La Gestione Del Rischio

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 CL UB FINANZA D’IMPRESA  QUADERNO INFORMATIVO: La gestione del rischio
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    02-Mar-2016
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La gestione del portafoglio crediti commerciali rimane una funzione chiave in ogni azienda poich lincasso effettivo dai propri clienti rappresenta la conclusione fondamentale del ciclo attivo

Club Finanza dImpresa

Quaderno informativo:

La gestione del rischioLa gestione del portafoglio crediti commerciali rimane una funzione chiave in ogni azienda poich lincasso effettivo dai propri clienti rappresenta la conclusione fondamentale del ciclo attivo. Per le banche, la conoscenza della qualit del portafoglio commerciale rappresenta un elemento base della valutazione creditizia (assegnazione del rating).

Realizzare una policy aziendale diffusa per la gestione del credito significa acquisire una maggiore consapevolezza di alcuni fattori di rischio che possono compromettere il raggiungimento degli obiettivi di business e porre l'accento sullo sviluppo di adeguati controlli (pre-credit control), tecniche di gestione (reporting) e comportamenti organizzativi volti a mitigarne l'esposizione.

Il Club finanza dimpresa ha dedicato il quinto quaderno di appunti allimpatto finanziario/economico della gestione del credito commerciale quale elemento di pianificazione delle scelte di strategia finanziaria e di accesso al credito.

Beppe Manzitti

Presidente Sezione Finanza e Assicurazioni

LA GESTIONE DEL RISCHIO SUL CREDITO COMMERCIALELinvestimento in capitale circolante nettoLa gestione dei rischi finanziari, intesa come linsieme dei criteri di valutazione e di controllo delle leve aziendali, tema che negli ultimi due decenni ha visto aumentare linteresse delle imprese ed in particolare di amministratori, dirigenti e organi di controllo. La gestione del capitale circolante e delle variabili che concorrono allandamento dei crediti commerciali rivestono ormai un ruolo fondamentale nelle aziende in quanto lequilibrio economico e finanziario dipende in buona parte dalla corretta gestione dei rapporti con i clienti e con i fornitori. Il credito commerciale pu divenire un elemento cruciale ai fini della creazione del valore ed anzi, per determinati settori merceologici, rappresenta la posta pi rilevante nellattivo di bilancio.Negli ultmi 10 anni le grandi imprese hanno provveduto a ridurre e diversificare il proprio fabbisogno finanziario attraverso:

Coordinamento dei ritmi di investimento e cicli di generazione delle risorse,

Controllo sul capitale circolante netto (C.C.N.) al fine di generare CASH-FLOW = autofinanziamento,

Ottimizzazione della gestione finanziaria,

Miglioramento della posizione finanziaria con aumento di mezzi propri e ristrutturazione del debito.Per contro le PMI hanno invece visto aumentare la propria dipendenza dal sistema creditizio a causa di : Massicci investimenti per far fronte alla concorrenza,

Riduzione del controllo del C.C.N. =CASH FLOW negativo => cash drain

Soccombenza alle politiche delle grandi imprese e delle banche

Detto questo occorre non cadere nellerrore, purtroppo frequente tra i non addetti, di considerare lincremento delle vendite un sinonimo di creazione di valore. Se vero che la leva del credito commerciale spinge le vendite il conseguente effetto positivo sui margini aziendali non deve per essere eroso dai costi di gestione prodotti dallincremento di credito aziendale. Le imprese italiane investono circa un terzo delle proprie risorse per finanziare i clienti attraverso il credito commerciale e da ci hanno spesso origine problemi, ritardi dincasso e perdite su crediti che hanno prevedibili conseguenze negative sulle prestazioni complessive aziendali.

