sonoper ogni ettaro della seconda. L’andamento degli indicatori è ri-portato in figura 7.5.Il rapporto tra superficie agraria e forestale e superficie impro-duttiva è diminuito da 6,69 nel 1990 a 5,62 nel 1999. La varia-zione del rapporto è dovuta all’aumento della superficie impro-duttiva (espansione delle aree urbanizzate) a scapito della super-ficie agraria, con una forte accelerazione soprattutto a partire dal1997, come si osserva in figura 7.5.Il rapporto tra SAU e superficie improduttiva è diminuito: nel1990 per ogni ettaro di superficie improduttiva c’erano 5,82 et-tari coltivati (5,85 nel 1995), nel 1999 ce ne sono 4,95 ettari. Il rapporto tra superficie forestale e SAT è molto basso per la dif-ferenza di estensione tuttavia nel 1999 è quasi raddoppiato ri-spetto al 1990. La superficie forestale è aumentata del 55% gra-zie soprattutto all’incentivazione per la forestazione di parte deiterreni agrari stabilita dal regolamento CEE/2080/92, che haportato ad una parziale forestazione dei terreni della SAT. Ciò èconfermato dal rapido incremento avvenuto soprattutto neglianni dal 1996 al 1999, quelli appunto in cui è stato applicato ilregolamento (figura 7.5). Al censimento dell’agricoltura dell’anno 1990 le aziende agrico-le in provincia di Mantova risultavano 16.201, suddivise perclasse di estensione come in figura 7.6. Nel grafico le due retterappresentano la distribuzione delle aziende per classi di superfi-cie nella provincia di Mantova e in Italia. Le aziende mantovanerisultano tendenzialmente più estese della media italiana.L’estensione elevata delle aziende agricole può costituire un pro-blema per il mantenimento degli equilibri ecologici qualora tuttala superficie sia interessata da una monocoltura intensiva o co-

175

AGRICOLTURA

Figura 7.2 Provincia di Mantova. Ripartizione della superficie territo-riale per utilizzazione. Anno 1999.

15%

6%

4%

75%

S.A.U.

SAT-SAU

Superficie

Superficie Improduttiva

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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

Figura 7.6 Suddivisione delle aziende per classe di superficie utilizzata(in ettari). Confronto della situazione in provincia di Mantova e in Ita-lia. Anno 1990.

Mantova Italia

0

200.000

400.000

600.000

800.000

1.000.000

1.200.000

0500

1.000

1.5002.000

2.5003.000

3.500

4.000

Senzaterreno

<1 1-3 3-5 5-10 10-20 20-50 50-100 >100

num

ero

azie

nde

(Man

tova

)

num

ero

azie

nde

(Ita

lia)

Figura 7.3 Provincia di Mantova. Variazione della SAU e della SAT.Anni 1990-1999.

0

20.000

40.000

60.000

80.000

100.000

120.000

140.000

160.000

180.000

200.000

S.A.T. S.A.U.

supe

rfic

ie (

ha)

99 98 97 96 95 94 93 92 91 90

Figura 7.4 Provincia di Mantova. Variazioni della superficie forestale edella superficie improduttiva rispetto alla variazione della SAT.

- 12.000

- 10.000

- 8.000

- 6.000

- 4.000

- 2.000

0

2.000

4.000

6.000

variazioneSuperficieimproduttiva

variazioneSuperficieforestale

variazioneSAT

90 91 92 93 94 95 96 97 98 99

Figura 7.5 Provincia di Mantova. Variazioni degli indicatori di utilizzodella superficie territoriale. Anni 1990-1999.

Superficie agraria e forestale / superficie improduttiva

etta

ro/e

ttar

o

90 91 92 93 94 95 96 97 98 994,5

5,0

5,5

6,0

6,5

7,0

SAU/superficie improduttiva

etta

ro/e

ttar

o

90 91 92 93 94 95 96 97 98 994,5

5,0

5,5

6,0

6,5

7,0

Superficie forestale/SAT

etta

ro/e

ttar

o

90 91 92 93 94 95 96 97 98 990,04

0,05

0,06

0,07

0,08

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AGRICOLTURA

munque da una scarsa diversificazione delle coltivazioni. La mo-nocoltura su vaste superfici infatti rende le coltivazioni più attac-cabili dai parassiti, aumenta i rischi di infestazioni e quindi la ne-cessità di utilizzare pesticidi, provoca un’estrema semplificazionesia dell’agroecosistema che del paesaggio della campagna.

Le coltivazioniNella tabella 7.2 è evidenziata la suddivisione della SAU tra i di-versi tipi di colture presenti nel mantovano nel 1999. La maggior parte della SAU (163.752 ettari, quasi il 90%) è de-stinata ai seminativi di cui: - le colture prevalenti sono i cereali (69.029 ettari) e le foraggere av-

vicendate (44.920 ettari) che insieme occupano il 75% della SAU- le foraggere permanenti (prati stabili) occupano solo 5.400 ettari- le coltivazioni industriali, soia e barbabietola da zucchero, si

estendono per un 19% della SAU- le coltivazioni orticole (7.775 ettari) e da tubero (patata, 615

ettari) occupano insieme un 5%

Nel 1999 un 4% (7.430 ettari) dei terreni è stato tenuto a riposo.L’estensione dei terreni a riposo negli ultimi anni è aumentata note-volmente (nel 1990 erano appena 340 ettari) in seguito all’applica-zione del regolamento CEE/2078/92. Il regolamento europeo in-centiva questa pratica che consente al terreno, non impoverito dallasottrazione di nutrienti dovuta alle coltivazioni e non sottoposto al-le consuete profonde lavorazioni, di riacquistare la naturale fertilità. Le coltivazioni legnose agrarie occupano un 2%, della SAU (3.882ettari): più della metà di questa superficie è occupata da vigneti, laparte restante da fruttiferi (peschi, meli, peri, kiwi, susini). Una parte della S.A.U. infine è destinata a colture floricole, aisemenzai e a vivai. Negli ultimi 10 anni (figura 7.8) è aumentata la superficie desti-nata ai cereali e alle colture industriali, ai terreni a riposo, men-tre è diminuita la superficie coltivate a foraggere, senza peraltroche sia diminuito il bestiame. Nella carta 7.1 sono rappresentati i comuni del mantovano sud-divisi per rapporto SAU/superficie totale.

TABELLA 7.2Provincia di Mantova. Suddivisione della SAU tra le principali categorie di colture. Anno 1999.

COLTURA SUPERFICIECereali 69.029Barbabietola da zucchero 13.655Soia 19.500Altre colture industriali 760Coltivazioni orticole e da tubero 8.490Leguminose da granella 38Foraggere avvicendate 44.920

Terreni a riposo 7.430Foraggere permanenti 5.400Orti familiari 1.100Vivai e semenzai, colture floricole 930Vite 2.099Fruttiferi 1.772Altre legnose agrarie 11TOTALE 175.034

Carta 7.1 Provincia di Mantova. Comuni suddivisi in classi per percen-tuale di SAU sulla superficie comunale totale.

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RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

Figura 7.9 Provincia di Mantova. Produzioni e superficie investita a maisda granella. Anni 1990-1999

Mais ibrido

1.000.000

0

2.000.000

3.000.000

4.000.000

5.000.000

6.000.000

90 91 92 93 94 95 96 97 98 99

10.000

0

20.000

30.000

40.000

50.000

prod

uzio

ne (

q)

supe

rfic

ie (

ha)

superficie produzione

Figura 7.10 Provincia di Mantova. Colture cerealicole, percentuali.Confronto tra gli anni 1990, 1996 e 1999.

mais ibrido

frumento tenero

orzo

frumento duro

risone

colza

1990

29%2%3%30%

36%

1996

1%2%2%8%

25%62%

1999

66%1%1%2%8%

23%

Figura 7.7 Provincia di Mantova. Suddivisione della SAU tra le princi-pali colture. Anno 1999.

39%

8%11%5%

4% 3%

26%

1%1%

1%

1%

foraggere permanentiorti familiari

vivai e seemanzai, colture floricole

vite

fruttiferi

cereali

barbabietola da zucchero

soia

coltivazioni orticole e da tubero

foraggere avvicendate

terreni a riposo

Figura 7.8 Provincia di Mantova Suddivisione della SAU tra le princi-pali colture. Anni 1990-1999.

cereali

coltivazioni industriali

coltivazioni orticolee da tubero

colture foraggereavvicendateterreni a riposo

foraggere permanentiorti familiarivivai e semenzai

vitefruttiferi

1999

1998

1997

1996

1995

1994

1993

1992

1991

1990

superficie (ha)

0 50.000 100.000 150.000 200.000

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CerealiLa coltura cerealicola più diffusa nel mantovano è il mais da gra-nella. La superficie investita a mais (da 16.432 ettari nel 1990 èpassata a 46.000 ettari nel 1999) supera di gran lunga quelle del-le altre colture e la sua grande diffusione durante gli anni no-vanta (figura 7.9) è stata favorita dalle elevate rese unitarie rag-giungibili (110 q/ha). La diffusione del mais è avvenuta a scapi-to degli altri cereali, con una conseguente grande perdita dellabiodiversità delle coltivazioni. Nel 1990 il mais occupava il 29%della superficie destinata alle colture cerealicole, quanto l’orzo(30%) e meno del frumento tenero (36%); già nel 1996 il maisoccupava il 62% della superficie a cereali mentre le altre colturesi sono notevolmente ridotte (figura 7.10). Frumento ed orzo erano maggiormente coltivati negli anni ot-tanta. La produzione di questi cereali, è in seguito fortementediminuita a causa dei modesti redditi unitari ottenibili. Que-ste coltivazioni vengono abbandonate a favore di altre più in-tensive come mais e barbabietola da zucchero. La flessione hainteressato soprattutto il frumento duro (da circa 6.000 ettaridel 1991 ai 1.200 del 1999) e l’orzo (da 17.500 ettari nel 1990a 4.500 nel 1999) (figura 7.11). Il riso, un tempo più estesa-mente coltivato nel territorio mantovano, occupa oggi una su-perficie di 1.000 ha., localizzati nella parte orientale della pro-vincia, al confine con il Veneto, destinati in prevalenza alla va-rietà Vialone Nano.

ForaggereLe colture foraggere occupano circa il 30% della S.A.U. (45.000ettari circa). Grazie alle condizioni climatiche e pedologiche fa-vorevoli le rese sono molto elevate. Le foraggere avvicendate tut-tavia sono in diminuzione in termini di superficie investita ri-spetto alla metà degli anni ’90 (69.000 ettari circa nel 1995). La superficie a foraggere è occupata principalmente da pratiavvicendati (33.015 ha nel 1999, tutti a erba medica) ed erbai(di cui 10.300 ettari, il 75%, a mais). Altre superfici foraggeresono occupate da prati permanenti (5.350 ha) e pascoli (50 ha)(figura 7.12).

179

AGRICOLTURA

Figura 7.11 Produzione e superfici investite a cereali. Anni 1990-1999.

