Fondazioni, uno scatto per liberare la filantropia - ACRI fileFondazioni, uno scatto per liberare la...

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Fondazioni, uno scatto per liberare la filantropia Forti del Protocollo siglato col Tesoro, gli enti filantropici nati dagli istituti creditizi si apprestano a vivere una nuova primavera. Dal 2000 stanziati 20 miliardi a beneficio delle comunit locali. Finanziati quasi 23mila progetti l'anno, dal Welfare alla cultura

EUGENIO FATICANTE

Da una riforma all'altra, passando lun-go un quarto di secolo, le 88 Fonda-zioni di origine bancaria fanno il ta-gliando e si apprestano a vivere una nuova, lunga primavera. A volte messe sotto attac-co, a met di questa decade del Duemila le Fondazioni assumono un carattere "smart", con patrimoni pi diversificati e governan-ce e gestioni pi moderne. Temi che saran-no analizzati nella "due giorni" del XXIII congresso nazionale dell'Acri (l'associazio-ne nazionale delle Fondazioni), in pro-gramma domani e venerd 19 a Lucca. Per 25 anni, dopo essersi scisse dalle ban-che preesistenti - secondo lo spirito della "legge Amato" del 1990 che, sull'onda del-le privatizzazioni, volle distinguere fra l'at-tivit creditizia e quella filantropica -, le Fondazioni hanno sorretto le banche na-zionali attraverso i marosi della peggiore crisi economica dal Dopoguerra, oltre a fa-vorire (e non frenare, come sostengono al-cuni) le aggregazioni fra istituti. Il Mario Draghi oggi a capo della Bce riconobbe, nel suo ex ruolo di governatore di Bankitalia, che le Fondazioni - da lui ripetutamente e-sortate a partecipare ai vari aumenti di ca-pitale (cosa che hanno fatto per 7,5 mi-liardi dal 2008 al 2013) - sono state un'an-cora di salvezza per il sistema bancario ita-liano. Esaurita questa fase storica, oggi questi organismi tornano alla loro origi-naria natura di soggetti non profit, privati e autonomi, per valorizzarne ancor pi il

ruolo filantropico. Fondamentale in un'e-poca di tagli e ridimensionamenti per quel-lo Stato sociale costruito nei decenni pas-sati, ma stremato dalla recessione. Non un'evoluzione, ma una conferma per questi enti passati dallo stato di "Franken-stein a principe azzurro" (cos le definiro-no, in un saggio di qualche anno fa, Paolo Messa e Fabio Corsico). Mediamente le Fon-dazioni distribuiscono ogni anno quasi un miliardo di euro sul territorio, a beneficio delle comunit locali. Dal 2000 - anno di entrata in vigore della "legge Ciampi" - al 2014, le Fondazioni hanno erogato risorse per complessivi 18,4 miliardi di euro (8,3 nel solo periodo 2008-2014) e accantona-to ulteriori risorse per l'attivit erogativa fu-tura per circa 2 miliardi, per un totale di 20,4 miliardi. Per il secondo anno conse-cutivo, nel 2014 il Welfare in senso lato si

confermato come il principale campo d'in-tervento, con circa 325 milioni. Questa lo-ro funzione verr esaltata ora dal nuovo quadro legislativo scaturito dal Protocollo d'intesa (ora in via di recepimento nei ri-spettivi Statuti) firmato il 22 aprile scorso al Tesoro dal ministro Padoan e da Giu-seppe Guzzetti, presidente dell'Acri. Proprio Guzzetti, che anche in questa occasione si confermato sapiente tessitore di rapporti, ha sottolineato di recente che necessario che il ruolo di azionisti stabili delle banche sia svolto d'ora in poi da altri investitori na-zionali o esteri, mentre per le Fondazioni - al di l di quelli che si sono confermati ca-si isolati (Siena e Genova) -la prospettiva non potr essere che quella del paziente in-vestitore istituzionale di medio-lungo ter-mine, attento a remunerazione ed equilibrio patrimoniale. Ne stata fatta di strada, dai tempi in cui la politica decideva direttamente le nomine dei vertici delle casse di risparmio. La vec-chia "foresta pietrificata" diventata un fio-rire di alberi che portano frutti. E che ora ri-ceveranno nuova linfa dalla mega-transi-zione innescata dall'ultimo protocollo. So-no meno della met le istituzioni interessa-te, quelle con oltre un terzo dell'attivo in-vestito in banche e che dovranno scendere sotto tale quota entro 3-5 anni. Molto, co-munque, stato gi fatto: dai dati di fine 2014, sono 12 gli enti rimasti con una quo-ta oltre il 50% nelle rispettive banche con-feritane, mentre ben 26 hanno ceduto ogni partecipazione. Questo nuovo processo comporter che fra oggi e il 2018 saranno messi in vendita titoli per diversi miliardi di euro. Somme che saranno forse reinvestite in parte anche in imprese che operano nei territori di riferimento delle Fondazioni. In-tanto su questi si riversa gi la gran parte

delle erogazioni filantropiche: nel 2014 i progetti finanziati sono stati 22.805 (per un finanziamento medio di poco meno di 40mila euro a testa). Al loro interno spicca, nell'ambito culturale, il progetto "Fun-der35": 2,65 milioni stanziati quest'anno per un bando che seleziona le migliori im-prese non profit del settore costituite da chi ha meno di 35 anni. Tantissimi poi i restauri: nella stessa Lucca, il Complesso conventuale di S. Francesco che ospita il congresso sta-to acquistato e sistemato dalla locale Fon-dazione; solo per fare alcuni esempi, anche Cariverona ha stanziato 14 milioni per il re-