Il comportamento di un azienda, in fase di sviluppo commerciale, dovrebbe essere tale da accettare lassunzione di un certo livello di rischi dinsolvenza. Ci infatti strettamente correlato allobiettivo di aumentare la quota di mercato attraverso lampliamento numerico dei clienti e la massimizzazione delle quantit vendute. In questo contesto del tutto fisiologico che si avviino rapporti commerciali anche con nuovi clienti dallincerta solvibilit. Per evitare per che i rischi assunti possano determinare il dissesto aziendale, anzich lauspicato sviluppo, necessario che lazienda si sia dotata di un esperto in grado di gestire i rischi derivati dalla concessione di credito commerciale. Il suo apporto infatti sar quello di valutare al meglio il rischio assunto, sia in funzione della marginalit della vendita sia in funzione della sostenibilit delloperazione e per la propria impresa e per il cliente. Premessa indispensabile di tale gestione del rischio dunque una buona valutazione della clientela ex-ante ed una scelta oculata delle condizioni e modalit di pagamento.

Per comprendere appieno al rilevanza dellinvestimento in C.C.N. occorre partire dalla struttura patrimoniale aziendale. Vuol dire quindi analizzare da un lato le fonti di finanziamento, ovvero chi ha fornito allimprenditori i soldi per intraprendere e garantire la continuit del progetto aziendale e dallaltro come tali risorse sono state impiegate per la realizzazione del progetto stesso, ovvero il capitale investito

Lanalisi viene normalmente fatta con attenzione al grado progressivo di liquidit/ esigibilit sia di attivo che di passivo che da un lato riflette la struttura patrimoniale del bilancio, secondo el normative vigenti, e dallaltro facilita le analisi comparative tra fonti e impieghi al fine della determinazione del capitale circolante

Il C.C.N. rappresenta la differenza fra le attivit correnti ( Cassa Crediti e Magazzino) e le passivit correnti.( Fornitori e banche a breve termine)Solo una corretta gestione di tutte le componenti che entrano nella determinazione del C.C.N consente di raggiungere il corretto equilibrio e la generazione di risorse da impiegare nello sviluppo dellattivit aziendale.

Lo schema sopra consente di visualizzare come, tanto pi si dilatano i crediti commerciali, per incremento delle vendite ma anche per allungamento dei termini di pagamento contrattuali o per ritardi nei pagamenti, tanto pi limpresa dovr ricorrere a fonti di finanziamento per finanziare il credito commerciale.

Ci potr avvenire ribaltando, compatibilmente con il proprio potere di acquisto, i ritardi degli incassi sui fornitori ( generalmente a costo zero) ovvero ricorrendo ai finanziamenti bancari o di altro tipo che comportano per lassunzione di oneri finanziari riducendo quindi la marginalit della vendita.

Oltre al C.C.N. importante considerare lintero capitale investito netto (CIN), in rapporto alle coperture finanziarie ed ai relativi costi di approvvigionamento, per poter individuare il corretto equilibrio in funzione della maggior o minor necessit di capitalizzare lazienda.

Il grado ideale di capitalizzazione/ patrimonializzazione dipende ovviamente dal settore in cui si opera e dal peso dei necessari investimenti in capitale fisso. Importante comunque sempre equilibrare le fonti in funzione degli impieghi da un punto di vista della durata degli stessi.

Nonostante sia noto pressoch a tutti a tutti gli operatori del mercato italiano che una dei principali asset delle PMI sia il credito commerciale, singolare scoprire che il 70% delle PMI non usa strumenti preventivi ossia analisi economiche per la valutazione della solvibilit dei propri clienti, e soprattutto non attua politiche di credit management e questa mancata prevenzione pu essere causa di cessazione o di fallimento. Svolgere quindi una corretta gestione del credito commerciale non mai una spesa fine a se stessa ma anzi conduce ad un netto miglioramento della redditivit aziendale.Qualche valutazione empirica ci dar una visione pi completa di quanto precedentemente accennato.

A gennaio 2007, il Sole24Ore ha pubblicato i risultati di unindagine sulle attivit di recupero del credito da cui emerso che nel 2005 oltre 6,2 miliardi di Euro sono stati affidati ad agenzie specializzate per il recupero del credito stragiudiziale. Lo stesso studio asserisce che per lanno 2006 i dati raccolti fanno pensare ad una crescita dei valori da recuperare a due cifre.E naturale chiedersi di fronte a questo fenomeno perch linsolvenza sia cos diffusa.La mancanza di cultura di impresa, abbinata allassenza di tutela giuridica, innesca una bomba pronta ad esplodere nelle mani di chiunque con danni incalcolabili e perdite di posti di lavoro.

