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francesca macrì and irene pittatore art portfolio

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  • Macr Pittatorewww.macripittatore.it

  • La forma il contenuto precipitato dellurgenza di prendersi carico della propria consistenza nel mondo e sul mondo in una costante vigilanza sulla necessit e sui limiti del proprio agire quali individui membri di una collettivit.La forza del dialogo, dellascolto e della contraddizione sostanzia e alimenta linformarsi del pensiero nella dura fibrillazione della sintesi. E corrobora la resistenza della lotta nello sfacelo, che se troppo a lungo per indolenza e male di vivere si infrange, meglio rimuoversi che galleggiare.

  • In un recente articolo su Flash Art (febbraio-marzo 2009), Pierluigi Sacco si interrogava intorno alla scarsa, quando non addirittura inesistente, dimensione politica della giovane arte italiana. Per qualche ragione, gli artisti italiani si tengono alla larga da queste latitudini, in controtendenza rispetto a una geografia dindagine che altrove ha assunto nel corso degli ultimi anni un ruolo determinante nella pratica artistica e curatoriale, spiegando almeno in parte... la significativa eclissi delle ultime generazioni di artisti italiani nel circuito internazionale. In un paese in cui, scrive Sacco sottolineando quella che appare come unevidenza, non mancherebbero gli spunti di riflessione per unarte che possa dirsi, a nostro avviso, pienamente consapevole del proprio tempo e soprattutto capace di prendere la parola, mancano le condizioni per far s che un dibattito sulla dimensione politica della pratica artistica possa anche solo alimentarsi, lalternativa linvenzione, da parte degli stessi artisti di spazi allinterno dei quali tutto ci possa avvenire, con modalit nuove rispetto al passato. Uno di questi spazi, un piccolo, ostinato spazio intellettuale di resistenza alla disattenzione quello costruito, attraverso i loro progetti, da Francesca Macr e Irene Pittatore.Abbiamo invitato Macr-Pittatore al workshop tenuto da Massimo Bartolini nellambito della rassegna Proposte promossa dalla Regione Piemonte, da noi curata nel 2008. Del loro lavoro ci ha colpito innanzitutto il loro modo di esercitare il diritto di parola, a partire dalla sua sofisticata articolazione quale condensato di una riflessione intorno ad alcune tematiche che, partendo da una esplicita critica al sistema dellarte attuale, si aprivano a un contesto pi ampio sollevando interrogativi urgenti in merito alla responsabilit dellartista, alla sua relazione con il pubblico, fino al senso del lavoro immerso in una cornice storica segnata da cambiamenti e conflitti sempre pi evidenti e profondi. Abbiamo isolato come elemento significativo della loro ricerca, la ricorrenza di una domanda, di un che fare? inteso come processo di consapevolezza, mosso in questa particolare circostanza da una netta presa di posizione nei confronti di un sistema che si presenta, in forme sempre pi paradossali, come un territorio protetto e autistico.In che modo gli eventi storici che viviamo divengono oggetto di riflessione nella ricerca artistica? Quale ruolo hanno la cultura e larte (gli intellettuali, gli artisti) in questo tempo? A lungo, nel corso del workshop e nella progettazione della mostra, ci si confrontanti su questi interrogativi, ai quali Macr e Pittatore hanno risposto manifestando un senso di disagio e di costrizione che le ha portate a ideare un lavoro inteso quale reazione alla condizione di impotenza (potere di agire, potere di parlare, di dire qualcosa, di prendersi carico della propria consistenza nel mondo) che linazione comporta. Ribalta la mise en scne di una porzione di spazio teatrale che mette in crisi la posizione canonica dello spettatore: la platea diventa scena, e questa scena composta da sedute manomesse, e dunque inutilizzabili. quel che resta di un atto distruttivo. In sottofondo, nel passaggio tra due tende di velluto rosso allingresso della platea, il visitatore ascolta una traccia sonora, i rumori che documentano lazione di boicottaggio, realizzata con cacciaviti, seghe e martelli. Nel misurarsi con certezze e posizioni consolidate, Macr e Pittatore scardinano metaforicamente la dimensione spettatoriale dellesistenza che caratterizza la condizione contemporanea, manifestano lurgenza di mettersi in piedi, di cambiare posizione (scegliendone loro stesse una programmaticamente scomoda), nei confronti di unarte che alla relazione con la realt, con il tempo attuale e con gli eventi che lo stanno disegnando, sostituisce spesso, ormai troppo spesso, una forma di silenzio e rimozione.

