Gaza immobile

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Hanno già raccontato tutto

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  • Il SeraleSettimanale quotidiano

    26 novembre 2012numero 23

    Gaza immobileHanno gi raccontato tutto

  • Tutto cambia perch nulla cambi

    Non volendo andaretroppo in l con la me-moria e scomodare i vecchi pro-tettorati europei e soprattuttol'atteggiamento cerchiobottistaassunto dai britannici nella re-gione a partire dagli anni Venti,la parola fine al processo di pacemai avviato stata sancita conogni probabilit dal misteriosoassassinio dell'allora premierYitzak Rabin nel 1994. Rabin parso a molti osservatori inter-nazionali come l'unica figurapolitica israeliana determinata aportare avanti questo compli-cato processo, facendo storcereil naso soprattutto agli ambientipolitico-religiosi pi ortodossi.Il ritorno al potere di falchicome l'ex generale Ariel Sharon macabro protagonista delmassacro di Sabra e Shatilanegli anni Ottanta o l'attualepremier Benyamin Netanyahunon hanno fatto altro che ina-

    sprire lo scenario. Quel che certo che non cambia mainulla, basta dare un'occhiataagli articoli dedicati alla que-stione da 20 anni a questa parte:bombardamenti cui fanno se-guito copertura mediatica e in-dignazione generalizzata, poi laquestione israelo-palestinese fi-nisce immancabilmente nel di-menticatoio sino alla successivacarneficina. In buona sostanza,per riguadagnare le prime pa-gine occorre una "OperazionePiombo Fuso" qualunque. Acambiare, in tutti questi anni,sono stati soltanto i confini(molto differenti rispetto aquelli previsti nella risoluzioneOnu del 1947), le dimensioni didue realt geopolitiche davveroinconciliabili, cos come l'igna-via degli organismi internazio-nali inconciliabile con unasoluzione condivisa del pro-blema.

    Si alternano gli attori, ma noncambia il racconto del conflitto traIsraele e palestinesi: lo abbiamoripercorso attraverso le firme piimportanti del giornalismo

    di Pasquale Raffaele

  • sprire lo scenario. Quel che certo che non cambia mainulla, basta dare un'occhiataagli articoli dedicati alla que-stione da 20 anni a questa parte:bombardamenti cui fanno se-guito copertura mediatica e in-dignazione generalizzata, poi laquestione israelo-palestinese fi-nisce immancabilmente nel di-menticatoio sino alla successivacarneficina. In buona sostanza,per riguadagnare le prime pa-gine occorre una "OperazionePiombo Fuso" qualunque. Acambiare, in tutti questi anni,sono stati soltanto i confini(molto differenti rispetto aquelli previsti nella risoluzioneOnu del 1947), le dimensioni didue realt geopolitiche davveroinconciliabili, cos come l'igna-via degli organismi internazio-nali inconciliabile con unasoluzione condivisa del pro-blema.

  • La Palestina con il fucile in spalla

  • Tutte le civilt dEuropa e del MedioOriente hanno piantato un albero sullaterra palestinese e il palestinese si nutrito deisuoi frutti. In mezzo a un gruppo di gente chediscute, il palestinese si riconosce a prima vistapoich dice sempre cose valide e interessantianche quando non ha ragione.

    Al mondo ci sono tre milioni di palestinesi,ma il loro peso e la loro influenza non sonomisurabili in cifre. Met di essi vegeta neimiserabili campi profughi, ma laltra met sparpagliata in tutti i paesi del Medio Oriente,dove occupa posizioni importanti: consiglieri dipresidenti e ministri, capi di grandi imprese edi universit. I palestinesi appartengonoallelite culturale del mondo arabo. Sonoeccellenti architetti e medici, ottimi economistie commentatori. I palestinesi risparmierannoogni centesimo ( quelli che i soldi ce li hanno,ovviamente) per investirli nellistruzione deifigli. Sono ambiziosi. Spogliati della patria e diuno stato proprio, lottano per lavanzamentoindividuale nei paesi in cui toccato lorovivere. Aspirano a essere saggi consiglieri,esperti insostituibili, specialisti in politica, ineconomia e nella propaganda.

    Si conoscono gli uni con gli altri, sanno dovesta e che cosa fa ciascuno di loro. Il palestinesedel Libano vi dar una lettera per uno delKuwait, questi ve ne dar una per unpalestinese dello Yemen che, a sua volta, viraccomander a uno della Libia. E cos, dipalestinese in palestinese, potrete girare linteroMedio Oriente sempre ben accolti e ben

    Ci sono tre milioni dipalestinesi, ma il loro peso non

    misurabile. Met sono neicampi profughi, met

    sparpagliata in Medio Oriente

    Chi sono i palestinesi e perch Israele non li digerir mai.Kapuscinski tracciava nel 1975 lanatomia di un popoloincompreso, bersagliato e semplificato dalle cronache

    di Ryszard Kapuscinski

  • informati sulla situazione. Dire che i palestinesigovernino il Medio Oriente ovviamente falso:certo , per, che chiunque sottovaluti la loroinfluenza sui destini mediorientali commetteuno sbaglio. Israele avrebbe vita molto pi facilese il suo diretto avversario non fossero ipalestinesi. Un osso duro.

    Condividono la caratteristica di tutti i semiti:la passione per le discussioni. La mente delpalestinese lavora a velocit vertiginosa e senzaun attimo di sosta, Si dice che, al caff, ilpalestinese chieda al cameriere:Per favore, uncaff e qualcuno con cui discutere.