Il Corriere della Sera, in un servizio dedicato alle attivit economiche italiane, sottolineava che il principale problema di molte imprese in Italia la liquidit, una situazione che deriva in parte anche da un fatto endemico: ciascuno cerca di pagare il pi tardi possibile. Cosi piu di un terzo del totale degli investimenti delle nostre imprese finisce in crediti da recuperare.Il conduttore radiofonico di una stazione inglese, nel riferire alcuni asterischi umoristici, raccontava ai suoi ascoltatori che in Italia lessere in arrear, cio moroso, non e disdicevole come in Gran Bretagna in quanto non il creditore a dover incassare ma il debitore a compiacersi di pagare quando e come meglio crede!

Tornando alla nostra analisi del C.C.N. interessante considerarne il ciclo temporale al fine di meglio comprendere come la gestione del credito commerciale possa migliorare i margini aziendali.

Se calcoliamo per ciascuna voce del C.C.N i relativi giorni medi di giacenza il ciclo del circolante risulta dalla somma dei giorni medi di incasso, dei giorni medi del magazzino a cui si sottraggono i giorni medi di pagamento.

I giorni risultanti rappresentano il tempo per cui devo far ricorso a fonti esterne per garantire la continuit dellattivit.

Una volta determinato il ciclo temporale del C.C.N. occorre determinarne laspetto finanziario andando a sommare lammontare di crediti e magazzino a cui viene sottratto lammontare di fornitori e debiti a breve termine.

A questo punto il ciclo del C.C.N. evidenzia limporto che deve essere finanziato e per quanti giorni (ciclo temporale) al costo medio delle fonti di finanziamento.

E di immediata comprensione come le politiche di gestione del credito volte a ridurre i termini contrattuali di pagamento e comunque ad omogeneizzarli con quelli dei fornitori, nonch a contenere al mimino i ritardi negli incassi possano incidere positivamente sulla generazione di valore per limpresa.

Il Credit Manager gestore del capitale circolante

Lanalisi fin qui condotta evidenzia come siano diverse le incognite su cui vigilare: linnovazione, la capitalizzazione e lautonomia finanziaria che per altro costituiscono il tallone di Achille di molte imprese. E per doveroso sottolineare che il verificarsi di fenomeni di ritardati pagamenti o addirittura di mancati pagamenti e conseguenti perdite, non sempre sono prevedibili. Appare dunque evidente limportanza, per unimpresa, di dotarsi di unadeguata organizzazione e di efficaci procedure nella gestione del credito commerciale al fine di individuare e valutare, quanto pi precocemente possibile, linsorgere di eventi rischiosi, mettendo in atto le azioni pi idonee volte a neutralizzali o minimizzarli Da oltre 30 anni si affermata la figura del Credit Manager (CM) come colui che gestisce il credito, ossia la voce pi rilevante del C.C.N. ma anche il principale asset aziendale oltre al prodotto.Nella forma pi evoluta il CM, divenendo parte attiva della determinazione delle politiche di credito aziendali ed incidendo sullintera gestione del ciclo attivo, sin dalla definizione dei contratti nel loro complesso ( incluso lutilizzo dei fornitori), diventa un gestore di C.C.N. ed in ultima analisi CREA VALORE

Il Credit Manager pu divenire quindi il propulsore del business responsabile, sostenibile e profittevole attraverso lattivit di prevenzione e quella di gestione.

Lattivit di prevenzione riveste una importanza fondamentale in quanto finalizzata alla valutazione del rischio insito nella concessione del credito commerciale, alla sua gestione e trasformazione in opportunit di propulsione del business.

Ci significa che una volta determinato il rischio cliente questo viene delimitato/ trasferito attraverso la definizione del livello massimo di esposizione possibile, delle modalit e dei termini di pagamento piuttosto che delle garanzie e clausole contrattuali che permettano lespansione delle vendite senza compromettere , ed anzi migliorando, la redditivit nel suo complesso.Non ultima tra le attivit di prevenzione rientra lindividuazione di forme di finanziamento del cliente (leasing- vendite rateali- patto di riservato dominio) che consentano di effettuare comunque la vendita trasferendo su altri parte del rischio identificato.E chiaro quindi come lattivit di prevenzione concorra in modo determinante alla promozione del business responsabile e sostenibile.