050.000

100.000150.000200.000250.000300.000350.000400.000

90 91 92 93 94 95 96 97 98 990

1.000

2.000

3.0004.000

5.0006.000

7.000

prod

uzio

ne (

q)

supe

rfic

ie (

ha)

produzione

superficie investita

Frumento duro

0

200.000400.000

600.000

800.0001.000.000

1.200.0001.400.000

90 91 92 93 94 95 96 97 98 990

5.000

10.000

15.000

20.000

25.000

prod

uzio

ne (

q)

supe

rfic

ie (

ha)

produzione

Frumento tenero

superficie investita

0

200.000

400.000

600.000

800.000

1.000.000

90 91 92 93 94 95 96 97 98 990

5.000

10.000

15.000

20.000

prod

uzio

ne (

q)

supe

rfic

ie (

ha)

produzione

Orzo

superficie investita

010.000

40.000

60.000

80.000

100.000

90 91 92 93 94 95 96 97 98 990

400

800

1.200

1.600

prod

uzio

ne (

q)

supe

rfic

ie (

ha)

produzione

Riso

20.00030.000

50.000

70.000

90.000

200

600

1.000

1.400

superficie investita

Figura 7.12 Provincia di Mantova. Suddivisione della superficie colti-vata a foraggere. Anno 1999

ErbaiPrati avvicendati Prati permanenti

10%

26%64%

Page 9: RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO - cap_07

180

Colture industriali: soia e barbabietola da zuccheroLa coltivazione della barbabietola da zucchero occupa nel 199913.655 ha. La soia, che nei terreni della pianura mantovana rag-giunge rese unitarie notevoli (45 q/ha), ha interessato nel 1999una superficie di 19.000 ettari. Mentre dal 1992 la coltivazionidella barbabietola avviene su superfici e con produzioni abba-stanza costanti, la soia ha subito forti oscillazioni negli ultimi 10anni con un minimo nel 94-95 (figura 7.13).

Anguria, melone, colture orticole e da tuberoIl pomodoro da industria, coltura ormai completamente mecca-nizzata, viene coltivato su circa 2.000 ettari di terreno ogni anno.La coltivazione del pomodoro si sta estendendo nella zona di Aso-la ed al confine con le provincie di Brescia e Cremona, mentre stadiminuendo in alcune zone di produzione “ storiche” come Sermi-de e Moglia. In aumento la superficie investita anche nei comunidi Viadana, Sabbioneta e Rivarolo dove la specializzazione delleaziende, dalla produzione di piantine alla raccolta meccanizzata,consente di abbattere significativamente i costi (fonte: STAP).Anguria e melone occupano insieme 3.201 ettari. Il melone vienecoltivato in diverse varietà. Diffusa la coltivazione in serra, partico-larmente concentrata nell’area del viadanese, nella zona di Ostigliae Sermide. Anche la produzione di anguria è concentrata nel bassomantovano. La coltivazione viene fatta in prevalenza sotto tunnel.La produzione di patate, destinate al consumo fresco e soprat-tutto all’industria, è raddoppiata negli anni ‘90. Nell’Oltrepo mantovano la coltivazione della cipolla trova la suamassima concentrazione nell’area di Sermide, dove se ne produ-cono diverse varietà. Tuttavia a causa del forte ribasso dei prezzidi mercato la superficie destinata a questa coltura sta fortemen-te diminuendo e nel 1999 alcuni produttori non hanno effet-tuato la raccolta giudicandola non conveniente (fonte: STAP). Una parte della superficie coltivata viene infine destinata adun’ampia varietà di altre colture orticole, dalla zucca, coltivataprincipalmente nel basso mantovano, a molte varietà di insalate(lattughe, indivie, cicorie) coltivate in zone a forte specializza-zione dell’alto mantovano come Asola, Medole e Guidizzolo.

RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

Figura 7.14 Provincia di Mantova. Colture orticole e da tubero. Super-ficie investita. Anni 1990-1999.

99

98

97

96

95

94

93

92

91

90

0 500 1.000 1.500 2.000 2.500superficie (ha)

Patata comune Melone AnguriaCipolla Pomodoro

Figura 7.13 Provincia di Mantova. Colture industriali. Superfici investi-te e produzioni di barbabietola da zucchero e di soia. Anni 1990-1999.

Barbabietola da zucchero

0

2.000.000

4.000.000

6.000.000

8.000.000

10.000.000

12.000.000

0

5.000

10.000

15.000

20.000

25.000

90 91 92 93 94 95 96 97 98 99

prod

uzio

ne (

q)

supe

rfic

ie (

ha)

Produzione

Superficiecoltivata

Soia

0

400.000

800.000

1.200.000

1.600.000

0

10.000

20.000

30.000

40.000

50.000

90 91 92 93 94 95 96 97 98 99

prod

uzio

ne (

q)

supe

rfic

ie (

ha)

Produzione

Superficiecoltivata

Page 10: RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO - cap_07

Frutticoltura e viticolturaI fruttiferi principali sono pesco, pero, nettarina, melo, susino eactinidia (kiwi), coltivati in modo altamente specializzato.Il pero viene coltivato soprattutto nella zona dell’Oltrepo, dovetrova terreni con caratteristiche ottimali. La produzione è piut-tosto elevata (203 q/ha le resa nel 1999) e la superficie investita(949 ha nel 1999) in crescita.Il melo è presente sia nella fascia collinare che nel basso manto-vano (Viadanese e Oltrepo). La superficie investita (303 ha) e laproduzione di questo fruttifero risultano in costante diminuzio-ne durante gli anni ‘90. Il pesco e la nettarina occupano un’arearistretta (398 ha, per 180 q/ha di resa nel 1999) al confine conla vasta zona di produzione veronese, in Comune di Roverbella. Il kiwi è diffuso un po’ in tutto il territorio provinciale, con pre-valenza dell’alto mantovano, poiché trova un clima mite e terre-no adatto sulle colline moreniche a ridosso del Lago di Garda. Sitratta di una coltivazione abbastanza esigente per quanto riguar-da clima e terreno, ma presenta il vantaggio di essere poco sog-getta a parassiti e durante gli anni 90 si è molto diffusa nelle col-line di Mantova (77 ha investiti e rese di 170 q/ha nel 1999).

181

AGRICOLTURA

Figura 7.15 Provincia di Mantova. Colture orticole e da tubero. Produ-zioni. Anni 1990-1999.

Pomodoro

90 91 92 93 94 95 96 97 98 990

300.000

600.000

900.000

1.200.000

1.500.000

1.800.000

prod

uzio

ni (

q)

Patata comune

90 91 92 93 94 95 96 97 98 99

0

50.000

100.000

150.000

200.000

250.000

prod

uzio

ni (

q)

Cipolla

90 91 92 93 94 95 96 97 98 99

0

15.000

30.000

45.000

60.000

75.000

prod

uzio

ni (

q)

90.000

Melone

90 91 92 93 94 95 96 97 98 99

0

50.000

150.000200.0000250.000300.000

prod

uzio

ni (

q)

350.000

100.000

Anguria

90 91 92 93 94 95 96 97 98 99

0

200.000

400.000

600.000

prod

uzio

ni (

q)

800.000

Figura 7.16 Provincia di Mantova. Frutteti e vigneti. Superfici investite.Confronto anni 1990, 1994 e 1999.

0

500

1.000

1.500

2.000

2.500

90 94 99

supe

rfic

ie (

ha)

Actinidia

Vite

Pero

Pesco

Melo

Page 11: RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO - cap_07

182

Il susino viene coltivato soprattutto nell’Oltrepo, in particolaresui terreni in Destra Secchia.La vite occupa una superficie di 2.059 ettari, suddivisi principal-mente tra le aree del Lambrusco Mantovano (viadanese e OltrepoMantovano, 1409 ha) e la zona delle colline moreniche (690 ha).Sono presenti due DOC provinciali: Lambrusco MantovanoDOC e Garda Colli Morenici DOC. Una terza DOC è in comu-ne con le limitrofe province di Verona e Brescia: Garda DOCLa produzione di uva si mantiene a livelli elevati. Nel ’99 sonostati trasformati in vino 314.400 q di uva per una produzione divino di 232.500 hl, di cui 93.900 hl di vino da tavola, 68.500 hldi vino ad indicazione geografica tipica (IGT Alto Mincio) e70.100 hl di vino D.O.C.

PioppetiIl pioppo è coltivato su una superficie di 12.000 ettari, quasi tut-ti ricadenti nelle aree golenali.La diffusione sempre maggiore di questa coltura negli ultimi an-ni è stata favorita dagli incentivi comunitari in materia di fore-stazione e tutela dell’ambiente (Regolamento CEE/2080/92).

Figura 7.17 Provincia di Mantova. Colture legnose agrarie. Superfici in-vestite e produzioni. Anni 1990-1999.

0

100.000

200.000

300.000

90 91 92 93 94 95 96 97 98 990

500

1.000

Peroproduzionesuperficie

prod

uzio

ne (

q)

supe

rfic

ie (

ha)

0

50.000

100.000

150.000

90 91 92 93 94 95 96 97 98 990

200

400

Meloproduzione

prod

uzio

ne (

q)

supe

rfic

ie (

ha)

superficie

600

0

20.000

40.000

60.000

90 91 92 93 94 95 96 97 98 990

100

200

Pescoproduzione

prod

uzio

ne (

q)

supe

rfic

ie (

ha)

300

superficie

0

10.000

20.000

90 91 92 93 94 95 96 97 98 990

50

Actinidiaproduzione

prod

uzio

ne (

q)

supe

rfic

ie (

ha)

100

superficie

0

200.000

400.000

90 91 92 93 94 95 96 97 98 990

1.000

Vite da uva e da vinoproduzione

prod

uzio

ne (

q)

supe

rfic

ie (

ha)

3.000

2.000

superficie

Figura 7.18 Provincia di Mantova. Patrimonio zootecnico anni 1990-1999. Bovini e suini

0

200.000

400.000

600.000

800.000

1.000.000

1.200.000

Bovini Suini

Fonte Regione Lombardia

num

ero

capi

1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999

anno

Page 12: RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO - cap_07

FlorovivaismoIl settore florovivaistico mantovano si è negli ultimi anni notevol-mente sviluppato, conferendo le proprie produzioni sul mercatoeuropeo (Nord-Europa, Grecia) e anche extraeuropeo (Turchia).La maggior parte delle aziende si trova nei Comuni di Cannetosull’Oglio e Acquanegra sul Chiese, favorita dai terreni sciolti eadatti alla crescita di piante da vivaio che raggiungono anche gran-di dimensioni. Il settore che attualmente investe una superficie di930 ha, sta tuttavia attraversando un periodo di saturazione concrisi di commercializzazione per alcuni tipi di piante.Notevole è anche lo sviluppo del vivaismo orticolo (semenzai),favorito dalla sempre maggior utilizzo della tecnica del trapian-to nell’orticoltura (STAP, 1999).

Patrimonio zootecnicoL’allevamento in particolare dei bovini e dei suini ha nel territo-rio mantovano una grande tradizione e un rilevante ruolo eco-nomico. Le produzioni animali (latte e derivati, carni fresche esalumi, uova, miele) costituiscono la maggior parte della produ-zione lorda dell’agricoltura provinciale. Per i dati sulla produzione si è fatto riferimento a quanto riportatonella pubblicazione “Mantova agricola e zootecnica” del dicembre1998. La produzione lorda totale del settore è stimata in 2.372 mi-liardi di lire, di cui 1.718 miliardi derivati dalle produzioni anima-li (il 72%) e 654 dalle produzioni vegetali escludendo le foraggere.I 1.718 miliardi della produzione animale sono suddivisi tra latte(724 miliardi), carni bovine (321 miliardi), carni suine (508), uo-va (44). Tra le produzioni minori negli ultimi anni si annovera an-che il miele. Il comparto zootecnico mantovano si basa prevalente-mente sull’allevamento della vacca da latte, dei bovini da carne, deisuini. Esistono anche allevamenti cosiddetti “minori”, diffusamen-te presenti sul territorio: gli allevamenti cunicoli, avicoli (galline dauova, polli da carne, altro pollame e oche), ovicaprini, equini. Nel 1999 i bovini allevati in provincia di Mantova risultavano368.874, di cui 111.500 vacche da latte. Il numero dei bovini,sebbene con alcune oscillazioni, è diminuito rispetto ai primianni 90 (tabella 7.3).

