La ricetta di Tito Boeri per salvare la scuola - · PDF filemica con bar: questa la ricetta...

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www.unisob.na.it/inchiostro

di Marco Demarco*

A Napoli ci sono cantieri della metropoli-tana in cui si scava da oltre un decennio. Neanche gli egiziani al tempo del canale di Suez hanno scavato tanto: allo scadere del decimo anno convocarono il mondo, mise-ro in scena lAida, diedero fiato alle trombe e trionfanti fecero transitare la prima nave. In piazza Municipio, invece, il cantiere aperto gi da dodici anni e sulla fine dei lavori e sulla realizzazione dellambizioso progetto di Alvaro Siza si fanno solo vaghe ipotesi. Un record in quanto a ritardi accu-mulati. Pi che legittimo, allora, il dubbio di Alessandro Siani: ma la metropolitana napoletana la stanno facendo o la stanno cercando? Neanche fosse un rivolo dacqua piovana infiltratosi in chiss quale antro oscuro o recesso profondo. Mentre la trovano, pardon, mentre la com-pletano, in superficie le cose peggiorano ve-locemente. La qualit dei trasporti pubblici cala visibilmente sfidando ogni umana tol-leranza, i vagoni ferroviari si arrugginisco-no, le corse di Circumvesuviana e Cumana vengono tagliate per le avverse compatibi-lit finanziarie e con i bus succedono cose

strane, come la curiosa confessione di un utente affidata ad un blog: il mio bus, ha postato, arriva cos di rado che quando lo vedo passare lo prendo anche nella direzio-ne opposta. Non va meglio per i ciclisti, ancora privi di corsie preferenziali e impossibilitati a por-tare la due ruote nel metr, che per una cit-t come Napoli, degradante dalla collina al mare, proprio ininfluente non . Trasporti alternativi, tipo risci, mototaxi o car sha-ring? Neanche a parlarne. Merce rara, come i jeans nella Russia comunista. N posso-no consolarsi gli automobilisti, intrappolati in citt in strade-groviera prive di ordinaria manutenzione e in provincia in percorsi ad alto rischio in vie come lAsse mediano: trentatr chilometri e settecentocinquan-ta metri di avventura assicurata tra lavori in corso, blocchi stradali, svincoli ciechi e imprevisti vari. E tuttavia, anche a Napoli pare che qualcosa funzioni: i bus notturni previsti per la movida. I napoletani si dico-no soddisfatti. Gli stranieri, abituati ad altri standard, un po meno. Ma gi qualcosa.

*direttore del Corriere del Mezzogiorno

Dodici anni per una metro, pi del canale di SuezCom difficile muoversi allombra del Vesuvio

pag 3

IL REPORTAGE

pag 2

Montesanto

pura appare

nzapag 6

In viaggio

sullAsse med

iano pag 10

Piste ciclabil

i

Napoli maglia

nera

Periodico a cura della Scuola di giornalismo diretta da Paolo Mieli nellUniversit Suor Orsola Benincasa di Napoli

23 marzo 2012 anno XII n. 4

In un recentissimo articolo su Repubblica il prof. Tito Boeri si domandato come mai il Governo Monti e per esso il ministro tecnico della Pubblica Istruzione Profumo non ab-biano provveduto nei primi cento giorni di mandato almeno a 1) elevare lobbligo scola-stico da 15 a 16 anni o (meglio) a 18 anni di et; 2) avviare a soluzione il problema di una edilizia scolastica che risulta essere vecchia, fatiscente, insicura, spesso fatta di edifici sto-rici con centinaia di anni sulle spalle. notorio infatti, spiega bene il professore Boeri, che lattenzione alla scuola e quindi al capitale umano contribuisce grandemente alla crescita di un Paese man mano che le generazioni pi istruite escono dalla scuola. Sembra che nei giorni a venire il prof. Boeri potrebbe pubblicare altri editoriali: il primo relativo al fatto che una assai maggiore spesa verso i Beni culturali li salverebbe e li mette-rebbe a disposizione della comunit. Un al-tro articolo, pare, riguarderebbe la circostan-za che una maggiore spesa nel campo della Sanit farebbe bene alla salute pubblica.Ci si chiede come, con maitre penser cos, lItalia sia potuta giungere a questo punto.

Il fratello di Abele

La ricetta di Tito Boeriper salvare la scuola

Circumvesuviana:corse soppresse

e pendolari in rivoltapag.3

Metro Linea 7:Monte SantAngelo,

la stazione mai finitapag.4

www.runradio.it

Stazione Montesantoun binario mortonel cuore della citt

Napoli? Non soltanto una vetrina per turisti

A quattro anni dai lavori di ristrutturazione nulla cambiato

Il progetto di riqualificazione non si avveratoStoria di un quartiere che aspetta il suo riscatto