Lattivit del CM non si esaurisce per con la prevenzione ma si completa piuttosto con lattivit di gestione del credito a partire dalla definizione e implementazione delle politiche e delle procedure aziendali in materia di credito commerciale.

E evidente che tali politiche e procedure avranno tanto pi successo quanto pi la loro definizione sar avvenuta a cura del CM, che apporta le competenze specifiche,ma in stretta collaborazione e condivisione con la direzione generale innanzitutto e le direzioni amministrative e commerciali che pi interagiscono e risentono degli effetti di tali politiche e procedure.

Definite quindi politiche e procedure, determinato e delimitato il rischio il CM dovr dedicarsi allorganizzazione delle attivit di collection valutando, in base alla realt aziendale, se effettuarle con risorse interne o attraverso societ specializzate, garantendo che comunque tutto avvenga in unottica di customer satisfaction e di pronta soluzione delle problematiche che ritardano lincasso.

Precisa attenzione dovr essere dedicata alle attivit di review dei crediti con le altre funzioni aziendali e di previsione dei flussi di cassa al fine della corretta gestione dellimpatto finanziario di eventuali ritardi di pagamento.

Infine il CM svolger una funzione fondamentale di gestione proattiva e profittevole del credito attraverso il trasferimento di parte del rischio a societ di factoring piuttosto che di assicurazione del credito o attraverso operazioni di ristrutturazione del debito di finanziamento del circolante.

Tutte le attivit del CM avranno come filo rouge la riduzione del costo del capitale investito in credito commerciale.

Basilea 2 : il Credit Manager fa la differenzaLa prima e pi rilevante osservazione che nasce parlando di Basilea 2 sono i parametri attraverso cui dovranno essere calcolate le riserve delle banche : Probabilit di insolvenza

Esposizione al rischio

Scadenza del credito

Tasso di perdita per insolvenza

Ci significa che le banche e i CM si troveranno ad utilizzare gli stessi criteri di valutazione e a parlare la stessa lingua dando impulso ad una migliore gestione dei rischi, in modo da aumentare il rating delle aziende, con efficaci processi di Credit Management, e quindi un minor rischio per le banche stesse.Per essere pi chiari le aziende che dimostreranno, attraverso i propri bilanci e quindi i vari indici patrimoniali ed economici , una chiara ed efficace struttura e gestione del credito otterranno con maggior facilit e a miglior prezzo i finanziamenti bancari

Basilea 2 rappresenta un rischio per le imprese sotto diversi aspetti :

Debito bancario e debito commerciale sono due diverse forme di finanziamento Se i parametri di Basilea 2 innalzeranno il costo del denaro per le aziende con struttura patrimoniale pi rischiosa queste tenderanno a ricorrere maggiormente al debito commerciale (ritardi nei pagamenti)

Le aziende estromesse dal finanziamento bancario diverranno ancora pi rischiose

Le aziende rischieranno di sostituirsi alle banche nel finanziare determinati strati di creditori

In questa situazione il ruolo del Credit Manager assumer sempre maggior rilevanza.

Il rischio di credito non si pu annullare ma solo trasferire.

Con rischio dimpresa si intende il risultato delle scelte strategiche e operative aziendali che si manifestano finanziariamente nel Capitale Investito ossia nellattivo di bilancio e che si ripartisce tra i vari stakeholders, ovvero tra le forme e le fonti di finanziamento espresse finanziariamente dal passivo di bilancio.Compito del Credit Manager ridurre la quota di rischio dimpresa generato dalle scelte strategiche ed operative inerenti il credito commerciale e trasferirne una quota parte.