Nel 1999 sono stati prodotti 7.700.000 q di latte, di cui circal’87% è stato destinato alla trasformazione e in particolare allaproduzione di burro, Grana Padano (4.845.00 q di latte), Par-migiano-Reggiano (1.871.000 q di latte).Il numero di suini nel 1999 è 1.133.400, in aumento rispetto aiprimi anni 90. La maggior parte della carne suina è destinata allaproduzione degli insaccati e utilizzata localmente o venduta alla vi-cina Emilia Romagna. Gli aspetti tradizionali ed economici dell’al-levamento dei suini non possono essere trascurati, tuttavia questotipo di allevamento necessita di particolari attenzioni e controlliper quanto riguarda i suoi impatti sull’ambiente per la notevolequantità di liquami prodotti che devono essere smaltiti sul suolo. Tra gli allevamenti minori quello degli ovini risulta nettamentecalato rispetto ai primi anni novanta, mentre è aumentato il nu-mero degli equini, allevati anche per fini ricreativi (figura 7.19).

Le aziende zootecnicheI dati riguardanti le aziende zootecniche sono quelli del censi-mento dell’agricoltura del 1990. Per l’analisi della concentrazio-ne zootecnica in rapporto alla superficie agraria dei Comuni delterritorio si rimanda al paragrafo sul carico zootecnico, in questa

183

AGRICOLTURA

Figura 7.19 Provincia di Mantova. Patrimonio zootecnico anni 1990-1999. Ovini, caprini, equini

0

1.000

2.000

3.000

4.000

5.000

6.000

7.000

1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999

num

ero

capi

anno

ovini equini caprini

Page 13: RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO - cap_07

184

parte verranno presi in considerazione il numero delle aziende edei capi presenti e in particolare la classificazione delle aziendeper numero di capi allevati. Le aziende con allevamenti di bovini nel mantovano nel 1990 era-no 5.431. Di queste 28 contano meno di 19 capi, 1.110 da 20 a49, 1.662 da 50 a 99, 1.349 da 100 a 499, 1.216 da 500 a 999, 66più di 1.000. Gli allevamenti risultano quindi quasi equamente di-stribuiti tra le classi intermedie e solo pochi rappresentano le cate-gorie estreme (figura 7.22). Il 47% dei bovini è allevato in aziendecon 100-499 capi, il 33% in aziende con un numero inferiore dicapi, il restante 20% in aziende con più di 500 capi (figura 7.22). Le aziende con allevamenti di bovini risultano distribuite abba-stanza uniformemente sul territorio. L’Oltrepo occidentale el’alta pianura tra Oglio e Mincio sono le zone con il numeromaggiore (poco più di un migliaio di allevamenti in ognuna del-le due zone) mentre le altre aree si mantengono a livelli molto si-mili, intorno a 700 aziende (figura 7.21). La distribuzione dei capi segue abbastanza fedelmente quelladelle aziende. Le due zone con il maggior numero di capi (circa100.000 per zona) sono le stesse con il maggior numero di alle-vamenti. La zona collinare, la pianura tra il Po e l’Oglio, l’Oltre-po orientale si aggirano intorno ai 40.000 capi, la pianura traMincio e Po ne conta 83.000, la pianura di Mantova 65.000 (fi-gura 7.21). Le regioni con il maggior numero di allevamenti conpiù di 500 bovini sono l’Oltrepo occidentale (33), la pianura traOglio e Mincio (15), la pianura tra Mincio e Po (24).

Molto diversa è la situazione per gli allevamenti suinicoli. Il 61% degli allevamenti suinicoli, quindi la maggior parte, con-ta meno di 50 capi; delle aziende restanti l’11% ha tra 50 e 500capi, il 9% tra 500 e 1.000, il 15% tra 1.00 e 5.000, il 4% piùdi 5.000. (figura 7.23). Il 49% dei suini è allevato in aziende da 1.000-4.999 capi, il 38%in aziende più grandi e solo il 13% in allevamenti con meno di1.000 capi (il 4% in aziende con meno di 500 capi). Nel settore sui-nicolo esistono numerose (quasi 400) aziende con allevamenti mol-to piccoli, con meno di 50 animali, mentre la maggior parte dei ca-pi si trova concentrata in poche (200) grandi aziende (figura 7.23). A differenza di quanto visto per i bovini, la distribuzione dei suini trale regioni agrarie non corrisponde a quella degli allevamenti suinico-li. (figura 7.21) La zona con il maggior numero (305) di aziende èquella collinare, a cui segue l’alta pianura tra Oglio e Mincio (200) equindi le altre aree di pianura. La regione agraria con il minor nu-mero di allevamenti suinicoli risulta la pianura di Mantova (93). La distribuzione del numero dei capi appare tendenzialmenteopposta. L’area con il maggior numero di suini è la pianura diMantova (quasi 150.000) mentre nella zona collinare ammonta-no a 60.000, meno della metà. Le altre zone di pianura si trova-no a valori intermedi. Nella zona collinare sono diffuse aziende con pochissimi capi esono presenti solo poche aziende con un elevato numero di capi(figura 7.23). Nell’alta pianura tra Oglio e Mincio è ancora ele-vato il numero di piccole aziende. Scendendo verso la bassa pia-

RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

TABELLA 7.3Provincia di Mantova. Patrimonio zootecnico Anni 1990-1999

1999 1998 1997 1996 1995 1994 1993 1992 1991 1990

Suini 1.133.400 832.000 911.850 910.000 954.100 907.350 945.300 972.900 971.000 973.000Bovini 368.874 351.300 363.100 377.900 406.600 413.000 420.000 410.000 430.360 449.300Ovini 2.900 3.100 3.250 2.500 3.650 3.170 3.700 6.020 5.570 4.370Caprini 610 710 710 520 820 880 860 700 700 1.000Equini 2.325 1.990 2.160 2.050 1.940 2.260 2.260 1.850 800 390

Fonte: Regione Lombardia

Page 14: RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO - cap_07

185Figura 7.22 provincia di Mantova. Aziende agricole con bovini per nu-mero di capi. Anno 1990.

Numero aziende con bovini per numero di capi1-19 capi

20-49

50-99

10-499500-999

1000 e oltre

Aziende con bovini per numero di capi per regione agraria

LEGENDARegioni agrarie

1 Morenica Merid. del Benaco2 Pianura tra Mincio e Oglio3 Pianura tra Mincio e Po4 Pianura tra Oglio e Po5 Pianura di Mantova6 Pianura Occ. Oltrepo Mant.7 Pianura Orient. Oltrepo Mant.Totale Regioni Agricole

Percentuale di capi allevati per classe di aziende

9%11% 2% 11%

20%

47%

0

200

400

600

800

1000

1200

num

ero

di a

zien

de

regione agraria1 2 3 4 5 6 7

66 281216

1349 1662

1110

Figura 7.23 Provincia di Mantova. Aziende agricole con allevamento disuini. Anno 1990.

Percentuale di aziende con suini per numero di capi1-49 capi50-199200-499500-9991.000-4.9995.000-9.99910.000 e oltre

Aziende con suini per numero di capi per regione agraria

0

50

100150

200

250

300350

num

ero

di a

zien

de

1 2 3 4 5 6 7regioni agrarie

LEGENDAregioni agrarie1 Morenica Merid. del Benaco2 Pianura tra Mincio e Oglio3 Pianura tra Mincio e Po4 Pianura tra Oglio e Po5 Pianura di Mantova6 Pianura Occ. Oltrepo Mant.7 Pianura Orient. Oltrepo Mant.Totale Regioni Agricole

Percentuale di capi allevati per classe di aziende

28%49%

9%3%1%

1%10%

15%

9%

7%4%

61%3% 1%

Figura 7.20 Provincia di Mantova. Produzione lorda vendibile del settoreagricoltura.

Composizione produzione lorda vendibile

produzione vegetali

latte

carni suine

carni bovineuova

0

500.000

1.000.000

1.500.000

2.000.000

2.500.000

1991 1992 1993 1994 1995

Produzione agricoltura anni 1991-1995

Totale

Animale

Vegetale

14%

22%

33%

29%2%

Fonte: Istituto Tagliacarne

Figura 7.21 Provincia di Mantova. Numero di aziende e di capi per re-gioni agrarie. Allevamenti bovini e suinicoli. Anno 1990

Numero aziende con allevamenti

regione agraria

0

200

400

600

800

1.000

1.200

num

ero

azie

nde

1 2 3 4 5 6 7

Bovini

Suini

Numero capi

1 2 3 4 5 6 7regione agraria

Bovini

Suini

LEGENDARegioni agrarie

1 Morenica Merid. del Benaco2 Pianura tra Mincio e Oglio3 Pianura tra Mincio e Po4 Pianura tra Oglio e Po5 Pianura di Mantova6 Pianura Occ. Oltrepo Mant.7 Pianura Orient. Oltrepo Mant.

Fonte Regione Lombardia - 4° Censimento generale dell’Agricoltura 1990-91

num

ero

azie

nde

020.00040.00060.00080.000

100.000120.000140.000160.000

Page 15: RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO - cap_07

186

nura sono più numerose le grandi aziende zootecniche. In parti-colare nella pianura di Mantova si ha il numero più elevato dicapi con la massima concentrazione in grandi strutture (10 alle-vamenti con più di 5.000 capi), e inoltre su una superficie agra-ria più ristretta rispetto alle altre zone di pianura. Le aziende con allevamenti avicunicoli al censimento del 1990sono distribuite uniformemente tra le regioni agrarie della pro-vincia, ma il numero di capi allevati, in particolare per quanto ri-guarda gli avicoli, è decisamente superiore nella collina e nell’altapianura. Nella zona collinare e nell’alta pianura nel 1990 si alle-vavano circa 1.380.000 galline da uovo, 1.320.000 polli da car-ne, 1.180.000 fra tacchini, oche, faraone, contro tutta la parte re-stante della provincia dove i capi risultavano 155.800, 374.000,252.600 per le rispettive categorie.

Gli “allevamenti fantasma”Fra il 31 luglio ed il 12 settembre 2000 le Regioni hanno effet-tuato controlli su 3753 aziende che nelle dichiarazioni della pro-duzione di latte nella campagna 1997/98 avevano fatto riscon-trare delle anomalie, dichiarando una produzione ma risultandosenza capi. Per 772 aziende tra quelle controllate è stata verifica-ta l’assenza di bestiame pur essendo stata dichiarata una produ-zione. Attualmente i controlli non sono ancora terminati e perpiù di 1.000 aziende controllate non è ancora noto il risultato. I numeri delle aziende risultate senza capi sono stati diffusi dalMinistero delle politiche agricole e forestali aggregati per Co-mune. In provincia di Mantova sono state trovate 16 aziendedistribuiti in diversi Comuni. Nella tabella 7.4 si riportano ivalori delle produzioni dichiarate per l’annata 97/98.

Il fabbisogno di azoto delle coltureLe piante assorbono l’azoto, il fosforo, il potassio di cui necessitanodal terreno durante tutta la loro crescita. I fabbisogni variano daspecie a specie. La quantità di azoto e altri nutrienti asportata dalterreno con la raccolta dipendono inoltre dal momento del cicloproduttivo in cui viene effettuata e dalle parti della pianta che ven-gono sottratte al campo. Dall’esame della tabella 7.5 sulle quantità

di azoto asportato dalle colture risulta che il mais è la coltura chepiù sottrae azoto al terreno, soprattutto se mais utilizzato come fo-raggio. Seguono le graminacee foraggere, la barbabietola da zuc-chero e i cereali (grano tenero, grano duro e orzo, riso, mentre in-feriori sono le quantità asportate per colza e segale). Le legumino-se (soia, erba medica, pisello) essendo piante con la capacità di fis-sare azoto dall’aria al terreno non lo sottraggono dal suolo.

RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

TABELLA 7.4Numero e Comune di appartenenza delle aziende“senza capi” dichiaranti una produzione di latte nell'annata 97/98 riscontrate nella provincia di Mantova.

Comune N° aziende Produzione Vacchenotificata equivalenti(Consegne (produzione+ vendite) pro-capite

in Kg 65 q latte /anno)

Borgoforte 1 98.022 15Castiglionedelle Stiviere 1 64.195 10Goito 1 313.786 48Goito 1 147.713 23Moglia 1 590.574 91Ponti sul Mincio 1 57.758 9Redondesco 1 31.637 5Sabbioneta 1 63.452 10San Benedetto Po 1 10.757 2San Benedetto Po 1 6.400 1San Benedetto Po 1 257.314 40San Giacomodelle Segnate 1 7.365 1San Giorgiodi Mantova 1 28.988 4Suzzara 1 1.175.390 181Virgilio 1 119.041 18Volta Mantovana 1 370.123 57TOTALE 16 3.342.515 514

Fonte: Ministero delle politiche agricole

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187

AGRICOLTURA

TABELLA 7.5

Azoto asportato dal terreno dalla raccolta delle principali coltivazioni, per quintale raccolto e per ettaro coniderando le rese medi e indicate.

Coltura resa media N asportato P asportato K asportato N asportato P asportato K asportatoq/ha Kg N/q Kg P2O5/q Kg K2o/q Kg N/ha Kg P2O5/ha Kg K2O/ha

nessuna 0 0 0 0grano tenero con asportazione della sola granella 60 2,0 0,9 0,5 120 54 30grano tenero con asportazione della granella e della paglia 60 2,6 1,0 0,6 156 60 36grano duro con asportazione della sola granella 55 2,0 0,8 0,5 110 44 27,5grano duro con asportazione della granella e della paglia 55 2,4 0,9 1,4 132 49,5 77orzo con asportazione della sola granella 60 1,8 0,5 0,5 108 30 30orzo con asportazione della granella e della paglia 60 2,4 0,6 1,3 144 36 78avena con asportazione della sola granella 35 1,6 0,5 0,5 56 17,5 17,5avena con asportazione della granella e della paglia 35 2,0 0,7 1,7 70 24,5 59,5segale 40 1,8 0,7 0,5 72 28 20mais con asportazione della sola granella 100 1,6 0,7 0,5 160 70 50mais con asportazione della granella e degli stocchi 100 2,3 0,9 1,9 230 90 190prato 60 1,9 0,8 1,5 190 80 150loiessa (fieno) 70 2,4 1,0 2,3 144 60 138loiessa (cover crop) 10 2,4 1,0 2,3 168 70 161mais ceroso 600 0,5 0,1 0,4 300 60 240riso con asportazione della sola granella 60 1,4 0,8 1,3 84 48 78riso con asportazione della granella e della paglia 60 2,1 1,1 3,3 126 66 198medica (fieno) 100 0 0,5 1,6 0 50 160barbabietola (solo radici) 600 0,2 0,1 0,2 120 60 120barbabietola (intera) 600 0,3 0,1 0,3 180 60 180girasole 25 2,7 1,2 0,9 67,5 30 22,5colza 30 3,0 1,8 1,2 90 54 36lino 25 3,6 1,8 1,0 90 45 25patata 300 0,4 0,2 0,6 120 60 180soia con asportazione della sola granella 35 0 1,3 2,0 0 45,5 70soia con asportazione della granella e dei residui 35 0 1,5 3,5 0 52,5 122,5pisello con asportazione della sola granella 25 0 0,3 0,4 0 7,5 10pisello pianta intera 40 0 0,2 0,4 0 8 16melo 200 0,1 0,0 0,2 20 6 40pero 200 0,1 0,0 0,2 20 6 40pioppo 1°-3° anno - 10,0 4,0 14,0 - - -pioppo 3°-6° anno - 33,0 16,0 50,0 - - -pioppo 6°-9° anno - 64,0 30,0 96,0 - - -pioppo 10°-12° anno 900 53,0 25,0 80,0 47.700 22.500 72.000

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188

Per il fosforo le colture più esigenti sono di nuovo il mais, in que-sto caso soprattutto quello da granella, poiché il fosforo si accu-mula nei semi e in altre strutture della pianta piuttosto che nellefoglie, le foraggere, la barbabietola, il grano tenero. Il mais risultaimpoverire il suolo anche in termini di potassio, soprattutto seviene asportato completamente. Sottraggono notevoli quantità diquesto elemento dal suolo anche riso, barbabietola e patata.I quantitativi di azoto asportato al suolo dalle colture raccolte de-vono essere reintegrati con l’apporto di concimi. Esistono conci-mi organici, di origine animale o vegetale, e concimi chimici disintesi. I primi, apportando materia organica al suolo ne miglio-rano la struttura e ne mantengono vitale la comunità di organismifondamentali per il mantenimento della sua naturale fertilità. Iconcimi chimici al contrario sono assorbiti direttamente dallepiante, di cui favoriscono effettivamente una crescita abbondantee veloce, ma sono inutilizzabili dagli organismi del terreno. L’impoverimento della comunità biologica del suolo porta allaperdita della sua fertilità naturale e al conseguente sempre mag-gior fabbisogno di integrazioni nutritive per la crescita delle col-ture. L’utilizzazione prolungata dei soli concimi chimici e la sot-trazione di materia organica finiscono per trasformare il suolo inun mero supporto per la coltivazione, compromettendone la ca-pacità di rigenerare sostanze nutrienti disponibili per le piante. Le concimazioni con sostanze organiche consentono di arric-chire il suolo di nutrienti in tempi più lunghi e dilazionati masfruttando il naturale processo di decomposizione della mate-ria organica. I concimi organici più usati in agricoltura sono costituiti dal le-tame e dai liquami del bestiame.

Il carico zootecnico in provincia di MantovaNonostante la sostanza organica apporti indubbi benefici al terre-no e costituisca il modo più naturale per mantenerne la fertilità,un eccesso di somministrazione rispetto ai fabbisogni delle piantepuò avere effetti negativi sull’ambiente. Le sostanze contenutenella sostanza organica (liquame o letame) che viene sparsa sulcampo possono essere dilavate dalle acque piovane e di irrigazione

e giungere nei corpi idrici superficiali e negli acquiferi sotterranei.Un carico eccessivo di sostanza organica nelle acque superficialiprovoca un aumento del consumo di ossigeno da parte dei mi-crorganismi per la sua degradazione. Questo può spingersi finoa provocare fenomeni di anossia delle acque e moria della faunaacquatica, quella ittica in particolare. L’azoto e il fosforo posso-no provocare l’eccessivo sviluppo della flora algale e una conse-guente eutrofizzazione. Questo fenomeno si registra sovente neimesi estivi nei canali dell’Oltrepo mantovano. Nelle acque sotterranee il pericolo è costituito dall’accumulodi nitrati, sostanze dannose per il metabolismo umano, deriva-ti dall’ossidazione dell’azoto contenuto nei reflui. Concentra-zioni di nitrati che superano i valori guida si riscontrano nelterritorio dell’Alto Mantovano, per la presenza di numerosi al-levamenti che gravano su un terreno fortemente permeabile(morenico) e quindi vulnerabile alle infiltrazioni delle sostanzesparse sulla superficie.Il carico zootecnico di un territorio è il rapporto tra l’ammonta-re del bestiame presente (espresso in quintali di peso vivo) e lasuperficie agraria utilizzata (S.A.U.) in quel territorio. Carico zootecnico = Peso dei capi presenti (q di peso vivo) / SAU (ha)Il rapporto fornisce un’indicazione sul potenziale apporto allasuperficie coltivata locale di reflui derivati dall’allevamento del-le diverse tipologie di bestiame e somministrati al terreno (uti-lizzazione agronomica).Il carico zootecnico di un territorio comunale può quindi essereutilizzato come indicatore per il potenziale grado di rischio am-bientale legato al complesso dei capi allevati. Il regolamento attuativo della legge regionale 37/93 (BURLombardia, n°40 del 1996) stabilisce la classificazione di tut-ti i comuni lombardi in:- Comuni ad alto carico zootecnico: carico zootecnico comu-

nale uguale o maggiore di 1,5 t/ha - Comuni a basso carico zootecnico: carico zootecnico comu-

nale inferiore a 1,5 t/ha I comuni ad alto carico zootecnico nella Provincia Mantovanacome individuati dall’allegato dello stesso regolamento sono ri-

RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

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portati nella tabella 7.6. Nella stessa tabella sono stati riportati iComuni che risultano ad alto carico zootecnico nel 1998. Dalconfronto delle due annate si vede come i Comuni con caricozootecnico superiore a 1,5 q PV / ha sono passati da 16 a 30.Nella carta 7.2 sono rappresentati i comuni in provincia diMantova suddivisi in classi per il carico zootecnico riferito al-l’anno 1998. Alcuni comuni nel 1998 presentano un carico zootecnico par-ticolarmente elevato: Casaloldo, Castiglione delle Stiviere, Pe-gognaga, Roverbella, San Giacomo delle Segnate presentanovalori superiori a 2,5 t/ha, Borgoforte, Piubega, Marmirolomaggiore di 3 t/ha mentre per Gonzaga risulta un carico di ben38,7 t/ha. I comuni con più basso carico zootecnico (minore di0,5 t peso vivo /ha) si trovano nella parte sud-orientale dellaprovincia e nella fascia più occidentale, al confine con le pro-vinca di Brescia e Cremona. In realtà la quantità di liquami sparsa sul suolo della SAU di uncomune non dipende solo dal peso vivo presente, poiché glispandimenti vengono effettuati anche su terreni posti in comu-ni limitrofi e diversi da quello di appartenenza del bestiame.

Il carico di azotoLa quantità di azoto presente nei reflui zootecnici dipende dallaspecie allevata e dal tipo di allevamento. È possibile stimarla par-tendo dal carico zootecnico e distinguendo il contributo dellediverse categorie di animali allevati. Rapportando questi dati al-la SAU del territorio si ottiene il carico di azoto totale, utile pervalutare in modo più dettagliato la rispondenza con i fabbisognidelle piante e il potenziale impatto sul suolo dello spandimentodei reflui zootecnici, quindi per regolare tale pratica agricola. Quanto è maggiore l’apporto di azoto dei reflui zootecnici tantominore è la quantità che dovrebbe essere sparsa al suolo per sod-disfare il fabbisogno delle colture, che tuttavia dipende anchedalla disponibilità dell’azoto per le piante nei reflui utilizzati. La maggior parte dell’azoto totale potenzialmente spandibile nelmantovano deriva dai capi suinicoli, allevati in numero(1.133.400 nel 1999) molto più elevato rispetto ai bovini.

189

AGRICOLTURA

TABELLA 7.6Provincia di Mantova. Comuni ad alto carico zootecnico(Legge Regionale 37/93) nel 1996 e nel 1998.

