Percorso di genere alla Galleria Borghese - ?· 1 Percorso di genere alla Galleria Borghese - Roma...

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Percorso di genere alla Galleria Borghese - Roma

Da Paolina attraverso Dafne, Proserpina, Danae fino allAmor Sacro e lAmor Profano

Obiettivi:

considerare la figura della donna come oggetto del piacere nellarte seicentesca

riflettere sulla scarsit di artiste donne presenti nella Galleria

Villa Borghese: un po di storia

Tre sono le fasi costruttive della villa:

Nel 1605 sal al soglio pontificio il cardinale Camillo Borghese (15521621), della nobile famiglia romana dei Borghese, col nome di Paolo V. Protagonista assoluto della corte pontificia fu in quel periodo il nipote prediletto del papa, il cardinale Scipione Borghese (1577-1633), nominato cardinale dallo zio appena ventiseienne. Animato da una dispendiosa passione per larte, commission nel 1607 la costruzione di una villa "fuori Porta Pinciana" allarchitetto Flaminio Ponzi; Alla morte del Ponzi subentr larchitetto Giovanni Vasanzio (Jan van Santen, 1550/1621), architetto originario dei Paesi Bassi ma attivo in Italia; la villa fu completata nel 1633.

Oltre alla palazzina e alla piazza davanti adorna di Statue e vasi, completavano lassetto complessivo della villa i Giardini, lUccelliera, il Teatro e la Porta dingresso al Parco.

Scipione Borghese, contemporaneamente alla costruzione della villa, cominci a raccogliere opere darte, molto spesso con spregiudicati espedienti, e a commissionare lavori a diversi artisti dellepoca, dando l'avvio a una delle collezioni pi grandi dell'epoca.

Ecco i padroni di casa, raffigurati da Gian Lorenzo Bernini:

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Nel 1766 Marcantonio IV Borghese (1730-1809) affid i lavori di trasformazione ad Antonio Asprucci, che diede al complesso unimpronta di stile neoclassico. Una schiera di pittori lavor per affrescare pareti e volte di tutte le sale. Nel nuovo allestimento Asprucci dispose i capolavori della scultura antica secondo un nuovo criterio espositivo, ponendoli al centro di ogni sala e raccordando l'intero tema decorativo al soggetto del gruppo scultoreo. Riserv il piano terra alle statue, mentre i dipinti furono sistemati nel piano superiore, secondo un concetto di ascesa che dalle sculture antiche si innalza a forme darte pi sublimi, come la pittura.

Agli inizi del XIX secolo la villa venne ulteriormente ampliata da Camillo Borghese (1775/1832), figlio di Marcantonio con l'intervento dell'architetto Luigi Canina. A lui si devono i Propilei neoclassici (1827) su Piazzale Flaminio, realizzati su modelli dell'antica Grecia. Nel 1807 Camillo, marito di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, fu costretto dal cognato a una vendita forzosa alla Francia.

Nel 1902 il principe Paolo vendette il parco con tutti gli edifici e le opere darte allo Stato italiano per 3.600.000 lire. Nel 1903 il parco fu ceduto al Comune di Roma, mentre la Palazzina e le opere darte rimasero al demanio statale.

La villa: descrizione

La leggerezza della struttura, articolata in due corpi aggettanti collegati da un portico, la luminosit della chiara facciata, sinseriscono perfettamente nel contesto naturale, mentre i rilievi e le sculture antiche, che adornano lesterno, riproducono la ricchezza delle opere contenute allinterno. Laccesso al portico avveniva tramite una scala a due rampe, che imitava quella di Michelangelo per il Palazzo Senatorio del Campidoglio. A fine 700 la scala fu smontata per cedimenti del terreno e sostituita da una scala a tronco di piramide. Nel recente restauro del 1994 la scala originale di Flaminio Ponzio stata reintegrata con le sue esatte misure, come pure stato ripristinato il colore marmoreo con specchiature pi chiare di fondo. Lordine dorico dei pilastri e le armoniche proporzioni sottolineano il carattere di unarchitettura allantica.

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La facciata della Villa nel 1963, con la scala a tronco di piramide

Percorso allinterno della Galleria

Superato il portico, dove sono esposti rilievi di et romana e il grande salone di ingresso, che celebra la gloria della civilt romana, entriamo nella Sala detta di Paolina

Sala I- Paolina la figura storica mitizzata

dominata al centro da una delle sculture pi celebri della collezione Borghese, la Statua-ritratto di Paolina Borghese Bonaparte nelle vesti di Venere vincitrice, opera di Antonio Canova (1757-1822).

Paolina Borghese (1805-1808) - Antonio Canova

La statua, capolavoro dello stile neoclassico, rappresenta Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, consorte del principe Camillo Borghese, distesa, a busto nudo, con i fianchi e le gambe avvolte in un panneggio, in forme levigatissime.