Le PMI di fronte all sfida di Basilea 2 e del credito commerciale

Ma come pu una PMI rivedere le proprie politiche di gestione del credito commerciale al fine di ottenere un efficiente ed efficace presidio del proprio business? Attraverso una rigorosa formazione e sensibilizzazione di tutta la struttura aziendale sul tema del Credit Management, utilizzando a tal fine, anche, lacquisizione della pluriennale esperienza maturata da professionisti del settore.Un concetto di fondo che deve essere sentito da tutti in azienda che il credito non si recupera quando scaduto o ancor peggio insoluto ma va gestito sin dalla sua nascita, cercando di rimuovere a monte tutte le cause, o almeno tutte quelle su cui si ha influenza, che generano linsoluto. Tutti gli operatori di mercato, indipendentemente dalle dimensioni, devono considerare la presenza di una corretta gestione del credito commerciale come strategicamente fondamentale: una struttura che, se ben gestita, fornisce strumenti e soluzioni per la corretta conoscenza delle realt aziendale, al fine di procurare una crescita reddituale equilibrata per vendere in sicurezza ed incassare con certezza. Le cause dellinsolutoLe cause dellinsoluto possono essere diverse e svariate, le principali sono:

Comportamento usuale

Struttura interna dedicata alla gestione dei pagamenti che si rileva inefficace inadeguata

Insoddisfazione verso il servizio

Disattesa delle aspettative del Cliente

Valutazione di opportunit

Analizzando i vantaggi che pu portare una corretta e lungimirante gestione del credito aziendale partendo da una considerazione generale: gestire significa anticipare e risolvere in tempo utile le problematiche endogene ed esogene che possono portare allinsolvenza del credito. Spesso il mancato pagamento alla scadenza prevista, oltre che a possibili difficolt finanziarie temporanee o fisiologiche, imputabile a cause banali o comunque facilmente risolvibili se note, come la mancata ricezione e registrazione della fattura, a ritardi nelle consegne, ad imperfezioni dei dati contabili; altres il non pagare il primo e pi efficace modo per manifestare la propria insoddisfazione sul bene/servizio o per esprimere la disattesa delle proprie aspettative. Molte volte, se queste problematiche venissero rilevate in pre scadenza potrebbero essere facilmente risolte. Il primo ostacolo nel recupero di un credito datato , infatti, la ricostruzione delle cause che ne hanno provocato linsolvenza. Molte volte, se queste problematiche venissero rilevate in pre scadenza potrebbero essere facilmente risolte. Il primo ostacolo nel recupero di un credito datato , infatti, la ricostruzione delle cause che ne hanno provocato linsolvenza.

Il 60% delle cause di insoluto dipende comunque da noi, il nemico numero 1 il tempo.La gestione pro- attiva del creditoGli obiettivi principali della gestione del credito sono :

Efficienza aziendale

Riconoscimento del credito

Diminuire il capitale circolante

Individuazione anomalie ricorrenti

La gestione pro attiva del credito porta alla cura di un altro nemico del pagamento: il comportamento usuale del pago quando ne ho voglia o quando passa lagente: questa la tipica situazione in cui, a fronte di una richiesta di pagamento, si manifestano alla persona con cui si ha un pi frequente contatto, lagente, le problematiche relative alla fornitura; la verifica delle due diligence (termine che identifica la corretta gestione delle fatture verificandone la ricezione, registrazione, rilevazione deventuali difformit e verifica del pagamento) ha anche un effetto moralizzatore sul mercato di pertinenza. Eliminando in pre scadenza tutte le banali scuse per non onorare il pagamento ed evidenziando le anomalie ricorrenti si effettua una profittevole scrematura a priori evidenziando, con dato certo, che quanto resta incagliato frutto del non voglio e del non posso. La sinergia di tutti questi elementi confluiscono nel complesso concetto del CRM (Customer Relation Management), in termini di Customer Care che coinvolge e abbraccia tutte le funzioni aziendali.

Le alternative possibili possono essere interne o in out-sourcing

ASPETTI TRIBUTARI DELLA GESTIONE DEI CREDITI COMMERCIALI

Criteri civilistici per la valutazione dei crediti nellattivo patrimonialeI crediti commerciali devono essere rappresentati in bilancio al presumibile valore di realizzo. Primaria rilevanza assume a tal fine il pieno rispetto del principio di prudenza: le perdite devono pertanto gravare sugli esercizi nei quali esse possono essere ragionevolmente previste. Per procedere correttamente alla valorizzazione dei crediti commerciali fra le attivit patrimoniali con puntuale rilevazione della perdita, limpresa pu procedere con appositi stanziamenti al fondo svalutazione crediti in contabilit o, per leventuale eccedenza, direttamente con imputazione al conto economico di ulteriori componenti negativi. Sotto il profilo operativo per la corretta rilevazione dello stanziamento si possono utilizzare le procedure pi confacenti in relazione alla realt aziendale ed al caso concreto, utilizzando metodi analitici o sintetici, quali:

