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AGRICOLTURA

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Nel 2013 le aziende agricole risultano poco meno di 1,5 milioni (-9,2 per cento rispetto al 2010), con una dimensione media di 8,4 ettari. Il 54,9 per cento del superficie agri-

cola utilizzata investita a seminativi, il 18,2 per cento a coltivazioni permanenti e il rimanente 26,9 per cento a prati permanenti e pascoli. Le aziende che praticano lallevamento sono il 12,9 per cento del totale, la specie bovina risulta la pi diffusa. Lazienda agricola italiana si conferma a carattere prettamente familiare, infatti ben il 77,4 per cento del complesso delle giornate di lavoro della ma-nodopera totale sono prestate dal conduttore, dal coniuge e da altri parenti e familiari. Il settore agricolo, nel 2013, ha occupato 992 mila unit di lavoro (Ula), con una produzione di 43,9 miliardi di euro e un valore aggiunto di 24,9 miliar-di di euro (+4,9 per cento rispetto al 2012). Le coltivazioni foraggere temporanee erbai e prati avvicendati si confermano nel 2015 quale prima e seconda coltura per produzione raccolta; seguono i cereali, che risultano in flessione rispetto allanno precedente sia per produzione raccolta (-9,6 per cento) sia per superficie investita (-3,5 per cento). Rimane sostanzialmente invariata la produzione raccolta per i fruttiferi, mentre aumentano lolivo (+61,3 per cento) e la vite (+14,2 per cento).Nel 2015 si inverte il trend negativo generale che ha interessato la macellazione a partire dal 2011: si rilevano variazioni positive rispetto al 2014 nel numero di capi macellati per i bovini, bufalini, suini e in particolare per gli ovi-caprini. Fanno eccezione gli equini (-16,7 per cento)Nel 2014 si assiste ad un aumento rispetto al 2013 nella distribuzione di fertilizzanti (+2,8 per cento) e dei fitosanitari (+10,1 per cento). Per il comparto mangimistico si registra un calo nella produzione e distribuzione dei mangimi completi, ma aumenta-no i mangimi complementari.I prodotti di qualit riconosciuti dallUe risultano in crescita (otto in pi rispetto al 2013), mentre i pro-duttori calano dello 0,8 per cento rispetto al 2013. Lagriturismo nel 2014 registra 21.744 aziende au-torizzate, 847 in pi rispetto al 2013.

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AGRICOLTURA13

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Le aziende agricole nel 2013 risultano poco meno di 1,5 milioni, in progressiva diminu-zione nellultimo decennio; tra il 2010 (dato censuario) e il 2013 la contrazione del 9,3 per cento (Figura 13.1). Anche la superficie agricola diminuisce, ma in misura mi-nore rispetto al numero di aziende: tra il Censimento 2010 e il 2013 il calo del 3,3 per cento per la Superficie agricola utilizzata (Sau) e del 2,4 per cento per la superficie to-tale (Sat). La dimensione media delle aziende, pertanto, aumenta, da 7,9 a 8,4 ettari.

La diminuzione della Sau maggiore nel Nord-ovest (-5,7 per cento) e al Centro (-6,3 per cento), mentre risulta pi contenuta nel Nord-est (-1,7 per cento), nel Sud (-3,0 per cento) e nelle Isole (-0,9 per cento - Tavola 13.1).

Struttura e produzioni delle aziende agricole

Figura 13.1 Aziende e superficie agricola utilizzata (Sau) Anni 2003, 2005, 2007, 2010 e 2013, variazioni percentuali rispetto al periodo precedente

-12,1

-2,8 -3,4

-9,3

-3,1

0,3 0,9

-3,3

-15,0

-10,0

-5,0

0,0

5,0

10,0

2005 2007 2010 2013

Aziende Sau

Fonte: Istat, Indagine sulla struttura e sulle produzioni delle aziende agricole (R); 6 Censimento generale dellagri-coltura al 24 ottobre 2010 (R)

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Nel 2013 sono stati investiti a seminativi 6,8 milioni di ettari, le coltivazioni legnose agrarie occupano 2,3 milioni di ettari e i prati permanenti e pascoli 3,3 milioni di ettari. Il Nord e il Centro sono decisamente caratterizzati da superfici investite a seminativi (oltre il 60 per cento della Sau utilizzato per queste colture - Figura 13.2), mentre nel Sud si osserva la maggiore quota di Sau (30,0) impegnata in permanenti (fruttiferi, agrumi, vite, olivo).

Rispetto al 2010, le variazioni delle superfici investite per tipo di utilizzazione risultano tutte di segno negativo: -3,0 per cento per i seminativi, -5,1 per cento per le coltivazioni permanenti, -2,8 per cento per i prati permanenti e pascoli.Anche il settore zootecnico nel suo complesso risulta in flessione: nel 2013 sono, infatti, poco meno di 190 mila le aziende con allevamenti, a fronte delle 207 mila del Cen-simento 2010. Tale dinamica particolarmente evidente per le aziende che allevano bovini, conigli e avicoli. Il Sud rappresenta la ripartizione territoriale dove presente il maggior numero di aziende che praticano lallevamento (Tavola 13.3).Oltre la met delle aziende con allevamenti detiene capi bovini e bufalini.Il numero di capi allevati diminuisce per i bovini e bufalini, i suini e i conigli (rispetti-vamente -3,8, -7,8 e -4,2 per cento), mentre rimane sostanzialmente stabile per gli ovini (-0,7 per cento) e gli avicoli (- 1,4 per cento).In chiave territoriale, il Nord-ovest la ripartizione che detiene il maggior numero di capi bovini e suini (rispettivamente 2,2 e 5,5 milioni). Segue il Nord-est con 1,6 milioni di bovini e 2,1 milioni di suini. Il Nord-est, inoltre, si caratterizza per lallevamento di avicoli (81,6 milioni) e di conigli (4,7 milioni) essendo il Veneto la regione in cui si al-leva il 61,2 per cento del totale dei capi allevati in Italia per queste specie. Le regioni del

