IMMOBILIARE ONTANO - ... gli Ospedali dove le “putte” cantano come gli angeli e suonano...

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    10-Jan-2020
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  • comitato lo scrigno della musica

    comitato lo scrigno della musica Via Curioni 30 • 20081 Abbiategrasso (MI)

    scrignodellamusica@alice.it

    comune di abbiategrasso

    Servizi Culturali del Comune di Abbiategrasso tel. 0294692220 - 0294692292

    cultura@comune.abbiategrasso.mi.it

    si ringrazia per il prezioso sostegno

    comune di abbiategrasso

    comitato lo scrigno della musica

    si ringrazia per il contributo

    CONVENTO DELL’ANNUNCIATA DI ABBIATEGRASSO S A B AT O 2 9 M A G G I O 2 0 1 0 • O R E 2 1 . 0 0

    LANDRIANI s.r.l . IMMOBILIARE

    ONTANO • a b b i a t e g r a s s o •

    Orchestra dei Giovani dell’Accademia Internazionale della Musica

    in collaborazione con L’Accademia Musicale dell’Annunciata

    di Abbiategrasso Violino e concertatore: Carlo De Martini

    Violini

    Angelo Calvo, Pierfrancesco Pelà, Cristiana Franco, Hildegard De Stefano, Diego Petrella,

    Marta Colombo, Giuditta Ferioli, Francesca Galassi, Gianandrea Busellu, Ruggero Pelà, Antonella Amore, Giulio Patruno, Francesco Di Giacinto, Claudia Greco,

    Giulietta Bondio, Benedetta Arduini, Silvia Ricevuti, Anna Celant

    Viola

    Michele Conni

    Violoncelli

    Maria Calvo, Yu Lin Humm, Isotta De Martini, Francesca Arduini, Tancredi Pelà

    Contrabbasso

    Claudio Guadrini

    ACCADEMIA MUSICALE DELL’ANNUNCIATADI ABBIATEGRASSO

    ACCADEMIA MUSICALE DELL’ANNUNCIATADI ABBIATEGRASSO

    ACCADEMIA MUSICALE DELL’ANNUNCIATADI ABBIATEGRASSO

    Quinto_Concerto2010_Programma.indd 1 24/05/10 09:31

  • Giovanni Gabrieli (1557 - 1612) Canzon seconda, per sonare a quattro (1615)

    George Frideric Haendel (1685 - 1759) Concerto Grosso in mi minore Op. 6 n. 3 (1739-1741)

    I - Larghetto II - Andante III - Allegro

    IV - Polonaise V - Allegro ma non troppo

    Pierfrancesco Pelà e Cristiana Franco, violini concertati Yu Lin Humm, violoncello

    Prima parte Seconda parte

    I ragazzi e la musica: un binomio che va oltre una passione o un metodo edu- cativo. La musica è qualcosa che si assorbe - come il linguaggio - fin dai primi giorni di vita, forse addirittura quando il corpo si forma nel grembo materno. Poi la musica accompagna la nostra crescita nelle scuole materne e qualche volta anche nelle scuole primarie, poi... già: poi? Poi solo coloro che vengono segnalati come “dotati” per la musica proseguo- no gli studi e, di questi, una parte ancor più piccola approda alla professione. Capita anche che i genitori, quando ravvisano evidenti propensioni per l’arte musicale dei figli, decidano di perfezionare questo dono, facendo un po’ i conti e vantandosi del “prodigio” che stanno crescendo. Basta vedere alcuni programmi televisivi con questi fanciulli musicisti per leggere negli occhi degli adulti quello sguardo fatto di orgoglio e di calcoli su quanto questi talenti possano rendere, in prospettiva, durante la vita dei figli. Sì, fanno “di conto” come facevano i Leopold Mozart e i Johann van Beethoven. Noi facciamo altri conti: Vivaldi aveva otto anni; Johann Sebastian Bach ne aveva nove (poi però a 18 fu bocciato ad una prova d’esame all’organo); Mozart ne aveva solo 4; Beethoven di anni ne aveva solo 8 ma era un mezzo disastro; Rossini aveva 11 anni e Schubert ne aveva 10; Mendelssohn ne ave- va 6 ed era un genio come Mozart; Chopin aveva 7 anni e 8 ne aveva Liszt (ma non fu ammesso al Conservatorio di Parigi); Camille Saint-Saëns di anni ne aveva appena 5; Ravel ne aveva 12 e 13 ne aveva Bartók; infine Prokofiev aveva 11 anni e 12 ne aveva Shostakovich. Queste cifre sono le età in cui questi i compositori si “affacciarono” alla musica con risultati che si possono ritenere tangibili e ben documentati. Altri ancora - e sono famosissimi - arriva- rono a comporre quando erano già degli adolescenti o giovani uomini: a 14 Verdi scrisse una breve Sinfonia d’opera; a 15 anni Donizetti iniziò a compor- re pezzi strumentali; all’età di 17 anni ci arrivarono Vincenzo Bellini, Richard Wagner, Charles Gounod e Arnold Schoenberg; abbiamo le prime tracce di lavori di Handel quando aveva 18 anni; Johann Strauss jr (l’immortale compo- sitore del Bel Danubio blu) e Puccini erano diciannovenni quandi iniziarono a scrivere musica; ventenni erano Joseph Haydn e Robert Schumann. Stravinsky e Mascagni ne avevano 21, ed infine Debussy, uno dei padri della musica moderna del XX secolo, scrisse i suoi primi lavori a 23 anni. La storia della musica è fatta di un sapiente dosaggio di bambini prodigio e di tenaci stu- denti, di “infanti musicali” che sapevano trascrivere immediatamente con uno strumento una melodia appena ascoltata e di uomini che neppure avevano il