- analisi dei singoli crediti

- stima in base ad analisi storica del rischio di nuove perdite

- adeguata considerazione di indici di anzianit e delle qualit del debitore

- condizioni economiche generali e rischio Paese

Criteri fiscali

Per il concorso delle valutazioni sui crediti commerciali ai fini della determinazione del reddito di periodo, occorre operare in conformit alle disposizioni di cui allart. 106 (svalutazione dei crediti e accantonamento dei rischi su crediti) ed allart. 101 del d.P.R. n. 917/86 (TUIR).

Lart. 106 consente la deduzione di poste di carattere valutativo, in deroga ai criteri di determinazione del reddito dimpresa, stabiliti dal successivo art. 109: previsto un meccanismo di sostanziale deducibilit per masse delle svalutazioni e degli accantonamenti, da commisurare al valore nominale o di acquisizione dei crediti indipendentemente dal valore di bilancio. Viene pertanto ad esistenza un fondo indistintamente riferibile al portafoglio clienti nel suo insieme. Le perdite su crediti deducibili ai sensi dellart. 101 TUIR vanno preventivamente imputate agli accantonamenti dedotti nei precedenti esercizi e solo leccedenza potr essere dedotta, nella piena sussistenza dei requisiti di certezza e precisione, nellesercizio in cui si verifica. Sono pertanto ammessi in deduzione su base annua accantonamenti per rischi su crediti nel limite dello 0,5% del valore nominale del c.d. monte crediti, con lulteriore limite del 5% complessivo: ogni eventuale eccedenza rilevabile in base ai valori economici o patrimoniali di periodo deve essere recuperata a tassazione con apposita variazione in aumento per la determinazione del reddito imponibile.

Per la determinazione del c.d. plafond dei crediti al quale commisurare le percentuali, occorre assumere i crediti:

- iscritti in bilancio

- che sono generati da ricavi, in assenza di copertura assicurativa (sono quindi esclusi i crediti originati da operazioni diverse, quali cessioni di beni strumentali, anticipi a fornitori, prestiti al personale ).

Nel tempo lAmministrazione finanziaria e la giurisprudenza hanno avuto modo di esaminare una variegata casistica di crediti per la verifica della loro idoneit a formare parte del plafond di riferimento. In estrema sintesi e senza entrare nelle articolate specificit dei casi esaminati, si pu affermare che il credito concorre a formare il plafond di riferimento fino a quando appartiene allattivo patrimoniale in capo al creditore o quando questultimo resta obbligato, anche in via di regresso, potendo essere escusso in caso di insolvenza del debitore ceduto.

Le procedure operative

La deducibilit delle svalutazioni e degli accantonamenti per rischi su crediti: ammessa, in ciascun esercizio, nel limite dello 0,5% del valore nominale o di acquisizione dei crediti (art. 106, comma 1, TUIR)

consentita indipendentemente dalla loro imputazione a C/E (art. 109, comma 4, TUIR)

Non pi consentita quando lammontare complessivo raggiunge il limite del 5% del valore nominale o di acquisizione dei crediti risultanti in bilancio a fine esercizio: se superato questo limite, leccedenza concorre a formare il reddito dimpresa (art. 106, comma 2, TUIR)Le perdite su crediti sono deducibili :

Limitatamente alla parte che eccede lammontare complessivo delle svalutazioni e degli accantonamenti dedotti nei precedenti esercizi (art. 106, comma 2, TUIR)

Se risultano da elementi certi e precisi (art. 101, comma 5, TUIR)

In ogni caso, se il debitore assoggettato a procedure concorsuali (art. 101, comma 5, TUIR)

Per il calcolo del plafond i crediti che vengono presi in considerazione devono, risultare dal bilancio desercizio, derivare da cessioni di bene e prestazioni di servizi alla cui produzione o scambio diretta lattivit dimpresa (art. 85, comma 1, TUIR) e non risultare coperti da garanzia assicurativa.

