il Borghese - 2001 - n. 02 (Settembre)

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il Borghese (nuova edizione)

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  • VENTANNI fa moriva Gianna Preda. Nessun giornale di destra o centrodestra ha trovato il tempo e la maniera per ricordare questa grande giornalista italiana: sicuramente perch troppo impegnati a giubilare Montanelli. A Lei ed al ricordo che ne fece Tedeschi dedicato questo numero.

    * * *

    Da Seattle a Goteborg, da Genova a Durban: il crollo del vecchio sistema di equilibrio politico ed economico, nato allindomani della fine della Seconda Guerra mondiale, ormai sotto gli occhi di tutti. I giornali cominciano a chiedersi se lOnu non abbia ormai fatto il suo tempo (Lente inutile di nome Onu, di Renzo Foa dal Giornale del 9/9/2001), mentre la FAO

    criticata per la gestione economica del personale (stipendi per gli impiegati dai 40 ai 70 milioni lanno) e per il vuoto istituzionale della sua funzione. La Terra un corpo malato, scosso da continui brividi di febbre, che i politici curano con i pannicelli caldi del compromesso e della resa politica, mentre il cavallo di legno del no global alle porte: il crollo del muro di Berlino ha cambiato tutto per non cambiare nulla.

    * * *

    Berlusconi ha vinto perch la maggioranza degli italiani era stufa di governi concertati e chiedeva un cambio radicale delle teste duovo della Prima repubblica, allinterno dellAmministrazione dello Stato. A quando il taglio netto?

    Uomini e fatti dellItalia contemporanea

  • il BORGHESE 2

    Settembre 2001

    L A NOTTE fra il 6 e il 7 agosto, poco prima di mezzanotte, morta Gianna Preda. S spenta tra le braccia dei suoi figli, Giacomo e Donatella, dopo aver lottato quattro mesi contro il cancro, dando prova tino allultimo di eccezionale coraggio e forza danimo. Aveva sessantanni, essendo nata a Coriano, in Romagna, l11 febbraio del 1921. La vita non le aveva risparmiato niente, dai dolori morali agli oltraggi riservati nel 1945 a chi stava dalla parte sbagliata, alle fatiche del duro lavoro di chi si guadagna il pane scrivendo e non intrallazzando.

    Il suo nome, per intero, era Maria Giovanna Pazzagli Predassi; ma tutti la conoscevano come Gianna Preda, lo pseudonimo che per Lei aveva coniato Leo Longanesi. Aveva esordito come giornalista nel dopoguerra al Giornale dellEmilia (che poi si sarebbe di nuovo chiamato Il Resto del Carlino) e in seguito era passata al settimanale bolognese Cronache, diretto da Enzo Biagi. Chiamata da Aldo Borelli a Epoca, laveva poi seguito al Giornale dItalia, dove era rimasta a lungo anche con la direzione di Santi Savatino. Al Borghese era giunta nel 1954, su invito di Leo Longanesi, e da allora non aveva pi lasciato questo nostro giorna le, di cui era tuttora il Vicedirettore.

    La passione per il giornalismo si era innestata, in Gianna, sul fondo della sua origine contadina; per parte materna, infatti, la sua era una famiglia di piccoli proprietari. Questi due elementi, il desiderio prepotente di scrivere e il realismo assoluto di chi viene dalla terra, serano fusi, in Gianna Preda, con il calore, la passionalit, lirruenza e la schiettezza tipica dei romagnoli. E da tutto questo era venuto fuori un personaggio straordinario, sia sul piano umano, sia sul piano professionale.

    Per trentanni abbiamo lavorato insieme e insieme abbiamo fatto del Borghese un documento-testimonianza della realt italiana. Piaccia o non piaccia, questo giornale non potr essere ignorato da chi, domani vorr

    capire cosa accaduto in Italia dagli anni della ricostruzione a quelli attuali della dissoluzione: e Gianna Preda, con i suoi articoli 1e sue inchieste, le sue polemiche, ha fornito un contributo eccezionale.

    Tutti noi, a cominciare da me, siamo stati coinvolti nel suo modo appassionato e sincero di fare il giornalismo. Perch Gianna Preda era esattamente come appariva dai suoi scritti: irruenta, capace di imbarcarsi in liti furibonde e di passare subito dopo a straordinarie prove .daffetto. Non esercitava la professione, la viveva. Per questo era sempre in buona fede, anche quando sbagliava.

    Ma la pi alta testimonianza di coraggio civile e di professionalit, Gianna Preda lha data a me, a noi del Borghese, al pubblico, nel momento stesso in cui apprese di essere malata di cancro. Un radio logo, fatta la lastra,

    A ventanni dalla scomparsa il ricordo di Mario Tedeschi

    PER GIANNA PREDA

    La copertina del libro che fu pubblicato nel dicembre 1981, a cura delle Edizioni del Borghese, contenente una scelta essenziale delle Domande e Risposte di Gianna Preda, ed una serie di testi inediti, scritti poco prima della morte

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    Settembre 2001

    le disse la verit: Lei, del resto la pretendeva e non era donna cui fosse facile opporsi. Mi chiam e corsi da Lei. Parlammo. Incomincio la mia ultima avventura, disse. E aggiunse: Il problema vero, a questo punto, non morire, ma vivere. Dora in poi so che, se pure riuscir a dormire, ogni, mattina, aprendo gli occhi, dovr ricominciare a vivere. E per far questo non pu aiutarti nemmeno la religione, che va bene per chi sabbandona; credo che tu avessi ragione, quando insistevi sulla necessit di fondare la esistenza su un coraggio civile tutto interiore, laico in definitiva. Affermazione che non era affatto in contrasto (ed io lo sapevo bene) con i sentimenti religiosi di Gianna, del resto noti anche ai lettori.