Intervista al professor Sergio Bizzarro, volontario dellassociazione di quartiere ForumTarsia

di Dario Marchetti

Errore. Capovolgere e riprovare. Cos lobliteratrice guasta risponde a una signora di mezza et che cerca di convalidare il biglietto. La donna fa un altro tentativo. Inutilmente. Si guarda attorno disperata, in cerca di aiuto. Ma chi dovrebbe occuparsi di risolvere questi pro-blemi sembra svanito nel nulla, oppure al bar a prendere un caff. Dopo dieci minuti un passante le d un consiglio: Signo, passate dal varco abbonati che sempre aperto, tanto fanno tutti cos.... La signora, infastidita e scorag-giata, alla fine accetta, e passa senza marcare il biglietto. Ma il treno gi partito. Nella stazione di Montesanto, che sarebbe dovuta essere il fiore allocchiello del centro storico di Napoli, succede questo e altro. Situata nel cuore della citt, la zona uno degli snodi fondamentali per la rete dei trasporti campani su ferro. Tra Cumana, Circumflegrea, Funicolare e Metropolitana, a Montesanto passano circa 8mila passeggeri allora, 60mila al giorno. Nel 2005 ledificio originale, costruito a fine Ottocento per linaugurazione della Cumana, la prima linea metropolitana dItalia, viene sottoposto a una radicale opera di ristrutturazione. Lobiettivo? Trasformare la stazione in un luogo sociale, una moderna agor dove incontrarsi e stare insieme, oltre che viaggiare; ampie vetrate, strutture in acciaio, negozi, edicole, librerie e una terrazza panora-mica con bar: questa la ricetta per accendere una scintilla di modernit che avvii la riqualificazione dellintera area. Finanziati dalla Regione e costati 66 milioni di euro, i lavori si concludono in soli tre anni e nel maggio 2008 la nuova stazione vede la luce. Il restyling viene accolto con entusiasmo da cittadini e istituzioni. Su un comunicato

stampa del Comune si legge che sembra di non essere a Napoli, ma in una grande metropoli Europea. Mentre per Raffaello Bianco, amministratore unico della Sepsa a quel tempo, nel buio della notte si va alla ricerca della luce. Attraverso la stazione la zona pu finalmente uscire dal degrado e dallisolamento. Ancora oggi su alcuni grandi monitor sparsi per ledificio campeggia lo slogan di Silvio DAscia, il giovane architetto napoletano che ha progettato lopera: La stazione entra nella citt e la citt entra nella

stazione. La realt amaramente diversa. La stazione e la citt pi che incontrarsi sembrano fare a pugni. Allinterno della struttura i varchi sono sempre malfunzio-nanti, e gli ascensori operano a giorni alterni. I treni della Cumana sono gli stessi di dieci anni fa, e da una corsa ogni dieci minuti si passati a una ogni venti. Tra i pochi commercianti presenti nelledificio, ovvero due edicole, un bar e una tabaccheria, serpeggia una arrendevole omert: preferiscono non parlare male della Sepsa poich pagano un affitto gi troppo alto. Del bookstore ipertecnologico si sono perse le tracce, mentre la terrazza panoramica con bar a oggi inaccessibile poich, secondo un lavoratore della stazione, deve ancora essere inaugurata.

Quella caffetteria avrei dovuto gestirla io - racconta Armando Scaturchio, titolare dellomonima pasticceria in Via Pignasecca ma oltre a un affitto troppo esoso avrei dovuto anche sborsare soldi per riparare la pavimentazione in parquet del bar, dato che vi piove dentro. Allesterno, la piazzetta antistante la stazione si trasforma ogni mattina in un suk alla napoletana: ambulanti di tutti i tipi, frut-tivendoli e banchi del pesce occupano il suolo pubblico, limmondizia si accumula a margine della strada e i soliti ignoti parcheggiano automobili di fronte alla stazione, strappando ai cittadini quel piccolo fazzoletto di area pedonale. Nonosante i fiumi di persone che si muovono da e verso Montesanto, soprattutto lungo la direttrice della Pignasecca, larea non stata sottoposta ad alcun tentativo di pedonalizzazione; chi viaggia deve sempre tenere gli occhi aperti per evitare di essere investito dai motorini che sfrecciano anche e soprattutto dove non potrebbero. Le scale mobili costruite sul lato sinistro della stazione, in parallelo alle antiche gradinate Paradiso, sono ferme da due anni. Inaugurate nel 2008 con la nuova struttura, non sono mai entrate in funzione. Il problema sono i costi di gestione: per prendersi cura dellimpianto, Metronapoli ha chiesto due milioni di euro, una cifra da capogiro che fa riferimento soprattutto ai costi di sorveglianza. A conti fatti si potrebbe dire che quella di Montesanto sia stata una mera, seppur riuscita, operazione estetica. Nonostante i mille disservizi e gli aumenti delle tariffe, che dallaprile del 2011 sono state incrementate del 20%, per chi inserisce il biglietto nellobliteratrice ogni giorno la solfa sempre la stessa.Errore. Capovolgere e riprovare.

Dal 2001 ForumTarsia si occupa di sensibi-lizzare i cittadini e le istituzioni sui proble-mi connessi alla vivibilit. A quattro anni dal restyling della stazione, si pu parlare di riqualificazione per la zona di Montesanto?Io penso di no. Se guardiamo gli effetti della operazione, non che la situazione sia migliorata. Il proget-to non stato por-tato fino in fondo, dato che prevedeva la pavimentazione di tutta la piazza e la pedonificazione della zona. La sta-zione molto bella esteticamente, una bellezza che per

nasconde tutta una serie di problematiche e disfunzionalit. I treni della Cumana sono ancora gli stessi di dieci anni fa e