Esistono diversi casi di particolare interesse che sono stati esaminati nella prassi e giurisprudenza.

Crediti assistiti da pegno o ipoteca (garanzie senza costo per il creditore): concorrono alla formazione del plafond Crediti ceduti in factoring pro-solutoAmministrazione finanziaria: sono esclusi dal plafond poich cessano di appartenere dallattivo patrimoniale del cedente, solo il factor legittimato a tenerne conto.

Corte di Cassazione: esclusi dal plafond Crediti ceduti in factoring pro soluto con garanzia fornita dal cedenteAmministrazione finanziaria: esclusi dal plafondCorte di Cassazione: concorrono al plafond sia da parte del soggetto cedente sia da parte del factor Crediti ceduti in factoring pro-solvendoAmministrazione finanziaria: concorrono al plafond solo nel caso di retrocessione

Corte di Cassazione: concorrono al plafond sia da parte del soggetto cedente sia da parte del factorPerdite su Crediti - Rinuncia al credito

Si ritiene che leffetto economico della rinuncia al credito deve essere riconosciuto anche ai fini della determinazione del reddito dimpresa qualora il comportamento dellimprenditore risponda ad una scelta di convenienza ossia quando il fine perseguito quello di ottenere il maggior risultato economico.

In conformit a questa impostazione in occasione delle attivit di verifica vengono solitamente eseguite indagini rigorose da parte degli organi procedenti con riferimento al comportamento del contribuente, pur nellattenta considerazione delle ragioni di parte: a fronte della rilevazione di perdite su crediti in conseguenza della rinuncia agli stessi per precisa scelta imprenditoriale, viene normalmente posto in essere un esame particolareggiato cercando di individuare caso per caso linteresse economico alla base della scelta, considerando i seguenti elementi:

- ammomtare del credito

- effettivo esperimento di tentativi per il soddisfacimento del credito posti in essere direttamente dal creditore o per il tramite di operatori specializzati

- facilit di accesso nel caso specifico a forme esecutive per il soddisfacimento del credito

Ad esempio, per estremizzare:

la perdita rilevata su un credito di modesto ammontare vantato nei confronti di un debitore localizzato allestero, magari in un Paese dalla rischiosit elevata, sar considerata deducibile, nella sussistenza degli altri requisiti di legge: sarebbe antieconomico per limprenditore insistere per lesecuzione dellobbligazione del debitore

la perdita rilevata su un credito di elevato ammontare vantato nei confronti di un debitore localizzato in Italia, in assenza dellattivazione di azioni legali o altre iniziative finalizzate al recupero del credito o di informazioni decisive opportunamente documentate - sullinsolvenza del debitore sar considerata indeducibile in quanto priva degli elementi certi e precisi.

Nella nostra esperienza stiamo assistendo ad un approccio ragionevole alla materia da parte degli organi di verifica (date a Cesare quel che di Cesare).

Perdite su crediti risultanti da elementi certi e precisi

Lanno di competenza per operare la deduzione deve coincidere con quello in cui si acquista la certezza che il credito non pu pi essere soddisfatto, perch in quel momento si materializzano gli elementi certi e precisi della sua irrecuperabilit (Sentenza Corte Cass. N. 16330 del 3/8/2005)

Perdita definitiva: risoluzione n. 9/634 del 13/3/1982;

Perdita sufficientemente probabile: Corte Cass. N. 13181 del 4/10/2000, 15563 del 11/12/2000, n. 14568 del 20/11/2001, n. 7555 del 23/5/2002, n. 8592 del 12/4/2006;Perdita derivante da elementi di per s non esaustivamente significativi: in dottrina sono individuate alcune situazioni che dovrebbero ragionevolmente legittimare la deducibilit della perdita, quali ad esempio: Infruttuoso invio di diffide ed intimazioni ad adempiere, di atti di precetto

Protesto di titoli o di assegni bancari

La documentata mancanza di beni mobili e immobili, la chiusura dei locali dellimpresa

Il contratto e la documentazione predisposta dal factor (estratti conto, fatture)