Figura 13.2 Superficie investita per forma di utilizzazione dei terreni e ripartizione geografica Anno 2013, composizioni percentuali

42,3

49,5

60,8

63,1

64,4

17,1

30,0

6,8

12,8

17,1

40,7

20,6

32,5

24,0

18,5

0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100

Isole

Sud

Nord-ovest

Nord-est

Centro

Seminativi (a) Coltivazionipermanenti (b)

Prati permanentie pascoli

Fonte: Istat, Indagine sulla struttura e sulle produzioni delle aziende agricole (R)(a) Compresi gli orti familiari.(b) Compresi i castagneti da frutto.

44713 | AGRICOLTURA

Centro e del Mezzogiorno, invece, si caratterizzano per lallevamento degli ovini: questa specie tipica della Sardegna dove si allevano il 43,8 per cento dei capi allevati in Italia (2,9 milioni di capi su un totale nazionale di 6,7 milioni).Le giornate di lavoro complessivamente prestate in azienda rimangono sostanzialmen-te invariate rispetto al censimento 2010 (circa 253 milioni). Si conferma il carattere tipicamente familiare dellagricoltura italiana: le giornate di lavoro della manodopera familiare (circa 196 milioni) rappresentano il 77,4 per cento del totale (Tavola 13.4). Tuttavia, rispetto agli anni precedenti, si osserva una diminuzione di questa compo-nente a fronte di un aumento della manodopera extra-familiare. Per questa tipologia di manodopera si assiste ad un aumento sia delle giornate lavorative per il personale a tempo indeterminato, sia di quelle relative alla manodopera a tempo determinato, comprendente la manodopera saltuaria aziendale e quella non assunta direttamente.Aumenta il numero di aziende con superficie irrigabile che ammonta a circa 784 mila, con una superficie irrigabile di oltre 4 milioni di ettari (Tavola 13.5). Nel 2013, circa 720 mila aziende hanno fatto ricorso allirrigazione, per una superficie irrigata pari a 2,9 milioni di ettari. A livello territoriale il Nord-ovest detiene il primato in termini di superficie irrigata su irrigabile (85,3 per cento), seguono il Sud (70,5 per cento), il Nord-est (69,3 per cento), le Isole (57,6 per cento) e il Centro (53,5 per cento). La quota di superficie irrigata rispetto a quella irrigabile varia fortemente nel territorio, indipendentemente dal fattore Nord-Sud. In particolare nel Nord varia da un minimo del 55,1 per cento in Emilia-Romagna a oltre il 96 per cento in Val dAosta e Trenti-no-Alto Adige. Nel Mezzogiorno varia dal 39,3 per cento della Sardegna all82,0 per cento della Campania.

Nel 2013, le aziende agricole italiane occupano 992 mila unit di lavoro (Ula), realiz-zando una produzione di 43,9 miliardi di euro e un valore aggiunto di 24,9 miliardi di euro (Tavola 13.6). Rispetto al 2012 si registra un aumento della produzione del 3,3 per cento e del valore aggiunto del 4,9 per cento. Mediamente ciascuna azienda, nel corso del 2013, ha realizzato circa 29 mila euro di prodotto (di cui il 94,8 per cento commercializzato) e un risultato lordo di gestione di circa 16 mila euro. Una quota consistente della produzione (91,6 per cento) e del valore aggiunto (92,0 per cento) viene ottenuta dalle aziende specializzate, che rappresentano l88,6 del totale di tutte le aziende (Tavola 13.7). Sono le aziende orientate alle coltivazioni (87,8 per cento del totale) a realizzare la quota prevalente della produzione (63,4 per cento) e del valore aggiunto (69,2 per cento), sostenendo costi intermedi relativamente pi bassi rispetto alla loro quota di produzione, ottenendo, conseguentemente, una quota del va-lore aggiunto proporzionalmente superiore. Le aziende orientate agli allevamenti (9,4 per cento del totale) sono quelle con i pi alti valori medi e le migliori performance in termini di produttivit del lavoro e redditivit.Le aziende agricole che producono esclusivamente per lautoconsumo rappresentano il 10,4 per cento del totale e realizzano rispettivamente lo 0,3 per cento e lo 0,2 per cento della produzione e del valore aggiunto nazionale.

Risultati economici delle aziende

agricole

448ANNUARIO STATISTICO ITALIANO | 2016

Le unit produttive multifunzionali, pur rappresentando una quota pari al 9,6 per cento del totale, mostrano incidenze significative in termini di occupazione (19,7 per cento delle Ula), valore della