1996 1998

Bagnolo san vito Bagnolo san vito BigarelloBorgoforte Borgoforte CasalmoroCastiglione delle stiviere Castiglione delle stiviere CasaloldoCavriana Cavriana CastelbelforteDosolo Dosolo Castellucchio Goito Goito CeresaraGonzaga Gonzaga CurtatoneMarcaria Marcaria Gazoldo Marmirolo Marmirolo PegognagaMoglia Moglia PomponescoMotteggiana Motteggiana QuistelloPiubega Piubega San benedetto poPorto mantovano Porto mantovano San giovann dossoRoverbella Roverbella Volta mantovanaSan giacomo delle segnate San giacomo delle segnateSuzzara Suzzara

Carta 7.2 Provincia di Mantova. Comuni distinti in classi per am-montare del carico zootecnico. Anno 1998. Fonte dei dati Provincia diMantova-Area sviluppo socioeconomico-Unità organizzativa agricol-tura-Servizio suolo

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190

L’utilizzazione agronomica dei reflui zootecnici Nella regione Lombardia l’utilizzazione agronomica dei refluizootecnici è regolata dalla Legge Regionale n. 37 del 15 dicem-bre 1993, Norme per il trattamento, la maturazione, l’utilizzodei reflui zootecnici. La legge è stata seguita da un regolamentoattuativo, n. 5/69318 del 12 giugno 1995 (parzialmente modi-ficato, vedi BUR Lombardia n. 40 del 1 ottobre 1996).La regolamentazione regionale in materia inoltre tiene conto an-che della Direttiva per il contenimento dell’inquinamento pro-vocato dagli allevamenti zootecnici, deliberata dal Magistratodel Po (n. 12/96).La legge regionale 37/93 disciplina la gestione e l’utilizzazioneagronomica dei reflui zootecnici provenienti da attività di alle-vamento, al fine di - “mantenere la migliore fertilità dei terreni, - mantenere la salvaguardia delle acque superficiali e di falda e - limitare le esalazioni maleodoranti”. La legge regionale considera reflui zootecnici il materiale non so-lido (non palabile) derivato dalle deiezioni degli animali e dallapulizia delle stalle, delle sale di mungitura, dei caseifici azienda-li, oltre che i fanghi derivati da sedimentazione e trattamentibiologici dei liquami. Queste tipologie sono soggette a regola-mentazione per quanto riguarda la loro utilizzazione agronomi-ca. Per il letame proveniente da allevamenti bovini posti su let-tiera permanente le regolamentazioni sono meno restrittive. Le quantità massime di reflui zootecnici applicabili al terreno, intermini di quantità di azoto somministrate, in generale e per zonea diversa vulnerabilità sono stabilite dall’Autorità di Bacino. Esclu-dendo le perdite di azoto dovute allo stoccaggio e alla distribuzio-ne sul campo, il limite massimo è fissato in 340 Kg/anno di azotoper ettaro. Nelle zone vulnerabili tale limite è abbassato a 170 Kg.Esiste inoltre la possibilità di deroghe in caso di colture particolar-mente esigenti e di dimostrabili caratteristiche del suolo che ne at-testano la capacità di sopportare anche carichi più elevati. È invece vietato spandere liquami zootecnici sulle superfici noninteressate da attività agricola, sui terreni in dissesto, sui terrenicon pendenza maggiore al 15% e privi di sistemazioni idrauliche

o agrarie, sui terreni innevati o gelati, sui terreni saturi o con rista-gni di acqua, sui terreni a distanza inferiore a 10 metri dai corsid’acqua, nelle aree boschive (escluse le colture legnose a rapido ac-crescimento), nelle aree di cava non ripristinate all’uso agricolo.Per i letami il divieto comprende le superfici non interessate daattività agricola, i terreni a distanza inferiore a 5 metri dai corsid’acqua, le aree boschive (escluse le colture legnose a rapido ac-crescimento), le aree di cava non ripristinate all’uso agricolo.I limiti possono essere più restrittivi in relazione a situazioni spe-cifiche di particolare rischio per l’ambiente o di necessità dimaggiore salvaguardia (ad esempio nel caso della presenza dipozzi nelle vicinanze dei terreni agricoli).Nota importante per la Provincia di Mantova, il regolamentoprescrive il divieto di spandere liquami in golena, dove al terre-no può essere somministrato solo letame con interramento im-mediato e solo in periodo di magra del corso d’acqua.Per quanto riguarda le operazioni di distribuzione dei reflui oc-corre prestare attenzione a non provocare fenomeni di ruscella-mento ed erosione del suolo, che si innescano soprattutto in zo-ne in pendenza, riducendo la portata con cui avviene lo spandi-mento e interrando immediatamente i liquami. L’operazionedell’interramento inoltre aumenta l’efficacia della concimazionee riduce il problema degli odori molesti.

I piani di utilizzazione agronomica“Per piano di concimazione si intende quel documento tecnicoche, in funzione della tipologia dell’allevamento, dei trattamen-ti effettuati agli effluenti zootecnici, delle caratteristiche dei ter-reni investiti, delle colture che si intendono praticare e delle pro-duzioni previste, determina quantità tempi e modalità di distri-buzione delle sostanze fertilizzanti, azotate o fosfatiche, naturalio di sintesi, distribuite ai fini agricoli.” (Direttiva 12/96 dell’Au-torità di bacino del fiume Po)Nella regione Lombardia secondo la legge 37/93 gli imprendi-tori agricoli, singoli o associati, devono presentare al Sindaco delComune il piano di corretta utilizzazione agronomica dei refluizootecnici, siano essi utilizzati su terre di proprietà o in affitto,

RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

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per ottenerne l’autorizzazione. Le informazioni che devono esse-re fornite e i vincoli dipendono da1. Classificazione della zona come vulnerabile o no vulnerabile 2. Carico zootecnico della zona3. Carico zootecnico dell’allevamentoIn zone vulnerabili e con elevato carico zootecnico riferito all’a-rea e all’allevamento gli allevatori devono presentare il Piano diUtilizzazione Agronomica (PUA), nelle altre possono presentareun piano semplificato (PUAS). Il Piano di Utilizzazione Agronomica deve contenere: a) informazioni sulle caratteristiche fisiche e chimiche del suolo

e sul movimento delle acque superficiali e sotterranee nel ter-ritorio in cui è inserita l’azienda

b) informazioni sulle successioni colturali previste. Per ogni col-tura viene specificata la quantità di azoto asportata duranteun ciclo colturale, indicatore del suo fabbisogno di azoto

c) caratteristiche dell’allevamento (numero di animali presentidistinti per specie, categoria e peso, tipo di stalla). La produzione di liquami e letame prodotta viene calcolata aseconda della specie e categoria degli animali allevati, del tipodi ricovero adottato, delle operazioni per il lavaggio degli am-bienti. Il letame ad esempio si ricava solo da stalle e ricovericon lettiera di paglia, mentre in forme di allevamento senzalettiera si ricavano solo liquami. Il lavaggio ad alta pressioneutilizza meno acqua e i liquami risultanti sono in minorequantità e più concentrati. Per le diverse specie e situazioniesistono valori di produzione media per quintale di peso vivodegli animali. Utilizzando questi valori si ricava la quantità diliquami e letame prodotta e il rispettivo contenuto di azoto(N), fosforo (P2O5), potassio (K2O).

d) descrizione delle modalità di stoccaggio, trattamento e distri-buzione dei reflui I reflui zootecnici e i letami devono essere raccolti e mantenutiin impianti di stoccaggio (vasche e piattaforme impermeabiliz-zate) per qualche tempo prima di essere sparsi sul suolo. Gli im-pianti di stoccaggio devono avere dimensioni rispondenti allagrandezza dell’allevamento e tali da consentire un adeguato pe-

191

AGRICOLTURA

Carta 7.3 Provincia di Mantova. Carico di azoto totale dei comuni.Anno 1998. Fonte dei dati Provincia di Mantova-Area sviluppo so-cioeconomico-Unità organizzativa agricoltura-Servizio suolo

Figura 7.24 Provincia di Mantova. Contributo delle categorie di capi alle-vati al carico zootecnico e al carico di azoto totale sul territorio provinciale.

carico zootecnico - totale provincia

bovini

suini

avicoli

cuinicoli

azoto totale - totale provincia

2%0%40% 58%

6%1%51%

42%

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192

RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

riodo di stoccaggio in relazione alle quantità e ai periodi previ-sti nel piano di concimazione. Le modalità e i tempi di stoc-caggio, le caratteristiche delle vasche e degli impianti di tratta-mento devono rispettare almeno per alcuni parametri le pre-scrizioni definite dal regolamento attuativo della legge 37.

e) analisi dei liquami e del letame prodotti, venduti e acquistatiper i contenuti di azoto, fosforo, potassio e analisi finale delprodotto destinato allo spandimento, in cui viene considera-to anche l’apporto di acque piovane cadute sulle superfici sco-perte della stalla e nelle vasche di raccolta

f ) infine il PUA e il PUAS contengono il piano di concimazionedell’azienda.Nel caso del PUA il piano di concimazione deve essere piùdettagliato. Per ogni coltura prevista deve essere dichiarata laquantità di liquami e letame da somministrare nel corso del-l’anno per sopperire a una determinata percentuale del suofabbisogno di azoto. Inoltre devono essere specificati i perio-di di concimazione con le relative quantità. È possibile inte-grare l’apporto di nutrienti con concimazioni chimiche indi-candone la quantità. Il PUAS invece si conclude con un piano di concimazionisemplificato e con l’autocertificazione dell’allevatore, dovequesti dichiara esplicitamente che i diversi elementi fertiliz-zanti utilizzati (liquami, letami, chimici) non eccedono i fab-bisogni delle colture.

Irrigazione e consumo irriguoIl clima della Provincia di Mantova è tipicamente continentale,temperato con inverni non particolarmente freddi ed estati cal-de, ventosità ridotta e presenza di temporali estivi. La piovositàmedia annua è intorno ai 600-700 mm con un graduale au-mento procedendo da sud-est verso nord-ovest. Durante il pe-riodo vegetativo delle colture, tra aprile e settembre, la piovositànon è sufficiente a soddisfare i fabbisogni idrici delle varie col-ture, dato aggravato dalla evapotraspirazione dei vegetali e deiterreni e dalla distribuzione degli eventi piovosi, che nel periodostrettamente estivo possono mancare anche per più di 30 giorni.

Tale situazione rende la provincia di Mantova la zona più sicci-tosa dell’intera Pianura Padana e la presenza di una sviluppataagricoltura rende necessario un massiccio ricorso all’irrigazione,soprattutto nel periodo estivo, con notevole prelievo di acquadai corpi idrici superficiali.Nella provincia di Mantova la superficie irrigata ammonta in to-tale a 156.245 ettari, circa il 90% della SAU. Al censimento del1990 delle aziende agricole della provincia il 24% si approvvi-gionava di acqua per fini irrigui in modo indipendente, derivan-dola da corsi d’acqua superficiali, da laghi naturali o artificiali,da altre fonti, ma la maggior parte delle aziende dipende per l’ir-rigazione da uno degli 8 Consorzi di bonifica presenti sul terri-torio provinciale (tabella 7.7). Le superfici di interesse dei con-sorzi di bonifica operanti nel mantovano è rappresentata nellacartina nel Capitolo 3 (Acqua).I sistemi di irrigazione più utilizzati sono per scorrimento, peraspersione, per sommersione. La distribuzione dei tre metodi ir-rigui sul territorio dipende dalla situazione idraulica delle diver-se aree, dalle colture presenti e da fattori storici e tradizionali. Nell’irrigazione per scorrimento l’acqua viene fatta scorrere sullasuperficie del suolo per tutto l’appezzamento. L’irrigazione a scor-

TABELLA 7.7Provincia di Mantova. Consorzi di bonifica, uperficie di interesse e superficie irrigata (in ha).