    Il palestinese ha bisogno di esprimersi, diprendere a tutti i costi una posizione, altrimentista male. Una caratteristica che anche la causadelle divisioni in seno al movimento palestinese.La minima differenza dopposizione scatena lepassioni pi furibonde e le lotte pi accanite.Bisogna aspettare che torni la calma e che tuttiammettano, per met contenti e per metimbarazzati, che in realt non cera bisogno dilitigare.

    Ha passione per lediscussioni: la mentedel palestinese lavora

    senza sosta

    Il palestinese ha bisogno di esprimersi, di prendere a tutti i costiuna posizione, altrimenti sta male. Una caratteristica che anche lacausa delle divisioni in seno al movimento palestinese

  • La difficile pace tra arabi ed ebrei

    La strada che da Gerusa-lemme porta a Betlemmecorre per alcuni chilometri, amezza costa, lungo una cortinadi filo spinato. Dietro di essa, allanostra destra, sulla cresta dellacollina, stanno i soldati israeliani;alla nostra sinistra, sulla collinadi fronte, quelli giordani. Raresono le automobili, rari i pas-santi. Il paesaggio arido, pie-troso, come di terra bruciata.Vien voglia di dire allautista diaccelerare, poich la sensazionedi trovarsi tra due fila di fucilinon piacevole. luomo che con me - una guida di profes-sione - mi racconta che otto annifa abitava dallaltra parte dove halasciato la casa e il resto della fa-miglia. Non ha mai potuto an-darvi, n i suoi hanno potutoraggiungerlo. Alcuni giorni ad-dietro, da un prete cattolico chedi tanto in tanto riesce a comu-nicare con un suo confratello cheabita in territorio israeliano hasaputo che una sua sorella gra-vemente malata. Ha chiesto un

    lasciapassare di poche ore per an-dare a vederla. Gli stato rifiu-tato. Se la sorella morir, aduecento metri di distanza inlinea daria, dallaltra parte delfilo spinato, egli non lo sapr chedopo molti giorni, forse dopomolte settimane. Questa Geru-salemme, una citt in mezzo allaquale passa il confine pi impe-netrabile che divida una nazioneda unaltra: un milione di rifu-giati arabi di Palestina, che vi-vono nei campi di raccolta inGiordania, in Siria, in ArabiaSaudita e in Egitto, da otto anninon sognano che di attraversarloper riguadagnare la loro terra diorigine.

    Allinizio, quando questi uo-mini furono costretti a lasciare leloro terre e loro si pens, forseche nel giro di pochi anni essi sa-rebbero stati organicamente as-sorbiti dai Paesi nei quali si eranorifugiati. Avrebbero trovato unlavoro, una nuova casa e sareb-bero alla lunga diventati cittadinidi un altro Paese: una genera-

    Un milione di profughi arabi dellaPalestina vivono nei campi diraccolta. il 27 aprile del 1957 eIsraele invadeva lEgitto

    di Alberto Jacoviello

  • zione, si disse, sarebbe bastataper cancellare il problema dei ri-fugiati arabi di Palestina. Non stato cos. Nei campi di raccoltaessi hanno continuato a vivere,nella grande maggioranza, dellapiccola assistenza fornita dal-lOnu. Con il passare degli anni,le tende si sono trasformate inbaracche, in case di fango e icampi sono diventati quartieri,villaggi. I nuclei familiari si sonoestesi, le bocche da sfamare sisono moltiplicate. Solo una pic-colissima parte ha trovato lavoro.Per gli altri non v alcuna pro-spettiva: le strutture economiche

    dei Paesi che li ospi-tano sono troppodeboli perch pos-sano assorbirli. Nelfrattempo, ognitraccia della vitaprecedente, al di ldel filo spinato, stat cancellata: leterre degli arabisono state coltivate

    dagli israeliani, i quali hannosconvolto i metodi di condu-zione e i rapporti di propriet, lecase ospitano altri nuclei fami-liari, la legislazione stata modi-ficata, la base stessadelleconomia stata trasfor-mata. Un milione di arabi di Pa-lestina - un numero, cio,equivalente, allintera popola-zione originaria della Giordania- hanno perduto una patria e non

    ne hanno trovata unaltra.

    GHETTO ALLA ROVESCIA

    Al momento dellinvasione delSinai, nellottobre scorso, gliisraeliani proposero una solu-zione parziale affermando che seil territorio egiziano da essi oc-cupato fosse stato incorporatonello Stato di Israele, i 300milarifugiati che vivono a Gazaavrebbero potuto rimanervi e di-ventare cittadini israeliani. Ma sitrattava di una soluzione chenessun uomo di governo araboavrebbe potuto accettare. Primadi tutto perchIsraele, a questomodo, avrebbe an-cora esteso il suoterritorio a spesedegli arabi; in se-condo luogo perchi precedenti diIsraele, in questamateria, sono pes-simi. Alcuni anni orsono, nel corso di un viaggiodallaltra parte del filo spinato,rimasi dolorosamente colpitodalle condizioni in cui vivevanello Stato di Israele la mino-ranza araba. Nelle citt come TelAviv e Haifa i quartieri arabierano una sorta di ghetto alla ro-vescia. Coloro che vi abitavanonon si azzardavano a uscir