    Poi, il male prosegu, inesorabile, malvagio. Ho visto in lei come il dolore fisico possa annientare un cervello fra i pi brillanti. Eppure questa donna, questa povera donna, appena il dolore le dava una pausa, subito si affannava a cercar ancora di lavorare, di dettare, di suggerire note. Quelle note che io poi trascrivevo e che ho pubblicato, settimana per settimana, fino allultimo.

    Credo che malattie devastanti come il cancro siano molto pi tremende per le persone dotate di spiccata intelligenza e avvezze a vivere partecipando in modo intenso agli avvenimenti. Le sofferenze fisiche si possono, forse, immaginare, ma chi potr mai immaginare le torture morali di chi si sente prigioniero dun corpo ormai condannato, chiuso in una scatola di carne che va disfacendosi, mentre la testa vorrebbe ostinarsi a funzionare? Pochi giorni prima di morire, col filo di voce che le era rimasto mi disse: Non ho dimenticato nulla, sai. Sono stata Gianna Preda del Borghese. Adesso, mi di-spiace di non avere pi la testa per poterti essere utile.

    Io credo, che la lotta per difendere. il proprio io pensante contro la morte che sta sopravvenendo sia la forma pi alta di coraggio. Come diceva Gianna, quando scopr di avere quello che chiam subito il malaccio, il problema vivere . E adesso noi siamo rimasti soli a fare i conti con questo problema. Perch il giornalismo come lo spettacolo, che deve continuare.

    [MARIO TEDESCHI]

    (Dal Borghese n. 33/34 del 23 agosto 1981)

    Dalle lettere di Leo Longanesi

    IL FASCISMO sembrava un sogno

    di Gianna Preda

    IN QUESTI giorni stata inaugurata, a Milano, la Mostra delle opere di Leo Longanesi. Non sar certo il mio modesto giudizio o una mia cronaca ad aggiungere qualcosa al successo della Mostra. Essa, tuttavia, ha suscitato in me il desiderio di ricordarlo in qualche modo; un modo che gli sarebbe piaciuto e che lui stesso, un certo giorno, mi sugger, senza sapere che sarebbe arrivato anche troppo presto il momento per seguire il suo consiglio. Quel giorno, Longanesi aveva letto alcuni articoli sulla morte di Malaparte. Mi disse: Ha visto? Ha dovuto morire per trovarsi intorno tanti amici. Capiter anche a me. Rievocheranno le mie battute, anche quelle che non ho mai pronunciato e magari mi chiameranno Maestro. Ma lei, in quel caso, pubblichi qualcosa delle mie lettere. Almeno quelle le ho scritte davvero e la sua rievocazione avr il pregio di non essere fatta di ricordi sbagliati o pre-fabbricati. Rileggendo le numerose lettere di Leo Longanesi mi sono resa conto, tuttavia, che non sono tutte pubblicabili. O meglio, non ancora. Certi suoi giudizi su molti personaggi attuali e certe interpretazioni dei fatti, hanno bisogno di essere selezionati e soltanto il tempo servir a questo scopo. Sono convinta, pertanto, che molte delle sue opinioni resisteranno; forse pi a lungo degli stessi personaggi ed avvenimenti che le provocarono. Gli stralci delle lettere riveleranno alcuni aspetti dell'uomo, ma soprattutto il suo modo affettuoso e persino umile di insegnare agli altri a Pensare, a scrivere, ad esprimere le proprie idee. Forse i suoi taccuini pi veri sono nelle innumerevoli lettere che, in tanti anni, egli ha scritto agli amici, ai collaboratori e persino ai nemici.

    IL BRODO D'OCA E LA TV

    Qualcuno, scrivendo in questi giorni di Longanesi Direttore, ha detto che per lui

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    Settembre 2001

    questo passo dove andremo a finire? Se i nostri giornali presentano questi tipi come eroi, il pubblico finir per credere che la sola cosa da fare, a questo mondo; sia quella di mostrarsi con un sorriso ebete sulle labbra. Nello stesso rotocalco di questa settimana, c' una inserzione del prodotto X che offre la foto di Mike con dedica. Questa maniera di mescolare la gloria con la popolarit e le saponette con le foto, ci porter a creare una societ tanto imbecille, che non sapremo pi con chi scambiare due frasi. Si dir che questo il mondo moderno, che ci accade in America. Ma non detto che si debba essere moderni in questo modo; non nemmeno detto che l'America debba essere imitata. Ma a beneficio di chi va questa cretineria nazionale che andiamo propagando? Dello Stato? Ma cosa diverr mai questo Stato, fra dieci anni, quando avremo ben nutrito gli italiani di TV? Questo Mike semplicemente un presentatore, qualcosa come un commesso che offre merce dietro il banco. Non ha nemmeno la scusa dell'Arte: non ballerino, non cantante, non nulla. La celebrit si