Consorzio Superficie Superficieinteressata irrigata

ha haColli Morenici 21.104 10.115Media Pianura Mantovana 57.878 39.577Fossa di Pozzolo 48.132 33.190Mantova Sud- Ovest 27.955 16.000Revere 13.669 7.000Burana 17.616 11.376Agro Mantovano Reggiano 27.741 19.987Navarolo 26.662 19.000TOTALE superficie irrigata 156.245

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rimento è quella maggiormente praticata nella provincia di Man-tova. Si tratta di un sistema che utilizza una grande quantità d’ac-qua. Di solito viene regolamentata prevedendo dei turni di prelie-vo ad intervalli di tempo prestabiliti durante i quali l’agricoltorederiva l’acqua dal canale per un periodo di durata anch’essa prefis-sata. Il rischio è che l’acqua venga comunque prelevata e distribui-ta sui campi nel momento del proprio turno, indipendentementedal reale fabbisogno delle colture e dall’andamento del clima. L’irrigazione per aspersione avviene invece con macchinari chedistribuiscono l’acqua sul campo con getti aerei. L’irrigazione per sommersione è caratteristica delle risaie e vienepraticata nella parte orientale della provincia. L’irrigazione “di soccorso”, tipica del mantovano, descrive inve-ce un sistema di approvvigionamento dell’acqua per cui l’agri-coltore durante la stagione irrigua può prelevare dai canali irri-gui a seconda della necessità. La distribuzione sul campo può av-venire poi indifferentemente per aspersione o per scorrimento.Al censimento del 1990 l’81% delle aziende mantovane pratica-va l’irrigazione per aspersione (figura 7.25). Questo metodo ri-sulta particolarmente diffuso nella bassa pianura, dove è pratica-to dalla quasi totalità delle aziende (figura 7.26). Sempre nel1990 il 17% pratica invece l’irrigazione per scorrimento, diffusa

prevalentemente nell’alta pianura e nella zona collinare. La figu-ra 7.27 mostra le superfici irrgate nelle diverse regioni agrariesuddivise per coltura. In tutte le regioni buon parte della superi-ficie irrigata è occupata da granoturco e da foraggere. Nella zona

193

AGRICOLTURA

Figura 7.25 Provincia di Mantova. Suddivisione percentuale delleaziende agricole secondo il metodo di irrigazione. Censimento Gene-rale Agricoltura 1990.

1%17%

1%

81%

aspersione

sommersione

scorrimento

altro sistema

Figura 7.27 Provincia di Mantova. Superfici irrigate distinte per coltu-ra. Per regione agraria. Censimento Generale Agricoltura 1990.

0

2.000

4.000

6.000

8.000

10.000

12.000

14.000

16.000

etta

ri ir

riga

ti

1 2 3 4 5 6 7

fruttiferi

altre

foreggere avvicendate

vite

granoturco

ortive

Figura 7.26 Provincia di Mantova. Suddivisione delle aziende agricolesecondo il metodo di irrigazione per regione agraria. Censimento Ge-nerale Agricoltura 1990.

1

2

3

4

5

6

7

0 1.000 2.000 3.000

scorrimento sommersione aspersione

Regioni agrarie1 Morenica Merid. del Benaco2 Pianura tra Mincio e Oglio3 Pianura tra Mincio e Po4 Pianura tra Oglio e Po5 Pianura di Mantova6 Pianura Occ. Oltrepo Mant.7 Pianura Orient. Oltrepo Mant.

numero aziende

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collinare si trovano in percentuale maggiore vigneti e frutteti, inpianura sono presenti in misura massiccia anche altre colture ir-rigue (non specificate ma comprendenti barbabietola, soia, altricereali) e, nella bassa pianura in particolare, colture ortive. Nella tabella 7.8 sono riportate le portate in concessione ai di-versi consorzi di bonifica suddivise per fonte di approvvigiona-mento. I valori sono stati ricavati dai Programmi Comprenso-riali di Bonifica elaborati dalla Regione Lombardia StrutturaBonifiche e Irrigazione nell’ambito del progetto S.I.B.I.Ter. (Si-stema Informativo Bonifica, Irrigazione e Territorio Rurale del-la Direzione Generale Agricoltura. Si tratta di un progetto cheha come scopi il monitoraggio dell’uso dell’acqua e del suolo, la

pianificazione e il controllo degli enti che operano nel territoriorurale, la raccolta e la distribuzione di informazioni attinenti labonifica, l’irrigazione, il territorio rurale e il paesaggio agrario,organizzate in un apposito sistema informatico realizzato pressol’Ufficio Bonifica della Direzione Agricoltura. Attualmente labanca dati è in corso di realizzazione e di elaborazione e la tabel-la riporta i dati aggiornati e disponibili al gennaio 2001 per iconsorzi operanti in provincia di Mantova. Negli ultimi anni è aumentata la superficie agricola nel mantova-no irrigata per scorrimento. Per limitare il consumo irriguo sareb-be utile integrare certe colture intensive che richiedono l’apportodi molta acqua (mais, barbabietola) con colture meno idroesigen-ti. Nell’alto mantovano, ad esempio, dove la captazione delle ac-que avviene per sollevamento con enormi costi energetici e diconseguenza economici, negli ultimi anni si è assistito ad unorientamento produttivo verso colture meno “avide” di acqua, inparticolare i vigneti. In questa zona inoltre parte delle colture er-bacee che si erano precedentemente diffuse viene oggi sostituitada formazioni forestali a seguito del regolamento CEE 2080/92 asostegno di tali interventi. Questa tendenza oltre a restituire allacollina un paesaggio più naturale limita anche la necessità di uti-lizzare acqua per l’irrigazione di colture in pieno campo piuttostoesigenti (Provincia di Mantova, Settore Agricoltura, 1999).

Nuovi orientamenti comunitari in materia di agricoltura A seguito delle conoscenze scientifiche e tecniche acquisite apartire da questo secolo l’agricoltura tradizionale si è in pocotempo trasformata in un’agricoltura che potremmo definire“chimica” o “industriale”, in quanto si avvale dell’utilizzo di so-stanze chimiche, di macchine, di energia per ottenere il raccoltonel minor tempo e con i massimi risultati quantitativi possibili. Per raggiungere questo scopo è stato necessario “forzare” la cresci-ta delle piante coltivate somministrando al terreno sostanze nutri-tive di sintesi, eliminare dal campo erbe infestanti e prevenire pos-sibili infestazioni e malattie con l’uso di pesticidi, impiegare mac-chine sempre più potenti per compiere i lavori agricoli a largo rag-gio, utilizzare tutto il terreno a disposizione sottraendolo agli spa-

RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

TABELLA 7.8Provincia di Mantova. Consorzi di bonifica. Fonti di approvvigionamentoe portate di concessione (per i fontanili portata di derivazione). Aggiorna-mento a gennaio 2001.

Consorzio di Bonifica Fonte di Nome Portata in conc.approvvigionamento fiume (mc/s)

Alta e Media Pianura Mantovana Fiume Mincio 15,3Alta e Media Pianura Mantovana Fiume Chiese 3,9Alta e Media Pianura Mantovana Fontanili 3,81Alta e Media Pianura Mantovana Pozzi 0,68Navarolo Fiume Po 15,8Navarolo Fiume Oglio 7,5Navarolo Pozzi -Colli Morenici del Garda Fiume Mincio 3,2Colli Morenici del Garda Pozzi 2,12Sud Ovest Mantova Fiume Oglio 3Sud Ovest Mantova Fiume Mincio 10,2Fossa di Pozzolo Fiume Mincio 34,91Agro Mantovano Reggiano Fiume Po 14Agro Mantovano Reggiano Colature 0,8Agro Mantovano Reggiano Pozzi -Revere Fiume Po 6Burana Fiume Po 9,25

Fonte: Regione Lombardia, Direzione Generale Agricoltura, Struttura Bonifichee irrigazione

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zi naturali che integravano le campagne. La grande produzioneche si è ottenuta ha avuto il merito di liberare l’uomo dal proble-ma della fame e dell’approvvigionamento di cibo, giungendo ad-dirittura al problema opposto di un eccesso di produzione. Questo modo di produrre tuttavia si è rivelato a lungo terminedannoso per l’ambiente e la salute umana, e soprattutto poco ri-spettoso della risorsa primaria dell’agricoltura: il suolo. I proble-mi riscontrati sono infine riconducibili a tre.

Utilizzo di pesticidi di sintesiLe sostanze chimiche utilizzate nella concimazione e soprattuttonella lotta ai parassiti e alle infestanti si diffondono nell’ambientespesso senza essere degradate e mantenendo la propria tossicità. Siè trattato spesso di sostanze poco selettive con gravi effetti su unampio spettro di organismi tra cui l’uomo stesso. I pesticidi pos-sono diffondersi nell’aria, nelle acque superficiali e sotterranee perdilavamento dei suoli e delle piante, da un organismo vivente al-l’altro lungo le catene alimentari. Residui di queste sostanze pos-sono rimanere nei prodotti destinati all’alimentazione.In molti casi inoltre gli stessi parassiti contro cui era destinatoun pesticida sono diventati per selezione naturale resistenti adesso o comunque alle piccole dosi, con la conseguente necessitàdi somministrare alle colture dosi sempre maggiori o di intro-durre nuovi principi attivi di sintesi.

Sfruttamento del suolo e perdita della fertilità naturaleUn secondo grave errore dell’agricoltura “industriale” è di consi-derare spesso il suolo come un supporto inerte su cui far crescerele colture in grande quantità e di non salvaguardare i meccanismiche ne regolano la fertilità naturale. La chimica interviene sullafertilità del suolo dall’esterno con la somministrazione di concimichimici che tuttavia nutrono le piante ma non il terreno. Il suoloinvece deve naturalemente la sua fertilità agli organismi viventiche lo popolano (muffe, funghi, insetti, batteri, lombrichi, ecc) eche si nutrono della sostanza organica morta riducendola ciclica-mente in nuovi nutrienti per le piante. Le colture sottraggonomolti nutrienti al suolo che vengono asportati con il raccolto. La

reintregrazione con concimi chimici fornisce “cibo pronto” per lepiante ma non per gli organismi del suolo, la cui presenza rischiadi ridursi rendendo il terreno “morto”, incapace cioè di mantene-re naturalmente la sua fertilità. La conseguenza è che dopo anni dielevate produzioni ci si ritrovi con un suolo quasi sterile.