    Béla Bartók (1881 - 1945) Sei pezzi da “For Children” (1908-1909)

    I - II - III - IV - V - VI

    Francesco Geminiani (1653 - 1713) dai 12 Concerti Grossi trascritti dalle Sonate Op. 5 di Arcangelo Corelli: n. 12 in re minore “La Follia”

    I - Thema “La Follia” II - 23 Variazioni sul Thema de “La Follia”

    Carlo De Martini e Angelo Calvo, violini concertati Maria Calvo, violoncello

    Joachim Reiser (1946) Bassbiss, rock per archi

    dono dell’orecchio assoluto. No, la musica non “fa di conto”... L’insegnamento della musica, da quando questa didattica fu codificata in una struttuta sociale e statale, è sempre stata parte fondamentale nella crescita del giovane. Addirittura nella ricca e severa Repubblica della Serenissima è testimoniata una particolare attenzione all’educazione dei giovani, anche se estremamente poveri o divenuti orfani e perciò incapaci al loro stesso sosten- tamento. Nasceva nel 1346 il Pio Ospedale della Pietà (si chiama “ospedale” perché “ospitava” i ragazzi) che era il più prestigioso dei quattro già esistenti a Venezia (gli altri tre erano l’Ospedale degli Incurabili, l’Ospedale dei Men- dicanti e l’Ospedale dei Derelitti ai SS. Giovanni e Paolo). Qui i ragazzi impa- ravano un mestiere e lasciavano l’istituto all’età di 15 anni, mentre le ragazze (soggetti ancora più deboli, che se lasciate al loro destino rischiavano di divenire oggetto di attenzioni scabrose da parte di lascivi nobili o di squallidi gestori di case “proibite”) ricevevano in più un’educazione musicale. Quelle dotate di maggior talento rimanevano e diventavano membri dell’ospedale. C’era una gerarchia in funzione delle differenti capacità tra le ragazze musi- canti, dalle inferiori figlie di coro, alle più esperte dette privilegiate di coro, fino alle maestre di coro che insegnavano. Infine quelle ancor più versate alla musica imparavano a suonate uno strumento musicale. Il cronista-musicofilo Charles de Brosses scriverà ammirato: «La musica eccezionale è quella de- gli Ospedali dove le “putte” cantano come gli angeli e suonano il violino, l’organo, l’oboe, il violoncello, il fagotto; insomma non c’è strumento che le spaventi.» L’insegnante di musica presso questo celebre Ospedale era Antonio Vivaldi, che vedrà riconfermato il suo incarico per diversi anni. Francesco Guardi ha poi immortalato, in un suo famoso dipinto, uno dei frequentati con- certi che annualmente queste ragazze musiciste offrivano ai loro benefattori e mecenati. Anche la banda civica è stata per secoli un ambiente di straordinaria impor- tanza educativa per i ragazzi. Il giovane – generalmente un volontario auto- didatta che metteva il suo tempo libero a disposizione della amministrazione comunale o comunità religiosa – si sentiva parte integrante di un complesso che suonava per solenni ricorrenze e che coinvolgevano la grandissima mag- gioranza dei suoi concittadini (se volete avere uno spaccato di vita in una banda civica cittadina degli anni ‘30 e dell’importanza che essa aveva anche nel tessuto sociale dei piccoli comuni del Nord Italia leggete il bellissimo e divertente romanzo di Andrea Vitali, Almeno il cappello). A pochi chilometri

    da noi, a Milano, dal 1528 esiste un benemerito e famosissimo istututo che raccoglieva sia gli orfani della metropoli che della sua provincia: quella dei Martinitt. Il nome deriva da San Martino, la cui chiesa ospitava – nelle sale del clero – i primi bambini abbandonati. Voluta da Francesco Sforza nel 1528, l’istituzione è sempre stata tra le più care alla cittadinanza milanese che ha di fatto “adottato” nei secoli i piccoli ospiti facendoli crescere tra validi istruttori e dando loro possibilità concrete di apprendere un lavoro, compreso quello musicale. Ad esempio, nella loro pubblicazione La Voce dei Martinitt, leggiamo nel numero 3 del maggio del 1946 (anno di nascita di questo mensile): «Per la generosità dei Signori Andreina e Fiorenzo Orsi, che hanno donato un complesso bandistico di ventiquattro strumenti, i Martinitt potranno, fra non po’ di tempo (sic), quello necessario per istruirli, sfilare per Milano al ritmo delle squillanti note della loro banda. Martinitt, senza banda sembrava, anzi lo era, un anacronismo. La guerra ha tolto, oltre che a tutto il resto, an- che quello svago che per gli orfani ne era un sentito bisogno. Di più, molti dei musicanti hanno fatto, della istruzione musicale avuta, un incremento dei loro guadagni e qualcuno ne ha fatto addirittura una professione. La Ordine e Lavoro già una volta ha donato tutto il complesso bandistico ai

    Martinitt, ed ora avrebbe cercato, attraverso i suoi soci, di ripetere l’offerta. Ma necessità più impellen