Nessun altro mondo • Osvaldo Capraro anteprima

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    31-Mar-2016
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Michele Pellegrino ha smesso di uccidere e si è ritirato nelle campagne francesi, ma la sua carriera criminale ha lasciato delle ferite aperte e dei misteri irrisolti: il rapido disfacimento del suo clan, il suicidio in carcere di un amico fraterno, un disegno oscuro che lambisce pagine infelici della storia nazionale. Ecco allora che gli viene assegnata un’ultima missione che lo riporterà nel suo paese natio, nel Sud Italia, a fare i conti con il passato. Osvaldo Capraro offre al lettore un noir spietato e inquietante, in cui tutto il male viene stemperato dall’intensa tenerezza che lega il protagonista alla sua cagna e che scaturisce dal conflittuale legame con la giovane Erika. Una scrittura chirurgica, essenziale, che non teme di evocare sentimenti delicati in questa disumana realtà.

Transcript of Nessun altro mondo • Osvaldo Capraro anteprima

  • a Camilla, ovviamente

  • Osvaldo Capraro

    Nessun altro mondo

    Stilo Editrice

  • Collana Nuovelettere

    Alcuni luoghi qui narrati sono veri, altri non lo sono affatto, come tutti i personaggi di cui si parla, frutto di invenzione pura e semplice.

    isbn 978-88-6479-121-0 stilo EditricE 2014www.stiloeditrice.it

    Stampato nel mese di maggio 2014presso Arti Grafiche Favia, Modugno (BA).

  • Sommario

    Cambiare vita non detto risolva tutto 11

    Anche un incontro seccante pu aprire spiragli 19

    Listinto di vendetta come la ragione del pi forte 37

    Naturale sinonimo di irrazionale e un cane non mai soltanto un cane 63

    Salvare i pi deboli non un lasciapassare per lanima 89

    Andare fino in fondo equivale a spargere sangue 121

    Ogni dolore scava la roccia e accade quel che deve accadere 131

  • Un cane pu mancare come una persona,sar banale, ma io questo non lo sapevo prima.

    (Raffaele La Capria, Guappo e altri animali)

    Luomo nella prosperit non comprende, come gli animali che periscono.

    (Sal 49, 21)

  • 11

    Cambiare vita non detto risolva tutto

    Il telefonino riprende a vibrare, numero privato, la terza volta da questo pomeriggio.

    Prima di alzarmi dal tavolo, lancio una scorza di formaggio a Lina.

    Giorni fa lavrebbe addentata al volo. Muso pog-giato sulla sua coperta, apre gli occhi, mi osserva uscire dalla cucina. Si solleva stancamente sulle zampe e mi segue fino alla porta del cortile.

    Allo?.Era ora risponde una voce risentita.Che vuoi?. da un po che non ci sentiamo. Secondo te,

    cosa posso volere?.Non lo so. So soltanto che il mio nome non do-

    vrebbe pi esserci nei tuoi elenchi.Come sta il vecchio rimbambito?.Philippe non un rimbambito.Il tuo aereo parte domani mattina alle sette e

    mezzo.Non ricordo di aver prenotato voli.Sempre questatteggiamento ostruzionistico,

    sbuffa. Nessun ostruzionismo. quel che avevamo sta-

    bilito.Avevamo? E da quando sei tu che stabilisci? C

    un lavoretto da sbrigare e sei il pi indicato, mica c da discutere.

  • 12

    Lina si coricata sul gradino dellingresso. Sem-bra un grosso cuscino nero. Da l controlla il mio andirivieni in cortile: alza la testa se mi allontano, agita la coda quando mi vede tornare.

    E invece discuto, visto che sono fuori dal giro.Non sei fuori, non lo sei mai stato.I patti erano diversi.Nella tua testa forse, non nella mia. E ora, se

    permetti, si diceva del lavoretto.Odio questuomo. Ma farsi odiare e obbedire al

    tempo stesso godimento puro per quelli come lui.