Semplificazione del paesaggio e degli agroecosistemiIl terzo problema legato a questo tipo di agricoltura, e molto perce-pibile proprio nella Pianura Padana, è l’estrema semplificazione delpaesaggio e degli ecosistemi provocata dall’esclusione degli ambientinaturali dalle campagne per far posto ai macchinari e alle colture. Lamonocoltura intensiva tende a creare un paesaggio monotono costi-tuito da campi coltivati omogenei e ininterrotti e un “ecosistema”che ospita le sole specie coltivate e al massimo i loro parassiti che l’uo-mo cerca di tenere lontani con pesticidi (che peraltro sterminano an-che altri animali selvatici) e qualche specie particolarmente resisten-te e poco esigente (ne sono un esempio i numerosi corvidi che po-polano oggi le campagne padane). Si tratta di una situazione in cuigli equilibri naturali sono compromessi, la biodiversità fortementeridotta e l’ecosistema per funzionare necessita di continue introdu-zioni di energia dall’esterno (macchine, combustibili, concimi) daparte dell’uomo. A queste considerazioni “ecologiche” si aggiungeanche una non trascurabile perdita di varietà e bellezza del paesaggio.L’Unione Europea ha emanato negli ultimi anni importantistrumenti per incentivare l’introduzione di pratiche agricole emetodi di coltivazione/allevamento più rispettose dell’ambientee della salubrità dei prodotti e consentire contemporaneamentela sostenibilità economica di questo cambiamento. Lo scopo èquello di promuovere un’agricoltura comunque produttiva e infuturo autosufficiente, che miri però alla qualità delle produzio-ni e alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio. Dal regolamento CEE 2092/91 riguardante l’agricoltura biologica(attuato in Italia con il decreto legislativo 220/96) si è passati allariforma della PAC e ai due regolamenti CEE 2078/92 e 2080/92rispettivamente sull’incentivazione di misure agroambientali e fore-stali (attuati con regolamenti regionali), fino all’attuale Agenda2000 che raccoglie gli indirizzi programmatici sviluppati dalle Re-

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AGRICOLTURA

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gioni nei Piani di Sviluppo Rurale Regionale. Con quest’ultimo in-tervento si sancisce ulteriormente il ruolo fondamentale dell’agri-coltura nella tutela e nella gestione del territorio, non solo nei suoivalori ambientali ma anche in quelli tradizionali e identificanti delterritorio stesso. In particolare per le zone rurali l’attività agricolaviene vista come la base fondamentale per uno sviluppo socio-eco-nomico sostenibile nei confronti dell’ambiente, integrandola anchecon altre attività produttive quali il settore terziario e il turismo.

L’agricoltura biologica Per ovviare agli effetti dannosi dell’agricoltura chimica sull’am-biente e sulla qualità nutrizionale dei prodotti si è sviluppata re-centemente la ricerca di metodi e tecniche di coltivazione chepossano consentire l’ottenimento del raccolto impiegando me-no artifici chimici, meno lavorazioni del terreno, non forzandola natura ma sfruttando i suoi stessi meccanismi e soprattuttopreservando la fertilità del suolo e la salubrità dei raccolti. Questi metodi, insieme al recupero di pratiche tradizionali rivi-ste con le conoscenze di chimica, biologia, ecologia del presente,sono riuniti nell’Agricoltura Biologica. La produzione biologica è stata definita in termini di legge dalRegolamento CEE 2092/91 e dal Decreto Ministeriale 220/95.Tutte le coltivazioni biologiche sono regolamentate da specificidisciplinari di produzione. La garanzia che questi disciplinarisiano rispettati è data dalla certificazione del prodotto rilasciatada uno degli otto organismi di controllo riconosciuti dal Mini-stero delle Politiche Agricole e Agroalimentari Nazionali. Talegaranzia viene riportata sulla confezione attraverso il marchiodello stesso organismo di controllo.

L’agricoltura biologica si basa su alcune regole fondamentali1. Coltivazioni esenti da prodotti chimici di sintesi e prive di

OGM (organismi geneticamente modificati)2. Uso di difese proprie delle colture e del suolo per la preven-

zione da parassiti, malattie, erbe infestanti; uso delle conso-ciazioni vegetali. Uso di rimedi di origine vegetale o mineralee della lotta biologica.

3. Mantenimento dell’equilibrio del terreno. Fertilizzazione delterreno (e non delle piante) soltanto con materie organiche eminerali naturali. Uso di tecniche e lavorazioni dolci: il terre-no è un organismo vivente. La scelta accurata dei tempi di la-vorazione del terreno

4. Esclusione della monocoltura e trasformazione dell’aziendaagricola in un ecosistema differenziato, ecologicamente com-pleto e perciò complesso (vegetazione coltivata e naturale, in-setti, fauna, siepi, fossi).

In provincia di Mantova sono presenti 115 aziende biologiche,suddivise tra produttori già certificati per tutta o parte della produ-zione, produttori di aziende in conversione e preparatori (panifici,macellerie, cantine). L’elenco come previsto dal Decreto 220/95 èpubblico ed è stato aggiornato con il BURL del 30 giugno 2000.

Il regolamento CEE 2078/92 Nel maggio del 1992 la Comunità Europea ha approvato il Pia-no di riforma della PAC (Politica Agricola Comunitaria). Finoad allora l’agricoltura era intesa in una logica di massima pro-duttività, favorita dall’utilizzo intensivo del suolo, dalla mecca-nizzazione, dall’utilizzo della chimica. Con la riforma al contra-rio si promuove la diffusione di un’agricoltura meno intensiva,attenta agli impatti sull’ambiente e alla salubrità dei prodotti evolta al mantenimento delle risorse naturali. Lo scopo non è sol-tanto quello di limitare l’inquinamento di origine agricola, maanche di adeguare il settore alle mutate esigenze dei mercati, fa-vorendo produzioni meno intensive. Si privilegia una produzio-ne volta alla qualità, sia del prodotto che delle tecniche di pro-duzione, il più possibile rispettose dell’ambiente. Con la riformal’agricoltore assume il duplice ruolo di produttore di derrate ali-mentari e di gestore dell’ambiente rurale. Gli obiettivi specifici della Riforma vennero individuati nell’in-troduzione di tecniche agrarie rispettose dell’ambiente e nel ri-pristino di spazi naturali all’interno delle campagne. A tal finead accompagnamento della riforma furono previste misure inte-grative agroambientali e forestali concretizzate rispettivamentenei regolamenti CEE 2078/92 e 2080/92.

RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

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Il regolamento CEE 2078/92, “Metodi di produzione agricolacompatibili con le esigenze di protezione dell’ambiente e con lacura dello spazio naturale”, introduce e incentiva le cosiddettemisure agroambientali. L’agricoltura viene intesa come gestioneintegrata dell’agroecosistema e del territorio. Per gestione inte-grata si intende il risultato dell’interazione tra gestione agrono-mica e gestione ambientale: la gestione agronomica finalizzataalla produzione viene integrata da metodologie e azioni miratealla tutela dell’ambiente e del territorio. Per incentivare la diffu-sione di queste metodologie e azioni, il regolamento prevede chevenga istituito un regime di contributi destinati - a compensare l’eventuale minore produttività e l’aumento dei

costi di produzione, - a retribuire gli agricoltori per il servizio offerto nella gestione, nel

miglioramento e nella protezione dell’ambiente e del paesaggioIl regolamento 2078 prevede una serie di misure agroambienta-li. Per l’attuazione delle misure nella sua azienda l’agricoltorepuò richiedere i contributi della Comunità Europea. Questo re-gime di aiuti si è reso necessario per sostenere gli agricoltori nel

passaggio dalla vecchia alla nuova politica agricola comune. So-no state individuate zone con diverse esigenze e necessità priori-tarie di intervento, prevedendo ad esempio l’introduzione dellemisure per il recupero dei terreni agricoli abbandonati e per laforestazione preferibilmente in zone di collina e montagna a ri-schio di erosione e di dissesto, favorendo invece le tecniche diproduzione integrata nelle aree intensamente coltivate.Di seguito sono elencate le misure come sono state applicatenella Regione Lombardia

Misura A1 Sensibile riduzione dell’impiego di concimi e/o di fitofarmaciLa misura comprende tutte le azioni volte alla riduzione dell’u-tilizzo di sostanze chimiche in agricoltura. In particolare per ifitofarmaci si fa riferimento ai principi della lotta integrata aiparassiti e alle patologie vegetali. La lotta integrata, che è partedella più generale produzione integrata, prevede l’utilizzo dimetodi e tecniche sostenibili e di prodotti a minor tossicità epericolosità ambientale in sostituzione di parte delle tecnichetradizionali di difesa delle colture. Soprattutto si basa sulla lot-

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AGRICOLTURA

TABELLA 7.9Utilizzo di prodotti fitosanitari per Provincia. Anno 1997. Valori in chilogrammi.

Erbicidi Fungicidi Insetticidi Molluschicidi Fumiganti e non Fitoregolatori TOTALI 1997e Acaricidi Altri

Italia 1997 10.536.137 52.637.528 11.933.655 50.325 8.578.590 613.508 448.300 84.798.043Lombardia 1997 2.238.369 2.337.639 309.722 2.203 77.571 4.419 46.058 5.015.981Province Varese 45.631 81.895 10.662 296 5.648 342 1.227 145.701Como 6.259 30.275 1.605 73 2.079 1 176 40.468Lecco - 17.518 92 19 - - 2 17.631Sondrio 6.245 164.941 49.918 30 - 1.312 1.914 224.360Milano 425.927 285.408 40.892 540 10.525 918 10.051 774.261Bergamo 88.690 290.236 10.200 640 2.589 47 1.852 394.254Brescia 220.461 364.203 20.814 316 4.304 56 4.640 614.794Pavia 971.959 750.799 55.987 87 43.156 526 16.478 1.838.992Lodi 30 68.213 91 24 147 - 46 68.551Cremona 214.324 62.406 24.960 88 2.485 351 4.740 309.354Mantova 258.843 221.745 94.501 90 6.638 866 4.932 587.615

Fonte: ISTAT, rilevazione sui prodotti fitoiatrici distribuiti per uso agricolo

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ta guidata, cioè sull’intervento fitosanitario solo quando questosia effettivamente necessario. Nel documento della RegioneLombardia “criteri per la definizione delle norme tecniche di di-fesa delle colture e controllo delle infestanti nell’ambito dell’appli-cazione della misura a1 del reg. cee 2078/92” si legge:

“La difesa fitosanitaria deve essere attuata impiegando, nella mi-nore quantità possibile (quindi solo se necessario e alle dosi mi-nori), i prodotti a minor impatto verso l’uomo e l’ambiente scel-ti fra quelli aventi caratteristiche di efficacia sufficienti ad otte-nere la difesa delle produzioni a livelli economicamente accetta-bili e tenendo conto della loro persistenza.”Innanzitutto la salute delle colture deve essere tutelata con praticheagronomiche adeguate che mantengano in buono stato le piante epotenzino il più possibile le loro naturali capacità di difesa e con-trastino gli agenti patogeni (irrigazioni localizzate, lavorazioni delterreno, concimazioni equilibrate, rotazioni, evitare le monocoltu-re e privilegiare varietà resistenti e adatte al clima locale).Nell’applicazione di prodotti fitosanitari secondo i principi del-la lotta integrata è necessario individuare il momento ottimaledi intervento in relazione a:- andamento delle infestazioni- stadio di sviluppo della specie dannosa e suo grado di pericolosità - presenza contemporanea di più specie dannose- caratteristiche dei principi attivi, loro efficacia e meccanismo

d’azione in relazione ai diversi stadi di sviluppo dei fitofagi- andamento meteorologico e previsioni del tempo.È inoltre necessario scegliere il prodotto, le dosi e i metodi di di-stribuzione considerando - la tossicità per la salute umana, - la residualità sui prodotti alimentari, - la dannosità sugli agroecosistemi, - il comportamento del prodotto nell’ambiente (in particolare la

permanenza e la possibilità di contaminare aria, acqua, suolo).Esistono apposite norme tecniche che regolano l’applicazionedella misura e metodologie e interventi previsti per le diversecolture interessate da produzione integrata e dalla misura A1 delregolamento.

Misura A2 Agricoltura biologica Comprende l’introduzione ex-novo di metodi dell’agricolturabiologica (reg CEE 2092/91) e il mantenimento dei metodi diagricoltura biologica già introdotti in azienda. L’importo deipremi destinati alle aziende che praticano questo tipo di agricol-tura deve essere fissato nella misura massima consentita dal reg.2078/92.