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stauro dell'Arena, cos come a Modena l'ex ospedale S. Agostino stato trasformato in una sorta di locale "Beaubourg". Non me-no significative sono le iniziative nell'hou-sing sociale (attiva soprattutto la Cariplo) e quelle sviluppate assieme alle Caritas: alcu-ne particolarmente originali, come gli "Em-pori della Solidariet", ovvero mercati dove persone non abbienti possono trovare gra-tis prodotti di prima necessit (finora ce ne sono a Foligno, Parma e La Spezia). Una "potenza" erogatoria non scalfita, an-zi valorizzata dall'altra grande svolta ope-rata dalle Fondazioni, quella che le port nel 2003 a entrare nella Cassa depositi e pre-stiti che lo Stato trasformava in Spa (la cui evoluzione, peraltro, al centro proprio in questi giorni di chiarimenti con il gover-no): oggi sono 64 quelle ancora presenti, col 18,4% del capitale. anche grazie a scel-te come questa (dai dividendi Cdp nel 2014 sono arrivati 159 milioni) se, a livello di si-stema, il loro patrimonio netto non ha co-nosciuto crisi: se nel 2000 era di 35,4 mi-liardi, l'anno scorso arrivato a quota 41,2 miliardi, nonostante le perdite di valore su-bite dai titoli bancari e l'incidenza del ca-rico fiscale. S, perch le Fondazioni sono ottimi contribuenti, con un volume di tas-se pagate schizzato nel 2014 a 423,7 milioni (oltre il quadruplo rispetto al 2011). Sullo sfondo resta poi il rebus da sciogliere del-le quote di Bankitalia: le banche che le de-tengono devono vendere quelle eccedenti il 3%, che forse potrebbero essere d'inte-resse anche per le Fondazioni, pur non es-sendo queste ultime troppo allettate da u-no "strumento" che renderebbe loro di me-no rispetto alle performance degli investi-menti in gestioni esterne (le pi lusinghie-re delle quali fruttano anche pi dell'8%). Scelte da compiere tenendo presente per

un punto cardinale: chi chiede limiti per questi enti non riconosce che, senza di es-si, tantissime iniziative meritorie non sa-rebbero pi finanziate. E per il Paese sa-rebbe solo un danno in pi.

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OLTRE LA CRISI

Patrimonio salvaguardato Nonostante la crisi economico-finanziaria che ha investito il Paese ormai da circa set-te anni, il patrimonio contabile delle Fonda-zioni di origine bancaria dal 2000, anno di entrata in operativit della legge Ciampi, a oggi ha comunque avuto un tasso di cresci-ta medio annuo dell' 1,1%. Nello stesso pe-riodo 2000-2014, le Fondazioni hanno ero-gato risorse per complessivi 18,4 miliardi di euro (8,3 nel solo periodo 2008-2014) e accantonato ulteriori risorse per l'attivit e-rogativa futura per circa 2 miliardi di euro, per un totale di 20,4 miliardi. Hanno, quindi, assolto agli obblighi di salvaguardare il patri-monio e generare una redditivit in grado di sostenere l'attivit istituzionale, compati-bilmente con l'andamento dei mercati fi-nanziari. Nel 2014, in particolare, il rendi-mento medio del patrimonio cresciuto di 1,9 punti percentuali, arrivando nel 2014 al 5,5%.Aveva avuto una flessione fra il 2008 e il 201 I, per ricominciare a crescere nel 2012 e consolidarsi al 3,6% nel 201 3, mo-strando andamenti in linea con una pruden-te gestione in una fase economica ancora molto critica e a fronte di patrimoni che in alcuni casi hanno fortemente risentito della svalutazione delle partecipazioni nella ban-che conferitarie.

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Guzzetti: la nostra scommessa il Welfare di Comunit MARCO GIRARDO

Intervistato recentemente da Avvenire, il pre-mio Nobel per l'Economia (2001) Joseph Sti-glitz ha suggerito senza troppi giri di parole: "Tenetevi stretto il vostro Welfare. Correggetelo dove serve, ma tenetevelo stretto". Presidente Giuseppe Guzzetti, concorda? Se per Welfare intendiamo la capacit di dare ri-sposte concrete alle categorie svantaggiate, non posso che concordare con Stiglitz. Il problema del-lo Stato sociale italiano sono per le risorse. Che mancano. E per di pi anche quelle che ci sareb-bero - e che da sole comunque non bastano -sono mal utilizzate. Negli anni della crisi molto Welfare stato sca-ricato sul Terzo settore. Che per primo, facen-do anche di necessit virt, ha provato a ri-spondere ai nuovi bisogni. Che ruolo hanno avuto e hanno tuttora le Fondazioni di origi-ne bancaria in questa particolare situazione? In certi casi il confine tra sussidiariet e supplenza diventa effettivamente molto sottile. Una sfida importante quella dell'integrazione degli atto-ri e dei finanziamenti. E le Fondazioni stanno sul-la frontiera dei bisogni sociali. La riflessione del-l'Acri, una riflessione maturata in questi anni,

ruota intorno a una domanda: come possiamo dare una risposta ai nuovi bisogni determinati ad esempio da una popolazione anziana cre-scente per l'allungamento della vita media? La risposta che proponiamo il Welfare di Comu-nit. Un appo