    Ok, non decido io. Ma niente aereo.Perch?.Preferisco scendere con Lina.Lina? Ma dai, alla tua et?.Non una donna, il mio cane. Cagna anzi,

    femmina.Un click divide in due la pausa di silenzio. Avr

    acceso una sigaretta, gli serve per prendere tempo. Creare distanza il suo modo di reagire quando sente di non padroneggiare una situazione.

    let ad averti rincoglionito fino a questo pun-to?. Poi, visto che non ribatto: Quindi il tuo pro-blema sarebbe laereo.

    Il mio problema te lho detto. Poi, s, ci sarebbe anche laereo.

    Hai sempre avuto qualche rotella che gira male, Pellegrino. Ti procuro unautomobile, per ti vo-glio gi entro due giorni.

    Gi dove?.Torni al tuo paese.

  • 13

    Quale?.Quanti ne hai di paesi, tu?.No, un attimo. Siete impazziti? Sai benissimo

    che sarebbe troppo rischioso.Ma cosa vuoi rischiare dopo tutti questi anni?

    C da risolvere una situazione, e nessuno conosce meglio di te la citt. E poi, un estraneo avrebbe difficolt a spiegare la sua presenza, tu invece un motivo per tornare ce lavrai pure, o no? Prima fi-nisci il lavoretto, al massimo una decina di giorni, e prima riprendi a mungere le tue mucche.

    Ormai ha deciso. Quando Lochiaro decide, inu-tile insistere. Loperazione gi partita.

    Dieci giorni sono pochi.Per te saranno pi che sufficienti. Prepara la va-

    ligia, ti richiamo appena trovo lautomobile.Va bene, lascia stare, scendo con la mia. Mi ag-

    giungerai un rimborso extra.Lina si sposta dal gradino per lasciarmi entrare,

    si scrolla di dosso lumidit, mi segue in cucina e torna a distendersi nellangolo accanto al camino.

    Philippe ancora seduto al suo posto. Sigaretta fra le dita. Bicchiere vuoto, come la bottiglia.

    Cest pour ta mre?.S, mamma ha avuto unaltra crisi, parto do-

    mani mattina. Stavolta scendo in macchina, porto Lina con me, preferisco tenerla sotto controllo.

    Gli ho sempre lasciato intendere che le mie par-tenze improvvise dipendessero dalla cagionevole salute di mia madre. Fosse ancora viva avrebbe pi o meno la sua et. A lui sta bene cos, abitua-to a non fare domande. Gli piacciono le persone

  • 14

    che lavorano sodo e io non mi sono mai tirato in-dietro.

    Da quando morta la sua compagna ha venduto i cavalli, ha smesso di coltivare il grano; gli resta-no una decina di mucche e le oche per il foie-gras. Valrie era molto pi giovane di lui, aveva quasi let dei suoi figli, una bella donna di queste par-ti: alta, bionda, forte e senza grilli per la testa. Tra i due, era scontato, sarebbe stato lui ad andarse-ne per primo. Ma cos non stato, e da allora si chiuso in un mutismo da misantropo. Coltiva una rabbia ripiegata su se stessa, contro Dio, contro lumanit, contro chiunque gli capiti a tiro, e la gente del posto ha cominciato a scansarlo. I figli si fanno vedere solo di tanto in tanto; uno lavora in banca, laltro dirigente in unassicurazione. Cos, oltre a Claude, il garzone di sempre, sono rimasto lunico su cui possa fare affidamento.

    Apro il frigo. Di Morbier ne rimasto poco. Tiro fuori la forma di Mimolette vecchia, va mat-to per questo strano formaggio arancione. Non dovrebbe mangiarne, ma ricordargli le analisi mediche serve solo a farlo infuriare. Gliene taglio un pezzo: Tanto lo so che al mio ritorno non ne trover nemmeno una briciola. Anzi, sai che fac-ciamo adesso io e te? Ti dispiace se stappo laltra bottiglia?.

    La sagoma di Philippe, immobile sulla porta, rimpicciolisce nello specchietto retrovisore fino a scomparire dietro la curva.