La nobildonna (Ajaccio, 1780 Villa Fabbricotti, 1825), famosa per la sua bellezza e il suo fascino, amante della vita di corte, fu molto chiacchierata per aver posato nuda in questa occasione. Frivola, poco colta, era nota per la sua infedelt: aveva

tradito pi volte il suo primo marito, da cui era rimasta vedova; e anche come sposa del principe Borghese continu ad avere amanti ufficiali e avventure occasionali. Camillo era spesso assente e consentiva alla moglie di condurre la vita che pi le piaceva, immersa nello sfarzo e nella vanit. Molto legata al fratello, Paolina lo segu nel suo esilio allisola dElba, e avrebbe voluto seguirlo anche a SantElena, ma le fu proibito.

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La statua fu per qualche tempo esposta al pubblico ma poi il principe, geloso, viet le visite. Il pomo che Paolina regge nella mano sinistra ricorda quello della Venere Vincitrice del giudizio di Paride. Ad opera finita, Canova pass sul corpo nudo di Paolina un impasto di cera rosata e polvere di marmo, col quale ottenne un effetto di morbidezza e calore. Il supporto ligneo, drappeggiato allesterno, ospita un meccanismo che faceva ruotare la scultura. Sinverte cos il ruolo tra opera e fruitore: la scultura a essere in movimento, mentre l'osservator, fermo, coglie la scultura da tutti i lati.

Questo ritratto senza veli di una persona di rango fu un fatto eccezionale per l'epoca, anche se la persona nellopera subisce una metamorfosi, da personaggio storico diventa divinit antica, raffigurata in un atteggiamento di classica quiete e nobile semplicit, secondo i dettami del neoclassicismo.

Sala III - Apollo e Dafne

La donna oggetto del desiderio maschile: rapimenti e stupri nel mito

Capra Amaltea, Gruppo con Enea, Anchise e Ascanio, Ratto di Proserpina, David, Apollo e Dafne, Busti di Scipione Borghese, La Verit, Busto di Paolo V: queste le opere di G. L. Bernini ospitate nella Galleria. Domina la sala III il gruppo di Apollo e Dafne

Apollo e Dafne (1622-25) - Gian Lorenzo Bernini

La scena ritrae lepisodio tratto da Le Metamorfosi di Ovidio e sembra tradurre i versi nel marmo.

Dafne, figlia e sacerdotessa di Gea, la Madre Terra, e del fiume Peneo, era una giovane ninfa che viveva serena passando il suo tempo nella quiete dei boschi dedicandosi alla caccia; ma la sua vita fu stravolta dal capriccio di due divinit: Apollo ed Eros. Racconta infatti la leggenda che un giorno Apollo, fiero di avere ucciso il gigantesco serpente Pitone alla tenera et di quattro giorni, incontra Eros, intento a forgiare un nuovo arco, e si burl di lui, del fatto che non avesse mai compiuto delle azioni degne di gloria. Il dio dellamore, ferito dalle parole di Apollo, si vendic: costru due frecce, una dorata, destinata a far nascere la passione, che scagli nel cuore di Apollo, laltra di piombo, destinata a respingere l'amore, che lanci nel cuore di Dafne. Da quel giorno Apollo inizi a vagare disperatamente per i boschi alla ricerca della ninfa; quando infine riusc a trovarla, Dafne, impaurita, scapp. Accortasi per che la sua corsa era vana, in quanto Apollo la incalzava sempre pi da vicino, invoc la Madre Terra di aiutarla e questa, impietosita dalle richieste della figlia, inizi a trasformare il suo corpo in un albero di alloro: i suoi capelli e le sue braccia diventarono rami; il suo corpo sinuoso si ricopr di ruvida corteccia; i suoi piedi si tramutarono in robuste radici. Il dio, disperato, proclam a gran voce che la pianta dell'alloro sarebbe stata sacra al suo culto e segno di gloria da porsi sul capo dei vincitori. Il nome Dafne significa infatti "lauro", alloro.

L'epica piena di miti che riguardano le divinit e i loro amori difficili. In realt il vero messaggio afferma che inutile tentare di conquistare l'essere amato, se questi non ricambia

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gli stessi sentimenti: la sua scelta va rispettata, qualunque sia, e non bisogna usare violenza. Dafne modello di virt, intesa come donna che difende l'onore che Apollo vorrebbe intaccare; donna vittima del desiderio accanito e possessivo di Apollo, dio-uomo, teso a soddisfare la sua passione, senza tenere in considerazione la volont di lei, fino a rovinarle definitivamente la vita.

L'opera marmorea in scala naturale, iniziata dal Bernini a ventiquattro anni, presenta Apollo in corsa che tenta di afferrare la ninfa in fuga, in un crescendo della sua metamorfosi: la corteccia avvolge gran parte del corpo, ma la mano di Apollo, secondo i versi di Ovidio, sotto il legno sente ancora il battito del cuore. I due bellissimi corpi giovanili si dispongono secondo una falcata che segue una linea aperta, che va dai piedi quasi in volo di Apollo alle braccia levate in alto da Dafne, e la loro pelle levigata, diafana contrasta con il ruvido e lo scabro dellelemento vegetale.

La presenza di tale favola pagana nella casa del cardinale fu giustificata con un distico morale composto in latino dal cardinale Maffeo Barberini (futuro Papa Urbano VIII) e inciso nel cartiglio della base, che dice: chi ama seguire le fuggenti forme dei divertimenti, alla fine si trova foglie e bacche amare nella mano.

Il tema delle Metamorfo