La sussistenza degli elementi certi e precisi dipender dalla valutazione del singolo caso concreto.Cessione del credito e disposizioni antielusiveNella prassi si distingue fra le cessioni:

pro soluto: il cedente garantisce al cessionario soltanto lesistenza del credito e cio il c.d. nomen verum e la liberazione del cedente avviene al momento del trasferimento; pro solvendo: il cedente garantisce al cessionario non solo lesistenza del credito ma anche lesigibilit (solvibilit del debitore) e cio il cd nomen bonum e la liberazione del cedente avviene solo quando il cessionario abbia effettivamente riscosso il credito ceduto

La perdita connessa alla cessione pro soluto, se assistita da atto valido ed efficace, deve intendersi deducibile ai fini della determinazione del reddito dimpresa.

Viceversa la perdita connessa alla cessione pro solvendo non ammessa in deduzione, mancando del requisito della certezza e definitivit.

Naturalmente sia in dottrina che in giurisprudenza viene considerata inaccettabile la deduzione di una perdita su crediti ancorch da cessione pro soluto quando il creditore nulla abbia fatto per leffettivo esercizio del proprio diritto di credito ed abbia tenuto un comportamento remissivo e liberale che, nellintepretazione dellAmmistrazione finanziaria, verrebbe ragionevolmente valutato quale indice di finalit elusiva nel comportamento del contribuente (art. 37-bis d.P.R. n. 600/73).

Compilazione della dichiarazione dei redditi

Quadro EC (disinquinamento ex art. 109, c. 4, lett. b) TUIR)

Limporto del maggior accantonamento fiscale rispetto a quello civilistico va dichiarato come Eccedenza di periodo.Limporto degli accantonamenti fiscali superiore al limite del 5% del valore nominale dei crediti va dichiarato come Decrementi. Quadro RF

Limporto degli accantonamenti civilistici superiore a quello fiscalmente riconosciuto va recuperato a tassazione, quindi dichiarato come Svalutazioni e accantonamenti non deducibili in tutto o in parte. Quadro RS

In tale Quadro vanno indicate le movimentazioni, civilistiche e fiscali, degli accantonamenti e del Fondo svalutazione crediti.

Perdite su crediti nelle procedure concorsualiSecondo le disposizioni di legge (art. 101, c. 5 TUIR), le perdite su crediti sono deducibili in ogni caso se il debitore assoggettato a procedura concorsuale. Ai fini della concreta applicazione della disposizione citata, particolare rilevanza assume il puntuale rispetto del principio della competenza temporale. Estremo interesse riveste in tale direzione la sentenza della Corte di Cassazione n. 16330 del 3 agosto 2005 che, con puntuale intervento ricognitivo, ha precisato che lanno di competenza per operare la deduzione deve coincidere con quello in cui si acquista certezza che il credito non pu essere soddisfatto, perch in quel momento si materializzano gli elementi certi e precisi della sua irrecuperabilit. Diversamente opinando si rimetterebbe allarbitrio del contribuente la scelta del periodo dimposta pi vantaggioso per operare la deduzione, snaturando la regola espressa dal principio di competenza, che rappresenta invece principio inderogabile ed oggettivo per determinare il reddito dimpresa.

Fermo restando che ogni situazione deve essere valutata caso per caso, si ritiene di poter affermare, aderendo alla posizione della dottrina prevalente, che la deducibilit delle perdite su crediti connesse a procedure concorsuali non implica necessariamente che possa/debba essere portato in deduzione lintero ammontare del credito o qualsiasi credito vantato verso il debitore assoggettato alla procedura stessa, dato che i diversi tipi di procedure concorsuali consentono, in tutto o in parte, il recupero del credito con la conseguenza che la perdita deducibile deve essere determinata nella misura correlata al grado di recuperabilit del credito.

In ogni caso non si pu prescindere da unattenta valutazione del contesto di riferimento (es. concordato preventivo qualora il debitore si impegni a pagare una certa percentuale dei crediti chirografari), della qualit del credito (eventuale assistenza di privilegi), di tutti gli elementi rilevanti nel caso concreto utili per poter trarre indicazioni significative di supporto, opportunamente documentate.

A tal fine potrebbe rivestire estrema rilevanza per le valutazioni del contribuente lacquisizione di opportune informazioni dagli organi della procedura concorsuale