Misura B Conversione dei seminativi in prati permanenti o man-tenimento di quelli esistenti Conversione dei seminativi, mantenimento di marcite e pratipermanenti in pianura, di prati, pascoli e prato-pascoli in col-lina e montagna

Misura C Riduzione del numero dei bovini per unità di superficieforaggera

Misura D1 Cura dello spazio naturale e del paesaggioCostituzione e mantenimento di siepi e filari, sistemazioniidraulico-agrarie, mantenimento di fasce e macchie alberate

Misura D2 Allevamento di specie animali locali a rischio di estinzioneLa conservazione delle razze locali di animali domestici, comepure quella di specie vegetali previste dalla misura D3, nonattuata nel mantovano, ha motivi di conservazione della di-versità biologica e genetica, oltre che motivi culturali legati al-la salvaguardia delle peculiarità caratteristica di un territorio.

Misura E Cura dei terreni agricoli o forestali abbandonati Comprende pulizia e decespugliamento dei boschi, sfalcio deiprati in montagna e collina, manutenzione dei muretti a sec-co, delle canalette di sgrondo e dei sentieri interpoderali inmontagna e collina, manutenzione dei terreni agrari abban-donati in pianura. Scopo della misura è intervenire soprattut-to nelle zone caratterizzate dalla tendenza allo spopolamento,dal rischio di incendi, di erosione, di dissesto idrogeologico.

Misura F Ritiro ventennale dei seminativi dalla produzioneLa misura punta alla creazione di riserve naturali e biotopi, al-la salvaguardia di sistemi idrologici, al ripristino di aree umi-de in terreni sottratti alla produzione.

Misura G Gestione dei terreni per l’accesso al pubblico e per le atti-vità ricreative

RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

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L’accesso del pubblico alle aziende e ai terreni consente a tuttele persone di entrare in contatto con il mondo rurale e il lavoroagricolo, conferendo all’attività agricola anche un importantis-simo ruolo culturale ed educativo oltre che ricreativo.Appare opportuno collegare questa misura alla misura F, affin-ché gli spazi ritirati alla produzione possano avere un ruolo ol-tre che ecologico culturale, e alla misura D2 per il particolarevalore tradizionale e territoriale delle razze animali locali.

Sono state inoltre previste alcune misure combinate:Misura combinata A1 + D1

Riduzione dell’uso di sostanze chimiche su colture erbacee +mantenimento o costituzione di spazi naturali (siepi e filari) orealizzazione di sistemazioni idraulico agrarie

Misura combinata A2 + D1Introduzione e mantenimento di metodi biologici su coltureerbacee + mantenimento o costituzione di spazi naturali orealizzazione di sistemazioni idraulico agrarie

Misura combinata B + D1Riconversione seminativi e mantenimento prati permanen-ti, prato-pascoli, pascoli e marcitoi + mantenimento o costi-tuzione di spazi naturali o realizzazione di sistemazioniidraulico agrari

Misura combinata C + D1Riduzione della densità di bovini rispetto alla superficie fo-raggera + mantenimento o costituzione di spazi naturali orealizzazione di sistemazioni idraulico agrarie

Durante il periodo di validità del regolamento 2078 la regioneLombardia ha approvato le disposizioni applicative del Program-ma Agroambientale Regionale per le varie annate. Gli agricoltorihanno presentato le domande per l’ottenimento dei contributi al-le Province che si occupava dell’istruttoria per l’approvazione. La misura più largamente applicata in provincia di Mantova èquella relativa alla cura degli spazi naturali e del paesaggio (D1)sia da sola (28.000 ha circa, più della metà della superficie inte-ressata dal regolamento nel territorio provinciale) che combina-ta con le misure A1, B e C. La misura A1, relativa alla riduzionedei fitofarmaci e dei concimi chimici impiegati ha interessato

199

AGRICOLTURA

TABELLA 7.10Applicazione del regolamento 2078/92 nella Provincia di Mantova. Superficie liquidata per misura.

Misura Superficie liquidata % superficie per misura sul % superficie sulla SAUha totale della superf. liquidata provinciale (175.000 ha)

A1 13.716,35 25,26% 7,84%A1 + D1 4.907,72 9,04% 2,80%A2 417,62 0,77% 0,24%A2 + D1 207,88 0,38% 0,12%B 5.214,38 9,60% 2,98%B + D1 1.218,94 2,24% 0,70%C + D1 12,09 0,02% 0,01%D1 28.063,25 51,67% 16,04%D2 0,00 0,00% 0,00%E 459,29 0,85% 0,26%F 16,87 0,03% 0,01%G 52,23 0,10% 0,03%TOTALE 54.308,61 100,00% 31,03%

Figura 7.28 Provincia di Mantova. Applicazione delle misure agroam-bientali del regolamento 2078/92. Percentuali di superficie interessate daciascuna misura sul totale della superficie interessata dal regolamento.

A2+D1

A2+D1

B

B+D1

D1

E

A1

A1+D1

52%

1%25%

9%1%

0%10%

2%

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200

circa 14.000 ettari, la conversione dei seminativi in prati perma-nenti 5.214 ha, la cura dei terreni forestali e agricoli abbando-nati 459 ha, le azioni legate all’agricoltura biologica 418 ha. La carta 7.4 riporta i comuni della provincia suddivisi a secondadella percentuale della SAU interessata da misure del regola-mento 2078. I comuni maggiormente interessati dall’applica-zione delle misure del 2078/92 sono Solferino (1.397 ettari),nell’Alto Mantovano, Gonzaga (4.980 ettari), nel Basso Manto-vano, e Ceresara (3.777 ettari), Goito (7.882 ettari), Piubega(1.640 ettari), Rodigo (4.163 ettari), Marmirolo (4.125, il 71%della SAU comunale), Porto Mantovano (3.744 ettari). La zona in cui è risultata maggiore la percentuale della superficieinteressata dalle misure del 2078 è l’alto mantovano (36% deltotale della superficie liquidata); segue il medio mantovano(34%) e infine il basso mantovano (27%).

Il regolamento CEE 2080/92Il regolamento 2080/92 prevedeva contributi per gli agricoltoriche si impegnavano in opere di costituzione, miglioramento emanutenzione di aree forestali. In specifico gli aiuti erano previ-sti per interventi di- piantumazione di essenze legnose di pregio e per la difesa

idrogeologica- realizzazione di tartufaie- impianti con specie arboree a ciclo breve (pioppeti)- miglioramento delle superfici boschive- fasce tagliafuocoNella provincia di Mantova la misura più applicata è stata quel-la riferita all’impianto di pioppeti, che ha interessato una super-ficie di 1.179 ha di cui la maggior parte (82%) nella bassa pia-nura (tabella 7.11). 657 ha sono stati invece interessati dall’im-pianto di latifoglie pregiate, abbastanza ben distribuiti ma conun estensione maggiore nelle zone di bassa pianura (tabella7.12). È da notare tuttavia che se rapportata alla SAU delle di-verse zone l’incidenza degli interventi è maggiore nella zona col-linare, maggiormente vocata alla presenza di formazioni boschi-ve e meno sfruttata per l’agricoltura intensiva. Anche le misure di sistemazione e cura delle formazioni boschivegià esistenti hanno interessato solo la zona collinare (tabella 7.13).

RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE NEL TERRITORIO MANTOVANO

Carta 7.4 Provincia di Mantova. Regolamento CEE /2078/92. Co-muni suddivisi secondo la percentuale di superficie liquidata sullaSAU totale.

TABELLA 7.11Provincia di Mantova Regolamento 2080/92 Superfici interessate dall’impianto di pioppeti. Anni 1994-1999.

SAU Superficie % sul totale % liquidata della superficie sulla SAU

ha ha interessata

Alto Mantovano 31.456 51,52 4,49% 0,16%Medio Mantovano 74.709 147,66 12,86% 0,20%Basso Mantovano 64.887 948,79 82,65% 1,46%Totale provincia 171.052 1.147,97 0,67%

Fonte: Provincia di Mantova, Area Sviluppo socioeconomico Servizio Agricoltura

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L’applicazione del regolamento 2080/92 ha favorito l’aumentonegli ultimi anni della superficie forestale in provincia di Man-tova, aumentata di 3.000 ettari dal 1995 al 1999.

L’Agricoltura biologicaL’Agricoltura biologica si cura innanzi tutto del terreno, consi-derandolo un organismo vivente e non un substrato inerte, enon consente l’utilizzo di prodotti di sintesi. Lo scopo è poterprodurre alimenti per l’uomo in modo continuo, non tanto mi-rando alla quantità quanto piuttosto alla qualità nutrizionale, al-

la salubrità dei prodotti stessi e cercando di preservare nel con-tempo terreno e ambiente. Questo avviene solo se si produconoalimenti rispettando le leggi ecologiche del terreno stesso.

La difesa delle specie coltivate deve essere fatta attraverso:1. Il mantenimento dell’equilibrio fisico, chimico e biologico

del suolo: la terra sana produce piante sane e resistenti, la ter-ra malata produce piante malate o deboli.

2. La scelta di piante adatte al clima e al suolo locale: di ognispecie andranno scelte le varietà locali, anche se dovesserorendere meno di quelle superselezionate.

3. Le consociazioni vegetali: esistono delle interazioni positivetra colture che se piantate vicine si forniscono un reciprocovantaggio, spesso in termini di una miglior difesa dai parassi-ti e dalle malattie.

4. L’eliminazione di tutte le condizioni che favoriscono il paras-sitismo: il cattivo drenaggio dell’acqua, la ripetizione dellastessa coltura sullo stesso terreno (ipersfruttamento), l’uso diletami non compostati (ben maturi e non nocivi).

5. L’esclusivo uso di preparati antiparassitari vegetali e mineralidi provenienza naturale e della lotta biologica che sfrutta or-ganismi naturalmente antagonisti dei parassiti (insetti utili),trappole a feromoni, ecc.

La preservazione della fertilità del terreno deve avvenire attraverso:1. La rotazione delle colture: studi accurati hanno mostrato quale

coltura deve precedere una data e quale seguirla, per reintegra-re il terreno di quegli elementi sottratti da una specie vegetale.

2. Concimazione con concimi organici3. Concimazione verde o sovescio: seminare alcune specie (soprat-

tutto leguminose) interrandole una volta giunte a maturazione.4. Uso di tecniche e lavorazioni dolci. Scelta accurata dei tempi di la-

vorazione del terreno. La copertura del suolo: con uno strato divegetali o paglia, per impedire la crescita di malerbe e permetterela conservazione dell’umidità e la “respirazione” del terreno.

Elaborazione da: AIAB Associazione Italiana Agricoltura Biologica

201

AGRICOLTURA

TABELLA 7.12Provincia di Mantova Regolamento 2080/92Superfici interessate dall’impianto di latifolgie di pregio. Anni 1994-1999.

SAU Superficie % sul totale % liquidata della superficie sulla SAU

ha ha interessata

Alto Mantovano 31.456 192,16 30,22% 0,61%Medio Mantovano 74.709 173,38 27,26% 0,23%Basso Mantovano 64.887 270,39 42,52% 0,42%Totale provincia 171.052 635,93 0,37%

Fonte: Provincia di Mantova, Area Sviluppo socioeconomico Servizio Agricoltura

TABELLA 7.13Provincia di Mantova Regolamento 2080/92 Superfici da misure di si-stemazione delle superfici boschive. Anni 1994-1999.

Comune Superficie liquidata(Tutti i comuni interessati sono dell'alto mantovano) ha

Castiglione delle Stiviere 2,36Cavriana 1,02Monzambano 1,34Volta mantovana 1,4Totale provincia di Mantova 6,12

Fonte: Provincia di Mantova, Area Sviluppo socioeconomico Servizio Agricoltura