  • 15

    Stamattina era nervoso e stanco, una ragnatela di rughe intorno agli occhi: quando qualcosa non gira per il verso giusto dorme poco. La storia di mia madre malata comincia a scricchiolare, e pro-babilmente non lha mai bevuta del tutto. Ma a suo modo mi vuole bene, mai che si sia lasciato sfuggi-re un cenno di disappunto.

    Prima di conoscerlo mi trovavo da queste parti da un anno circa. Non me la passavo malissimo. Di notte dormivo nei locali dellEsercito della salvez-za, dietro piazza Charles de Gaulle. Di giorno lavo-ravo con Dante, un piastrellista toscano emigrato da trentanni, amante anche lui del formaggio e del buon vino. Avevamo storie diverse, lui non aveva nulla da dimenticare, ma cera rispetto e sapeva-mo come divertirci. I responsabili della struttura, per, mi costringevano a tenere Lina in cortile, e lautunno, che da queste parti non mai mite, sta-va per piombarci addosso.

    Quando la sera della grande Braderie, lenorme fiera che a settembre richiama turisti da ogni parte dEuropa, salvai questo contadino da un paio di balordi che volevano rubargli lincasso della gior-nata, colsi la mia occasione. Pi a gesti che a paro-le il francese non sono mai riuscito a impararlo come si deve gli suggerii il modo per sdebitarsi: uno come me poteva sempre tornargli utile, e io e Lina avevamo bisogno di un alloggio.

    Mi scrut con attenzione e, con quello sguardo corrucciato che col tempo ho imparato a inter-pretare, mi chiese se me la cavavo con i lavori in campagna.

  • 16

    Annuii.Bon. Prends ton chien et tes bagages. quel che feci: tornai a prendere Lina, infilai la

    mia roba nel borsone, salutai Dante e mi trasferii alla fattoria.

    Lalba spuntata da poco, ma dalle case bianche del centro storico rimbalza gi il calore di una gior-nata senza respiro.

    Prego signorina, siamo arrivati.Tranne durante le soste alla stazione di servizio,

    Lina ha dormito tranquilla tutta la notte. Ha sem-pre adorato viaggiare in macchina. Il problema che, da sveglia, schizza saliva dappertutto.

    Zampe sul sedile, introduce il muso nellapertu-ra del finestrino: fiuta unaria densa di odori nuovi per lei, abituata ormai ad altre latitudini.

    Aspettami qui, vado a controllare la situazione. Tu non farti notare come al solito. Comincia a mugolare, non gradisce lidea di restare sola. Dai, no, non il momento di annunciare a tutti il nostro arrivo.

    Orecchie dritte, occhi impertinenti. Breve uggio-lio di dissenso.

    Le punto il dito sul muso: Ho detto che torno subito. Non. Voglio. Sentirti. Abbaiare. Capito, s?.

    Sollevo gli occhi. La facciata delledificio an-drebbe ridipinta, il vento che soffia dal porto ha scrostato lintonaco fino a scoprire i tondini di fer-ro arrugginiti dallumidit.

  • 17

    Anche il portone ha unaria malandata. Il passa-mano delle scale rotto in pi punti. I miei coin-quilini, ammesso che siano gli stessi di allora, non hanno mai avuto gusto n soldi da spendere.

    La chiave gioca un po nella serratura, ma riesco ad aprire senza sforzo.

    Il tanfo di un appartamento chiuso da anni. Caldo asfissiante. Apro le finestre, la cucina si riempie di luce e la prima novit che balza agli occhi la tristezza di un ambiente abbandonato: lo strato di polvere sembra una pellicola isolante. La seconda sono le due librerie che si impongo-no per tutta la lunghezza del corridoio. Lavoro artigianale, ciliegio massiccio, ci avranno consu-mato un bel po di risparmi. Ecco dove sono finiti i libri che mi facevo mandare in carcere. Dopo averli letti, li spedivo ai miei genitori e loro, la cui massima attivit intellettuale