    Lisa Parola e Luisa Perlo, curatrici, a.titolo

  • Questioni di urgenze

    Nelle nuove generazioni di artisti si parla genericamente di un non coinvolgimento attivo dei giovani nella vita politica. Sono, infatti, molti i lavori di artisti che non riflettono in alcun modo il pre-sente a livello politico o sociale. Indubbiamente questa assenza critica costituisce una delle possibili risposte ad un momento di scarsa fiducia nella collettivit, nella classe dirigente e in speranzose e inaspettate prospettive. E se, dunque, per un giovanissimo risulta pi facile rifugiarsi nella propria autoreferenzialit narcisistica (poich nellimpossibilit di un cambiamento radicale, le certezze di un artista sembrano coincidere con la propria storia individuale, vale a dire con il microuniverso che egli ben conosce), nasce, invece, per chi il presente lo intende vivere senza sfuggirlo, la necessit di relazionarsi e incontrarsi per unire pensieri e forze. Questa, senza dubbio, lesigenza del duo Francesca Macr/Irene Pittatore. Due artiste, entrambe torinesi (1979), ma adottate dal 2009 dalla capitale britannica, che lavorano costantemente in coppia.Che siano, infatti, performance, azioni collettive o installazioni, la loro ricerca a due indaga criticamente la posizione dello spettatore rispetto al sistema (Ribalta e Cattivit, 2008), il capovolgimento degli stereotipi e dei significati che siamo soliti attribuire a un dato oggetto o mondo (Numero delle banane, 2008) e, infine, la negoziazione del singolo con lalterit (Geografie del cambiamento, 2008). Perch Macr e Pittatore hanno ben presente di essere due membri di una collettivit; due artiste che sentono nel loro lavoro una responsabilit sociale, prima ancora che estetica. Ma se davvero lestetica la madre delletica (J. Brodskij), allora lestetica pu aiutarci a risolvere i conflitti. La bellezza salver il mondo - osserv dopotutto anche Dostoevskij-, e la responsabilit sociale diventa dunque questione etica in quanto si applica e si vede nel campo dellagire umano. Sperimentando quindi pratiche artistiche diverse, Macr/Pittatore rispondono cos a delle urgenze e, enfatizzando le motivazioni dintervento, incoraggiano le collaborazioni multidisciplinari arrivando anche a immaginare auto-organizzazioni fai da te. Urgentemente in due.

    Caudio Cravero, , curatore PAV - Parco dArte Vivente, Torino

  • Cos successo nel mondo,dopo la guerra e il

    dopoguerra?La normalit. Gi la

    normalit. Nello stato di normalit non ci si guarda

    intorno: tutto, intorno si presenta come normale.

    (...) Luomo tende ad addormentarsi nella propria

    normalit, si dimentica di riflettersi, perde labitudine

    di giudicarsi, nonsa pi chiedersi chi .

    Sono parole scritte da Pier Paolo Pasolini nel 1962,

    durante le riprese del film La Rabbia. Muovendo unacritica allattuale stato del

    sistema dellarte e della cultura, Francesca Macr e

    Irene Pittatore hanno scelto di interrompere uno stato

    simile di normalit mettendo in crisi certezze e posizioni

    consolidate e operando una forma di resistenza rispetto a quella che definiscono la dimensione spettatoriale

    dellesistenza.

    Lisa Parola, a.titolo

    Foto Roberto Goffi

    RIBALTAInstallazione. Tende, poltrone teatrali, audio, faretti, dimensioni ambiente, 2008

  • Del confronto e delle discussioni sollevate nel corso del workshop Proposte XXIII, condotto da Massimo Bartolini e curato da a.titolo, sono qui indagati il tema della viscerale commistione di arte e mercato, limpellenza dellesercizio costante della responsabilit e del senso del limite etico del proprio dire/agire pubblico, lo sforzo di analisi e di intervento sul nostro tempo.Lemergenza su cui il progetto si incentra il dilagante ottundimendo delle facolt critiche nella disposizione spettatoriale con cui genericamente si sta nel mondo, non sentendosi parte attiva e determinante di una comunit, ma osservandone, in modo superficiale e al pi con lamentosa condiscendenza, dinamiche e andamenti, nella totale conformit ai dettami pi o meno sotterranei attraverso i quali il potere costituito si perpetua.

    Oggetto dello spettacolo offerto, sancito da una coltre di tendoni rossi/sipario, una serie di sedute di una platea, scardinate a braccia e rovesciate al suolo. Le poltrone manomesse si offrono alla vista su un palcoscenico sostanzialmente equivalente ad una platea, nel tempo in cui i critici non criticano, gli artisti non hanno il coraggio dellesposizione e della visione e il pubblico va alle mostre per la moda dellevento darte.Nella considerazione anche della sede preposta allesposizione, una Accademia di Belle Arti, si impone la necessit di denunciare la straripante spettacolarizzazione della cultura, il suo declinarsi sempre pi frequente come fenomeno di intrattenimento massificato.Motore e intenzione dellassalto alle sedute, del porgere a s e ai visitatori poltrone inutilizzabili - nellinstallazione permarr un suono di cadute, di lacerazioni, di tonfi, come uneco che provi a persistere - quello di offrire ed offrirsi un appoggio impossibile, che preceda - ottimismo della volont - la presa datto dellurgenza di mettersi in piedi.

    Foto Roberto Goffi

  • Circo alla Fiera del Levante.Nel corso della XIII edizione della Biennale dei Giovani Artisti dEuropa e del Mediterraneo, IP e FM, sfidando la loro stessa morte e